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In primo piano

La scuola entra nelle case degli italiani per i fatti di cronaca e non per il ruolo centrale che svolge per la formazione dei cittadini: è di poche ore fa l’aggressione a una docente in classe da parte di un alunno di Acerra che per contestare una nota disciplinare ha sfregiato la professoressa al volto con un coltello: si tratta solo dell’ultimo caso di violenze subìte da una categoria sempre più bistrattata.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Sono fatti gravissimi e sconcertanti, attuati contro dei pubblici ufficiali, quali sono gli insegnanti nell’esercizio delle loro funzioni, che operano per il bene della collettività scolastica e della società tutta. Ormai chi fa questo mestiere è esposto a pericoli di ogni genere, soprattutto nelle aree del Paese più deprivate a livello culturale. La scuola in certi territori rappresenta una delle poche istituzioni che agiscono in modo diretto per il rispetto delle regole, la trasmissione della cultura e per rimarcare i valori costituzionali dello Stato, imprescindibili, che vanno trasmessi a costo di risultare “antipatici”. Le famiglie e gli studenti che non sopportano questo genere di messaggi, finalizzati alla formazione dei cittadini e all’agire nella legalità, possono reagire in malo modo, cercando di imporre il loro codice di comportamento che opera nella devianza. Ma dietro a certi episodi ricorrenti c’è anche lo scadimento sociale del ruolo del docente. Su questo versante, ha contribuito non poco il trattamento economico sempre peggiore che i vari Governi hanno riservato a chi opera nella scuola. E pagando un insegnante meno di un impiegato, si arriva a deprezzare il loro ruolo al centro della società. Non dare il giusto rilievo a tutto questo significa produrre ulteriori spallate all’autorevolezza di chi fino a pochi anni fa veniva giustamente quasi considerato un eroe. Mentre oggi si arriva a colpirlo in tutti i modi.

 

L’assegno sociale è una prestazione assistenziale in favore di coloro che versano in condizioni economiche disagiate: è subordinata a requisiti anagrafici dalla L. 335/1995 che lo ha istituito e che indicava come requisito anagrafico minimo il compimento del 65° anno di età. Questo, sino al 2012. Il decreto Salvaitalia dispone per il 2018 che tale prestazione venga liquidata in relazione all’incremento dell’aspettativa di vita e l’aumento di 1 anno del requisito per l’assegno sociale. Quest’anno dunque potranno avere liquidato l’assegno sociale solo coloro i quali possono far valere almeno 66 anni e 7 mesi.

 

 

I chiarimenti sui requisiti e sul fondo Caregiver, le novità introdotte nella legge di Bilancio 2018

È stato istituito e finanziato il nuovo Fondo per il sostegno dei caregiver familiari con uno stanziamento iniziale di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2018, 2019 e 2020: è questa una delle novità introdotte dalla legge di bilancio 2018. Tale forma di sostegno è rivolta alle persone che assistono il coniuge, una delle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso o del convivente di fatto, di un familiare o di un affine entro il secondo grado, o di familiare fino al terzo grado che non sia autosufficiente, sia ritenuto invalido o sia titolare di indennità di accompagnamento. L’importanza di tale manovra è altresì circoscrivibile alla figura del caregivers in relazione all’aspetto previdenziale, in quanto beneficiario dell’APE sociale. Si precisa comunque che Il fondo non è ancora attivo e che si attendono infatti disposizioni INPS, in ordine alla classificazione di patologie invalidanti del familiare che dovranno essere documentate e i redditi attraverso la stesura del modello ISEE: importanti saranno la residenza e il fatto che il familiare dovrà far parte del nucleo familiare; questo servirà a dimostrare l’effettivo impegno della cura alla persona.

