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ROMA, 19 AGO - A partire dal 1° settembre le dirigenze scolastiche si collocheranno per la prima volta sotto quota 8mila unità. "Attraverso un'ulteriore sforbiciata di 80 scuole autonome, accorpate o soppresse, e all'innalzamento del numero di quelle sottodimensionate (che diventeranno 354), con l'anno scolastico 2017/18 il numero di presidi scenderà infatti a 7.994": lo evidenzia l'Anief, associazione di settore, mettendo in evidenza il caso dei Dsga, direttori dei servizi generali ed amministrativi: "ne immette in ruolo 761, ma mancano candidati e quelli di ruolo perdono il posto". "Il problema diventa doppio - dice l'Anief parlando del taglio delle scuole autonome e conseguentemente dei presidi - quando si vanno a cancellare altrettanti posti di Direttori dei servizi generali ed amministrativi: anche diversi di loro, di ruolo, sono stati costretti a cambiare sede, perché la loro è stata cancellata dall'ennesimo dimensionamento pro-risparmio. Ci sono casi - prosegue la nota di Anief - dove la loro collocazione diventa complicata. Come in Molise, dove in tutta la regione rimangono attive appena 53 scuole autonome e 4 sottodimensionate". (ANSA).

La petizione pubblica in atto sugli stipendi da equiparare all’Europa (quasi 20mila firme raccolte) fa cadere un falso mito. Chi insegna in Italia lo fa per più ore a settimana di lezione rispetto alla media del vecchio Continente: sia nella scuola primaria (22 contro 19,6) che nella secondaria superiore (18 contro 16,3). Ma solo i docenti di Slovacchia e Grecia, per motivi ovvi, possono contare su buste paga inferiori a quelle dei nostri insegnanti. Il problema è, soprattutto, quello del mancato adeguamento stipendiale nel corso della carriera. In Francia, ad esempio, i maestri della primaria appena assunti percepiscono quanto i colleghi italiani (tra le 22mila e le 23mila euro lorde); peccato che a fine carriera gli stessi transalpini surclassino i nostri, prendendo oltre 10mila euro in più (44.500 euro contro 33.700 euro). Non va meglio per un insegnante del Belpaese che opera alle superiori: può contare su stipendi massimi di 38.745 euro, mentre chi svolge la stessa professione in Germania sfiora i 64mila euro. E pure in Spagna arriva a 48mila euro, quindi 10mila in più. Molto avanti sono pure gli insegnanti belgi (63mila euro) e austriaci, che superano i 65mila euro. Per non parlare di chi insegna a Lussemburgo, dove si arriva a percepire 125mila euro medi.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Ecco perché abbiamo sostenuto la petizione, la quale verrà inviata a chi gestisce la scuola e la sostiene con fondi a dir poco inadeguati. Ricordando a questi signori che insegnare in Italia significa lavorare di più e guadagnare meno. E non vengano a dirci che la spesa pubblica in Italia per gli stipendi è già troppo alta. Perché nel computo sono contemplati 150mila stipendi di docenti di sostegno che in altri Paesi vengono ‘caricati’ su altri ministeri oppure esclusi da computo totale, perché si tratta di didattica speciale. Come dalla spesa degli emolumenti per il personale, andrebbero sottratte decine di migliaia di stipendi riguardanti i docenti di religione. Se poi parliamo del personale Ata si sfiora il ridicolo, visto che gli stipendi, appena superiori a mille euro al mese, sono i più bassi della PA. E che dire dei dirigenti scolastici, che percepiscono quasi la metà dei colleghi di altri comparti?

Anief, a questo proposito, ricorda che non ci sono inversioni di tendenza in atto: perché nell’intesa Funzione Pubblica-Sindacati del 30 novembre scorso, come nell’Atto di indirizzo del Miur, non c’è traccia del recupero dell’indennità di vacanza contrattuale allineata all'inflazione, che rimarrà congelata fino al 2021. Inoltre, se si firma questa bozza di contratto, il lavoratore prenderebbe solo a partire dal 2018 appena 85 euro, al netto di 105 euro in media mensili che potrebbe percepire proprio se si sbloccasse quell’indennità, senza firma del contratto vita natural durante. A regime, infatti, l’incremento netto in busta paga dovrebbe attestarsi tra le 210 e le 220 euro. Ecco perché vorremmo sentire, tramite referendum, cosa ne pensano i lavoratori interessati. Se è meglio firmare un rinnovo-mancia oppure ricorrere al giudice per chiedere un incremento equo.

