Per il sindacato, l’aggiornamento professionale costituisce un punto fermo per gli insegnanti che hanno il delicato compito di trasmettere conoscenze, capacità e competenze. Tuttavia, ciò che non è ancora chiaro è prima di tutto la collocazione oraria di tale formazione obbligatoria. Premesso, infatti, che l'orario di lavoro dei docenti è, sino a prova contraria, definito dal contratto collettivo nazionale e si compone di lezioni frontali, più 40 ore annuali per le attività collegiali e altre 40 per lo svolgimento di attività connesse all’insegnamento, viene da sé che la formazione sarà aggiuntiva al “pacchetto” di impegni annuali.

Marcello Pacifico (presidente nazionale Anief): qualsiasi impegno aggiuntivo in un ambiente di lavoro, seppur relativo alla formazione, non può essere adottato se non trova spazio all’interno di un contratto nazionale. Non si tratta, infatti, di un’azienda privata ma del più grande comparto pubblico d’Italia: entrando poi nel merito, è un dato di fatto che con la riforma della Buona Scuola che ha ampliato l’autonomia scolastica, gli impegni di tutti i lavoratori che operano nell’istruzione pubblica – docenti, Ata e dirigenti scolastici – sono notevolmente aumentati. La linea adottata dal Miur da un anno a questa parte, però, non è stata quella di far crescere di pari passo anche adeguati compensi per questi oneri aggiuntivi ma, al contrario, di rimanere fermi al contratto del 2009: si aggiungono, di fatto, nuovi doveri e obblighi, continuando a eludere i diritti. Nel frattempo, infatti, il personale continua a percepire buste paga ridicole, ampiamente superate dal costo della vita perché pure l’indennità di vacanza contrattuale è stata incredibilmente congelata.

 

Dopo una lunga attesa, prende corpo la formazione annuale obbligatoria di tutti gli insegnanti di ruolo: come previsto dal comma 124 della Legge 107/2015, già da quest’anno diventerà “obbligatoria, permanente e strutturale”. Per la sua attuazione, sono previsti 325 milioni di investimento: saranno nove le aree tematiche e 750mila i docenti complessivi coinvolti. Il Piano nazionale per la formazione degli insegnanti è stato presentato stamane al Miur, dal ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, insieme a Andreas Schleicher, direttore del Directorate of Education dell’Ocse, Jordan Naidoo, direttore della Divisione Education 2030 Support and Coordination dell’Unesco, Oon Seng Tan, direttore dell’Institute of Education di Singapore.

È stato annunciato un investimento, maggiore rispetto al passato, a cui vanno ad aggiungersi gli 1,1 miliardi previsti dalla Carta del Docente, per un totale di 1,4 miliardi stanziati nel periodo 2016/19. Il Piano prevede, quindi, nove priorità di formazione che vanno dal digitale, alle lingue, dall’alternanza scuola-lavoro all’inclusione, dalla prevenzione del disagio giovanile sino all’autonomia didattica; novità anche nelle procedure di accreditamento utili a garantire “la qualità dei percorsi formativi” per cui sarà possibile registrarsi on line su un portale messo a disposizione dal Miur. La formazione, che si svolgerà con la collaborazione dell’Indire, prevede che ogni docente abbia un proprio Piano di formazione individuale, che entrerà a far parte di un portfolio digitale contenente la storia formativa e professionale dell’insegnante. Fra i punti cardine del Piano, vi sarà la formazione sulle lingue, che coinvolgerà 130mila insegnanti e prenderà il via entro il prossimo mese di dicembre; anche le altre attività formative partiranno nel corso dell’attuale anno scolastico.

Anief, in attesa di prendere visione dei decreti attuativi sulla formazione obbligatoria, ritiene che l’aggiornamento professionale rappresenti un’opportunità ineludibile per tutti i tipi di occupazioni: figuriamoci per gli insegnanti che, in prima persona, hanno il delicato compito di trasmettere conoscenze, capacità e competenze. Ciò che non è ancora chiaro è, però, la collocazione oraria di tale formazione obbligatoria. Premesso, infatti, che l'orario di lavoro dei docenti è, sino a prova contraria, definito dal contratto collettivo nazionale e si compone di lezioni frontali, più 40 ore annuali per le attività collegiali e altre 40 per lo svolgimento di attività connesse con l’insegnamento, viene da sé che la formazione sarà aggiuntiva a questo “pacchetto” di impegni annuali.

“In linea generale – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal –  qualsiasi impegno aggiuntivo in un ambiente di lavoro, seppur relativo alla formazione, non può essere adottato se non trova spazio all’interno di un contratto nazionale. Non si tratta, infatti, di un’azienda privata ma del più grande comparto pubblico d’Italia: entrando poi nel merito, è un dato di fatto che con la riforma della Buona Scuola, che ha ampliato l’autonomia scolastica, gli impegni di tutti i lavoratori che operano nell’istruzione pubblica – docenti, Ata e dirigenti scolastici – sono notevolmente aumentati”.

La linea adottata dal Miur da un anno a questa parte, però, non è stata quella di far crescere di pari passo anche adeguati compensi per questi oneri aggiuntivi: si è rimasti fermi al contratto del 2009, quando lavorare a scuola era altra cosa rispetto ad oggi. Anche la presentazione del piano nazionale di formazione permanente del personale non si sottrae a tale tendenza: aggiungere nuovi doveri e obblighi, continuando a eludere i diritti. Nel frattempo, infatti, il personale continua a percepire buste paga ridicole, ampiamente superate dal costo della vita perché pure l’indennità di vacanza contrattuale è stata incredibilmente congelata, unitamente al rinnovo di contratto che – conclude Pacifico - si prevede modesto e per pochi lavoratori della scuola”.

 

 

 

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