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A un anno dalla pubblicazione del bando, il quotidiano La Repubblica tira le prime tragiche somme: un posto su sei non sarà assegnato; uno su cinque tra i vincitori non avrà mai la cattedra, gli idonei esclusi. Secondo uno studio parallelo dell’Anief, che conferma la ricerca Tuttoscuola, avremo ancora supplentite assicurata per i prossimi sette anni: in Lombardia per matematica nella scuola media e nel Lazio per sostegno alle superiori. Ecco tutti i numeri del flop della selezione nazionale, destinati ancora a cambiare, perché ad aprile prenderanno il via le prove suppletive per migliaia di candidati inizialmente esclusi dal Miur.

 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): servono modifiche urgenti nella fase transitoria prevista dalla delega su formazione iniziale e reclutamento (Atto 377), all’esame del Parlamento. Oltre alla riapertura delle GaE per gli abilitati, il doppio canale per le assunzioni da graduatorie d’istituto laddove risultano esaurite le GaE, la validità di quelle di Merito non esaurite e l’inserimento degli idonei. Tutti i vincitori e idonei del concorso vanno immessi in ruolo. Se ciò non avverrà entro breve, Anief si rivolgerà ai giudici, rivendicando, nel contempo, la trasformazione di tutto l'organico di fatto in organico diritto e chiedendo finanziamenti adeguanti. Poiché, infatti, non possono di certo bastare i 400 milioni previsti dalla Legge di Stabilità: servirebbero solo a stabilizzare 13.300 precari, mentre i posti sono 100mila. Più 35mila Ata. Noi a questo gioco al ribasso non ci stiamo: per questo abbiamo proclamato lo sciopero della Scuola per il prossimo 17 marzo.

 

Rimangono ben saldi i nodi sul concorso a cattedra 2016: secondo il quotidiano La Repubblica, manca ancora il 30% delle graduatorie di merito e 10mila vincitori non verranno mai assunti. Da una ricerca parallela, svolta dal Centro Studi Anief, risulta anche che a sei mesi dalla data indicata dal Miur come termine per concludere il “concorsone” per docenti 2016, ben 299 graduatorie di merito devono ancora essere pubblicate, a fronte di oltre 1.200 complessive. A oggi, sono oltre 7mila i posti che andranno persi, poiché in tante classi di concorso e province il numero dei posti messi a bando risulta già ampiamente superiore al numero di candidati risultati vincitori. Se il ‘trend’ di bocciature o di mancate iscrizioni (dovute alla forte pre-selezione derivante dall’esclusione a monte dei laureati privi di abilitazione) dovesse continuare, si supererà sicuramente quota 10mila posti persi, su 63.712 messi a disposizione dal Miur.

 

I dati Anief – presentati in settimana alle commissioni parlamentari congiunte della Camera, nel corso dell’audizione sulle otto leggi delega della Legge 107/15 - confermano lo studio Tuttoscuola di qualche settimana fa, secondo cui “il 30% delle procedure concorsuali non è ancora arrivato al traguardo delle graduatorie finali di merito e, in molti casi, le commissioni esaminatrici, soprattutto per infanzia e primaria, non hanno nemmeno concluso la correzione delle prove scritte. Peggio, si sa già con certezza che in alcune Regioni gli orali si concluderanno la prossima primavera, a distanza di oltre un anno dalla pubblicazione dei bandi che ne prevedevano la conclusione entro il 31 agosto scorso”. Inoltre, ad aprile prenderanno il via le prove suppletive per migliaia di candidati inizialmente esclusi dal Miur, ma poi ripescati grazie all’operato dell’Anief.

 

Tuttavia, il numero di cattedre destinate a rimanere libero è destinato a crescere. Sul fronte pensionamenti, in base alle stime Miur sulle cessazioni del servizio, presentate qualche mese fa dal sottosegretario all’Istruzione Gabriele Toccafondi in VII Commissione Cultura e relativo al triennio 2016/2018, solo nella secondaria di primo grado si prevedono 13.892 uscite dal lavoro. Mentre i posti liberi da assegnare previsti dal concorso a cattedra ammontano a 16.147 (rispetto al contingente indicato nel D.D.G. 106/2016). Si tratta, pertanto, di un numero decisamente inferiore. C’è poi da ricordare che, nelle classi di concorso dove vi sono ancora precari abilitati inseriti nelle GaE, i posti destinati al ruolo, per ognuna delle due graduatorie, sono solo la metà dei disponibili.