Oggi, primo febbraio 2018, i sindacati si sono riuniti al Miur per un’informativa sul bando di concorso riservato ai docenti abilitati o in possesso di specializzazione su sostegno; durante l’incontro sono state comunicate le date ufficiali per inoltrare le domande. Si ritiene ormai imminente la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto, anche se la tempistica non corrisponde a quella annunciata in precedenza. A seguito della sentenza che consente la partecipazione anche ai docenti di ruolo, il Miur ha ritenuto importante concedersi una pausa di riflessione per delineare meglio l’organizzazione del concorso e la gestione del percorso FIT che ne conseguirà. Le richieste di partecipazione potranno essere inoltrate su Istanze on line a partire dalle ore 9.00 del 20 febbraio alle ore 23.59 del 22 marzo 2018. Il reclutamento avviato riguarderà esclusivamente la scuola secondaria ed è riservata a coloro che sono in possesso di abilitazione per la classe di concorso richiesta. Nel decreto il Miur saranno specificate anche le modalità di partecipazione per i docenti di ruolo.

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I provvedimenti riguardano le categorie di lavori usuranti

I decreti attuativi sul pacchetto Pensione contenuto all’interno della Legge di Bilancio 2018 riguardano le ulteriori 4 categorie di lavori gravosi da aggiungere alle altre 11, per l’accesso alla Pensione Anticipata (Ape social e Lavoratori Precoci) e per l’esenzione dall’innalzamento dell’età pensionabile. La data di adozione prevista per essi era oggi, ovvero entro 30 giorni dall’entrata in vigore della Legge di Bilancio 2018, ma avendo natura ordinatoria sarà posticipata, anche se non di molto. Vediamo quali sono i punti principali.

 

Il nuovo contratto porterà incrementi di tre volte inferiori rispetto all’inflazione attuale, 15 volte addirittura per il biennio 2016/2017: dopo quasi 10 anni di stop stipendiale sono previsti appena 40 euro nette per il 2018 concordate da CGIL, CISL, UIL nell’intesa del 30 novembre 2016 (+ 3.48%), a fronte di 11 punti percentuali di aumenti del costo della vita certificata. E ora la ratifica del bonus “merito”, introdotto dalla Buona scuola (legge 107/2015), per 200 milioni di euro, come voluto dalla riforma Brunetta (d.lgs. 150/09), porterà aumenti solo ai migliori.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Non è così che si tutelano i lavoratori e si valorizza la loro professionalità. E che dire delle parti relative a ricostruzione di carriera e parità di trattamento tra personale precario e di ruolo sancito dalla Corte suprema di Cassazione? A queste condizioni, secondo il nostro parere chi firma un contratto del genere si prende delle responsabilità enormi. Basterebbe, invece, ricorrere in tribunale, al fine di sbloccare finalmente l’indicizzazione dell’indennità di vacanza contrattuale per recuperare per il triennio il 50% dell’aumento dei prezzi.

Per opporsi a tutto questo basta consegnare il modello di diffida predisposto dall’Anief, attraverso cui recuperare almeno 270 euro di aumento, da suddividere in due parti uguali.

 

Uno studio nazionale della rivista Tuttoscuola ha risollevato l’annoso problema della dispersione scolastica, con quasi 1 milione e 800mila allievi che non arrivano al diploma: per la rivista specializzata, è un fenomeno complesso che riunisce in sé: ripetenze, bocciature, interruzioni di frequenza, ritardo nel corso degli studi, evasione dell’obbligo scolastico, completamento dell’obbligo scolastico e formativo senza il raggiungimento del diploma o di qualifica. Da anni il giovane sindacato propone delle strade da intraprendere, ma purtroppo Miur e Governo non vi danno seguito.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): È giunta l’ora di introdurre l’obbligo fino a 18 anni come previsto dall’ex Ministro Luigi Berlinguer. Contemporaneamente, occorre anche potenziare i percorsi di alternanza scuola–lavoro. Così come appare necessario adeguare gli organici del personale, a partire da quelli dei docenti, ai bisogni del territorio, tener conto del tasso di disoccupazione e quindi di abbandono scolastico. Allo stesso modo, vanno maggiormente tutelate le zone più a rischio, ad alto flusso migratorio o geograficamente isolate nonché potenziare i CPIA, attraverso i quali si sviluppa lo studio per gli adulti e per l’educazione permanente.

