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Condivise le proteste della categoria più ignorata dell’istruzione pubblica italiana: un quarto dell’organico dimenticato dalla Legge di Stabilità 2018, in dirittura d’arrivo; 6mila assunzioni rispetto a 24mila posti; nessun “potenziamento” del personale con la Legge 107/15; niente accesso ai bonus merito ocardper la formazione. Inoltre, concorsi interni riservati e profili bloccati da dieci anni; tagli a supplenze e sedi dimensionate, assenti le figure A1 e C. Ancora bloccata l’indennità di vacanza contrattuale, trattenuta 2,5% TFR, ricostruzioni di carriera senza pieno riconoscimento pre-ruolo, temporizzazione, stipendio iniziale ai supplenti.

Il giovane sindacato invita il personale a partecipare ai seminari Aniefe a protestare per un giorno: in programma altri 15 incontri a dicembre per collaboratori scolastici, Ata, dopo migliaia di adesioni riscontrate nell’ultimo anno. I Dsgaincontrano il presidente nazionale Marcello Pacifico il 15 dicembre a Palermo, nella sede nazionale Anief. Il sindacato s’impegna a cambiare il prossimo CCNL dopo laclass actionin tribunale su immissioni in ruolo ecarddocenti. Candidaticome RSU.

 

Attraverso la preselezione verranno ammessi alla prova scritta non più di 8.700 candidati; successivamente, dopo il colloquio finale, al corso di formazione/tirocinio, dopo l’orale, saranno ammessi soltanto 2.900 candidati. Si sottolinea che “nel caso in cui le domande di partecipazione al concorso fossero inferiori a 8.700, non si effettuerebbe la prova preselettiva e, conseguentemente, i tempi di massima sopra previsti potrebbero essere anticipati di due-tre mesi”. Si tratta, tuttavia, di un’eventualità davvero remota. Nell’ottobre del 2011, in occasione dell’ultimo concorso a presidi, al Miur furono recapitate 42.158 domande: un numero che con ogni probabilità verrà superato. Sempre sette anni fa, tuttavia, solo 33.531 aspiranti presidi si presentarono alle prove preselettive, considerando anche che circa il 10% dei candidati (4.114) era risultato privo del titolo o del servizio richiesto dal bando. Grazie all’Anief, centinaia di quei candidati inizialmente esclusi, benché laureati e con i cinque anni di servizio minimo previsti ma non ancora in ruolo, vinsero il ricorso e parteciparono alle prove: alcuni di loro oggi sono presidi a tutti gli effetti.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Abbiamo ragione di ritenere che si tratta di estromissioni gratuite e illegittime; per questo motivo si farà di tutto per permettere ai precari e alle altre categorie escluse di partecipare al concorso per dirigenti scolastici, le cui domande di accesso si possono presentare fino al prossimo 29 dicembre. Dalla parte dell’Anief c’è la sentenza 5011/14, ancora una volta ottenuta dai legali del giovane sindacato, che ha respinto il contro ricorso dell’avvocatura di Stato in occasione dell’ultima battaglia legale sullo stesso genere di esclusioni.

Anief ricorda che i precari o gli assunti in ruolo senza avere ancora superato l’anno di prova possono presentare ricorso. A questo scopo, il giovane sindacato mette a disposizione il modello cartaceo di partecipazione al concorso DS riservato ai ricorrenti, proprio per consentire a precari e neo immessi in ruolo di partecipare nuovamente, oltre ad avviare la procedura di adesione allo specifico ricorso predisposto dallo stesso sindacato autonomo. Tutti gli iscritti Anief, inoltre, possono usufruire di tariffe agevolate per l'iscrizione ai corsi di preparazione al concorso DS organizzati dall'Ente Eurosofia.

 

Per chi la pensione già la riceve torna la rivalutazione, dopo anni di blocco e inflazione negativa: i pensionati potranno ottenere da gennaio 2018 un incremento dell’1,3% sull’importo attuale, ma analizziamo i dettagli.

