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Ora Miur cerca commissari per maturità scuole oltre confine


(ANSA) - ROMA, 23 MAR - "La legge delega della Buona Scuola sul 'riordino delle scuole italiane all'estero' sembrerebbe voler 'punire' il personale in servizio nelle 142 scuole, nei 242 lettorati e nei corsi di lingua e cultura italiana". E' quanto afferma l'Anief aggiungendo che proprio per le scuole italiane all'estero il ministero degli Esteri ha comunicato l'avviso relativo alle nomine dei commissari per la Maturità di giugno da conferire ai docenti in servizio in Italia (gli interessati, se in possesso dei requisiti richiesti, possono inviare domanda, per via telematica, dalle 12.00 del 29 marzo alle 12.00 del 12 aprile). "Con il testo approvato già dal Consiglio dei Ministri - osserva l'Anief - si vuole ridurre l'indennità fissa di sede (-38% dal 2014 per docenti superiori), penalizzare il rientro in Italia (no al super-punteggio e sì ad ambiti territoriali), svilire la dirigenza (lontana dall'Ise dei diplomatici) e mortificare le reggenze. Oltre a introdurre un ridicolo tetto all'organico di sostegno: appena 10 unità". "Sono anche inaccettabili le riduzioni di organici e gli spezzoni di ore" aggiunge il sindacato che contesta, soprattutto, "l'eliminazione dei contratti a termine e l'obbligo della loro copertura da parte del personale di ruolo, al di là dei vincoli contrattuali e del possesso della specifica abilitazione. Creando, quindi, i presupposti per una sostanziosa riduzione della qualità dell'offerta formativa prodotta". "Forse chi ha scritto quella parte del decreto - commenta Marcello Pacifico, presidente Anief - non è a conoscenza del fatto che il 25% del personale che opera all'estero è precario (mentre in Italia è il 13%). La 'frittata' si compie del tutto, però, quando al posto dei precari si vogliono assumere docenti di ruolo senza abilitazione. È evidente che questa possibilità non può essere bene accolta dal sindacato. Anche perché tutto ciò avviene mentre si cerca chi valuterà gli studenti a fine anno: non si risolve così il problema del precariato, né si dà una risposta concreta alla diffusione della cultura italiana fuori dallo Stivale". (ANSA).

Duro intervento degli avvocati del sindacato presso la Commissione UE di denuncia allo Stato italiano per inottemperanza rispetto alle sentenze della Corte di Giustizia europea, sia per i dipendenti della Scuola che per quelli della Pubblica Amministrazione (Sanità, Regioni, Enti locali): urge una risposta netta e precisa rispetto a chi da anni è stato sfruttato dallo Stato per supplire alle mancate immissioni in ruolo e per garantire il servizio pubblico. I risarcimenti sono irrisori. È stato annunciato anche ricorso alla Cedu e una denuncia al Consiglio d’Europa, nonché la prosecuzione del contenzioso nei tribunali del lavoro, per ottenere almeno un minimo riconoscimento. La violazione della normativa comunitaria riguarda anche i decreti per la stabilizzazione del tribunale di ruolo e per la ricostruzione di carriera. Ancora possibile presentare ricorso.

 

L’avvocato Vincenzo De Michele: la Corte di Giustizia europea ha affermato che per il precariato ha fatto bene il tribunale di Napoli ad applicare una sanzione per la mancata assunzione dei precari, perché era un'ammenda giusta. Ora, però, lo Stato italiano si permette di modificare la normativa Ue che tutelava i lavoratori, cancellandola dall’ordinamento. Non abbiamo capito perché è stata archiviata la procedura n. 2124 del 2010 e perché in Italia, quando è stata approvata la riforma del Job Acts, la direttiva non esisteva più. Il Parlamento apra un dibattito in seduta plenaria di questa problematica. La direttiva è un accordo sociale. Bisogna aprire una procedura di ricorso per inadempimento alla Corte di Giustizia per l’archiviazione frettolosa della procedura d’infrazione che invece, se coltivata, avrebbe portato alla soluzione del problema.

 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): quello che sta accadendo in Italia sul fronte del precariato non è ammissibile: alla mancata adozione delle direttive e delle sentenze comunitarie vanno aggiunte le indicazioni della Suprema Corte di Cassazione sulla mancata assunzione dopo 36 mesi di servizio anche non continuativo.