Il sindacato ricorda che per interrompere i termini di prescrizione e richiedere il 7% in più di IVC da settembre 2015, come dice la Consulta, è possibile inviare la diffida al Miur oppure aderire direttamente al ricorso.

 

 

Il sindacato accoglie con favore le dichiarazioni odierne della Fedeli sull’intenzione di ottenere risorse aggiuntive per il rinnovo contrattuale, rivedere il sistema premiale, ridurre il precariato, sbloccare gli scatti e adeguare gli stipendi dei presidi a quelli degli altri dirigenti pubblici: sono punti condivisibili, ma a patto che si traducano in fatti concreti che superino i troppi scogli oggi ancora presenti.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal-Confedir): I dipendenti della scuola con gli auguri della Fedeli non fanno la spesa. Perché il loro stipendio negli ultimi dieci anni ha perso il 20%: i Governi non si sono limitati a bloccare i contratti, ma anche a congelare quell’indennità di vacanza contrattuale che avrebbe permesso di tenere botta almeno all’inflazione. Prima di pensare al merito, vanno riallineate le buste paga. E non con gli 85 euro lordi accordati, ma 210 euro mensili netti. Capitolo supplenti: l’anno prenderà il via con un posto da docente su otto affidato a incaricati annuali. Inoltre, un posto su tre delle 52mila assunzioni che si sarebbero dovute effettuare quest’anno andranno persi, sia per il mancato spostamento nelle GaE di chi sta in seconda fascia d’istituto, sia per la severità delle commissioni del concorso. Non dimentichiamo il personale Ata, per il quale si sono accordate solo la metà dei posti del turn over, con decine di migliaia di posti mascherati, come per i docenti, sull’organico di fatto anziché in quello di diritto, e le segreterie ingolfate dal lavoro-extra prodotto dal decreto vaccini. Sugli scatti, va trovato il modo per reintrodurre il primo scaglione, cancellato con il consenso degli altri sindacati: come pure va ricordata la posizione dei tribunali, favorevoli all’assegnazione anche al personale precario. Per i dirigenti scolastici è terminato il tempo degli annunci: occorre assegnare un Fun adeguato, introdurre la Ria pure a favore degli assunti dopo 2001, raddoppiare lo stipendio tabellare. Ci sono 2mila dirigenze scoperte, per colpa del Miur che continua ad annunciare il concorso ma poi non lo bandisce.

Continuano a essere attivi i ricorsi Anief e i ricorsi Udir.

 

 

Applicando il D.M. 486 del 7 luglio scorso, dal 1° settembre prossimo le dirigenze scolastiche si collocheranno per la prima volta sotto quota 8mila. Attraverso un’ulteriore sforbiciata di 80 scuole autonome – accorpate o soppresse – e all’innalzamento del numero di quelle sottodimensionate (che diventeranno ben 354), con l’anno scolastico 2017/18 il numero di presidi scenderà infatti a 7.994. Il problema diventa doppio quando si vanno a cancellare altrettanti posti di Direttori dei servizi generali ed amministrativi: anche diversi di loro, di ruolo, sono stati costretti a cambiare sede, perché la loro è stata cancellata dall’ennesimo dimensionamento pro-risparmio. Ci sono casi dove la loro collocazione diventa complicata. Come in Molise, dove in tutta la regione rimangono attive appena 53 scuole autonome e 4 sottodimensionate.