 

Ci si chiede, quindi, come sia ancora possibile pensare di assumere tutti i vincitori del concorso 2016. Nell’anno scolastico 2016/17 le immissioni in ruolo sono state 25.301 da D.M. 669, mentre erano state pubblicate neanche il 50% delle nuove graduatorie di merito, con un tasso del 20% di posti scoperti: anche se si ragionasse per mera ipotesi, la metà di essi corrispondenti a 12.650 sarebbero dovuti essere assegnati alle GM. Pertanto, i posti passerebbero dai 53.712 iniziali a 41.062. Ma passiamo al 2017, l’anno in cui la stima delle cessazioni del servizio è pari a 23.791. Se aggiungiamo le 10.000 cattedre in più di cui parla il MEF, si arriva persino a 33.791: il 40% di questi ultimi, pari a 12.287, andrà alla Mobilità. I posti rimasti per le assunzioni ammonterebbero, pertanto, a 21.504 da dividere tra GM e GaE (10.752 a graduatoria).

 

Se ai 41.062 posti da GM sottraiamo i 10.752 a disposizione, i vincitori di concorso da assumere entro l’a.s. 2018/2019 ammonterebbero quindi a 30.310. Considerando la stima delle cessazioni del servizio, pari a 30.277, la mobilità che andrà a coprire il 50% dei posti e la metà dei posti coperti da GaE, rimarranno a casa tra i vincitori 12.841, per non parlare degli idonei inclusi nel numero maggiorato del 10% per via di una legge irragionevole. Ma non finisce qui. Perché il c. 113 art. 1 della L. 107/2015 lettera i) che modifica l’art. 400 del T.U. 297/94, prevede che ai vincitori del concorso spettano proprio i posti messi a bando e non quelli eventualmente disponibili. Come pensa il Miur di uscire da tale impasse? Anief chiede una risposta concreta al Miur, affinché si adoperi da subito ad assumere tutti i vincitori del 2016.

 

Sullo sfondo, c’è poi un altro problema, tutt’altro che marginale: riguarda l’istituzione delle nuove classi di concorso. Alcune di queste, infatti, dopo essere state istituite con il D.P.R. n. 19 del 14 febbraio 2016, non hanno trovato posto nell’organico di diritto. Vale per tutte, la “grana” sulla nuova classe di concorso A023: “Lingua italiana per discenti di lingua straniera” (alloglotti). La sua istituzione è stata introdotta dal Miur per soddisfare precise finalità di insegnamento di Italiano L2: gli oltre 500 posti messi a bando per il concorso a cattedre del 2016 (su 63.712 posti complessivi) hanno decretato dei vincitori che ora però non possono essere assunti, perché trattandosi di una materia nuova gli uffici periferici del Miur hanno dimenticato di inserire l’insegnamento nell’organico di diritto. Con il risultato che i vincitori del concorso rimarranno quasi tutti in stand by, almeno un anno e rischieranno pure di perdere la stabilizzazione (qualora la mancanza di disponibilità dovesse perdurare per un altro biennio) vanificando in tal modo partecipazione e l’allestimento della loro selezione concorsuale.

 

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, “è per tutti questi motivi che il sindacato chiede modifiche urgenti nella fase transitoria prevista dallo schema di decreto su formazione iniziale e reclutamento (Atto 377), all’esame del Parlamento. Oltre che la riapertura delle GaE per gli abilitati, il doppio canale per le assunzioni da graduatorie d’istituto laddove risultano esaurite le GaE, la validità delle Graduatorie di Merito non esaurite e inserimento degli idonei”.

 

Tutti i vincitori e idonei del concorso a cattedra, come prevede la legge, vanno immessi nei ruoli dello Stato. Se ciò non avverrà entro breve, è chiaro che Anief si rivolgerà, per loro, ai giudici. Rivendicando, nel contempo, la trasformazione di tutto l'organico di fatto in organico diritto, chiedendo finanziamenti adeguanti. Perché non possono di certo bastare i 400 milioni previsti dalla Legge di Stabilità: servirebbero, secondo le stime del Miur, a trasformare 23mila posti da annuali a vacanti utili al ruolo, mentre per il Ministero dell’Economia (che purtroppo ha ragione) sarebbero circa la metà. Noi a questo gioco al ribasso non ci stiamo: per tale motivo abbiamo proclamato lo sciopero della Scuola per il prossimo 17 marzo: perché una soluzione che salvi i precari, vincitori di concorso e abilitati dimenticati, deve essere trovata nella gestione della fase transitoria che durerà ben sette anni”, conclude il sindacalista Anief-Cisal.

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