 

Si avvisa l’utenza che lunedì 18 dicembre scadrà il termine per la presentazione delle dichiarazioni Imu e Tasi. Per chiarimenti, Cedan ricorda che, grazie alle sue attività, è a completa disposizione.

 

Viaggia alla media di oltre 3 mila sottoscrizioni al giorno l’iniziativa del medico Vittorio Lodolo D’Oria, tra i massimi esperti nazionali di "stress lavoro correlato" dei docenti, attraverso la quale si chiede di portare la retribuzione degli insegnanti al livello della media dei colleghi della UE; effettuare studi epidemiologici sulle cause di inidoneità all’insegnamento negli ultimi 10 anni, al fine di riconoscere ufficialmente le malattie professionali della categoria; stanziare fondi ad hoc per attuare la prevenzione delle malattie professionali ufficialmente riconosciute, il monitoraggio dello Stress Lavoro Correlato, nonché la formazione prevista, ma non ancora attuata; rettificare l’attuale regime previdenziale (Monti-Fornero) tenendo conto del DL 81/08 che considera variabili imprescindibili il prevalente genere femminile della categoria (83%), l’età anagrafica (invecchiamento), l’anzianità di servizio (usura psicofisica) e le malattie professionali. Si chiede di riconoscere infine quali attività usuranti tutte le categorie di docenti nei diversi livelli d’insegnamento.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Attraverso le risorse minimali stanziante nella Legge di Stabilità e il rinnovo del contratto al personale della scuola arriveranno appena 220 euro nette di arretrati per il biennio 2016/17‎ e aumenti di 40 euro mensili dal 2018. Sono cifre ridicole che si commentano da sole e che dei sindacati che tengono alla tutela dei diritti dei lavoratori non dovrebbero assolutamente accettare. Ma siccome sappiamo bene che non andrà così, noi abbiamo deciso di diffidare l’amministrazione e la Ragioneria dello Stato. Sulla richiesta di inglobare il lavoro che si svolge a scuola tra quelli usuranti, non ci stancheremo mai di ricordare che il lavoro che si svolge a scuola, anche del personale Ata, deve essere per forza di cose incluso. Non è possibile che lascino il lavoro a 66 anni e 7 mesi, dal 2019 probabilmente a 67 anni e in futuro quasi a 70. I dati internazionali ci dicono che già oggi sono la categoria più vecchia del mondo. Il gap potrà solo peggiorare. In Francia, ad esempio, oggi si lascia l’insegnamento a 60 anni: del resto la professione rientra già in quelle logoranti, come confermato dallo studio decennale ‘Getsemani Burnout e patologia psichiatrica negli insegnanti’, di cui lo stesso medico Lodolo D’Oria fu uno dei promotori.

 

 

