È curioso il fatto che lo stesso partito nella passata legislatura si era impegnato, con una risoluzione, ad assumere anche le diplomate magistrale dopo aver aperto per ben due volte, con un emendamento, le vecchie graduatorie permanenti. Il presidente Anief in un’intervista ribadisce la necessità di un decreto legge per far incontrare domanda ed offerta. Bisogna anche ripristinare i moduli nella primaria dove tra il 1999 e il 2009 si giunse ai più alti livelli di apprendimento dei nostri bambini.

La notizia, diffusa da Orizzonte Scuola, riporta la ferma decisione del Partito Democratico di continuare a tenere blindate le Graduatorie ad Esaurimento, nonostante scioperi, manifestazioni, ricorsi. Lo afferma Simona Malpezzi che nel sostenere le ragioni delle docenti laureati in Scienze della formazione primaria dimentica come il suo stesso partito si sia dimenticato di esse, lasciando fuori dal reclutamento sia le docenti laureate dal 2012, sia quelle diplomate entro il 2002.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal: Non si comprende per quale motivo il Partito Democratico perseveri su questa linea, contraddicendo la politica di apertura delle Gae a tutto il personale abilitato sostenuta nella precedente legislatura. Nella XVI, infatti, ben due volte le GaE sono state aperte ai docenti abilitati precari, prima con la Legge 30 ottobre 2008, n. 169 e poi con la Legge 24 febbraio 2012, n. 14 grazie a due emendamenti presentati dai democratici e suggeriti dall’Anief. Proprio a seguito di queste riaperture, nel 2012, era stata presentata una risoluzione a firma dell’attuale capogruppo in VII Commissione, on. Coscia, che chiedeva di garantire la parità di trattamento nell’assunzione delle laureate in SFP e delle diplomate magistrale.

L’Anief, che aveva già riscontrato la mancanza di volontà a trovare una soluzione politica immediata nel territorio italiano, per questi motivi qualche giorno fa ha presentato un reclamo collettivo al Consiglio d'Europa, finalizzato a ribaltare quella decisione, sostenendo che la violazione del giudicato operata dal Consiglio di Stato fa il paio con la violazione sistematica da parte del Governo italiano della normativa comunitaria sui contratti a termine e della carta sociale europea. E anche per questi motivi ha organizzato scioperi e manifestazioni che si concluderanno con l’inizio della nuova legislatura: il 23 marzo a Roma, davanti al Parlamento, nel giorno dell’insediamento delle nuove Camere.

 

 

Non si risolve la questione del precariato, eliminando le graduatorie ad esaurimento, quando i precari sono chiamati dalle graduatorie d’istituto, in base alla scelta fortunata delle venti scuole, e non potranno essere mai assunti. La stessa fase transitoria prevista soltanto per le superiori è finalizzata a creare nuove graduatorie ad esaurimento regionali, non certo ad assumere le laureate in Scienze della formazione primaria o a evitare il licenziamento di 6 mila maestre già assunte a tempo indeterminato o a garantire la chiamata degli attuali 50 mila supplenti.

Le dichiarazioni rese dalla responsabile scuola del PD - che riporta la ferma decisione del Partito Democratico di continuare a tenere blindate le Graduatorie ad Esaurimento, nonostante scioperi, manifestazioni, ricorsi - confermano l’indirizzo politico che ha portato lo scorso dicembre alla sorprendente sentenza n.11/2017 del 20 dicembre 2017 del Consiglio di Stato in adunanza plenaria, con cui il massimo organo della giustizia amministrativa ha stravolto il giudicato formatosi con altre sette sentenze.

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, “non si comprende per quale motivo il Partito Democratico perseveri su questa linea, contraddicendo la politica di apertura delle Gae a tutto il personale abilitato sostenuta nella precedente legislatura. Nella XVI, infatti, ben due volte le GaE sono state aperte ai docenti abilitati precari, prima con la Legge 30 ottobre 2008, n. 169 e poi con la Legge 24 febbraio 2012, n. 14 grazie a due emendamenti presentati dai democratici e suggeriti dall’Anief. Proprio a seguito di queste riaperture, nel 2012, era stata presentata una risoluzione a firma dell’attuale capogruppo in VII Commissione, on. Coscia, che chiedeva di garantire la parità di trattamento nell’assunzione delle laureate in SFP e delle diplomate magistrale”.