 

 

L’Aran si dice disposta a trasformare in aumenti i fondi del merito professionale, pari a 200 milioni di euro annui, solo se questi saranno comunque gestiti dai presidi. Pertanto, non ci sarà alcuna distribuzione a pioggia per aumentare gli stipendi. Non è applicabile, inoltre, la proposta di introdurre nella parte tabellare dello stipendio i fondi stanziati, con la Legge 107/2015, per l’aggiornamento professionale. Questo andamento della trattativa fa ancora più rabbia quando si legge che i sindacati rappresentativi delle Forze armate, di sicurezza e di polizia hanno sottoscritto con l’Aran un rinnovo contrattuale che porterà tra i 125 e i 132 euro medi a lavoratore. Per non parlare del tentativo della parte pubblica di inserire delle norme peggiorative con sanzioni disciplinari e i “campi di divieto” che andrebbero incrementati.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Quando abbiamo parlato di proposta irricevibile dell’Aran avevamo i nostri motivi. Perché uno stipendio inadeguato va aumentato con risorse adeguate. E pensare di coprire i vuoti con delle ‘partite di giro’ è un’operazione di difficile realizzazione. Ancora di più se queste si possono rivelare delle ‘polpette avvelenate’. Perché in cambio di pochi spiccioli, l’amministrazione arriva a chiedere più mansioni e pure di applicare sanzioni pesanti nei casi di eventuali inadempienze. Quella presa, lo ripetiamo, è una piega che non ci piace. È per questo motivo che abbiamo organizzato una serie di scioperi e manifestazioni che si concluderanno con l’inizio della nuova legislatura: il 23 marzo a Roma, davanti al Parlamento, nel giorno dell’insediamento delle nuove Camere. Una data importante, su cui stanno confluendo anche altre associazioni e sindacati.

 

Oggi sono dunque state annunciate le materie della seconda prova degli Esami di Stato delle scuole superiori: nelle prossime settimane si conosceranno anche i nominativi dei commissari esterni e dei presidenti di Commissione. Tra questi ultimi però non ci saranno i dirigenti scolastici che operano negli istituti del primo ciclo. E non si comprende il motivo di tale esclusione, visto che si tratta di capi d’istituto selezionati allo stesso modo, con i medesimi titoli d’accesso e la stessa formazione dei colleghi che operano nella scuola secondaria. Pertanto, il giovane sindacato dei presidi si appella alla titolare del Miur perché cancelli questa discriminazione.

Marcello Pacifico (presidente Udir): Bisogna salvaguardare il diritto dei dirigenti scolastici ad accedere alla carica di presidente degli Esami di Stato conclusivi del secondo ciclo d’istruzione, perché non è possibile vedere minato l’ennesimo diritto acquisito. Ancora di più perché si tratta di dirigenti provenienti dal ruolo di docenti, regolarmente abilitati all’insegnamento alle scuole superiori, che gestiscono un alto numero di plessi e situazioni organizzative complesse. Tanto da essere ormai etichettati come dei ‘super presidi’. Stiamo parlando di presidi sempre più schiacciati da continue molestie burocratiche, decisamente malpagati, con aumenti insignificanti in arrivo e ora pure beffati dalle istituzioni. La beffa consiste nel fatto che da docenti potrebbero accedere al ruolo di presidenti degli Esami di Stato. Ma da dirigenti non possono. In questo modo verrebbe negato loro così non solo la valorizzazione della professionalità acquisita negli anni, ma anche il diritto ad un compenso utile a concorrere alla formazione della base contributiva e pensionabile dello stipendio. Ma possono delle semplici circolari ministeriali sulla formazione delle commissioni per gli Esami di Stato porre il divieto di nomina a presidente del “personale utilizzato” negli Esami del primo ciclo?

