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PA e SCUOLA – Legge di Stabilità, il bluff è servito: da gennaio agli statali 66 euro di aumento anziché gli 85 pattuiti: arretrati scandalosamente bassi, appena 14 euro mensili per 2016-2017 e quelli del 2015 scompaiono

L’atto di indirizzo del disegno di legge n. 2960, ora all’esame delle Commissioni del Senato, rivela le intenzioni del Governo: i 3,3 milioni di dipendenti pubblici possono dire addio alla somma di 85 euro, già di per sé largamente insufficiente, su cui s’era trovato l’accordo un anno fa a Palazzo Vidoni. Anief diffida le altre organizzazioni sindacali rappresentative a firmare un contratto che non dà seguito all’intesa del 30 novembre 2016. In arrivo aumenti mensili di 14 euro in media per gli arretrati 2016 e 2017, poi solo 66 euro dal 2018. Mentre dell’ultimo quadrimestre 2015, cui aveva fatto riferimento pure la Consulta, si sono perse le tracce.

Marcello Pacifico (Anief-Udir): A queste condizioni è meglio non sottoscrivere alcun contratto. Il solo adeguamento dell’indennità di vacanza contrattuale al 50 per cento del costo dell’inflazione registrata e programmata, da rivendicare in tribunale, porterebbe invece incrementi di 120 euro. Siamo giunti ad un paradosso: se non si firma il contratto al lavoratore spettano 80 euro e dal 2015, ma se si firma gliene toccano 31 e dal 2016. Ecco perché a questo stato delle cose è decisamente meglio non sottoscrivere alcun contratto.

Scarica il modello di diffida per ancorare almeno lo stipendio al 50% della spinta inflattiva, come previsto dall’articolo 36 della Costituzione per interrompere la prescrizione in attesa della sentenza della Consulta. Parallelamente, anche Udir ha predisposto, per i dirigenti scolastici, il ricorso per lo sblocco dell’indennità di vacanza contrattuale.

 

Arriva dalla Corte d'Appello di Milano una nuova soddisfacente vittoria Anief sul diritto al reinserimento in Graduatoria a Esaurimento dei docenti cancellati per mancato aggiornamento.

La Corte d'Appello di Milano dà ancora una volta ragione ai legali Anief Fabio Ganci, Walter Miceli, Francesca Lideo e Marco Fusari sul pieno diritto al reinserimento in Graduatoria a Esaurimento dei docenti cancellati per non aver prodotto domanda di aggiornamento/permanenza e riforma la sentenza di primo grado del Tribunale del Lavoro di Lecco che aveva dato ragione al Miur. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “La normativa è chiara nel tutelare il diritto dei docenti cancellati ad essere reinseriti nelle graduatorie ad esaurimento all'atto dell'aggiornamento successivo; la nostra vittoria in Corte d'Appello è la prova che il Miur ha da sempre violato quella norma ancora vigente a discapito dei lavoratori precari”.

 

Udir ha verificato che le tanto strombazzate risorse aggiuntive previste dalla Legge di Stabilità portano realmente ad un aumento intorno ai 400 euro netti mensili. Peccato che, a fronte di tale aumento della retribuzione fissa, sia anche prevista una forte diminuzione della retribuzione variabile ed accessoria. Ciò per effetto da una parte dei tagli del Fondo unico nazionale degli ultimi anni, dall’altra parte per l’aumento numerico di dirigenti scolastici in servizio che verranno assunti – con ogni probabilità dal 2019 – a seguito del prossimo concorso: dovendo dividere la stessa somma per più capi d’istituto, la “fetta” che spetterà ad ognuno è destinata infatti a rimpicciolirsi.

Conteggi alla mano, nel 2015, in base all’Atto di Indirizzo, i dirigenti di Università e Ricerca guadagnavano 96.216,56 euro l’anno, a fronte dei 57.893,28 euro dei Dirigenti Scolastici: la sperequazione è quindi pari a 38.323,28 euro annui, ovvero 2.947,94 al mese.