L’Anief, che aveva già riscontrato la mancanza di volontà a trovare una soluzione politica immediata nel territorio italiano, per questi motivi ha già presentato un reclamo collettivo al Consiglio d'Europa, finalizzato a riportare il rispetto del diritto all’assunzione delle maestre precarie italiane, e ha organizzato scioperi e manifestazioni che si concluderanno con l’inizio della nuova legislatura: il 23 marzo a Roma, davanti al Parlamento, nel giorno dell’insediamento delle nuove Camere. Una data importante, su cui stanno confluendo anche altre associazioni e organizzazioni sindacali.

 

 

I MOTIVI DEL RECLAMO ANIEF AL CONSIGLIO UE

 

Le motivazioni dell’azione sono determinate dalla sentenza n.11/2017 del 20 dicembre 2017 del Consiglio di Stato in adunanza plenaria, con cui il massimo organo della giustizia amministrativa ha modificato improvvisamente il consolidato orientamento della giurisprudenza dello stesso Consiglio di Stato – VI Sezione sull’idoneità del titolo abilitante di “diploma magistrale” conseguito entro l’anno scolastico 2001/2002 per l’accesso alle graduatorie provinciali ad esaurimento (c.d. “GaE”), utili per le immissioni in ruolo, le supplenze annuali a tempo determinato (dal 1 settembre al 31 agosto dell’anno successivo) e per quelle fino al termine delle attività didattiche (dal 1 settembre al 30 giugno dell’anno successivo).

Anief ha rilevato, a questo proposito, che il Consiglio di Stato – VI Sezione si è pronunciato con ben sette sentenze di identico contenuto che hanno riconosciuto il diritto dei diplomati magistrale del vecchio ordinamento con titolo abilitante conseguito entro l’anno scolastico 2001/2002 all’inserimento nella III fascia delle GAE. Invece, la sentenza n.11/2017 dell’adunanza plenaria del Consiglio di Stato, ha smentito le precedenti pronunzie favorevoli e già passate in giudicato e, unitamente alle sei sentenze "pilota" della Cassazione del 7 novembre 2016, a cui hanno fatto seguito decine di sentenze della Suprema Corte e centinaia di sentenze dei giudici di merito di primo e di secondo grado, nonché a tutte le norme ostative precedenti e fino all’attualità, viola il riconoscimento del diritto alla stabilità lavorativa ai diplomati magistrale ai sensi degli artt.1 e 5 d.lgs. n.368/2001 integrando, quindi, una gravissima violazione di innumerevoli norme della Carta Sociale Europea.

Tra queste, in particolare, segnaliamo le più importanti rinvenute dai legali Anief che vedono lo Stato italiano inadempiente sia all’impegno di riconoscere per decine di migliaia di docenti in possesso del diploma magistrale conseguito entro l’anno scolastico 2001/2002 la realizzazione ed il mantenimento del livello più elevato e più stabile possibile dell’impiego, sia riguardo l'impegno di tutelare in modo efficace il diritto di detti lavoratori di guadagnarsi la vita con un lavoro liberamente intrapreso, precarizzando invece il lavoro nella triplice veste di legislatore, giudice e datore di lavoro.

Lo Stato italiano è, inoltre, venuto meno, come datore di lavoro, all’impegno di permettere ai docenti abilitati con diploma magistrale di ricevere una retribuzione sufficiente tale da garantire ad essi e alle loro famiglie un livello di vita dignitoso, essendo intervenuta con la citata sentenza dell'Adunanza Plenaria anche una modifica discriminatoria e senza ragioni oggettive dei principi di diritto enunciati in sette precedenti sentenze dello stesso Consiglio di Stato, così consentendo, inoltre, al MIUR di trattare in modo differente lavoratori con situazioni giuridiche simili o assimilabili e negando, altresì, il diritto a non essere licenziati senza un valido motivo legato alle loro attitudini o alla loro condotta e il diritto ad un congruo indennizzo o altra adeguata riparazione, al danno subìto anche da illegittima reiterazione di contratti a termine.

 

 

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