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Con la riforma della Buona Scuola, entro pochi mesi entreranno a regime i nuovi percorsi, diversificati a seconda se si è docente precario abilitato (G.R.A.M.E.), non abilitato ma con tre anni di supplenze svolte negli ultimi otto oppure semplicemente laureato (24 CFU). Sulla base del nuovo sistema (dopo la fase transitoria: svuotamento GaE e assunzioni da concorso 2016, concorso per abilitati e concorso per non abilitati con 3 anni di servizio), gli aspiranti docenti devono partecipare al concorso, superato il quale accederanno al percorso triennale di formazione, inserimento e tirocinio (FIT). Per accedere al concorso saranno necessari la laurea e il possesso di 24 CFU nelle discipline antro-psico-pedagogiche. Solo al termine del percorso, che ha natura selettiva, gli aspiranti docenti verranno immessi in ruolo. Chi verrà ritenuto idoneo non entrerà in ruolo prima del 2022, dopo una lunga ed estenuante formazione durante la quale sono previste supplenze a stipendio ridotto. Secondo il sindacato Anief, non c’era bisogno di introdurre questo cervellotico modello di reclutamento per stabilizzare dei precari con 36 mesi di servizio, come ci dice l’Unione Europea dal 1999 e come ribadito quest’anno a Bruxelles. Perché stiamo parlando di docenti già scelti e pronti. Anche coloro che non lo sono, ma con esperienza sul campo, si sarebbero potuti formare senza introdurre il criterio selettivo.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Vi sono molti aspetti del nuovo percorso che porta a fare l’insegnante che ci lasciano perplessi: al di là dell’inutilità delle prove e della formazione per tutti quelli che oggi sono già abilitati, oltre che ai tempi lunghi, non comprendiamo per quale motivo nessun percorso è stato attivato per gli Insegnanti Tecnico Pratici, ovvero quei docenti che prestano servizio negli istituti superiori per lo svolgimento delle attività laboratoriali: è una contraddizione di non poco conto visto che tali attività, collegate con l’alternanza scuola-lavoro, sono uno dei punti fermi della riforma Renzi-Giannini approvata nel luglio del 2015. Del tutto ignorati, per quanto riguarda sempre la nuova formazione, sono anche i maestri d’infanzia e primaria. Il sindacato è pronto, pertanto, a presentare nuovi ricorsi.

Si ricorda che Eurosofia, in collaborazione con Anief e Unipegaso, consente agli aspiranti docenti di acquisire i 24 CFU quali requisiti d’accesso per il prossimo Concorso a cattedra (Fit). Per maggiori informazioni cliccare qui.

 

Per la scuola secondaria è in arrivo la nuova formazione per diventare insegnanti. Sarà un lungo percorso, come previsto dalla riforma della Buona Scuola: chi verrà ritenuto idoneo, infatti, non entrerà in ruolo prima del 2022, dopo una estenuante formazione durante la quale svolgerà pure supplenze a stipendio ridotto. Il decreto legislativo n. 59/2017, attuativo della legge n. 107/2015, scrive Orizzonte Scuola, ha introdotto un nuovo sistema di formazione e reclutamento per i docenti della scuola secondaria di I e II grado. Sulla base del nuovo sistema, gli aspiranti docenti (dopo la fase transitoria: svuotamento GaE e assunzioni da concorso 2016, concorso per abilitati e concorso per non abilitati con 3 anni di servizio) devono partecipare al concorso, superato il quale accederanno al percorso triennale di formazione, inserimento e tirocinio (FIT).

Solo al termine di tale percorso, che ha natura selettiva, gli aspiranti docenti verranno immessi in ruolo. Per accedere al concorso saranno necessari la laurea e il possesso di 24 CFU nelle discipline antro-psico-pedagogiche. Le graduatorie di merito verranno costituite per ciascuna classe di concorso, sulla base della somma dei punteggi riportati nelle due prove scritte, in quella orale e nella valutazione dei titoli, effettuata solo per i candidati che superano tutte le prove concorsuali.

Le modalità di conseguimento dei crediti formativi sono contenuti nel decreto Miur n. 616 del 10 agosto 2017 - che risponde alle disposizioni del D.lgs. n. 59/2017, attuativo della legge n. 107/2015, entrato in vigore il 31 maggio 2017 - con il quale si indicano le modalità di conseguimento dei 24 CFU, necessari – oltre alla laurea – per accedere al concorso a cattedra 2018 per la scuola secondaria. Si tratta di 24 CFU da acquisire in discipline antropo-psico-pedagogiche e in metodologie e tecnologie didattiche. Ecco i dettagli: questo percorso riguarda tutti laureati che per essere ammessi a nuovo concorso pubblico dovranno necessariamente conseguire 24 CFU, i Crediti Formativi Universitari, nell’area cosiddetta “trasversale”.