Anief ha raccolto la "lettera di sfogo" di una sua neo-iscritta, la Dsga Antonella Spina, che ha visto la soppressione del proprio posto di lavoro, nella sua città molisana di residenza: “il personale Ata è sempre più decimato, ridotto negli organici, considerato dalla Buona Scuola ‘insostituibile’ solo nel senso letterale del termine: non lo si può sostituire in caso di assenza. Allora non serve. Eppure la Buona Scuola ha potenziato gli organici dei docenti in ogni scuola”. Ma “chi gestisce tutto questo: il dirigente da solo? Certamente no. Sono stanca di ripetere che siamo sovraccarichi all’inverosimile”. Sul suo trasferimento coatto, la Dsga si chiede che senso abbia “una normativa che prevede la eliminazione insieme alla dirigenza anche della figura del Dsga. Se il Dsga rientra nell’organico Ata, appartiene al profilo Ata e non è rappresentante dell’istituzione scolastica, perché deve subire la perdita del posto e diventare soprannumerario?”

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Il nostro ufficio legale sta valutando se vi sono i presupposti per ricorrere contro la perdita della titolarità della Dsga molisana. Tra l’altro, il problema si va ad aggiungere ai tanti altri che stanno affossando la categoria: viene da chiedersi da dove verranno individuati i 761 Dsga da immettere in ruolo, visto che il concorso non si fa da oltre vent’anni e non risulta che vi siano più candidati. Servirebbe assumere ope legis, con un corso formativo in itinere, riservato agli amministrativi che hanno assunto il ruolo superiore di Dsga per almeno tre anni. Rimane poi irrisolto il problema delle reggenze, perché a settembre saranno 1.700 le sedi vacanti: dai nostri calcoli, considerando che la stragrande maggioranza dei posti a ruolo non andranno assegnati rimarranno tutti scoperti. Come rimane irrisolto anche il problema della “temporizzazione” della carriera di tutti gli amministrativi transitati nei ruoli di DSGA, ai quali continua ad essere negato il riconoscimento integrale del servizio pregresso ai fini della ricostruzione di carriera.

Sulla temporizzazione, più volte la Cassazione si è occupata dell'argomento, da ultimo con la Sentenza n. 9144/2016 rilevando l'illegittimità del criterio. Per questi motivi, il sindacato offre la possibilità di aderire al ricorso.Anief invita poi il personale Ata non assunto ad aderire ai ricorsi per la stabilizzazione e gli scatti di stipendio non percepiti (gli interessati possono cliccare qui). Ma anche per il recupero della differenza retributiva per aver ricoperto il ruolo di DSGA, come per la stabilizzazione per chi ha svolto funzioni DSGA per oltre 36 mesi (gli interessati possono cliccare qui). È sempre attivo, infine, il ricorso per il personale Ata su posto vacante e disponibile per recuperare gli stipendi dei mesi estivi, sottratti in modo illegittimo.

 

 

ROMA, 18 AGO - Con le nuove regole sui vaccini le segreterie scolastiche saranno caricate di "tensioni e oneri afferenti a sanità e famiglie": è quanto sottolinea l'associazione sindacale Anief, chiedendo uno "stop all'attuazione decreto" e valutando "azioni per impugnarlo". Per il sindacato, "attraverso le due circolari esplicative si è riusciti nell'impresa di fare peggio della norma-madre: sono state imposte rigide disposizioni che precludono la possibilità di far frequentare la scuola agli alunni fino a 6 anni non in regola, minando il diritto allo studio previsto dalla Costituzione italiana, e si conferisce ai presidi una responsabilità, con tutte le incombenze che comporta, che per ovvi motivi non può essere a carico dell'istruzione pubblica ma rimane di carattere puramente medico-sanitario". "Serviva un dibattito e un adeguato confronto con le parti sociali - ha detto Marcello Pacifico (Anief-Cisal) - e inoltre lo Stato si è spinto oltre le proprie competenze dimenticando di attivare un adeguato raccordo con la scuola. Il nostro studio legale sta approfondendo i contenuti delle circolari applicative del decreto, per verificare se vi sono i presupposti giuridici per bloccarne gli effetti pratici, anche ricorrendo contro lo stesso decreto. La scuola non può continuare a fungere da 'imbuto' dove infilare i problemi sociali. Perché, ad esempio, non si è previsto lo stesso obbligo per tutti coloro che fanno una visita o si ricoverano in ospedale? In altri luoghi di affollamento, se i vaccini sono così rilevanti per la salute pubblica, per quali motivi non è stato adottato lo stesso criterio di indispensabilità delle certificazioni per l'accesso?", conclude la nota. (ANSA).

