Alta l’adesione alle iniziative odierne contro la politica e la riforma che stanno affossando la categoria: dallo sciopero nazionale proclamato dall’Udir, alla partecipazione alle manifestazioni e assemblee organizzate dagli altri sindacati. La categoria si sente calpestata su più fronti, a iniziare da quello stipendiale. Bisogna poi ridurre la burocrazia crescente, recuperare di un terzo degli organici tagliati col dimensionamento degli ultimi dieci anni, fermare l’esplosione delle reggenze; modificare il Testo unico sulla sicurezza, con un capitolo specifico che finalmente riguardi anche le scuole. Oggi fare il dirigente scolastico comporta rischi elevatissimi, tanto è vero che ci sono presidi condannati ad anni di carcere e altri sotto processo con diversi capi d’imputazione. Il tutto, pur avendo le mani legate perché la gestione e l’organizzazione-manutenzione dei locali, la metà dei quali costruiti prima del 1971, spetta all’ente proprietario.

 

Marcello Pacifico (Confedir-Udir): i presidi non ce la fanno più a sostenere un ruolo professionale fatto di responsabilità crescenti e soddisfazioni ridotte sotto lo zero. Ascoltandoli, girando per l’Italia, abbiamo compreso che sono gli stessi dirigenti a non volere più tacere su questioni che comportano implicazioni anche di carattere penale, quali la sicurezza degli istituti, oltre alle reggenze impossibili e la mancanza di supporto da parte dell’amministrazione, che lascia i nostri presidi in prima linea ad affrontare problematiche ed emergenze quotidiane. C’è poi il problema della perequazione degli stipendi, che addirittura sta procedendo al contrario, visto che nell’ultimo periodo si è arrivati a chiedere indietro a diversi nostri presidi diverse migliaia di euro. La verità è che la misura è colma e l’adesione massiccia alla giornata di contestazione ne è la riprova.

 

Ha avuto un successo oltre ogni previsione la giornata di protesta dei dirigenti scolastici contro le politiche del Governo che stanno affossando la categoria: il 25 maggio migliaia di presidi hanno infatti incrociato le braccia, aderendo allo sciopero nazionale proclamato dall’Udir oppure fruendo di un giorno di permesso per partecipare alle manifestazioni e alle assemblee organizzate dagli altri sindacati.

 

“La risposta che abbiamo avuto - spiega Marcello Pacifico, segretario organizzativo della Confedir, cui aderisce Udir – è quella di un nucleo di dirigenti pubblici, 7mila in tutta Italia, che non ce la fa più a sostenere un ruolo professionale fatto di responsabilità crescenti e soddisfazioni ridotte sotto allo zero: del resto, siamo giunti alla protesta comune del 25 maggio dopo che, organizzando convegni in tutta Italia, abbiamo preso atto della loro voglia di manifestare il dissenso diffuso. Ci hanno detto che non si può più tacere su questioni che comportano implicazioni anche di carattere penale, quali sono la sicurezza degli istituti. Nei casi estremi, stiamo valutando se ci sono le condizioni per chiudere le scuole”.

 

“Poi ci sono le reggenze impossibili e la mancanza di supporto da parte dell’amministrazione, che lascia i nostri presidi in prima linea ad affrontare problematiche ed emergenze quotidiane. E che dire del problema della perequazione degli stipendi, che addirittura sta procedendo al contrario, visto che nell’ultimo periodo si è arrivati a  "chiedere indietro a diversi nostri presidi diverse migliaia di euro. La verità – conclude Pacifico – è che la misura è colma e l’adesione massiccia alla giornata di contestazione ne è la riprova: il Governo ne tragga le conseguenze”.

 

Udir ricorda che gli obiettivi prioritari della vertenza sindacale in atto sono l’ottenimento della perequazione interna (RIA) ed esterna (come le altre dirigenze del pubblico impiego), con l’adeguamento del Fondo unico nazionale a quello stanziato per le aeree della dirigenza delle funzioni centrali e locali contro un nuovo taglio di 2mila euro previsto per il prossimo anno scolastico e il 2018/19, oltre all’estensione della Ria anche ai dirigenti scolastici assunti dopo il 2001. Si chiede poi il pieno rispetto della legge sull’allineamento dell’indennità di vacanza contrattuale al 50% del costo dell’inflazione, pari a 226 euro mensili medi, per ottenere i quali è possibile già inviare i modelli di diffida; iI versamento immediato del TFS per gli anni 2010/2012 e l’interruzione della trattenuta del 2,5% del Tfr.

 

Il sindacato chiede anche di ridurre la burocrazia crescente, oltre al recupero di un terzo degli organici tagliati col dimensionamento degli ultimi dieci anni, arginare l’esplosione delle reggenze che portano alla conduzione contemporanea anche di oltre 10 plessi scolastici. È altrettanto fondamentale attuare la modifica del Testo unico sulla sicurezza, con un capitolo specifico che finalmente riguardi anche le scuole: Udir ricorda che, normativa attuale alla mano, oggi fare il dirigente scolastico comporta rischi elevatissimi, tanto è vero che ci sono  presidi condannati ad anni di carcere e altri sotto processo con diversi capi d’imputazione. Il tutto, pur avendo le mani legate perché la gestione e l’organizzazione-manutenzione dei locali,  la metà dei quali costruiti prima del 1971, spetta all’ente proprietario.

 

Per informazioni, si può contattare il 331.7713481. Per una consulenza gratuita, scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. . Per aderire ai ricorsi su RIA, FUN, CIR consultare il sito internet www.udir.it.

Per maggiori informazioni, anche sugli altri seminari già programmati in varie città italiane, vai al link.

Il professor Marcello Pacifico

 

 

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25 maggio 2017

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