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La novità non è che siano venuti meno i posti da educatrice o maestra, ma è nelle recenti sentenze della curia europea, le quali impongono in modo inequivocabile l’assunzione di tutto il personale in possesso dei titoli di studio e abilitanti che ha svolto almeno 36 mesi di servizio su unità di lavoro prive del rispettivo titolare. Ora, anziché stabilizzare quel personale, il Comune capitolino decide di metterlo alla porta: troppo forte è il timore di incorrere nelle richieste di assunzione attraverso i tribunali. Che però in questo modo saranno numericamente maggiori, perché i precari messi alla porta non rimarranno di certo con le mani in mano.

Marcello Pacifico (Anief-Confedir): a Roma come a Montecitorio si sta ribaltando quanto espresso dalla Corte di Giustizia europea. Creare artificialmente delle norme per togliere del lavoro a del personale precario, anziché assicurarglielo, è palesemente incostituzionale e ci allontana sempre di più dal diritto europeo: siamo pronti a inondare il Comune di Roma di ricorsi seriali per favorire la loro stabilizzazione e per permettergli, anche nel breve periodo, di mantenere il loro posto di lavoro come supplenti.

Quanto sta accadendo alle educatrici storiche non di ruolo del Comune di Roma, messe alla porta dopo lunghi anni di precariato pur in presenza dei posti liberi, ha tutta l’aria di essere, nel piccolo, quel che attende i supplenti della scuola pubblica. I nuovi bandi per supplenze nei nidi e nelle scuole dell'infanzia del comune capitolino, infatti, hanno introdotto il divieto di assegnare le supplenze proprio a coloro che ne hanno più diritto e che per anni, in non pochi casi per decenni, hanno coperto i posti vacanti e permesso la funzionalità del servizio.

La novità, però, non risiede nel fatto che quei posti liberi siano oggi venuti meno, ma nelle recenti sentenze della curia europea, le quali impongono in modo inequivocabile l’assunzione di tutto il personale in possesso dei titoli di studio e abilitanti che ha svolto almeno 36 mesi di servizio su unità di lavoro prive del rispettivo titolare. Ora, anziché stabilizzare quel personale, il Comune di Roma decide di espellerlo: troppo forte è, evidentemente, il timore di incorrere nelle richieste di assunzione attraverso i tribunali. Che però in questo modo saranno numericamente maggiori, perché i precari epurati non staranno a guardare.

Anief ritiene che quanto sta accadendo nel Comune della città eterna non sono altro che le prove generali di quanto aspetta i precari delle scuole statali. Nel comma 131 della Legge di riforma, la 107/2015, viene infatti riportato che “a decorrere dal 1 settembre 2016, i contratti di lavoro a tempo determinato stipulati, con il personale docente, educativo, amministrativo, tecnico e ausiliario presso le istituzioni scolastiche ed educative statali, per la copertura di posti vacanti e disponibili, non possono superare la durata complessiva di trentasei mesi, anche non continuativi”.

“Peccato che in entrambi i casi, a Roma come a livello nazionale – ricorda Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir e confederale Cisal -, si sta ribaltando quanto espresso lo scorso 26 novembre a Lussemburgo dalla Corte di Giustizia europea, che ha indicato a chiare lettere il diritto dei lavoratori precari dell’amministrazione pubblica ad essere assunti in tutti quei casi che sono in possesso dei requisiti di accesso e che hanno svolto tre anni, anche non continuativi, di servizio. E non dimentichiamo che la Commissione europea ha aperto più di un fascicolo per le infrazioni, in particolare la 2124/10, aperte per motivi analoghi, con possibili esborsi miliardari dello Stato italiano proprio come risarcimento per l’abuso di precariato”.

“Detto questo, reputiamo inammissibile, stabilizzazione a parte, che ad un educatore che ha svolto per tanto tempo la sua professione venga improvvisamente messo alla porta: creare artificialmente delle norme per togliere del lavoro a del personale precario, anziché assicurarglielo, è palesemente incostituzionale e ci allontana sempre di più dalle direttive europee. Per questo motivo, l’Anief si schiera con le educatrici e maestre romane: siamo pronti a inondare il Comune di Roma di ricorsi seriali per favorire la loro stabilizzazione e per permettergli, anche nel breve periodo, di mantenere il loro posto di lavoro come supplenti”, conclude il presidente Anief.

Tutte le educatrici e maestre comunali di Roma che intendono chiedere informazioni per ricorrere contro la loro esclusione illegittima dal bando di assunzioni dei supplenti nei nidi e nelle scuole dello stesso Comune, pubblicato lo scorso 14 agosto 2015, possono scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Il presidente Anief, Marcello Pacifico, volato lo scorso maggio a Bruxelles per consegnare la denuncia del sindacato contro il testo di riforma della scuola italiana e la mancata stabilizzazione di tantissimi precari della scuola.

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