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La rata per l'Ape volontaria potrà variare tra il 2% e il 5,5% per ogni anno di anticipo, a seconda della percentuale dell'assegno chiesta: il lavoratore che percepisce 2.200 euro lordi di pensione a 67 anni e mezzo e chiede di fruire del periodo massimo di anticipo, rispetto agli assurdi requisiti introdotti con la riforma Fornero, si troverebbe a restituire addirittura 430 euro mensili lordi.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): è un diritto del pensionato percepire un assegno di quiescenza corrispondente ai contributi versati. Chiedere a un cittadino che ha lavorato una vita di privarsi di così tanti soldi, sottratti da una pensione già penalizzata dal nuovo modello di calcolo retributivo, è una provocazione. Bisognava, invece, riconoscere l’elevato rischio psico-fisico connesso allo svolgimento della funzione docente, senza alcuna distinzione di ordine e grado, affinché tutta la categoria degli insegnanti – ad altissimo rischio burnout - possa fruire delle agevolazioni pensionistiche da lavoro usurante. La stessa possibilità che vuole essere data ai docenti d’infanzia, collocando la loro professione tra le logoranti, prevede comunque l’esborso di una differenza; inoltre, per loro, la soglia di contributi minimi versati è di 36 anni. Considerando il lungo periodo di precariato che si chiede ai docenti italiani, saranno molti quelli che non potranno accedere all’Ape 'social'. Lunedì 14 novembre sciopereremo e scenderemo in piazza a Roma anche per questo.

 

 

Si concretizzano gli interventi in materia previdenziale contenuti nella Legge di Stabilità del 2017: da un’analisi del testo definitivo su cui la Commissione Bilancio della Camera sta procedendo all'esame della legge di bilancio, il disegno di legge n. 4127, prende consistenza il prestito oneroso da restituire in vent’anni, per lasciare l’occupazione fino a 43 mesi prima. Non ci sono buone nuove: se si escludono, infatti, i docenti della scuola dell’infanzia, collocati tra i lavoratori che svolgono attività usuranti (articolo 31), per gli altri la cifra richiesta è davvero esorbitante.

Secondo quanto comunicato nelle tabelle della presentazione degli interventi sulla previdenza in legge di bilancio, pubblicata sul sito del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini, un pensionato con un assegno lordo di 1.615 euro, a fronte di una pensione certificata di 1.286 euro e un anticipo richiesto dell'85% a 1.093 euro, prenderebbe dopo tre anni 1.078 euro con un ''costo'' del 4,7% per anno d'anticipo. Pertanto, il lavoratore che avrà beneficiato di 3 anni e 7 mesi di Ape, sarà chiamato a ridare mensilmente 270 euro lordi per vent’anni.

Dal momento che la rata per l'Ape volontaria potrà variare tra il 2% e il 5,5% per ogni anno di anticipo, a seconda della percentuale dell'assegno chiesta, la cifra che lo Stato si appresta a chiedere al lavoratore, vittima dell’assurdo innalzamento dei requisiti introdotti con la riforma pensionistica del Governo tecnico di Mario Monti, può essere ancora più alta: ad esempio, a un pensionato con un assegno lordo di 2.200 euro, una somma verosimile per chi è andato in pensione e ha svolto il ruolo di docente della scuola secondaria, che chiede di fruire di 3 anni e 7 mesi di anticipo rispetto alla soglia introdotta dalla riforma Fornero, si troverebbe a restituire per venti anni addirittura 430 euro mensili lordi.

Secondo Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario confederale Cisal, si tratta di una richiesta che va oltre ogni logica: “riteniamo che sia un diritto del pensionato percepire un assegno di quiescenza corrispondente ai contributi versati. Chiedere a un cittadino che ha lavorato una vita di privarsi di 300 o 400 euro di una pensione, già penalizzata dal nuovo modello di calcolo introdotto dalla riforma Fornero, rappresenta secondo noi solo una provocazione. Anziché riconoscere l’elevato rischio psico-fisico connesso allo svolgimento della funzione docente, senza alcuna distinzione di ordine e grado, affinché tutta la categoria degli insegnanti – ad altissimo rischio burnout - possa fruire delle agevolazioni pensionistiche spettanti a chi svolge un lavoro usurante, si è preferito mettere il solito fumo negli occhi”.

Perché – continua il sindacalista Anief-Cisal – la stessa possibilità, sempre con la Legge di Stabilità, vuole essere data ai docenti della scuola dell’infanzia, collocando la loro professione tra le logoranti, prevedendo comunque l’esborso di una quota mensile da sottrarre all’assegno pensionistico: la soglia di reddito per accedere gratuitamente all'Ape ‘social’, infatti, è di soli 1.500 euro lordi: dovranno, quindi, pagare una differenza. Inoltre, per loro la soglia di contributi minimi versati è di 36 anni. Considerando il lungo periodo di precariato che si chiede ai docenti italiani, docenti dell’infanzia compresi, saranno molti quelli che non potranno accedere all’Ape social”.

