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I provvedimenti vanno ora in Conferenza Unificata per l'apposito parere e alle competenti Commissioni parlamentari, dove andranno necessariamente migliorati. Via libera per inclusione scolastica, cultura umanistica, diritto allo studio, formazione iniziale e accesso all'insegnamento nella scuola secondaria di primo e secondo grado, istruzione professionale, scuole italiane all'estero, sistema integrato di istruzione dalla nascita fino a sei anni, valutazione e certificazione delle competenze ed Esami di Stato. Rimane fuori, rispetto ai nove decreti indicati nella Legge 107/15, solo il nuovo Testo Unico in materia di istruzione.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): è un’ottima opportunità quella che si profila, perché i decreti delegati possono attuare nel mitigare o deviare gli effetti perversi della Legge 107/15. Da parte nostra, sono giunte precise indicazioni al Parlamento attraverso degli emendamenti al decreto Milleproroghe. È importante, però, che già le deleghe non contengano profili di incostituzionalità, come già accaduto con i decreti legislativi della Pubblica Amministrazione, e che si apra un dibattito adeguato nonostante i tempi siano decisamente ristretti. Altrimenti, toccherà ancora una volta rivolgersi al giudice.

 

Il disco verde del Consiglio dei ministri, su otto delle nove deleghe della legge di riforma “Buona Scuola”, va considerato come un inizio di un percorso da completare: i provvedimenti vanno ora in Conferenza Unificata per l'apposito parere e alle competenti Commissioni parlamentari, dove andranno necessariamente migliorati.

I decreti delegati su cui c’è stato parere favorevole riguardano: inclusione scolastica; cultura umanistica; diritto allo studio; formazione iniziale e accesso all'insegnamento nella scuola secondaria di primo e secondo grado; istruzione professionale; scuole italiane all'estero; sistema integrato di istruzione dalla nascita fino a sei anni; valutazione, certificazione delle competenze ed Esami di Stato. Quello rimasto fuori dal 'pacchetto', approvato oggi in CdM, riguarda il nuovo Testo Unico in materia di istruzione, cioè il riordino delle disposizioni legislative vigenti comprendente numerose norme che andrebbero a superare il Decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, più noto come Testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado scolastico.

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, è “rilevante l’opportunità che i decreti delegati possono attuare nel mitigare o deviare gli effetti perversi della Legge 107/15. Da parte nostra, sono giunte precise indicazioni al Parlamento attraverso degli emendamenti al decreto Milleproroghe. È importante, però, che già le deleghe non contengano profili di incostituzionalità, come già accaduto con i decreti legislativi della Pubblica Amministrazione, e che si apra un dibattito adeguato nonostante i tempi siano decisamente ristretti. Altrimenti, toccherà ancora una volta rivolgersi al giudice”.

 

LE INDICAZIONI ANIEF SUGLI 8 DECRETI DELEGATI APPROVATI DAL CDM IL 14 GENNAIO.

Sulla riforma del sostegno, il giovane sindacato ritiene che qualsiasi cambiamento non debba andare a scollare la figura del docente di sostegno dagli organici della scuola (rifiutando logiche di “medicalizzazione” della professione), facendo venire meno anche il progetto di portare a 10 anni l’obbligo di permanenza sul sostegno dopo l’immissione in ruolo. Per l’immediato, occorre poi assolutamente provvedere alla trasformazione di circa 40mila posti dall’attuale organico di fatto a quello di diritto, visto che i posti in deroga hanno una valenza annuale e non possono, come intende fare l’amministrazione, procrastinarli a tempo indeterminato in quello status.

Per quanto riguarda le scuole all’estero, è fondamentale che si valorizzi al massimo l’operato del personale che agisce in strutture collocate in territorio non italiano poiché, ancora oggi, il 50 per cento dei docenti è precario e nei loro confronti l’indennità aggiuntiva, assegnata al personale di ruolo‎, è inspiegabilmente ridotta della metà. Vengono, poi, spezzoni per anni assegnati su posti vacanti, le cui situazioni non sono state considerate nella riforma “La Buona Scuola”, mettendo così a rischio il servizio scolastico offerto a 31mila studenti frequentanti quelle scuole.

