Ad essere esentati sono quindi solo gli studenti dell’ultimo triennio della scuola secondaria di secondo grado. La disposizione arriva nell’anno in cui la popolazione studentesca nella scuola statale perde 33mila unità rispetto all’anno scolastico precedente. Il numero di iscritti in flessione, che secondo l’Istat è destinato a continuare nei prossimi anni, si deve principalmente alla denatalità che ora coinvolge anche le famiglie di alunni stranieri. Ma una quota va ascritta anche all’alto numero di alunni che lasciano ancora gli studi senza un titolo di studio e che poi diventano Neet: tendenze che prevalgono al Sud, dove trovano il loro habitat migliore perché è più forte la crisi economica e i servizi degli enti locali sono ridotti ai minimi termini. Ecco perché pesa tanto, sulla qualità dell’offerta formativa, l’altissima percentuale di posti scoperti e precari ancora da stabilizzare in tutti i ruoli.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Il balletto di posti d’inizio anno andava cancellato. Inoltre, per vincere gli abbandoni servono organici differenziati e l’innalzamento dell’obbligo scolastico a 18 anni, con avvio della primaria a 5 anziché a 6 anni. Mancano all’appello almeno 40mila docenti specializzati su sostegno, ancora assunti nei posti in deroga da precari, a fronte dei 235mila alunni con disabilità certificata e dei 100mila in ruolo. È in questo quadro che il decreto vaccini si va quindi a collocare: in un contesto scolastico dove i problemi aumentano, con gli organici abbattuti e stracolmi di precari, si vanno a caricare di ulteriori impegni le segreterie scolastiche già ridotte all’osso. Premesso che in tal modo lo Stato è andato oltre le proprie competenze, lo studio legale Anief, dopo un’analisi del decreto, e le circolari che ne sono seguite, ha appurato che vi sono i presupposti giuridici per bloccarlo: in settimana depositeremo il ricorso.

 

 

 

Oggi è l’ultimo giorno per le famiglie per comunicare alle scuole lo stato vaccinale degli alunni fino a 6 anni. In autunno, entro il 31 ottobre 2017, toccherà a tutti gli altri che frequentano la scuola dell’obbligo, quindi fino a 16 anni. In tutto, debbono fare o dimostrare di aver già fatto le dieci vaccinazioni obbligatorie, così come previsto dalla Legge n. 119 del 31 luglio scorso, circa 6 milioni dei 7.757.849 allievi ufficialmente iscrittinegli 8mila istituti scolastici italiani. Ad essere esentati sono quindi solo gli studenti dell’ultimo triennio della scuola secondaria di secondo grado.

La disposizione arriva nell’anno in cui la popolazione studentesca nella scuola statale perde 33mila unità rispetto all’anno scolastico precedente (quasi 100mila nell’ultimo triennio). Il numero di iscritti in flessione, che secondo l’Istat è destinato a continuare nei prossimi anni, si deve principalmente alla denatalità che ora coinvolge anche le famiglie di alunni stranieri. Ma una quota va ascritta anche all’alto numero di alunni che lasciano ancora gli studi senza un titolo di studio, visto che la percentuale supera ancora abbondantemente, di almeno cinque punti percentuali, quel 10% di soglia massima indicata dell’UE tre lustri fa a Lisbona.

Va ricordato che il 60% degli abbandoni che si realizzano in Italia rimane concentrato nelle quattro regioni meridionali. Dove non è un caso che al tasso di abbandono record, con alcune province siciliane in cui si supera il 40% di addii precoci dai banchi, si abbini quello altrettanto altisonante di Neet: sono tendenze, infatti, che trovano il loro habitat migliore proprio laddove è più forte la crisi economica e i servizi degli enti locali sono ridotti ai minimi termini. Il risultato è che in determinate zone del Meridione e delle Isole maggiori soltanto un giovane su tre è iscritto alle superiori.

A pesare negativamente sulla frequenza degli alunni italiani sono anche i dati sul corpo insegnante, dirigente e Ata: l’anno scolastico, l’ultimo dell’attuale legislatura, secondo i piani del Governo Renzi, autore della legge di riforma 107/2015, avrebbe dovuto decretare la fine della supplentite e quindi dell’odioso scambio di docenti di inizio anno. Oltre che alla stabilizzazione di decine di migliaia di precari storici. Invece, le lezioni iniziano con 100mila docenti e 15mila Ata da conferire a supplenza (inoltre si perdono pure i posti in organico), più 2mila posti presidi e quasi altrettanti Dsga da affidare in reggenza. Tanti impieghi, insomma, da coprire: con inevitabili influenze negative sulla qualità dell’offerta formativa.

“Per ridurre il fenomeno degli abbandoni scolastici è fondamentale eliminare questo balletto di posti d’inizio anno, stabilizzando una volta per tutte i tanti precari storici abilitati, anche in graduatoria d’istituto, tutti gli Ata che hanno lavorato oltre 24 mesi, ed avviare velocemente il concorso pubblico per presidi e direttori dei servizi generali e amministrativi - spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal -. Inoltre, per vincere gli abbandoni servono organici differenziati, come ha di recente fatto intendere pure l’Invalsi, e l’innalzamento dell’obbligo scolastico a 18 anni, con avvio della primaria a 5 anziché a 6 anni. Mancano all’appello, almeno 40mila docenti specializzati su sostegno, ancora assunti nei posti in deroga da precari fino al 30 giugno, a fronte dei 235mila alunni con disabilità certificata e dei 100mila in ruolo”.

“È in questo quadro – continua Pacifico - che il decreto vaccini, che l’Anief ha reputato da subito inapplicabile, si va quindi a collocare: in un contesto scolastico dove i problemi aumentano, anziché ridursi, e con gli organici abbattuti e ancora stracolmi di precari. Si è pensato bene, invece di risolvere tali problemi, di caricare le segreterie scolastiche già ridotte all’osso, dalla cancellazione di 50mila posti negli ultimi anni e ‘potenziate’ in estate con appena un nuovo amministrativo assunto ogni otto istituti, con i controlli sulle vaccinazioni degli alunni”.

“Premesso che in questo modo lo Stato è andato oltre le proprie competenze, entrando nel merito di decisioni, quale è quella di vaccinare o meno un bambino, a discrezione della famiglia, si è approvata una norma senza il benché minimo raccordo con le scuole, le quali sono stati incaricate di raccogliere i dati in poche settimane. Lo studio legale Anief, dopo un’attenta analisi, ha appurato che vi sono i presupposti giuridici per bloccarlo. Pertanto, annuncio che l’Anief depositerà in settimana il ricorso contro l’obbligo sulla vaccinazione obbligatoria e le due circolari esplicative ministeriali che ne sono conseguite”.

“Secondo noi -  conclude Pacifico – con questa decisione si preclude la possibilità di far frequentare la scuola agli alunni fino a 6 anni non in regola e si sanzionano ingiustamente le famiglie con figli da quell’età fino a 16 anni, minando il diritto allo studio previsto dalla Costituzione italiana, conferendo alle dirigenze scolastiche una responsabilità che dovrebbe riguardare solo l’ambito sanitario”.

 

 

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