La fotografia è stata scattata in queste ore dal Censis, all’interno del capitolo «Processi formativi» del 51° Rapporto nazionale sulla situazione sociale del Paese/2017: l'analisi diacronica della presenza di alunni con disabilità nella scuola statale evidenzia una progressiva emersione. Infatti, nel decennio 2007-2017, per quanto riguarda la scuola dell'infanzia e del I ciclo (primaria e secondaria di I grado), gli alunni con disabilità riportano una variazione pari a +26,8%. Nella scuola secondaria di II grado l'incremento nello stesso decennio è stato di gran lunga superiore, attestandosi a quota +59,4%. Al meridione e nelle isole maggiori si rileva una più rilevante concentrazione: poiché al Sud l’incremento di alunni disabili è intenso, è chiaro che servirebbe un organico maggiorato, come chiede da tempo l’Anief, ma questo non avviene. In pratica si determina, con le dovute differenze, un gap analogo a quello Nord-Sud sul tempo pieno.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Nelle nostre scuole c’è una perenne emergenza sostegno, con i presidi e il loro staff costretti ogni giorno a inventarsi di tutto per affiancare gli alunni con disabilità rimasti privi del loro docente. Il nodo da sciogliere è sempre lo stesso: annualmente, ormai da tempo, le iscrizioni di ragazzi disabili aumentano su tutto il territorio di 7-8mila, ma invece di adeguarsi a questo trend al Miur continuano ad essere fermi a norme sugli organici vecchie e legate a logiche di basso risparmio. Mi riferisco soprattutto alle 40mila cattedre rimaste in organico di fatto: una costrizione anacronistica, nata in via provvisoria vent’anni fa e normata nel 2013. Il fabbisogno scolastico di insegnanti di sostegno non si può coprire con il 30% dei posti assegnati con supplenze annuali, indisponibili sia per i trasferimenti sia per le immissioni in ruolo. Tutto questo non giova a nessuno: né allo Stato che per risparmiare due mesi di stipendio offre un servizio inadeguato, né agli alunni disabili che continuano a cambiare il loro insegnante specializzato anche svariate volte l’anno, né tantomeno ai docenti precari che non vengono stabilizzati, pur avendo in buon numero tutti i requisiti per farlo, e si ritrovano sballottati su scuole diverse e spesso lontane.

Le famiglie, i docenti e i cittadini che intendono ricorrere in tribunale per la mancata nomina dei docenti di sostegno o delle ore non assegnate come indicato dalle commissioni mediche dello Stato, possono ancora scrivere all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. . Il ricorso per ottenere la stabilizzazione dell'organico di sostegno con la trasformazione dei posti in deroga in posti in organico di diritto fa da corollario all'azione di sensibilizzazione che l'Anief promuove da anni gratuitamente con l'iniziativa “Sostegno, non un'ora di meno!”, attraverso cui il sindacato promuove appositi ricorsi presso il competente tribunale amministrativo.

 

 

Considerato il caos relativo al nostro sistema di previdenza e fiscale, e per fornire all’utenza notizie aggiornate e chiare in ordine agli strumenti che potrebbero essere d’ausilio per avere un “anticipo” sulla normale maturazione dei requisiti pensionistici, parliamo oggi del riscatto del servizio civile nazionale. È possibile riscattare il periodo in cui si è svolto il Servizio Civile Nazionale ai fini sia del raggiungimento del diritto alla pensione sia dell’incremento dell’assegno pensionistico. La normativa, però, nel corso del tempo, ha subìto delle modifiche per quanto riguarda i criteri di computo del riscatto.

Ne ha parlato la ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, nel corso di un incontro con le rappresentanze sindacali dei dirigenti scolastici. Peccato che la conclusione della fase selettiva sia prevista solo per il prossimo autunno e dopo partirà la fase di formazione che richiederà non meno di sei mesi per concludere il tutto solo a primavera del 2019. Amara la conclusione del sindacato: Invece di accelerare i tempi di selezione e formazione dei nuovi presidi, al Miur continuano a perdere tempo dietro ad iniziative sostanzialmente inutili.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): L’unica novità importante rispetto al concorso di sei anni fa è che per il raggiungimento dei cinque anni minimi di servizio varrà anche quello svolto come supplente: la modifica, tra l’altro, era inevitabile viste le tante sentenze che hanno condannato il Miur su tale questione. Solo che lo stesso Ministero ha dimenticato, o fatto finta di dimenticare, che ci sono altrettante sentenze che hanno permesso a dei docenti precari, sempre con un quinquennio di supplenze alle spalle, di partecipare alle prove e di essere pure diventati presidi a tutti gli effetti, con tanto di Consiglio di Stato favorevole.

L’Anief, però, non vuole piegarsi dinanzi a questa ennesima discriminazione gratuita: il giovane sindacato vuole allargare anche ai precari e ad altre categorie escluse, come i neo-assunti o coloro che per vari motivi non hanno svolto ancora l’anno di prova, la possibilità di far misurare la loro capacità di gestione delle scuole pubbliche. Dalla sua parte, del resto, c’è la sentenza 5011/14, ancora una volta ottenuta dai legali del giovane sindacato, che ha respinto il contro ricorso dell’avvocatura di Stato.