Marcello Pacifico (Udir): Per parlare di vera equiparazione agli altri dirigenti pubblici della medesima area servirebbero ben altri finanziamenti. Non ci sembra proprio il caso di fare salti di gioia. Inoltre, i soldi della Legge di Stabilità arriveranno a tappe, con intervalli di tempo molto lunghi: a partire dal 2018 per arrivare al 2021. In pratica, i Dirigenti Scolastici faranno due contratti in uno. La domanda che poniamo pubblicamente, anche agli altri sindacati, è: vale la pena giocarsi il contratto 2019/2022 per 160 euro al mese?

Per tutti questi motivi, Udir rilancia specifici ricorsi al Giudice del Lavoro: se ne parlerà anche nel prossimo convegno di Salerno del 10 novembre e in quelli che seguiranno in altre province.

 

Il TAR Lazio emana due sentenze di pieno accoglimento che confermano il diritto dei diplomati ISEF alla partecipazione al concorso a cattedra 2016. Miur condannato a 5mila Euro di spese di soccombenza.

Il TAR Lazio ha dato ragione all'Anief confermando la possibilità di partecipazione dei docenti in possesso di diploma ISEF alle procedure selettive del concorso 2016 per le relative classi di concorso di Scienze motorie e sportive negli istituti di istruzione secondaria di I e II grado. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “Questa è un'ulteriore conferma della correttezza del nostro operato: il bando del concorso 2016 escludeva illegittimamente anche i docenti in possesso di diploma ISEF e il Tribunale Amministrativo non poteva che confermare le nostre tesi. Adesso la posizione di quanti hanno superato con successo le prove concorsuali sarà consolidata e il loro inserimento nelle Graduatorie di Merito sarà confermato in via definitiva”. Dopo le vittorie in tribunale ottenute per il concorso 2016, partono le preadesioni ai nuovi ricorsi per la partecipazione delle categorie escluse dalla “fase transitoria” prevista dal D. Lgs. n. 59/2017.

                                          

 

A pochi giorni da analoghe pronunce ottenute dall'Anief dalla Corte di Appello di Trento, arrivano dal Tribunale del Lavoro della PAT altre due sentenze favorevoli che, rilevando l'illegittimità della serie di contratti stipulati a termine con altrettanti docenti in servizio nella Provincia Autonoma, riconoscono agli stessi un risarcimento danni per un totale che supera i 7.500 Euro. Ancora possibile aderire agli specifici ricorsi studiati per la PAT e a quelli nazionali per il risarcimento del danno rivolti ai precari della scuola con più di 3 anni di servizio su posto vacante. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “Abbiamo dimostrato ancora una volta che la violazione di norme imperative comunitarie deve essere sanzionata in tribunale: la reiterazione illegittima e indiscriminata di contratti a tempo determinato su posti vacanti andando ben oltre il limite dei 36 mesi di servizio non può essere tollerata e i tribunali, giustamente, ci stanno dando ragione condannando le amministrazioni”.

 

I dati, diffusi oggi, sono contenuti nel ‘Rapporto 2017 sulle migrazioni interne in Italia’ dell’Istituto di studi sulle società del Mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche: per i curatori del rapporto le migrazioni e il pendolarismo del personale docente nelle scuole italiane rappresentano “un fenomeno sociale importante e radicato nel tempo”. Per “i docenti non di ruolo le zone di maggiore emigrazione sono risultate Basilicata, Sicilia e Campania, mentre le regioni più attrattive sono Toscana, Piemonte e Lazio: il flusso più consistente va dalla provincia di Napoli a quella di Roma, e dalla Sicilia verso le zone di Milano e Torino. Le province dove l’impatto degli insegnanti migranti è risultato più forte sono state Bergamo, Bologna, Reggio Emilia, Asti e Alessandria”: rimane poi in vita il “pendolarismo quotidiano con partenza notturna degli insegnanti che si muovono dalle province di Napoli e Caserta per andare a Roma, dove si recano per una supplenza anche solo giornaliera”. La distanza media percorsa dai docenti precari di Palermo e Catania è di 788 e 854 Km, con Milano e Torino come destinazioni preferite. La distanza media dei docenti precari della provincia di Napoli che si iscrivono alle graduatorie fuori regione è 523 Km, con Roma, Firenze e Milano come destinazioni preferite. Nell’87% dei casi a muoversi sono le donne.

