1180-ricorso-ds-3b 1

Precariato

In autunno, le autorità italiane e i componenti della rappresentanza permanente dovranno presentarsi in adunanza plenaria per fornire dettagliati ragguagli: lo ha stabilito Cecilia Wikström, Presidente della Commissione per le Petizioni del Parlamento Ue, al termine del confronto svolto in questi giorni presso l’European Parliament, sulla mancata adozione della Direttiva Ue 1999/70/CE sulla stabilizzazione del personale pubblico con 36 mesi di servizio. Ecco le sue parole conclusive: spiace dirlo, ma la vostra risposta non è stata sufficiente. Ci dovevano essere molte più informazioni, che avreste dovuto fornirci. Vorrei esprimere grande preoccupazione, perché questo accade e ripetutamente: anno, dopo anno e dopo anno. Abbandonate questo comportamento sbagliato e rapidamente. Aspetto con impazienza i vostri contributi. Poi vedremo che tipo di misure adotteremo.

 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): questa netta presa di posizione a favore dei nostri legali, non fa altro che confermare la bontà della linea sindacale per vincere il precariato. Nel frattempo, i contenziosi proseguiranno nei tribunali, al fine di ottenere almeno un adeguato riconoscimento per la mancata assunzione. A questo proposito, si ricorda che la violazione della normativa comunitaria riguarda pure i decreti per la ricostruzione di carriera: chi volesse presentare ricorso con Anief, per ottenere anche la stabilizzazione e i risarcimenti danni, può ancora decidere di ricorrere in tribunale per ottenere scatti di anzianità e risarcimenti adeguati.

 

L’intervento completo di Cecilia Wikström, Presidente della Commissione per le Petizioni del Parlamento Europeo: dal minuto 1.57,00 al minuto 1.59,40.

 

Dello stesso tenore, altre 22 sentenze emesse da diversi tribunali d’Italia: da Trieste a Crotone, il filo conduttore è rappresentato dal Miur che attraverso il Contratto Collettivo Nazionale discrimina i lavoratori precari della scuola. Per i giudici, questi lavoratori sono palesemente discriminati e mantenuti a livello stipendiale di base, senza diritto a progressioni economiche o aumenti in base agli anni di servizio prestati. Il comportamento contrasta con la normativa comunitaria, in particolare con la Direttiva 1999/70/CE e con l'allegato Accordo Quadro sul lavoro a tempo determinato.

 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): da anni chiediamo non solo un vero piano di stabilizzazione dei precari storici, ma anche un intervento concreto e mirato del Ministero per sanare tutte le illegittimità contenute nel CCNI, in primis quelle che riguardano i trattamenti economici che discriminano e sviliscono il lavoro dei tanti lavoratori a termine della scuola. L’obiettivo è riconoscere ai precari pari dignità, rispetto al personale di ruolo, all'interno della contrattazione collettiva. Nel frattempo, la soluzione è quella di presentare ricorso.

 

L’amministrazione scolastica intende dare seguito a quanto previsto dal decreto Milleproroghe sul posticipo non solo della “finestra” di aggiornamento delle GaE, ma anche della prima fascia delle graduatorie d’Istituto. Mentre, l’aggiornamento della seconda e terza fascia di quest’ultime si effettuerà nella primavera 2017. Si conferma il disallineamento insensato che porterà paradossalmente parte dei precari ad avere un trattamento diversificato rispetto a quelli che hanno maggiore anzianità di servizio. Anief ricorrerà in tribunale.

 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): è una decisione irragionevole, perché a seguito della mobilità straordinaria, oggi è tutto modificato rispetto alle scelte fatte dai precari nel 2014, sulla base degli organici preesistenti. Se un docente abilitato, magari da oltre 10 anni, si trova in una provincia dove oggi non c’è più posto, anzi sono anche in sovrannumero i colleghi di ruolo, è evidente che da quella sede il precario ha desiderio di andarsene. Non si può farlo stare lì ad attendere il nulla. Ora però questo suo diritto, perché va ribadito che l’aggiornamento naturale era previsto nel 2017, gli viene negato, sulla base di supposte ragioni di continuità didattica che non hanno alcun fondamento. Oltre al fatto che, in questo modo, le GaE non si esauriranno mai.

 

La docente, su ricorso patrocinato dai legali Anief, aveva ottenuto definitivamente ragione con sentenza del Consiglio di Stato, peraltro passata in giudicato, cui il Miur aveva anche dato esecuzione: il tutto, però, senza permettergli l’accesso, come sarebbe stato legittimo, alla compilazione via internet della domanda per partecipare al piano straordinario di immissioni in ruolo previsto dalla Legge 107/2015, fasi B e C, attraverso le quali sono state immessi in ruolo oltre 56mila insegnanti precari. La sentenzia evidenzia proprio come il Miur abbia di fatto compiuto un vero e proprio illecito. Anief ricorda che, per i docenti destinatari di favorevole e definitiva sentenza del Consiglio di Stato, è ancora possibile aderire allo specifico ricorso.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): anche stavolta siamo riusciti a tutelare i diritti di questa categoria di docenti precari, per troppi anni ignorati dal Miur, ristabilendo il giusto diritto grazie anche alla professionalità dei nostri legali. Abbiamo quindi dimostrato che avevamo ragione a pretendere il loro inserimento nelle GaE: nella stessa situazione della docente con diploma magistrale, appena assunta a titolo definitivo, ci sono diverse migliaia di precari che difenderemo in tribunale, ribadendo le medesime ragioni”.

Da un bilancio della riforma approvata nell’estate 2015, realizzato dal Sole24Ore, risulta chiaramente che il numero di insegnanti non di ruolo che occupano stabilmente delle cattedre sia altissimo; inoltre, il bonus annuale si è rivelato un vero fallimento, perché è andato a incentivare un lavoratore della scuola su quattro, con cifre irrisorie che corrispondono in media a incrementi pari a circa 30 euro netti al mese a beneficiario. Gli aumenti veri dovevano, però, essere di 150 euro per tutti. La strada del ricorso rimane l’unica percorribile.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): il fallimento è totale, se solo si torna alle intenzioni espresse nell’estate del 2014 dall’ex premier Matteo Renzi nel presentare la sua riforma della scuola con 150mila assunzioni e la fine della supplentite. Noi, dal canto nostro, non avevamo dubbi su questo esito disastroso del piano assunzionale predisposto da un Governo tutto incentrato su stesso e incurante del parere di 600mila lavoratori scesi in piazza nella primavera di un anno e mezzo fa, come mai era successo prima. Non ha portato alcun beneficio nemmeno l’assegnazione del cosiddetto “merito” professionale.

© 2014 - ANIEF - Associazione Sindacale Professionale - P.I. 97232940821 -Credits - Privacy - CookieRiconsidera Cookie