Sulla riforma della formazione fino a 6 anni, invece, il decreto delegato dovrebbe contenere delle misure che prevedono l’aggiunta del segmento 0-3 anni all’attuale impianto 3-6 anni, nell'ottica di una continuità verticale che vedrebbe finalmente integrato il sistema fino all’inizio della primaria. Tra le novità, servirebbe però anche la fondamentale introduzione dell’anno “ponte”, con la presenza contemporanea di maestri della scuola dell’infanzia e primaria: a 5 anni di età, infatti, i bambini necessitano di un’attenzione pedagogica maggiore, con il percorso scolastico che potrebbe anche esaurirsi a 18 anni, come avviene in molti altri Paesi.

L’introduzione della copresenza porterebbe l’incremento di almeno 30mila docenti, cui si aggiungerebbero quelli considerati dalla riforma, pari ad almeno altri 25mila nuovi insegnanti di settore (necessari per incrementare fino al 33 per cento la diffusione degli asili nido, soprattutto al Sud). In tal modo, le nuove immissioni in ruolo permetterebbero finalmente la stabilizzazione dei docenti dell'infanzia delle Graduatorie ad Esaurimento, incredibilmente dimenticati dalla Legge 107/15 e, con loro, anche dei precari abilitati non inseriti nelle Graduatorie ad esaurimento, che hanno svolto oltre 36 mesi di servizio, nonché tutti i vincitori dei passati concorsi e di quello del 2016.

L’ultimo decreto, relativo al riordino dell’istruzione professionale, è chiaro che, dopo la sentenza n. 284/2016 della Corte Costituzionale, non si può non tenere conto della centralità delle Regioni su questo versante. In particolare, come ha detto la Consulta, sulla “previsione degli standard strutturali, organizzativi e qualitativi dei servizi educativi per l’infanzia e della scuola dell’infanzia, diversificati in base alla tipologia, all’età dei bambini e agli orari di servizio, prevedendo tempi di compresenza del personale dei servizi educativi per l’infanzia e dei docenti di scuola dell’infanzia, nonché il coordinamento pedagogico territoriale e il riferimento alle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, adottate con il regolamento di cui al decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 16 novembre 2012, n. 254”.

Allo stesso modo, sempre in tema di riforma dell’istruzione professionale, bisogna tenere conto di due norme basilari: lo statuto dei lavoratori, il D.M. 300 del 1977, il quale nonostante alcune modifiche recentemente apportate, prevede ancora, all'articolo 10, che il lavoratore è un soggetto avente titolo a completare un percorso di studi. Allo stesso modo, lo statuto degli studenti e delle studentesse del 1998 accorda il diritto degli studenti alla partecipazione alle attività extracurricolari organizzate dalla scuola. Purtroppo, sinora di tali indicazioni non risulta traccia nelle bozze attuative predisposte.

A proposito, della delega su valutazione e certificazione delle competenze ed Esami di Stato, il sindacato ritiene di continuare a mantenere un assetto tradizionale con una parte maggioritaria esterna alla scuola di appartenenza degli alunni. Vanno scongiurate, a tal proposito, quelle derive che vorrebbero trasformare gli Esami di Stato in un pro-forma. Altrettanto fondamentale ed imprescindibile è il mantenimento del valore legale del titolo di studio.

Sulla cultura umanistica, Anief ritiene che vanno introdotte nella scuola secondaria di secondo grado due ore obbligatorie di Filosofia sia di Storia. Per quel che concerne, invece, il diritto allo studio, è basilare un incremento sostanzioso delle borse di studio, ad iniziare dagli studenti appartenenti a nuclei familiari non abbienti. Inoltre, vanno incrementati gli organici laddove sono più alti i tassi di dispersione scolastica, di disoccupazione e di collegamento con il mondo del lavoro. Ricordiamo, a questo proposito, che l’Italia è l’unico Paese dell’Ocse che dal 1995 non ha aumentato la spesa per studente nella scuola primaria e secondaria, a dispetto di un aumento in media del 62% degli altri Paesi dell’area Ocse. Con le tasse universitarie che continuano costantemente ad aumentare.

Su formazione iniziale e accesso all'insegnamento nella scuola secondaria di primo e secondo grado, è utile gestire al meglio lafase transitoria che ci si appresta a vivere, al fine di tutelare i docenti precari. In particolare, il perdurante disallineamento tra domanda e offerta dovuto al blocco dell’aggiornamento delle GaE, il mancato inserimento di personale abilitato, la contrazione degli organici e la falsa individuazione dell’organico di diritto, che produce nuovo precariato con sempre più numerose e certe condanne del Miur al pagamento di scatti stipendiali, mensilità estive, risarcimenti, spese legali.

 

 

 

 

 

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