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Oggi è stato confermato che la ministra della P.A., Marianna Madia, spinge per scatti più generosi per i dipendenti che hanno guadagni più bassi e viceversa, con l'obiettivo di ridurre la forbice tra le retribuzioni, considerando che ‘lo scarto oggi sfiora i 200mila euro’. Il vero obiettivo, però, è un altro: trovare una scusante per assegnare aumenti ridotti – quindi meno degli 85 euro lordi al mese - a una bella fetta di dipendenti pubblici. Il nuovo modello di aumenti contrattuali, di cui l’Anief aveva dato notizia oltre sei mesi fa, si basa su un meccanismo alla 'Robin Hood', calibrato all'interno delle fasce retributive, cinque o sei, di ogni comparto, in modo da garantire incrementi per tutti, seppure graduati (di più a chi ha meno), in base a parametri certi. La prossima settimana riprenderanno gli incontri all’Aran, ma non ci scosterà molto da tale modello.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): i dipendenti pubblici sono i più penalizzati da un ‘datore di lavoro’ che li ha lasciati allo stipendio di otto anni fa. Nell’istruzione pubblica, dove il blocco perdura da nove, oggi abbiamo dei lavoratori, come i collaboratori scolastici, che dopo 14 anni di lavoro percepiscono 1.080,42 euro al mese. Che fanno poco più di 20mila euro l’anno: così poco da far vestire loro la maglia nera di tutta la Pubblica amministrazione in fatto di stipendi. Ma anche i docenti non vanno meglio, visto che sono tra i meno pagati dell’Area Ocse. Se l’Esecutivo alla guida del Paese avesse davvero voluto andare loro incontro, il dipendente pubblico oggi dovrebbe avere lo stesso 20% in più nel settennio concesso ai colleghi metalmeccanici a fine 2016: a fronte di uno stipendio medio di 1.500 euro, fanno 300 euro a lavoratore. Invece, ci troviamo ancora una volta costretti a invitare i lavoratori a rivolgersi al giudice. Per tali motivi, Anief ha deciso di anticipare i tempi  mettendo a disposizione dei lavoratori i modelli di diffida, anche per il recupero totale degli arretrati.

 

Non sa più cosa inventarsi il Governo per assegnare agli statali degli aumenti solo di facciata: siccome i saldi stanziati sono pochi, 5 miliardi per oltre 3 milioni di dipendenti, di cui una parte per finanziare altri capitoli di spesa, “la ministra della P.A., Marianna Madia, spinge per scatti più generosi per i dipendenti che hanno guadagni più bassi e viceversa, con l'obiettivo di ridurre la forbice tra le retribuzioni”, considerando che “lo scarto oggi sfiora i 200mila euro”, scrive oggi il Giornale di Sicilia.

Il vero obiettivo, però, è un altro: trovare una scusante per assegnare aumenti ridotti – quindi meno degli 85 euro lordi al mese quando i finanziamenti saranno tutti approvati, comunque non prima del 2018 – a una bella fetta di dipendenti pubblici. Il nuovo modello di aumenti contrattuali, di cui l’Anief aveva dato notizia oltre sei mesi fa, si basa su un “meccanismo alla 'Robin Hood', calibrato all'interno delle fasce retributive, cinque o sei, di ogni comparto, in modo da garantire incrementi per tutti, seppure graduati (di più a chi ha meno), in base a parametri certi. Il problema, ora, è “salvaguardare i redditi che beneficiano del bonus Irpef”, gli 80 euro concessi dal Governo Renzi a tutti coloro che guadagnano fino a 26mila euro lordi l’anno, e che con l’aumento si espongono al “rischio di perderlo a seguito degli incrementi”: proprio per evitare il “pericolo di scavalcare il tetto previsto per il riconoscimento dello sgravio, si sta studiando una formula ad hoc”.

La prossima settimana riprenderanno gli incontri all’Aran, ma la contrattazione non si dovrebbe spostare molto da questo genere di proposta. “È evidente che siccome i soldi per gli aumenti dei contratti dovrebbero essere il triplo di quelli previsti, il Governo riesuma la storia di Robin Hood nella foresta di Sherwood – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – e questo è un modo di fare che non ci piace: i dipendenti pubblici sono i più penalizzati da un ‘datore di lavoro’ che li ha lasciati allo stipendio di otto anni fa. Nell’istruzione pubblica, dove il blocco perdura da nove, oggi abbiamo dei lavoratori, come i collaboratori scolastici, che dopo 14 anni di lavoro percepiscono 1.080,42 euro al mese. Che fanno poco più di 20mila euro l’anno: così poco da far vestire loro la maglia nera di tutta la Pubblica amministrazione in fatto di stipendi. Ma anche i docenti non vanno meglio, visto che con 29mila euro lordi annui sono tra i meno pagati dell’Area Ocse”.

Se l’Esecutivo alla guida del Paese avesse davvero voluto andare loro incontro – continua il sindacalista Anief-Cisal -  il dipendente pubblico oggi dovrebbe avere lo stesso 20 per cento in più nel settennio concesso ai colleghi metalmeccanici a fine 2016: a fronte di uno stipendio medio di 1.500 euro, fanno 300 euro a lavoratore. Invece, ci troviamo ancora una volta costretti a invitare i lavoratori a rivolgersi al giudice, per recuperare almeno l’indennità di vacanza contrattuale ricorrendo al giudice”.

“La nostra Confederazione sindacale, come ha già detto, al tavolo di contrattazione sull’Atto di indirizzo, non accetterà mai un rinnovo contrattuale a queste condizioni: il minimo che il Governo possa proporre è il recupero dell’inflazione indicizzata, a partire da settembre 2015, come ha stabilito due anni fa la Corte Costituzionale, che in media fanno 105 euro. A cui si aggiunge la stessa cifra per l’aumento effettivo: quindi almeno 210 euro a dipendente. E siccome si tratta di cifre vere, devono essere pure netti”, conclude il sindacalista autonomo.

Poiché siamo lontanissimi da questo genere di proposta, Anief ha deciso di anticipare i tempi, mettendo a disposizione dei lavoratori i modelli di diffidaper il recupero totale degli arretrati, attraverso lo sblocco dell’Indennità di vacanza contrattuale da assegnare per legge. L’obiettivo il ricorso, sia per i dipendenti della Scuola, sia per i lavoratori della PA.

 

 

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