 

 

A seguito della prossima approvazione, in via definitiva, del Governo della legge delega della Buona Scuola sul 'riordino delle scuole italiane all’estero', si vuole imporre ai docenti di ruolo di sostituire i supplenti, oggi impegnati sul 25 per cento di organico, in deroga al contratto. Lo scambio avverrebbe addirittura anche in mancanza di specifica abilitazione da parte del docente. Si va poi verso un altro mezzo disastro pure sul sostegno, per il quale potranno essere nominati solo 10 insegnanti su tutto l'organico del mondo.

 

Marcello Pacifico (Cisal-Anief): eppure ben il 25 per cento del personale che opera all’estero è precario (in Italia il 13 per cento). La 'frittata' si compie del tutto, però, quando al posto dei precari si vogliono assumere docenti di ruolo senza abilitazione. Questa possibilità non può essere bene accolta dal sindacato, anche perché tutto ciò avviene mentre si cerca chi valuterà gli studenti a fine anno: non si risolve così il problema del precariato, né si dà una risposta concreta alla diffusione della cultura italiana fuori dallo Stivale.

 

Secondo il Ministro dell’Istruzione, entro il mese di settembre sarà 'creata una piattaforma che controllerà l’applicazione dell’alternanza e, qualora, non fosse corretta interverrà il Ministero', perché le imprese devono presentare offerte di qualità. Sono parole che danno vigore alle critiche espresse dall’Anief sull’applicazione del comma 33 della Legge n. 107/2015, ribadite in occasione delle audizioni tenute in Camera e Senato, oltre che in sede di commento alla presentazione del parere delle commissioni parlamentari sul decreto legislativo inerente alla nuova formazione professionale. Il sindacato ritiene indispensabile, inoltre, mettere mano alla parte del Testo Unico sulla sicurezza, il D.L. 81 del 2008, riguardante i piani predisposti dalle scuole organizzatrici e dalle aziende ospitanti gli allievi. Così come ritiene fondamentale incentivare le aziende.

 

Marcello Pacifico (Anief - Cisal): insistiamo sulla necessità di pubblicare il Regolamento sui diritti e doveri degli studenti, perché senza le regole organizzative per svolgere gli stage, presso gli enti accrediti dalla Camera di Commercio, i giovani rimangono esposti ai fenomeni di mancata formazione e sfruttamento. Quando lo studente opera all'interno dalla scuola è soggetto attivo-passivo del servizio di prevenzione e protezione dello stesso istituto; viceversa, in azienda è soggetto allo stesso servizio della struttura ospitante.

 

22 marzo 2017, Bruxelles, Parlamento Europeo. Audizione ore 16.00 diretta streaming dei legali Anief Galleano e De Michele sulla petizione presentata sul precariato scolastico, relativa alla violazione da parte dello Stato Italiano, con la legge 107/2015 della Direttiva 70/99 UE e della sentenza Mascolo della CGUE del 24 novembre 2014.

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Fa discutere, dentro il primo partito di maggioranza, il progetto parlamentare escogitato nei giorni scorsi per stabilizzare decine di migliaia di maestri illegittimamente messi ai margini da anni, invece di essere stabilizzati su altrettanti posti vacanti: da una parte i senatori del Partito Democratico chiedono in massa, correttamente, l'inserimento dei docenti con diploma magistrale nelle Graduatorie a esaurimento, dall'altra parte, però, alcuni deputati dello stesso partito ne continuano a chiedere l'esclusione, nonostante la giurisprudenza e la legge ne garantiscano il diritto. La confusione regna sovrana, con l’on. Camilla Sgambato che prima ha chiesto di tutelare precari storici e laureati in Scienze della Formazione Primaria dall’eventuale inserimento diplomati magistrale nelle GaE, poi ha corretto il tiro, poche ore dopo, esigendo di tutelare 'tutti i precari storici' e uno specifico 'piano di formazione iniziale e reclutamento'.

 

Per Anief, la strada per assumere i diplomati magistrale a tempo indeterminato non può essere quella, indicata dai senatori della Commissione Cultura, delle nuove 'Graduatorie regionali di merito a esaurimento', con un iter d'inserimento tutt’altro che agevole. Perché questi insegnanti vanno assunti subito e non hanno nulla da dimostrare, visto che dovevano essere immessi in ruolo già da quindici anni. Il piano da approvare è quello presentato nei giorni scorsi dal giovane sindacato.

 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): occorre riaprire le GaE a tutti gli abilitati o in subordine l’estensione del doppio canale di reclutamento alla II e III fascia delle graduatorie d’istituto. Perché chi ha lavorato per tanti anni nella scuola ha diritto ad avere riconosciuti la propria professionalità maturata e a essere assunto in ruolo. Rivedendo, quindi, l'intera disciplina transitoria, in attesa che il nuovo reclutamento faccia il suo corso.

