Sono innumerevoli i punti dolenti contenuti nel rinnovato modello formativo precedente alla scuola primaria: nessun ritorno al maestro prevalente su moduli abolito dalla Legge 169/2008 o all’insegnante specialista di lingua inglese quando l’Italia era al quinto posto dei rapporti PIRLS per apprendimento studenti, nessun organico di potenziamento per gli insegnanti d’infanzia che sono esclusi dall’obbligo scolastico nonostante il DPR 89/2009, sezioni primavera ordinamentali ma solo per il 25% del Paese.

 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): per migliorare il sistema formativo di questa particolare fascia d’età avevamo chiesto l’anticipo dell’obbligo a 5 anni, con classi ‘ponte’ e docenti infanzia-primaria in copresenza, per poi licenziare gli studenti a 18 anni, ma anche in questo caso non siamo stati ascoltati. Continuiamo poi a chiedere perché gli organici di questi docenti rimangono ancora ingessati per legge e come mai l’auspicio alla concorrenza stato-regioni è bocciato già dai buchi di bilancio delle amministrazioni nel territorio. Nel frattempo, si persiste nel dimenticare i precari della scuola dell’infanzia e primaria dal nuovo sistema di reclutamento e dalla fase transitoria. Ecco perché si prevede un nuovo fallimento.

 

A quasi due anni dall’approvazione della Buona Scuola, la riforma del percorso formativo fino a 6 anni rimane un’opera incompiuta: dal Governo, però, continuano a giungere parole di compiacimento. Sono di queste ore le rassicurazioni della Ministra dell’Istruzione, la quale nel corso del suo intervento tenuto a un’iniziativa del Pd dedicata proprio alla riforma, ha annunciato che la riforma 0-6 anni sarà pubblicata nei prossimi giorni in Gazzetta Ufficiale: è un “salto in avanti culturalmente straordinario. Un investimento culturale e formativo che mancava da anni – ha detto Fedeli -. Adesso deve diventare un fatto concreto nel Paese. Far capire che bambini 0-6 hanno diritti propri e lì inizia la vera inclusiva non sarà facile”.

 

Anief ritiene che la revisione della formazione fino alla primaria sia invece deficitaria e decisamente migliorabile. In base ai commi presenti nella Legge 107/15 e alla legge delega di attuazione, in questi giorni alle firme di prassi del Quirinale, non è infatti presente alcun ritorno al maestro prevalente su moduli abolito dalla Legge 169/2008 o all’insegnante specialista di lingua inglese, quando l’Italia era al quinto posto dei rapporti PIRLS per apprendimento studenti. Inoltre, non è stato attivato alcun organico di potenziamento per gli insegnanti d’infanzia (unico caso a livello di docenza) che sono esclusi dall’obbligo scolastico nonostante il DPR 89/2009. Vengono introdotte le sezioni primavera ordinamentali, ma solo per il 25 per cento del Paese.

 

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, ricorda poi che “per migliorare il sistema formativo di questa particolare fascia d’età avevamo chiesto, nel corso delle audizioni tenute in inverno a Montecitorio Palazzo Madama sulle modifiche dei decreti legislativi dell’ultima riforma, sull’allora Atto 380 della Legge 107 del 2015, l’anticipo dell’obbligo a 5 anni, con classi ‘ponte’ e docenti infanzia-primaria in copresenza, per poi licenziare gli studenti a 18 anni, ma anche in questo caso non siamo stati ascoltati”.

 

Anief-Cisal ricorda, a questo proposito, che inserendo l’ultimo dei sei anni del Sistema integrato nel primo del diritto-dovere all’istruzione e alla formazione, pur mantenendo in 10 anni la durata del diritto-dovere all’istruzione e alla formazione, si sarebbero avuti solo vantaggi: dal punto di vista didattico, perché è scientificamente provato che a 5 anni i bambini necessitano di una formazione ludica e, nello stesso tempo, di avvicinamento all’alfabetizzazione e al far di conto. Inoltre, questo modello avrebbe allineato l’Italia all’Europa, e agli stessi Stati Uniti, dove il diploma in uscita dal sistema di istruzione e formazione secondaria corrisponde, per chi ha svolto studi regolari, all’anno di compimento della maggiore età. Inoltre, l’anno ‘ponte’ a 5 anni di età degli alunni favorirebbe l’assunzione di circa 25mila maestri dell’infanzia, già vincitori di concorso ma anche abilitati nelle GaE e nelle graduatorie d’istituto, sinora rimasti al palo mentre tutti i colleghi dei altri corsi di studio venivano assunti.

 

“Resta in effetti da comprendere il motivo per cui, a venti mesi dall’approvazione della L.107/15, ci ritroviamo ancora gli organici della scuola dell’infanzia ingessati per legge, oltre che con un auspicio alla concorrenza Stato-Regioni che è bocciata già dai buchi di bilancio delle amministrazioni nel territorio. Così come risulta inspiegabile la dimenticanza dei docenti della scuola dell’infanzia e primaria all’interno del nuovo sistema di reclutamento e dalla fase transitoria. Ecco perché – conclude Pacifico – siamo convinti che per la revisione del percorso 0-6 anni si prevede un nuovo fallimento”.

 

 

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