Per il sindacato, considerando che i dati si fermano al 2015, le prossime rilevazioni conterranno certamente percentuali di spostamenti ancora maggiori. Basti pensare ai 9mila assunti con la Fase B della Buona Scuola, i quali, sebbene avessero lustri di precariato alle spalle, sono stati “sbattuti” fuori provincia e regione, pur in presenza di posti liberi vicino casa.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Con l’ultima riforma, la Legge 107/2015, i nostri candidati docenti sono diventati delle ‘pedine’ in mano all’amministrazione: perché pur essendoci dei posti vacanti, continuando ad essere collocati nell’organico di fatto, le vacanze maggiori, utili alle supplenze al 31 agosto e anche alle immissioni in ruolo, risultano concentrate in alcune regione. C’è anche chi ha detto no a questo ricatto. Ma lo ha pagato a caro prezzo, rimanendo quasi sempre precario e collocato in province avare di disponibilità di cattedre. È ora di finirla: sarebbe bene che uno dei primi provvedimenti normativi del nuovo prossimo Governo sia proprio quello di cancellare le assunzioni coatte fuori provincia. Oltre a far confluire sull’organico di diritto circa 80mila posti, di cui la metà di sostegno oggi congelati su quello di fatto, proprio per evitare che vadano alla mobilità e alle assunzioni a tempo indeterminato.

 

 

ROMA, 1 NOV - Si parte con i nuovi concorsi docenti, ma chi è già di ruolo non vi potrà partecipare e questo, sottolinea l'Anief, "è discriminante". L'indizione della prima procedura, spiega l'Anief, è prevista entro la fine del 2017: sono molti i docenti già a tempo indeterminato interessati al conseguimento dell'abilitazione per altra classe di concorso, quindi a partecipare alla procedura riservata in modo da consentire la loro crescita professionale. Ancora di più perché la loro partecipazione è prevista dal decreto legislativo n. 59/2017, che regola il nuovo reclutamento post Buona Scuola. La possibile esclusione di chi è già di ruolo sta creando dissensi tra i tanti docenti a tempo indeterminato che già da parecchi anni si trovano nell'impossibilità di poter conseguire un'altra abilitazione all'insegnamento e rimangono così "bloccati" sul loro insegnamento pur potendo accedere ad altri. Intanto dal Miur qualche apertura. "Le rassicurazioni del Miur sull'apertura del concorso al personale di ruolo - afferma Marcello Pacifico, di Anief-Cisal - ci sembrano davvero deboli: perché, visto che queste erano le intenzioni, non è stata normata direttamente? Non si contano più le sentenze emesse da più tribunali sull'estromissione illegittima del personale già di ruolo da un concorso pubblico, anche all'interno della stessa amministrazione. Per questo motivo che stiamo predisponendo un ricorso, appena il bando dovesse ufficializzare l'estromissione degli insegnanti già di ruolo". (ANSA).

 

All’interno dei 120 articoli del disegno di legge n. 2960, ora all’esame delle Commissioni di competenza del Senato, al fine di redigere entro l’8 novembre i pareri a quella di Bilancio, non si trovano infatti provvedimenti che abbiano efficacia migliorativa della riforma Renzi-Giannini, né dei decreti legislativi a seguire: rimangono, quindi, in vita tutte le storture prodotte dalla Legge 107/2015, ad iniziare dalla chiamata diretta, passando per il bonus merito fino alle assunzioni fuori regione tramite algoritmo. Capitolo personale: dopo quasi dieci anni di blocco stipendiale, sommando i vari finanziamenti, arriveranno la miseria di 31 euro di aumento in media nel triennio 2016-2018, ovvero la medesima cifra che verrà conferita ad oltre tre milioni di statali. Anche per i dirigenti scolastici gli aumenti non sono poi così corposi: perché, dopo la rabbia espressa nei passati mesi, ora ottengono un assegno di 5mila euro dal 2018, che tuttavia è ben lontano da quello che serviva solo per cominciare a parlare di equiparazione all’altra dirigenza della stessa area della Conoscenza.

