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Denuncia del sindacato Anief-Cisal ad oltre cento giorni dall’approvazione della Legge 107/2015: le nuove norme rimangono un miraggio e nelle graduatorie ad esaurimento permangono oltre 30mila docenti precari abilitati della scuola materna, praticamente la metà di tutti quelli che il Parlamento non è riuscito a stabilizzare con la Buona Scuola.

Marcello Pacifico (presidente Anief): attivare una classe ‘ponte’ tra scuola dell’infanzia e primaria, anticipando l’età scolare a 5 anni, avrebbe risolto tutti i problemi. Perché avremmo incrementato l’organico anche del 25 per cento e permesso automaticamente l’assunzione di tutti gli attuali precari abilitati, compresi coloro che non sono nelle GaE ma hanno svolto più di 36 mesi di servizio, più i prossimi vincitori di concorso. E non comprendiamo a cosa possa servire bloccare le assunzioni su dei posti liberi e vacanti. Così si danneggiano i docenti, ma anche gli alunni, a cui viene negata quella continuità didattica che proprio il Governo sostiene di voler tutelare.

I docenti della scuola dell’infanzia continuano ad essere i primi danneggiati dalla riforma della Buona Scuola: a quattro mesi dall’approvazione della Legge 107/15, risulta infatti ancora in alto mare la delega al Governo per la riforma del settore, da unificare con la fascia d’età 0-3 anni. E siccome senza la delega non può scattare il via libera alle assunzioni dei maestri, il risultato è che ci accingiamo a vivere almeno un altro anno scolastico senza nuove norme e senza nemmeno stabilizzazioni.

Eppure, posti e candidati per ricoprirli ci sono: basta ricordare che nello scorso mese di agosto specificatamente per la scuola dell’infanzia sono state presentate 14.951 domande, di cui 431 per posti di sostegno. Quasi tutte, però, irricevibili. Perché il testo di riforma approvato a luglio ha “congelato” le 23mila immissioni in ruolo che si sarebbero attuato per coprire tutti gli attuali posti vacanti. Così, ad oggi rimangono nelle graduatorie ad esaurimento oltre 30mila docenti della scuola dell’infanzia, praticamente la metà di tutti quelli che il Parlamento non è riuscito a stabilizzare con la Buona Scuola.

“Riteniamo tale modo di procedere inaccettabile – dichiara Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief esegretario confederale Cisal - perché questi insegnanti delle nostre scuole pubbliche, tutti abilitati e vincitori di concorso, pubblico o riservato, vanno tutelati e non lasciati in ‘naftalina’, in attesa di vedere attuata la riforma del delicato settore. Chi rappresenta il Governo ci aveva detto che stavamo esagerando, perché la revisione normativa si sarebbe attuata in tempi rapidi. Invece le cose stanno andando diversamente. Perché siamo ancora fermi agli incontri iniziali con le parti sociali”.

Nel frattempo, l’attuale fase C, un'altra lotteria le cui proposte ai docenti individuati dall’algoritmo ministeriale verranno comunicate il 10 novembre via e-mail direttamente ai docenti precari diretti interessati, non riguarda infatti questa tipologia di insegnanti. L’Anief aveva ampiamente anticipato tale triste ed ingiusto epilogo nel corso delle audizioni sulla testo di riforma tenute dal suo presidente, Marcello Pacifico, prima a Montecitorio e poi a Palazzo Madama,davanti alle commissioni Cultura e Istruzione di Camera e Senato congiunte.

“Avevo spiegato ai parlamentari – ricordo lo stesso Pacifico – che il settore dell’infanzia necessita di un’attenzione particolare: diversi studi autorevoli, avallati anche da addetti ai lavori, ci dicono a tal proposito che sarebbe stato opportuno creare una classe ‘ponte’ tra scuola dell’infanzia e primaria, anticipando l’età scolare a 5 anni. In tal modo, avremmo incrementato l’organico anche del 25 per cento e permesso automaticamente l’assunzione di tutti gli attuali precari abilitati, compresi coloro che non sono nelle GaE ma hanno svolto più di 36 mesi di servizio, più i prossimi vincitori di concorso. Invece, ancora una volta non siamo stati ascoltati ed ora i nodi vengono al pettine”.

“Riteniamo infatti inefficace e contraddittorio bloccare le assunzioni su dei posti liberi e vacanti. In questo modo, si danneggiano i docenti, ma anche gli alunni, a cui viene negata quella continuità didattica che proprio il Governo sostiene di voler tutelare. Non è certo derogando con poco più di 6mila posti che si può risolvere il problema: i docenti della scuola dell’infanzia, a iniziare – conclude il sindacalista Anief-Cisal – da quelli che si sono formati e che da anni sono impegnati in prima linea nella formazioni dei nostri alunni più in tenera età, meritano rispetto”.

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7 novembre 2015                                                                                                        Ufficio Stampa Anief   

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