ROMA, 7 FEB - "Sindacati e governo hanno trovato la quadra sulla firma per il rinnovo del contratto del comparto istruzione: lavoratori beffati". E' quanto sostiene l'Anief facendo notare che anche le confederazioni spingono in questa direzione viste "le dichiarazioni concilianti rilasciate, a turno, dai segretari generali". Anief ribadisce il suo "no ad aumenti tre volte sotto l'inflazione e arretrati inconsistenti". "E non cambia le cose neanche la distribuzione di ulteriori 35 euro a ogni docente del merito, peraltro vincolati da legge: il divario - osserva - rimane ampio e va recuperato. Inoltre, appare pericolosa la mobilità triennale e irrispettosa dell'attribuzione annuale degli incarichi. Poche novità su permessi, potenziamento e sanzioni disciplinari regolati da norme legislative. Non risulta presente alcun accenno alla parità di trattamento tra personale precario e di ruolo, su ricostruzione carriera e servizio nelle paritarie. L'unica apertura dell'amministrazione è sul dietrofront a proposito delle ore di incarico e funzionali". "Si sta riuscendo nell'impresa di approvare un contratto nazionale che sulla base delle condizioni previste dall'accordo del 30 novembre 2016, quindi con un incremento a regime pari al 3.48%, a fronte di 11 punti percentuali di aumenti del costo della vita certificata, non arriva nemmeno a coprire - afferma il presidente Marcello Pacifico - i già modesti 85 euro lordi a lavoratori per tutti. A queste condizioni è meglio non firmare e puntare sullo sblocco dell'indennità di vacanza contrattuale. Ma visto che dall'alto le Confederazioni dicono che va tutto bene, senza spendere una parola sulla miseria degli aumenti e sulle norme capestro, allora vorrà dire che la 'palla' passerà anche stavolta ai tribunali. Il personale della scuola non merita questo trattamento". (ANSA).

 

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