Marcello Pacifico (Anief-Udir): Dal testo presentato risultano confermate le nostre denunce. Il Governo ha solo una possibilità: reperire in fretta i soldi a lungo promessi ai lavoratori pubblici e della scuola nei passati mesi, proprio per tornare a valorizzare nei fatti quel personale a cui oggi vengono assegnati degli stipendi a dir poco inadeguati al lavoro profuso e al costo della vita. L’esecutivo deve andare oltre gli 85 euro lordi, con diversi dipendenti pubblici destinati a prendere ancora meno visto che manca l’intera copertura e si tratta di una media generale. Occorrono soldi, sia per sbloccare l'indennità di vacanza contrattuale dei dipendenti, pari a 105 euro al mese da settembre 2015 (il doppio per i dirigenti), sia per muovere un passo vero verso la perequazione interna ed esterna di tutti coloro che sono responsabili degli istituti scolastici. A questi compensi vanno aggiunte delle cifre analoghe relative all’effettivo aumento. In caso contrario, i ricorsi nei tribunali diventeranno la norma, con l’amministrazione condannata a risarcimenti sempre più consistenti e che già oggi sono di decine di migliaia di euro, come riferito di recente dalla Corte dei Conti.

 

Leggendo la relazione tecnica all’emendamento ad hoc, ora al vaglio delle Commissioni del Senato all’interno del testo della Legge di Stabilità 2018 giunto a Palazzo Madama, l’impressione è che anche stavolta la montagna abbia partorito il topolino. Chi stabilisce l'autonomia dei ragazzi? I genitori? Se per caso succede qualcosa al giovane chi interviene, nuovamente il giudice? Per non parlare della possibilità di generare ancora più confusione, con parte della classe autorizzata a uscire da sola e parte no.

Secondo Marcello Pacifico, presidente Anief e Udir, quello che veramente serve è approvare una norma che intervenga a supporto dei regolamenti di istituto: quindi, esortiamo la Ministra e il Partito Democratico ad elaborare un provvedimento più efficace del testo presentato, oltre a trovare maggiori risorse per le scuole.

 

È confermata la data per la decisione del Consiglio di Stato che decreterà se chi ha conseguito il diploma magistrale fino al 2002 ha diritto ad essere collocato nella III fascia delle graduatorie ad esaurimento, in virtù del fatto che il riconoscimento del valore abilitante del titolo è avvenuto solo nel 2013, quando le GaE (dalle quali si attinge per il 50% delle immissioni in ruolo) erano già chiuse a nuovi inserimenti. Nel frattempo, si continua a parlare, senza motivo, di contrapposizione con i laureati in Scienze della formazione primaria, ancora fuori dalle GaE. Tra i fomentatori si sono aggiunti alcuni “illuminati” professori universitari che hanno curato la preparazione dei laureati in Sfp per introdurli all’insegnamento nelle scuole di infanzia e primaria.

