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Continuano ad essere migliaia i docenti pronti da tempo ad essere assunti, ma costretti a rimanere nel limbo del precariato per decenni. Gli ultimi casi: una docente 62enne del grossetano, con 33 anni di precariato alle spalle. Poi è toccato a due bidelle, a cui non è parso vero entrare in ruolo a 66 anni. E a tanti altri ancora. Con i presidi che a 100 giorni dalla fine dell’anno scolastico non sanno ancora a chi affidare le cattedre scoperte.

 

Marcello Pacifico (presidente Anief): la situazione è destinata a confermarsi, perché è falso dire che il concorso a cattedra ringiovanirà il “popolo” dei docenti italiani, i più vecchi al mondo con tre docenti su quattro over 50 anni, visto che non verrà permesso di parteciparvi ai non abilitati e ai neo-laureati. Il disegno fa parte di quella stessa logica che ha portato a negare ad oltre 100mila supplenti, stavolta già abilitati, di cui 45mila di sostegno, di essere inseriti nelle GaE. Tutti dispositivi, contro i quali Anief ha già fatto sapere di volere ricorrere.

Si dice che chi lavora nella scuola rimane giovane nello spirito, perché opera a stretto contatto con i ragazzi. Chissà se può dirlo anche il professor Antonio Chiumiento, di Pordenone che, solo a 67 anni, è riuscito ad ottenere l’agognata immissione in ruolo come insegnante della scuola pubblica. La sua assunzione, giunta con il “potenziamento” degli istituti, è arrivata 47 anni dopo la sua prima supplenza, a 19 anni, quando iniziò ad insegnare all'Istituto Mattiussi di Pordenone. Con lo status da supplente, che è venuto meno dunque a poche settimane dal suo 67esimo compleanno.

“Chissà quanti ce ne saranno ancora, come lui, eterni precari, anche se la carta anagrafica dice che sono alle soglie della pensione”, commenta con amarezza Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief. “Perchè anche dopo il piano straordinario di assunzioni della Buona Scuola, nelle GaE a detta del Miur sono rimasti circa 45mila docenti abilitati. Tanti dei quali, soprattutto nelle discipline più tecniche, attendono invano da anni l’immissione in ruolo, perché condannati a scontare mancanza di posti liberi, anche se poi spesso a ben vedere ci sono, per quelle che risultano delle discipline troppo specifiche”.

Al Miur diranno che quello di Pordenone è un caso eccezionale. Tutt’altro, perché vi sono migliaia di docenti in questa situazione: abilitati all’insegnamento, pronti da tempo ad essere assunti, ma costretti a rimanere nel limbo del precariato per decenni. Per poi assaporare la gioia dell’assunzione quando ormai non ci credevano più. È stato proposto, un paio di estati fa, ad una docente 62enne del grossetano, con 33 anni di precariato alle spalle. La quale, però, dovette addirittura rinunciare, perché la cattedra allestita dall’ambito territoriale toscano, l’ex provveditorato agli studi, era composta da tre istituti, distanti da loro anche decine di chilometri. Poi è toccato a due bidelle, a cui non è parso vero entrare in ruolo a 66 anni. E a tanti altri ancora.

“Bisognerebbe riflettere sul fatto – continua Pacifico - che negli altri Paesi, dove il diritto europeo viene rispettato, dopo 36 mesi di servizio svolto su posto vacante, si possano aprire le porte dell’immissione automatica in ruolo. E chi dice che il concorso a cattedra ringiovanirà il “popolo” dei docenti italiani, i più vecchi al mondo con tre docenti su quattro over 50 anni, non sa evidentemente che sono state create delle discutibilissime norme perché ciò non avvenga: non verrà permesso di parteciparvi, ad esempio, ai non abilitati e ai neo-laureati; come si è negato ad oltre 100mila supplenti già abilitati, di cui 45mila di sostegno, di essere inseriti nelle GaE. Tutti dispositivi, contro i quali Anief ha già fatto sapere di volere ricorrere”.

E pensare che la riforma della Scuola, a detta del governo, avrebbe dovuto affossare le supplenze e la ‘supplentite’. Non è andata così. Perché, già ad inizio anno, le scuole hanno trovato diverse difficoltà ad assegnare i posti vacanti. Poi, qualche tempo dopo, è storia dei nostri giorni, dal Ministero dell’Istruzione sono giunti dei dati numerici che hanno rappresentato una doccia gelida: i contratti di supplenza dell’anno in corso, quello del dopo-riforma, sono aumentati rispetto al 2014/15, raggiungendo quota 105mila, e la maggior parte dei precari sono stati individuati dalle graduatorie d’Istituto gestite direttamente dai presidi. I quali, a poco più di cento giorni dalla fine dell’anno scolastico, continuano a fare le “acrobazie” per coprire le cattedre libere, affidandole anche ai laureandi.

“Viene sempre più da chiedersi – commenta ancora il presidente Anief – come mai il Governo continui a non prendere provvedimenti per dare un taglio a questo andare di cose. Anzi, dall’Esecutivo continuano ad arrivare inviti al mantenimento di questo assurdo modello di assorbimento del precariato storico: basti pensare all’emendamento presentato e approvato all’interno del decreto Mille proroghe dal Partito Democratico, ignorando, invece, sino ad oggi quelli salva-scuola presentati dall’Anief già alla Camera, che fa slittare di un anno l’aggiornamento delle GaE: una decisione che continuerà a mantenere alte le possibilità che i circa 50mila precari rimasti nelle Graduatorie ad esaurimento, di cui oltre la metà appartenenti alla scuola dell’infanzia dimenticata dalla Buona Scuola, possano spostarsi da una provincia all’altra dopo un triennio di purgatorio. Con il Miur che continuerà a chiamare come supplenti i precari delle graduatorie d’Istituto. E tanti abilitati all’insegnamento che – conclude Pacifico - arriveranno alle soglie della pensione per essere immessi in ruolo”.

 

Per approfondimenti:

 

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