Per il sindacato, attraverso le due circolari esplicative si è riusciti nell’impresa di fare peggio della norma-madre: sono state imposte rigide disposizioni che precludono la possibilità di far frequentare la scuola agli alunni fino a 6 anni non in regola, minando il diritto allo studio previsto dalla Costituzione italiana, e si conferisce ai presidi una responsabilità, con tutte le incombenze che comporta, che per ovvi motivi non può essere a carico dell’istruzione pubblica ma rimane di carattere puramente medico-sanitario.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Serviva un dibattito e un adeguato confronto con le parti sociali, inoltre lo Stato si è spinto oltre le proprie competenze dimenticando di attivare un adeguato raccordo con la scuola. Il nostro studio legale sta approfondendo i contenuti delle circolari applicative del decreto, per verificare se vi sono i presupposti giuridici per bloccarne gli effetti pratici, anche ricorrendo contro lo stesso decreto. La scuola non può continuare a fungere da ‘imbuto’ dove infilare i problemi sociali. Perché, ad esempio, non si è previsto lo stesso obbligo per tutti coloro che fanno una visita o si ricoverano in ospedale? In altri luoghi di affollamento, se i vaccini sono così rilevanti per la salute pubblica, per quali motivi non è stato adottato lo stesso criterio di indispensabilità delle certificazioni per l’accesso?

 

 

ROMA, 17 AGO - Circa 700mila docenti sono precari col fiato sospeso, gli uffici scolastici pubblicano in queste ore le graduatorie d'istituto ed è altissima la percentuale di reclami. A sostenerlo è il sindacato Anief il quale spiega che da oggi, ogni supplente potrà rendersi conto del punteggio assegnato consultando 'Istanze On Line' ma sarebbero già migliaia le richieste di rettifica del punteggio recapitate sulle scrivanie delle segreterie, da parte dei docenti che hanno visualizzato il punteggio non corretto. Nel computo degli errori da sanare, secondo Anief, ci sono pure quelli dovuti alla decisione del Miur di escludere tante categorie di docenti. Come i diplomati Itp, a cui il Tar ha dato ragione avallando la tesi dell'Anief. "Attendiamo con fiducia - afferma Marcello Pacifico, di Anief-Cisal - la richiesta di inserimento nella seconda fascia d'istituto anche per i diplomati AFAM e magistrale linguistico, per i quali già esistono pronunciamenti positivi in Consiglio di Stato. C'è anche da verificare se il Ministero dell'Istruzione abbia comunicato ai propri Ambiti territoriali provinciali e alle scuole capofila di dare seguito agli ordini del tribunale amministrativo per registrare l'immediato inserimento nella seconda fascia delle Graduatorie d'Istituto di tutti gli aventi diritto. Inoltre è bene che ogni docente verifichi il punteggio assegnatogli e presenti apposito ricorso qualora vi siano discrepanze rispetto a quanto effettivamente gli spetta". (ANSA).

Non c’è solo l’esigenza di rivedere e rendere omogenei i tempi del procedimento disciplinare: il D.lgs. 75/2017 scava un solco ancora più profondo tra i poteri dello Stato-datore di lavoro e i lavoratori pubblici. A chi esercita il potere disciplinare non può essere consentito di derogare ai termini che regolano il procedimento.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): è tempo di dire basta alla vecchia immagine del dipendente pubblico come sinonimo di fannullone o assenteista. La necessità di colpire senza alcuna esitazione chi, tra i lavoratori pubblici, vìola i vincoli contrattuali e deontologici, non consente alla pubblica amministrazione di porsi al di sopra della legge e reputarsi esentata dal rispetto tassativo dei termini che essa stessa si è data. 