Replica Anief: fino a prova contraria, quasi la metà degli insegnanti della scuola pubblica italiana non sono in possesso della laurea; è stato il nostro Stato a riconoscere il valore abilitante di quel titolo, il diploma magistrale conseguito entro il 2002, per cui viene da sé che non può negare la loro collocazione nelle graduatorie ad esaurimento; infine, i giudici hanno sinora dato ragione ai ricorrenti – con ben quattro sentenze definitive del Consiglio di Stato per migliaia di essi, una sentenza definitiva della Cassazione che ha dichiarato inammissibile il ricorso del Miur sulla giurisdizione, oltre che decine di misure cautelari in sede  amministrativa - e non si può pensare di stracciare un diritto perché potrebbe danneggiare dei colleghi.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Sono settimane che si sta producendo una doppia deprecabile operazione: da una parte si sta cercando di mettere gratuitamente contro le due categorie e dell’altra si vuole far diventare la plenaria del Consiglio di Stato una sentenza più politica che di diritti lesi. Certi docenti universitari farebbero piuttosto bene ad occuparsi dei loro laureati. Anief è riuscita, con le sue impugnazioni ai giudici, ad ammetterli nelle GaE nel 2008 e nel 2012 e quell'ultima “apertura” delle graduatorie era proprio dedicata gli abilitati in SFP: un obiettivo che non ci risulta abbiano ottenuto gli accademici. Quanto all’età dei diplomati magistrale tirata in ballo da un gruppo di professori universitari, bisognerebbe puntare il dito su chi, tra i governi e le amministrazioni scolastiche degli ultimi 15 anni, si è posto tenacemente contro di loro, facendoli diventare precari storici. Quello che veramente serve, piuttosto, è una norma per bandire finalmente dei concorsi per la scuola primaria e dell’infanzia che siano utili allo scopo, per reclutare da seconda fascia d’Istituto e riaprire le GaE a tutti coloro che hanno un’abilitazione oppure per creare anche per loro una “fase transitoria” con graduatorie regionali degli abilitati da cui attingere per le immissioni in ruolo.

 

 

Lo hanno ribadito, nei giorni scorsi, il giudice del Lavoro di Marsala e di Milano che hanno confermato la violazione della normativa comunitaria da parte del Ministero dell’Istruzione. Ai docenti ricorrenti sono state corrisposte congrue differenze retributive, maturate tra quanto percepito e quanto dovuto rispetto alla fascia di anzianità via via spettante con l'aggiunta degli interessi legali dalle singole scadenze al saldo. Intanto, sono entrate a regime le nuove modalità di gestione telematica delle domande di ricostruzione di carriera, specifiche ‘per il riconoscimento dei servizi agli effetti della carriera’.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Si continua ad incorrere nella discriminazione cassata dalla Direttiva Comunitaria 1999/70/CE. Sino a quando il Miur non prenderà coscienza della necessità di una modifica interna orientata al rispetto della Direttiva comunitaria, Anief continuerà a promuovere gli specifici ricorsi per tutelare il diritto di ogni lavoratore alla corretta ricostruzione della carriera. Rientrano in questa casistica anche coloro che hanno svolto servizio nelle scuole paritarie, per i quali l’associazione sindacale autonoma ha promosso un ricorso ad hoc. In ballo, infatti, c’è il conseguente immediato adeguamento dello stipendio in base agli anni effettivamente svolti al servizio del Miur, anche se con contratti a tempo determinato.

Èancora possibile ricorrereper vedersi riconosciuto il diritto all'integrale ricostruzione di carriera commisurata agli effettivi anni di servizio prestati con contratti a tempo determinato e per ottenere immediatamente il corretto inquadramento stipendiale. Anche per le supplenze nelle scuole paritarie. Per ulteriori informazioni e aderire ai ricorsi promossi dall'Anief, clicca qui

 

 

L’indizione della prima procedura è prevista entro la fine del 2017: sono molti i docenti già a tempo indeterminato interessati al conseguimento dell’abilitazione per altra classe di concorso, quindi a partecipare alla procedura riservata in modo da consentire la loro crescita professionale. Ancora di più perché la loro partecipazione è prevista dal decreto legislativo n. 59/2017, che regola il nuovo reclutamento post Buona Scuola. L’esclusione sta creando dissensi tra i tanti docenti a tempo indeterminato che già da parecchi anni si trovano nell’impossibilità di poter conseguire un’altra abilitazione all’insegnamento e rimangono così “bloccati” sul loro insegnamento pur potendo accedere ad altri. Intanto dal Miur qualche apertura.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Le rassicurazioni del Miur sull’apertura del concorso al personale di ruolo ci sembrano davvero deboli: perché, visto che queste erano le intenzioni, non è stato normato direttamente? Intanto, non si contano più le sentenze emesse da più tribunali sull’estromissione illegittima del personale già di ruolo da un concorso pubblico, anche all’interno della stessa amministrazione: i giudici sembrano infatti sempre più inclini a bacchettare l’azione discriminante. Ed è per questo motivo che stiamo predisponendo un ricorso, appena il bando dovesse ufficializzare l’estromissione degli insegnanti già di ruolo.

