I Tribunali del Lavoro di Rimini e Pordenone accolgono in totole tesi Anief, condannando il Miur per discriminazione e violazione proprio delle norme comunitarie: il Ministero dovrà ora risarcire ogni singolo ricorrente con 10 mensilità per tre docenti e 11 mensilità per altri due. Oltre a corrispondere loro gli scatti di anzianità, computando tutti i servizi svolti con contratti a termine: il loro stipendio, pertanto, verrà adeguato per tutta la loro carriera professionale. È ancora possibile  ricorrere con Anief.

 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal):non vi sono più dubbi sul fatto che l’ordinamento comunitario prescriva come regola la parità di trattamento tra lavoratori a termine e a tempo indeterminato, nel settore pubblico come nel privato. Il Miur dovrebbe adeguarsi immediatamente, sia per quanto riguarda la retribuzione dei supplenti, sia per l'immediata stabilizzazione di quanti hanno già svolto 36 mesi di servizio.

 

Precarizzati ben oltre il massimo consentito. Con lo stipendio perennemente fermo, divorato dall’inflazione. È il destino che abbraccia i supplenti italiani: per anni e anni, anche decenni, assunti e licenziati, più volte anche nello stesso anno. Ora, però, le cose stanno cambiando. Almeno in Europa, dove la Corte di Giustizia si è espressa chiaramente contro la reiterazione dei contratti a tempo determinato, una volta superata la soglia dei 36 mesi. L’Italia pensa di essersela cavata con il piano straordinario della Buona Scuola che, alla fine della fiera, ha stabilizzato solo poco più della metà dei precari inizialmente dichiarati (87mila docenti, a fronte di 150mila) e dimenticato intere categorie: come gli abilitati dopo il 2011, i maestri della scuola dell’infanzia, gli assistenti amministrativi, i tecnici e i collaboratori scolastici.

 

Solo poche ore fa abbiamo assistito all’intervento degli avvocati Anief Sergio Galleano e Vincenzo De Michele, presso la Commissione UE, per denunciare lo Stato italiano a seguito della sua inottemperanza rispetto alle sentenze della Corte di Giustizia europea, e rivendicando una risposta netta e precisa dei parlamentari di Bruxelles, attraverso una risoluzione ad hoc, a tutela di chi da troppo tempo è sfruttato dallo Stato per supplire alle mancate immissioni in ruolo. Si è parlato anche di risarcimenti e di mancati scatti automatici di anzianità.

 

In attesa di un intervento del Parlamento Ue, continuano a giungere le sentenze dei nostri tribunali. Come quelle emesse oggi dai Tribunali del Lavoro di Rimini e Pordenone che, accogliendo in toto le tesi del giovane sindacato, condannano il Ministero dell'Istruzione proprio per discriminazione e violazione di norme comunitarie: nella fattispecie, le sentenze hanno riguardato cinque docenti precari “storici”, perennemente sfruttati e cui il Miur non aveva mai riconosciuto il diritto alle progressioni di carriera e all’anzianità di servizio maturata a seguito dei tanti contratti a termine stipulati.

 

 

I legali Anief hanno dimostrato in tribunale l’illecita discriminazione posta in essere dal Ministero nei confronti dei dipendenti precari e ottenuto la condanna dell’amministrazione a corrispondere loro un totale di 52 mensilità di risarcimento danni e il corrispettivo delle progressioni di carriera mai percepite. Per un totale di 150mila euro di risarcimento danni.

 

I giudici hanno accordato che ogni ricorrente, in servizio alle dipendenze del Miur anche da più di dieci anni con contratti a termine, ha “subito la illegittima precarizzazione del suo rapporto di impiego ed abbia dunque diritto ad ottenere il conseguente risarcimento del danno”. È stata loro riconosciuta, inoltre, “l'anzianità di servizio maturata ai fini della attribuzione della medesima progressione stipendiale prevista per i dipendenti a tempo indeterminato dai Ccnl succedutisi nel tempo”.In assenza di ragioni oggettive di deroga al principio di non discriminazione, infatti, le sentenze hanno confermato che “sussiste il diritto dei ricorrenti alla progressione professionale retributiva, negli stessi termini previsti per il personale di ruolo”.

 

 

Il Miur è stato quindi condannato anche al pagamento delle spese di lite; dovrà ora risarcire ogni singolo ricorrente con una cifra pari a 10 mensilità per tre docenti e 11 mensilità per altri due. Oltre a corrispondere loro gli scatti di anzianità computando tutti i servizi svolti con contratti a termine, con il loro stipendio che verrà quindi adeguato per tutta la loro carriera professionale.

 

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, "ormai non possono esservi dubbi sul fatto che l’Ordinamento comunitario prescriva come regola la parità di trattamento tra lavoratori a termine e lavoratori a tempo indeterminato nel settore privato come in quello pubblico. E il Miur dovrebbe attivarsi immediatamente sia per quanto riguarda l'adeguamento della retribuzione dei precari, commisurandole a quelle riconosciute al personale di ruolo, sia per l'immediata stabilizzazione di quanti hanno già svolto almeno 36 mesi di servizio”.

 

Per ulteriori informazioni sui ricorsi Anief e agire in tribunale per ottenere le medesime progressioni stipendiali dei lavoratori a tempo indeterminato e il risarcimento del danno per illecita reiterazione di contratti a termine, clicca qui.

 

 

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