Il sindacato mette a disposizione il modello cartaceo di partecipazione al concorso DS riservato ai ricorrenti, proprio per consentire a precari e neo immessi in ruolo di partecipare nuovamente, oltre ad avviare la procedura di adesione allo specifico ricorso predisposto dallo stesso sindacato autonomo. Tutti gli iscritti Anief possono usufruire di tariffe agevolate per l'iscrizione ai corsi di preparazione al concorso DS organizzati dall'Ente Eurosofia.

 

I tribunali del lavoro stanno dando piena ragione alle tesi patrocinate dall'Anief e applicano il previgente gradone stipendiale 3-8 anni anche ai docenti immessi in ruolo dopo il 2011 con almeno un anno di servizio a termine precedente al 2011. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “Necessario adeguare la contrattazione interna alle direttive comunitarie”.

Arrivano altre due sentenze dal Tribunale del Lavoro di Vicenza che accolgono le tesi del nostro sindacato sul diritto dei docenti immessi in ruolo dopo il 2011, ma con almeno un anno di precariato svolto negli anni precedenti, all'applicazione della “clausola di salvaguardia” che riconosce il mantenimento del gradone stipendiale “3-8 anni”. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “La contrattazione economica del 2011 discrimina palesemente i precari e tutti gli immessi in ruolo con anni di servizio a tempo determinato alle spalle. Il CCNL va adeguato alle normative eurounitarie e una volta raggiunta la rappresentatività ci faremo portavoce in contrattazione dei diritti di tutti i lavoratori della scuola che ancora risultano violati”.     

 

 

L’Esecutivo si è impegnato nell’immediata esenzione dall’innalzamento della speranza di vita rappresentata dall’anno 2019 per 15 categorie di occupazioni ritenute particolarmente gravose. Considerati i dubbi e le perplessità inerenti ai requisiti d’accesso e ai beneficiari coinvolti, è opportuno far chiarezza sulle differenze sostanziali delle categorie coinvolte.

Possibili novità sul fronte pensioni per i lavoratori impiegati nelle aziende; infatti, è stata citata l’isopensione per la prossima legge di bilancio 2018. Facciamo maggior chiarezza. Attualmente un lavoratore per andare in quiescenza con i requisiti della pensione di vecchiaia dovrà compiere 67 anni, dato l’adeguamento alle speranze di vita previsto per il 2019 (adeguamento che ricadrà ogni 4 anni) e aver maturato almeno 20 anni di contributi. A tal proposito è stata diffusa, non ufficialmente, la possibilità di anticipare di ben 7 anni l’uscita dal mondo del lavoro, con uno scivolo già previsto dalla riforma Fornero e conosciuto come isopensione o assegno di esodo che avrà validità per il triennio 2018-2020. Ricordiamo che nella predetta riforma l’anticipo dell’uscita era di 4 anni.

 

Il bando, pubblicato con la Gazzetta Ufficiale n. 90, estromette dalla selezione il personale precario e addirittura i docenti neo-immessi in ruolo oppure di ruolo da più tempo ma che per vari motivi non hanno ancora superato l'anno di prova. Eppure, le direttive europee delle Aule di Giustizia ci hanno detto che queste esclusioni sono illegittime. Esattamente sei anni fa in occasione dell’ultima selezione nazionale per nuovi presidi, grazie all’azione dell’Anief oltre 500 supplenti, con più di cinque anni di servizio svolto, furono infatti ammessi alla procedura concorsuale. Tale circostanza ebbe pure un notevole risalto sulla stampa nazionale che si soffermò sul via libera del Consiglio di Stato alla possibilità di diventare presidi nello status di precari.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Quei docenti ricorrenti parteciparono alle prove selettive concorsuali e alcuni di loro anche brillantemente, tanto da superarle tutte, figurare tra gli idonei e diventare dirigenti scolastici con tutti i crismi. Lavoro che svolgono ormai da alcuni anni, ci risulta pure con merito. Il Ministero dell’Istruzione, attraverso l’avvocatura di Stato, ha tentato di opporsi a questa soluzione, ma sempre il Consiglio di Stato, con la sentenza 5011/14, ancora una volta ottenuta dai legali del giovane sindacato, ha respinto l’assalto e permesso a quei neo dirigenti scolastici di essere capi d’istituto alla pari degli altri.