Eurosofia, in collaborazione con Anief ed Unipegaso, consente agli aspiranti docenti di acquisire i 24 CFU quali requisiti d’accesso per il prossimo Concorso a cattedra (Fit). Per maggiori informazioni cliccare qui.

 

I docenti di ruolo lamentano già da anni l’impossibilità di poter conseguire un’ulteriore abilitazione che consenta loro un'adeguata progressione professionale o permetta di raggiungere uno sviluppo trasversale delle proprie competenze che potrebbe dare nuovo e maggiore impulso all'attività didattica e formativa svolta quotidianamente. Ciò è senza dubbio penalizzante e lesivo del diritto di ogni lavoratore di poter migliorare il proprio livello professionale attraverso, ad esempio, il passaggio ad altra classe di concorso o ad altro grado di istruzione più congeniale e soddisfacente professionalmente. Si rivela, pertanto, indispensabile, la creazione di un percorso abilitativo dedicato al personale già in servizio a tempo indeterminato.

La possibilità per i docenti di ruolo di poter acquisire un'altra abilitazione è prevista dal Decreto Legislativo n. 59/2017 che, all'art. 4 comma 3, esplicitamente fa riferimento a specifiche “attività formative” loro dedicate.

Sebbene il concetto di “abilitazione” decadrà con la riforma del reclutamento, sarà concessa la possibilità a chi già insegna con contratto a tempo indeterminato di formarsi su ambiti differenti da quello di attuale insegnamento in modo da poter partecipare alle procedure di mobilità professionale verso altre classi di concorso o gradi di istruzione.

Si sottolinea come il D.Lgs. n. 59/2017 sia rivolto solo ai docenti della scuola secondaria di I e II grado e come i prossimi concorsi, che partiranno nel 2018, precludano perentoriamente la partecipazione a tutti i docenti di ruolo.

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La misura è contenuta nella Legge di Bilancio, il cui esame è iniziato oggi al Senato. Nel testo viene modificato l’articolo 64, del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50 convertito dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, estendendo le disposizioni ivi previste anche ai mesi da gennaio a giugno 2018 dell’anno scolastico 2017/2018 e a tutto l’anno scolastico 2018/2019. La spesa complessiva sarà pari a 192 milioni di euro per il 2018 e 96 milioni di euro per il 2019.

Replica del giovane sindacato: perché questi fondi non sono stati ricondotti agli adeguamenti utili a mettere a norma quel 60% delle scuole oggi attive costruito prima del 1976, anno di entrata in vigore delle norme antisismiche, approvate a seguito del terremoto del Friuli? Eppure, nei giorni scorsi, Legambiente e la stessa associazione Udir hanno ricordato che il 43,8% degli edifici necessita di interventi di manutenzione urgenti ed appena il 12,3% collocato in area sismica risulta progettato o adeguato alle tecniche moderne di costruzione antisismica.

Marcello Pacifico (Udir): Troppi dei 42mila plessi scolastici italiani risultano ancora non adeguati alle norme vigenti sulla sicurezza, privi delle relative certificazioni, e si tratta di mancanze che diventano gravissime laddove quelle scuole sono collocate in aree a rischio sismico. I nostri studenti e il personale tutto che opera nelle scuole meritano di essere accolti in strutture non esposti a rischi, di alcun genere: magari, nemmeno troppo belli, ma sicuramente sicuri.

I temi verranno ripresi nei prossimi seminari sulle Tre R della Dirigenza. Rischi, responsabilità, retribuzioni: a Salerno il 10 novembre, Modena e Pisa. Inoltre, sul sito è possibile aggiornarsi sulle nuove tappe del seminario. I dirigenti interessati a partecipare possono chiedere informazioni all’indirizzo e-mail  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

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