 

La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del relativo decreto è attesa ormai a breve, anche perché sta tardando rispetto ai tempi annunciati. Ogni aspirante sarà graduato secondo una tabella titoli (60% del punteggio) e il risultato di una prova orale “di natura didattico-metodologica” (40% del punteggio) valutata da una commissione”. Per la valutazione della prova orale e dei titoli la Commissione avrà a disposizione un punteggio massimo pari a 40 punti per la prima e a 60 punti per i secondi. La prova orale non prevede un punteggio minimo e “non è selettiva”. Gli aspiranti al ruolo saranno “ammessi ad un percorso costituito da un unico anno disciplinato al pari del terzo anno del percorso FIT su un posto vacante e disponibile e con un contratto di supplenza annuale.

L’Anief ha rilevato sin dalla pubblicazione del D.lgs. 59/2017 una serie di incongruenze, tra cui l’illegittimità dell’esclusione di numerose categorie. Tra gli esclusi, ci sono gli insegnanti tecnico-pratici (ITP) non inseriti nelle GaE o nella seconda fascia delle GI entro il 31 maggio 2017 (data di entrata in vigore del d.lgs. 59/2017) ma che sono stati inseriti solo successivamente in tali graduatorie in virtù dell’accoglimento di specifici ricorsi. Risultano esclusi pure i docenti in possesso di diploma di Conservatorio o di Belle Arti, come anche gli abilitati all’estero ancora in attesa di riconoscimento del titolo e gli abilitati con diploma Isef. Risulterebbero fuori gioco anche gli abilitati con diploma magistrale o laurea in Scienze della Formazione Primaria: per loro non è stato nemmeno preso in considerazione l’avvio di un concorso riservato per i posti della scuola dell’infanzia e primaria. Infine, come già avvenuto per il concorso docenti 2016, è probabile che il servizio prestato su sostegno sia valutato solo per la specifica procedura concorsuale (quella riservata agli specializzati) e non verrà preso in considerazione per chi concorre per una o più classi di concorso.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Il Ministero dell’Istruzione ha ancora una volta fatto di testa sua, non tutelando i diritti di diverse categorie di precari. Il ricorso ai giudici sarà inevitabile, per porre rimedio all’illegittima esclusione di coloro che hanno diritto a partecipare al concorso previsto dalla cosiddetta ‘Fase transitoria’ per abilitati e consentire la valutazione corretta di tutto il servizio prestato, anche quello su sostegno.

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Secondo uno studio nazionale, realizzato dalla rivista Tuttoscuola, il numero di abbandoni si è ridotto, ma rimane comunque molto alto. Ben oltre la soglia del 10% indicata oltre 15 anni fa dall’UE. Tutta la questione, oltre a provocare un danno indelebile nella formazione e nel futuro dei giovani che lasciano i banchi di scuola, si ripercuote anche sulle casse dello Stato che perde sotto tutti i punti di vista, sia economici che culturali. Preoccupa anche la crescente problematica dei “Neet”, ragazzi che né studiano né lavorano. Anief torna a proporre la strada da intraprendere, nella speranza che stavolta il nuovo Governo vi dia seguito.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Per quale motivo non si è dato seguito alla nostra proposta, motivata anche a livello pedagogico, di anticipare di un anno l’inizio della scuola dell’obbligo, introducendo un’annualità ‘ponte’? La sua introduzione avrebbe anche sopperito al problema dell’assorbimento dei maestri della scuola dell’infanzia non inglobati nel potenziamento degli organici che ha invece toccato tutti gli altri ordini. Perché non si porta l’obbligo formativo a 18 anni, come suggerì lucidamente quasi vent’anni fa l’allora Ministro Luigi Berlinguer? È ovvio che in questo modo in nostri giovani, che oggi lasciano in alto numero alle superiori, sarebbero più coinvolti nei progetti formativi. Non guasterebbe, infine, rivedere i contenuti dei cicli scolastici, rendendoli anche più stimolanti per le nuove generazioni.