Anief mette a disposizione il modello cartaceo di partecipazione al concorso DS riservato ai ricorrenti, proprio per consentire ai precari e neo immessi in ruolo di partecipare nuovamente, oltre ad avviare la procedura di adesione allo specifico ricorso predisposto dallo stesso sindacato autonomo. Tutti gli iscritti Anief possono usufruire di tariffe agevolate per l'iscrizione ai corsi di preparazione al concorso DS organizzati dall'Ente Eurosofia.

 

L’iniziativa potrebbe costituire una prima risposta alla stabilizzazione delle due categorie di docenti precari più danneggiate dalla riforma Renzi-Giannini: si chiede il riconoscimento del valore dell’abilitazione conseguita dai diplomati magistrale entro il 2001/02 e l‘inserimento nelle GaE; per i laureati in Sfp, attualmente esclusi dalle GaE, si chiede l’inserimento in una nuova fascia delle stesse graduatorie, oppure di predisporre un ulteriore canale valevole per il 20 per cento dell’accesso ai ruoli nella scuola dell’infanzia e primaria, nella forma di una graduatoria regionale. Nella mozione si fa anche riferimento alla necessità di definire i piani di studio, le modalità attuative e quelle organizzative del corso di specializzazione in pedagogia e didattica speciale per il sostegno.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Entrambe le categorie servono e serviranno molto alla scuola italiana: perché si sono formate, in periodi diversi, per raggiungere lo stesso scopo, ovvero diventare maestri ed educatori. La maggior parte di loro opera stabilmente da tempo. È un falso problema quello della scarsa preparazione dei diplomati magistrale, usato da qualcuno che vuole distogliere l'opinione pubblica dalla vera problematica: il loro status di precari storici sfruttati da anni. In tribunale abbiamo difeso entrambe le categorie: l’apertura delle GaE del 2012, solo per fare un esempio, fu proprio dedicata agli abilitati in Scienze della formazione primaria. Abbiamo agito anche alla “fonte”: nella manovra di fine Governo, attraverso degli emendamenti specifici al disegno di legge 2960, abbiamo chiesto la stabilizzazione di questi insegnanti dimenticati colpevolmente. Serve, oggi più che mai, una norma per bandire finalmente dei concorsi riservati e reclutare tutti questi precari attingendo dalla seconda fascia delle graduatorie d’Istituto o riaprendo le GaE. Oppure prevedere anche per primaria e infanzia la “fase transitoria” già prevista per i precari della scuola secondaria con graduatorie regionali degli abilitati da cui attingere per le immissioni in ruolo, graduandoli in base ai titoli e ai servizi.

 

 

Miur travolto dai legali Anief anche presso il Tribunale del Lavoro di Catania: altre 5 sentenze ottenute dai nostri legali in questa settimana dichiarano il diritto di altrettanti docenti precari a percepire gli scatti di anzianità riconosciuti solo ai lavoratori di ruolo e condannano l'Amministrazione a estendere i loro contratti di lavoro dal 30 giugno fino al 31 agosto di ogni anno perché stipulati su posti vacanti.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “Confermato un diritto previsto dalla normativa europea che la contrattazione interna disattende da anni. Con la rappresentatività ci batteremo per la piena equiparazione del lavoro precario al lavoro a tempo indeterminato in primis dal punto di vista economico e del riconoscimento immediato dell'anzianità di servizio”.

 

 

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