 

 

Con quattro provvedimenti analoghi, emanati dai Tribunali di Tivoli e Civitavecchia, si accerta l'illegittimità dell'operato del Miur che viene condannato al pagamento di oltre 25mila euro tra risarcimento danni e spese di soccombenza. L'iniziativa 'Sostegno, non un'ora di meno!' promossa dall'Anief, a tutela dei diritti degli alunni con disabilità a cui il Miur nega il corretto numero di ore di sostegno, ottiene in questo modo ulteriori successi in tribunale e la dichiarazione d'illegittimità dell'operato dell’amministrazione scolastica, con condanna per discriminazione e responsabilità aggravata.

 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): la tutela del diritto all’istruzione dei disabili e alla loro integrazione è assicurata da norme imperative internazionali, europee e interne e tali precetti vanno onorati e fatti rispettare costantemente; il nostro operato rende concreto questo impegno. La condanna del Ministero per responsabilità aggravata è un provvedimento che rivela come l'azione legale da noi promossa stia ottenendo i risultati attesi. Auspichiamo che il Miur prenda coscienza delle sue responsabilità e che si adoperi per garantire effettivamente che ogni studente possa fruire del diritto allo studio e all'integrazione senza più dover ricorrere in tribunale e in situazione di piena parità.

 

 

Udir, su 42.292 edifici scolastici, in 8.450 non ci sono lezioni


(ANSA) - ROMA, 19 MAR - La 'stretta' degli ultimi anni sulle misure preventive e il logoramento delle strutture ha prodotto la chiusura o la necessità di adeguare sempre più scuole: tanto è vero che oggi se è vero che gli edifici scolastici esistenti sono 42.292, in 8.450 non si svolgono le lezioni, perché in ristrutturazione, in costruzione o dismessi. Un plesso scolastico su cinque, quindi, è chiuso per sempre o in attesa di essere messo a norma. I dati sono stati forniti dall'ingegner Natale Saccone, nel corso degli incontri organizzati in questi giorni in varie città italiane dall'Udir, il neonato sindacato dei dirigenti scolastici. In Sardegna, a esempio, sono 1.615 gli edifici dove non si va a scuola e appena 326 quelli dove si fa lezione. Anche in Sicilia, a fronte di 1.680 strutture scolastiche operanti, ve ne sono altre 2.580 non attive. Anche le scuole sulla 'carta funzionali necessitano di miglioramenti, dice l'esperto: a esempio, il nulla osta provvisorio per la prevenzione incendi è disponibile in una scuola su sei. Del certificato di collaudo dell'impianto di spegnimento sono sforniti il 91% degli istituti. Per tutelare i presidi, Udir e Eurosofia hanno organizzato a Torino, mercoledì prossimo, il convegno 'Le tre RRR della Dirigenza. Rischi, responsabilità, retribuzioni'. I sindacati ricordano che il 50 per cento degli edifici scolastici è stato costruito prima del 1971, l'anno in cui entrò in vigore la normativa sul collaudo statico degli edifici e che anche le scuole attive necessitano di miglioramenti: gli ultimi dati ufficiali dicono che il piano di emergenza e il documento di valutazione del rischio sono stati riscontrati con certezza da meno di tre scuole su quattro (rispettivamente 73% e 72%); il certificato di collaudo statico, da una su due (49%); quello di agibilità-abitabilità e di omologazione alla centrale termica, da una su tre (39%); la certificazione della prevenzione incendi in corsi di validità è presente appena in un'istituzione scolastica su cinque (21%); il nulla osta provvisorio, sempre di prevenzioni incendi, in una scuola su sei (16%). Sul certificato di collaudo dell'impianto di spegnimento siamo messi malissimo, perché ne è sfornito ben il 91% degli istituti. (ANSA).

Il numero di cattedre libere è pure destinato a crescere, visto il trend d'iscrizioni degli alunni disabili negli ultimi anni, tenendo conto dei pensionamenti e di coloro che ogni anno si spostano sull’insegnamento della disciplina. Penalizzata anche la Sardegna, dove andrebbero specializzati il triplo dei docenti. Ora, il Miur ci dirà che la maggior parte di quelle cattedre sono in deroga, oltre l’organico di diritto. Ma questo non significa nulla, perché la necessità di coprirli con personale specializzato e adeguato a supportare il diritto agli studi degli alunni disabili prescinde dai sofismi tecnici e dalla burocrazia governativo-ministeriale.