Da oggi, ogni supplente potrà rendersi conto del punteggio assegnato consultando ‘Istanze On Line’: la stampa specializzata spiega che tocca alle segreterie scolastiche ‘mettere una pezza’ agli errori del sistema informatico con il quale si trovano a lavorare gli assistenti amministrativi alle prese con la valutazione delle domande dei docenti per l’accesso alle graduatorie. Alla mancata formazione su molti aspetti delle tabelle di valutazione dei titoli (interpretate con fantasia) si aggiungono gli errori di default del sistema on line. Sono già migliaia le richieste di rettifica del punteggio recapitati sulle scrivanie delle segreterie, da parte dei docenti che hanno visualizzato il punteggio non corretto. Nel computo degli errori da sanare, ci sono pure i tanti bug dovuti alla decisione del Miur di escludere tante categorie di docenti. Come i diplomati Itp, a cui il Tar ha dato ragione avallando la tesi dell’Anief.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Attendiamo con fiducia la richiesta di inserimento nella seconda fascia d’istituto anche per i diplomati AFAM e magistrale linguistico, per i quali già esistono pronunciamenti positivi in Consiglio di Stato. C’è anche da verificare se il Ministero dell'Istruzione abbia comunicato ai propri Ambiti territoriali provinciali e alle scuole capofila di dare seguito agli ordini del tribunale amministrativo per registrare l'immediato inserimento nella seconda fascia delle Graduatorie d'Istituto di tutti gli aventi diritto. Inoltre è bene che ogni docente verifichi il punteggio assegnatogli e presenti apposito ricorso qualora vi siano discrepanze rispetto a quanto effettivamente gli spetta.

 

 

Con l’avvio del nuovo anno scolastico cresce il pericolo di chiusura delle strutture non a norma: gli enti locali, impossibilitati ad agire, non si vogliono più prendere la responsabilità di far riprendere le lezioni in strutture fatiscenti. Sono non pochi, inoltre, gli esposti presentati nelle ultime settimane da genitori sempre più preoccupati. Entra così nel vivo l’azione del giovane sindacato dei dirigenti scolastici: in vista dell’audizione, il prossimo mese, presso la VII e XI Commissione della Camera in merito all’esame dei disegni di legge n. 3830 e 3963, Udir propone l’introduzione al D.lgs. n. 81/08 del Titolo XIII bis recante ‘Disposizioni speciali in materia di Istituzioni scolastiche ed educative’ con nuovi nove articoli su individuazione del datore di lavoro responsabile sulla sicurezza, potere inibitorio e d’interdizione, obblighi e sanzioni per il proprietario dell’immobile e del DS, impegni economici, lavori in appalto, definizioni. Il problema è reale: in assenza di fondi adeguati, la Provincia di Caserta rischia di chiudere le Scuole superiori già dal prossimo 15 settembre.

Le modifiche tengono conto anche delle indicazioni dei capi d’istituto, da troppi anni caricati di responsabilità a fronte di stipendi inadeguati. Gli stessi dirigenti scolastici possono inviare le loro osservazioni entro il 31 agosto a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. . Sono inoltre invitati a partecipa al Seminario di Napoli del 25 agosto per i presidi neo-assunti e al Workshop di Palermo del 16-17 settembre sulla Dirigenza scolastica.

Marcello Pacifico (Confedir-Udir): Il datore di lavoro, quale responsabile della sicurezza e della salute dei lavoratori e delle lavoratrici delle istituzioni scolastiche ed educative, non può continuare a essere individuato nel Dirigente scolastico. La responsabilità è chiaramente del proprietario dell’Immobile, il quale deve essere però anche dotato dei poteri di spesa e delle risorse adeguate, come denunciano proprio dalla Provincia di Caserta. La proposta emendativa avanzata da Udir vuole essere una base di partenza per una seria riflessione che parta dal coinvolgimento di tutti i dirigenti scolastici che ogni giorno rischiano più di cento cause civili e penali insieme ai rappresentanti degli enti locali.

 

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