 

ROMA, 30 GEN - Nel trevigiano un dirigente scolastico per rintracciare un maestro ha inviato centinaia di messaggi di posta elettronica per riuscire a trovare un supplente della scuola primaria e dell'infanzia. Riferisce la notizia l'Anief sottolineando che questo accade mentre Miur e Governo "continuano a respingere i precari". "Per coprire i 'buchi' in organico, i presidi sono costretti a scorrere le liste dei docenti che danno la loro disponibilità, di scuole vicine e a rivolgersi alle Facoltà di Scienze della formazione primaria alla disperata ricerca di laureati o laureandi. La situazione non riguarda solo il Veneto, ma - assicura il sindacato - molte altre province sparse per l'Italia". "E' paradossale - afferma Marcello Pacifico (Anief-Cisal) - che in questa situazione, fatta di tante realtà come quella del trevigiano, si debba ricorrere collettivamente al parere di Bruxelles, come abbiamo fatto noi solo pochi giorni fa, per chiedere il parere al Consiglio d'Europa sulle incomprensibili esclusioni dalle graduatorie pre-ruolo di decine di migliaia di docenti abilitati, a iniziare dai diplomati magistrale, passando per i laureati in Scienze della formazione primaria e per tutti coloro che hanno conseguito l'abilitazione tramite corsi Tfa, Pas e all'estero. Perché invece di fare finalmente incontrare 'domanda e offerta', come chiede l'Anief da mesi, approvando un decreto legge ad hoc che inserisca una volta per tutte gli abilitati nelle GaE, al Miur continuano - chiede il sindacalista - a tenere la testa sotto la sabbia? Ecco perché chiediamo di aderire allo sciopero orario dei primi due giorni di scrutini, in programma in questi giorni in occasione delle valutazioni del primo quadrimestre, e allo stop con manifestazione a Roma del 23 marzo, quando si insedieranno le nuove Camere". (ANSA).
 
 

Il REI è la misura economica destinata a famiglie e soggetti in difficoltà economica e di lavoro che garantisce un aiuto economico ed un progetto al fine del ricollocamento sociale e lavorativo dei soggetti beneficiari e delle loro famiglie. Tale misura ha previsto la cancellazione del SIA e dell’ASDI; ad oggi il Rei rimane l’unico sostegno per disagiati previsto dall’ordinamento italiano. L’Inps con una nota ha comunicato la messa in pagamento delle prime richieste avanzate dalle prime famiglie beneficiarie del REI; la novità la variazione del modello di domanda che recepisce le variazioni contenute all’interno dell’ultima Legge di Bilancio.

 

La notizia è di oggi: nel trevigiano, un dirigente scolastico per rintracciare un maestro ha inviato centinaia di messaggi di posta elettronica per riuscire a trovare un supplente della scuola primaria e dell’infanzia. Per coprire i “buchi” in organico, i presidi sono costretti a scorrere le liste dei docenti che danno la loro disponibilità, di scuole vicine e a rivolgersi alle Facoltà di Scienze della formazione primaria alla disperata ricerca di laureati o laureandi. La situazione non riguarda solo il Veneto, ma molte altre province sparse per l’Italia.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): È paradossale che in questa situazione, fatta di tante realtà come quella del trevigiano, si debba ricorrere collettivamente al parere di Bruxelles, come abbiamo fatto noi solo pochi giorni fa, per chiedere il parere al Consiglio d’Europa sulle incomprensibili esclusioni dalle graduatorie pre-ruolo di decine di migliaia di docenti abilitati, ad iniziare dai diplomati magistrale, passando per i laureati in Scienze della formazione primaria e per tutti coloro che hanno conseguito l’abilitazione tramite corsi Tfa, Pas e all’estero. Perché invece di fare finalmente incontrare ‘domanda e offerta’, come chiede l’Anief da mesi, approvando un decreto legge ad hoc che inserisca una volta per tutte gli abilitati nelle GaE, al Miur continuano a tenere la testa sotto la sabbia?  Ecco perché chiediamo di aderire allo sciopero orario dei primi due giorni di scrutini, in programma in questi giorni in occasione delle valutazioni del primo quadrimestre, e allo stop con manifestazione a Roma del 23 marzo, quando si insedieranno le nuove Camere dei deputati.

 

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