 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): il fatto stesso che quest’anno siano stati affidati tanti posti di sostegno a docenti di ruolo non specializzati (solo a Palermo 450) la dice lunga su quale genere d'intervento occorreva adottare, anziché limitarsi a bandire un numero irrisorio di posti. Il Ministero deve farla finita con le soluzioni-tampone e adottare un piano straordinario di formazione e stabilizzazione per la categoria, superando anche il vincolo percentuale introdotto dall’ex Ministro Maria Chiara Carrozza nellaLegge 128/2013: basterebbe ammettere i candidati ex specializzandi che hanno conseguito la specializzazione sul sostegno nei tempi previsti dal bando a partecipare alle prove suppletive del concorso a cattedre 2016. Se non lo fa il Miur, allora lo faccia il Consiglio di Stato che si è già espresso con un decreto monocratico in tal senso.

 

L'iniziativa 'Sostegno, non un'ora di meno!' promossa dall'Anief a tutela dei diritti degli alunni con disabilità cui il Miur nega il corretto numero di ore di sostegno, ottiene ancora successi in tribunale e la dichiarazione di illegittimità dell'operato del Miur con condanna per discriminazione e responsabilità aggravata.

 

Nuovi successi Anief in tribunale a tutela dei diritti degli alunni con disabilità: in provincia di Roma l'Anief ottiene piena ragione con ben quattro provvedimenti emanati dai Tribunali di Tivoli e Civitavecchia che accertano l'illegittimità dell'operato del Miur e lo condannano al pagamento di oltre 25.000 euro tra risarcimento danni e spese di soccombenza. Il Tribunale di Tivoli, constatata 'l'ostinata resistenza dell'avvocatura dello Stato, che deduce l'avvenuta effettuazione delle ore (minori) assicurate dall'istituto', dispone la condanna dell'Amministrazione resistente ex art. 96 cpc per responsabilità aggravata ordinando 'l'inoltro alla Corte dei Conti di Roma per quanto di competenza in ordine alla eventuale responsabilità per danno erariale a carico dell'avvocatura dello Stato'.

 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): la tutela del diritto all’istruzione dei disabili e alla loro integrazione è assicurata da norme imperative internazionali, europee e interne e tali precetti vanno onorati e fatti rispettare costantemente; il nostro operato rende concreto questo impegno. La condanna del Ministero per responsabilità aggravata è un provvedimento che rivela come l'azione legale da noi promossa stia ottenendo i risultati attesi. Auspichiamo che il Miur prenda coscienza delle sue responsabilità e che si adoperi per garantire effettivamente che ogni studente possa fruire del diritto allo studio e all'integrazione senza più dover ricorrere in tribunale e in situazione di piena parità.

 

 

I legali del giovane sindacato saranno chiamati a discutere, presso il Parlamento Europeo, sull’inosservata attuazione della Direttiva 1999/70/CE, nonostante l’approvazione della Legge 107/2015 e le recenti sentenze della Corte di Cassazione e della Corte Costituzionale, pur dopo aver ottenuto la sentenza Mascolo nel 2014. Il tutto, mentre i Tribunali del Lavoro continuano a comminare cospicui risarcimenti a causa dell’accertata disparità di trattamento tra personale precario e personale a tempo indeterminato, a iniziare dal sostegno. Anche la nuova ipotesi di CCNI sulla mobilità persevera nella mancata valutazione del servizio svolto da precario ai fini del raggiungimento del quinquennio di permanenza su posti di sostegno e per le graduatorie interne d'istituto, per le quali permane la valutazione parziale del servizio pre-ruolo.

 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): viene da chiedersi come fa il nostro Governo a pensare di cavarsela con un piano maggiorato di assunzioni, lasciando però precari 100mila docenti l’anno, pur avendo la possibilità di assumerli. Qualche spiraglio di luce si è visto con le modifiche proposte al Governo, da parte delle commissioni parlamentari, sulla fase transitoria che porterà al nuovo reclutamento. Ma non basta, perché servono procedure più dirette alla stabilizzazione. Non è sufficiente, nemmeno, risarcire con solo un anno di stipendio mancato un docente precario a cui lo Stato continua a negare l’assunzione a titolo definitivo. Allo stesso modo, occorre modificare, visto che si fa ancora in tempo, il contratto sulla mobilità nella parte che nega di considerare utile il servizio di sostegno svolto prima di firmare il contratto a tempo indeterminato: come si fa a dire che la valenza di quel servizio è minore di quella di un collega che ha svolto il medesimo compito? A questi e altri interrogativi il nostro Governo continua a non rispondere, voltandosi dall’altra parte.

 

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