Poi ci sono i percorsi formativi predisposti per chi è oggi docente abilitato e inserito nella seconda fascia delle graduatorie d’Istituto, studiato dal Governo al fine di introdurre la cosiddetta fase transitoria: riguarda il personale precario, per il quale è previsto, dopo un colloquio e un percorso formativo ridotto (di due terzi), l’inserimento nelle future graduatorie regionali di merito ad esaurimento: le cosiddette G.R.A.M.E.. La procedura dovrebbe avere inizio con i primi mesi del 2018, comunque entro il prossimo mese di marzo. Per Anief si tratta di un onere formativo che si poteva tranquillamente evitare, poiché stiamo parlando di docenti già selezionati e formati nelle università, alla pari dei colleghi che li avevano preceduti con le Ssis fino al 2011. Il giovane sindacato ritiene, a questo proposito, che non si può pregiudicare la cancellazione dalle altre graduatorie (GAE, GM, GI) da cui si attinge anche per le supplenze.

Il secondo percorso interessa i supplenti con tre anni di servizio non abilitati negli ultimi otto: in questo caso, si tratterà anche di una vera e propria selezione. E il percorso formativo sarà solo parzialmente ridotto (appena di un terzo), rispetto a coloro che oggi non sono inseriti nelle graduatorie d’istituto. Per questi docenti, riassume Orizzonte Scuola, “è previsto un concorso riservato, consistente in una prova scritta e una orale, vinto il quale si viene ammessi (con le dovute deroghe relative agli anni di frequenza e ai crediti da acquisire) al percorso di formazione iniziale, tirocinio e inserimento nella funzione docente (FIT), svolgendo il primo e il terzo anno.

Superato il percorso FIT si accede al ruolo. La procedura concorsuale è bandita entro il 2018 ed ha cadenza biennale. Il requisito dei 3 anni di servizio anche non continuativo deve essere posseduto entro il termine di presentazione delle domande di partecipazione (al concorso) e deve essere stato maturato negli otto anni precedenti. Il decreto non fa distinzione tra servizio nelle scuole statali e paritarie”.

Secondo il sindacato Anief, non c’era bisogno di introdurre questo cervellotico modello di reclutamento per stabilizzare dei precari con 36 mesi di servizio, come ci dice l’Unione Europea dal 1999 e come ribadito quest’anno a Bruxelles da Cecilia Wikström, Presidente della Commissione per le Petizioni del Parlamento Ue. Perché stiamo parlando di docenti già scelti e pronti. Anche coloro che non lo sono, ma con esperienza sul campo, si sarebbero potuti formare senza introdurre il criterio selettivo.

“Vi sono molti aspetti del nuovo percorso che porta a fare l’insegnante che ci lasciano perplessi – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal -: al di là dell’inutilità delle prove e della formazione per tutti quelli che oggi sono già abilitati, oltre che ai tempi lunghi, non comprendiamo per quale motivo nessun percorso è stato attivato per gli Insegnanti Tecnico Pratici, ovvero quei docenti che prestano servizio negli istituti superiori per lo svolgimento delle attività laboratoriali: è una contraddizione di non poco conto visto che tali attività, collegate con l’alternanza scuola-lavoro, sono uno dei punti fermi della riforma Renzi-Giannini approvata nel luglio del 2015. Del tutto ignorati, per quanto riguarda sempre la nuova formazione, sono anche i maestri d’infanzia e primaria. Il sindacato è pronto, pertanto, a presentare nuovi ricorsi”.

Si ricorda che Eurosofia, in collaborazione con Anief e Unipegaso, consente agli aspiranti docenti di acquisire i 24 CFU quali requisiti d’accesso per il prossimo Concorso a cattedra (Fit). Le nuove modalità di reclutamento prevedono che i docenti debbano conseguire 24 CFU in materie psico-antropo-sociologiche e metodologie didattiche. Per agevolare gli aspiranti docenti, Eurosofia e l’Università Pegaso hanno strutturato un pacchetto estremamente vantaggioso che consente di acquisire, in modo rapido ed efficace, le competenze richieste, secondo le modalità individuate nell’art. 3 comma 2 del DM 616 del 10 agosto 2017. Sarà possibile conseguire 12 CFU in modalità e-learning e gli altri 12 attraverso incontri residenziali. Il corsista avrà la possibilità di scegliere quali materie seguire in modalità e-learning o in presenza. Per maggiori informazioni cliccare qui.

 

 

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