Per Anief, si tratta dell’ennesima beffa a danno di chi forma i giovani cittadini italiani: un docente della Germania, lascia l’insegnamento dopo 24 anni di servizio e senza decurtazioni, percependo una pensione quasi doppia rispetto ai nostri. Invece, in Italia per più di quattro pensionati su dieci, l'assegno non arriva neppure a mille euro al mese.

Anche per questi motivi, Anief invita tutti i lavoratori della scuola a scendere in piazza per i propri diritti, a dire un secco “no” alla precarizzazione del lavoro, aderendo allo sciopero indetto per tutta la giornata e partecipando al presidio che si terrà a Roma il prossimo 14 novembre dalle 8.00 alle 13.00 davanti Montecitorio. Per ulteriori informazioni sullo sciopero e per usufruire dei pullman gratuiti per raggiungere Roma messi a disposizione dall'Anief è necessario inviare un'e-mail entro il 7 novembre a  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. specificando la provincia di partenza, nome, cognome, numero cellulare e indirizzo e-mail.

 

 

 

 

 

 

Le misure contenute nel disegno di legge n. 4127 (Legge di Stabilità 2017) riguardanti l’APE.

 

 

Si introduce, in via sperimentale dal 1° maggio 2017 al 31 dicembre 2018, l'Anticipo finanziario a garanzia pensionistica (cd. APE) e una indennità, a favore di determinate categorie di soggetti in condizioni di disagio sociale, spettante fino alla maturazione dei requisiti pensionistici (cd. APE sociale).

L'APE consiste in un prestito concesso da un soggetto finanziatore e coperto da una polizza assicurativa obbligatoria per il rischio di premorienza corrisposto, a quote mensili per dodici mensilità, a un soggetto in possesso di specifici requisiti, da restituire a partire dalla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia con rate di ammortamento mensili per una durata di venti anni. L'APE è prevista in via sperimentale dal 1° maggio 2017 al 31 dicembre 2018; entro tale data il Governo verifica i risultati della sperimentazione ai fini di una sua eventuale prosecuzione.

Possono accedere all'APE i soggetti in possesso dei seguenti requisiti: iscrizione all'Assicurazione generale obbligatoria (AGO), alle forme sostitutive ed esclusive della medesima e alla gestione separata; età anagrafica minima di 63 anni; maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia entro 3 anni e 7 mesi; anzianità contributiva di 20 anni; pensione pari almeno a 1,4 volte il trattamento minimo (al netto della rata di ammortamento dell'APE); non essere già titolare di un trattamento pensionistico diretto.

L'istituto finanziatore trasmette all'INPS e al soggetto richiedente il contratto di prestito o l'eventuale comunicazione di reiezione dello stesso.

Le somme erogate dall'INPS nell'ambito del prestito non concorrono a formare il reddito ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche. A fronte degli interessi sul finanziamento e dei premi assicurativi per la copertura del rischio di premorienza corrisposti al soggetto erogatore, è riconosciuto un credito di imposta annuo nella misura massima del 50 per cento dell'importo pari a un ventesimo degli interessi e dei premi assicurativi complessivamente pattuiti nei relativi contratti. Tale credito d'imposta non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi ed è riconosciuto dall'INPS per l'intero importo rapportato a mese a partire dal primo pagamento del trattamento di pensione. L'INPS recupera il credito rivalendosi sulle ritenute da versare mensilmente all'Erario nella sua qualità di sostituto d'imposta (articolo 25).

 L'APE sociale consiste in una indennità, corrisposta fino al conseguimento dei requisiti pensionistici, a favore di soggetti che si trovino in particolari condizioni. Essa è prevista in via sperimentale dal 1° maggio 2017 al 31 dicembre 2018; entro tale data il Governo verifica i risultati della sperimentazione ai fini di una sua eventuale prosecuzione.

Possono accedere all'APE sociale i soggetti in possesso dei seguenti requisiti: età anagrafica minima di 63 anni; stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale, che abbiano concluso integralmente la prestazione per la disoccupazione loro spettante da almeno tre mesi e siano in possesso di un anzianità contributiva di almeno 30 anni; soggetti che assistono da almeno sei mesi il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap grave e sono in possesso di un anzianità contributiva di almeno 30 anni; soggetti che hanno una riduzione della capacità lavorativa uguale o superiore al 74%, e sono in possesso di un anzianità contributiva di almeno 30 anni; lavoratori dipendenti che svolgono, da almeno sei anni in via continuativa, specifiche professioni per le quali è richiesto un impegno tale da rendere particolarmente difficoltoso e rischioso il loro svolgimento, e sono in possesso di un anzianità contributiva di almeno 36 anni.

L'indennità è pari all'importo della rata mensile della pensione calcolata al momento dell'accesso alla prestazione, non può in ogni caso superare l'importo massimo mensile di 1.500 euro, non è soggetta a rivalutazione ed è erogata mensilmente su dodici mensilità all'anno.

Il beneficio dell'indennità è riconosciuto, a domanda, entro limiti annuali di spesa stabiliti nella norma istitutiva (articolo 25).

 

 

 

 

 

 

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