Concorsi

Anief avvia i ricorsi al TRGA di Trento avverso l’illegittima esclusione del personale educativo e dei docenti di ruolo dalle procedure concorsuali per la copertura di 230 posti a tempo indeterminato e per eventuali assunzioni a tempo determinato per l’insegnamento delle lingue straniere inglese e tedesco nella scuola primaria della provincia autonoma di Trento. Domande e adesioni al ricorso entro il 15 febbraio 2017.

Aveva ragione il sindacato a ricorrere contro l’illegittima esclusione di una lunga serie di tipologie di aspiranti insegnanti: potranno accedere alla coda di verifiche i lavoratori già di ruolo, gli insegnanti tecnico pratici, i diplomati magistrale ad indirizzo linguistico, i dottori di ricerca il cui titolo è stato considerato abilitante, i diplomati Isef, gli educatori, i docenti che hanno ottenuto l’abilitazione disciplinare o la specializzazione su sostegno dopo la scadenza per la presentazione della domanda, oltre che i docenti che hanno ottenuto il riconoscimento dell’abilitazione conseguita all’estero dopo la scadenza per la presentazione della domanda di accesso al concorso. Dopo il via libera del Consiglio di Stato, a svolgere le verifiche di competenze ulteriori saranno anche i ricorrenti che hanno concluso i percorsi formativi Afam e Pas.

Entro il 20 gennaio, gli Uffici Scolastici Regionali pubblicheranno gli elenchi dei ricorrenti già censiti ed ammessi. Alla fine del mese di febbraio sarà completato il collaudo delle aule disponibili per lo svolgimento delle prove. Nella seconda settimana del mese di marzo sarà pubblicato l’abbinamento candidati–aule distribuiti in ordine alfabetico. Ciò sarà fatto in seguito alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del calendario nazionale delle prove: la prova scritta è comunque prevista per il mese di aprile 2017 e, a inizio estate, sono previste le graduatorie di merito definitive.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): ancora una volta l’azione dell’Anief ha prodotto pregevoli risultati, riparando in questo modo alle numerose ingiustizie che il Miur ha posto in essere con l'emanazione dei bandi del concorso 2016 proprio a discapito di molti lavoratori precari della scuola, spesso con diversi anni di esperienza di insegnamento alle spalle ma incredibilmente esclusi dalla prova concorsuale che avrebbe potuto dare loro la possibilità di accedere all’immissione in ruolo: ponendo fine, in questo modo, al lungo periodo di precariato cui sono stati costretti.

A confermarlo è stato lo stesso Miur: si concluderà quello per oltre 63mila nuovi docenti (una bella fetta di insegnanti potranno essere immessi in ruolo già nella prossima estate), nelle prime settimane del nuovo anno è atteso il via della selezione pubblica per dirigenti scolastici, per la prima volta gestito interamente da Viale Trastevere. Che ha anche preso l’impegno ad avviare, dopo tantissimi anni, il concorso per Direttore dei servizi generali e amministrativi. In forse rimane il Tirocinio formativo attivo abilitante all’insegnamento su discipline comuni, ma non quello per il sostegno che partirà invece a breve.

Il concorso più atteso rimane quello per presidi, anche perché in estate i posti da coprire sfioreranno quota 2mila: nella bozza di testo del regolamento per nuovi dirigenti scolastici, è stato inclusa la possibilità, su cui si è espresso favorevolmente pure il Consiglio di Stato, di considerare utile per il raggiungimento dei cinque anni di servizio anche il periodo di precariato. Anief, che chiedeva questa modifica da anni, si ritiene soddisfatta, ma non del fatto che continui ad essere indispensabile lo status di docente di ruolo.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): il Miur acceleri i tempi di uscita del bando, perché occorre assolutamente porre fine al problema delle reggenze, visto che senza nuovi capi d’istituto, le nostre scuole continuerebbero a vivere nell’emergenza. Si faccia però in modo di fornire questa possibilità anche al personale precario, sempre se abilitato ed in possesso dei cinque anni d’insegnamento: ciò permetterebbe anche di ridurre molto l’età media dei nostri capi d’istituto, oggi davvero troppo alta. Altrimenti, la questione tornerà in mano ai giudici. Che si sono già espressi a favore dei ricorrenti in occasione dell’ultimo concorso bandito nel 2011.

Con tre sentenze definitive, l’alta giustizia amministrativa conferma in via definitiva la posizione del Tar Lazio che aveva previsto l’annullamento della disposizione del D.D.G. n. 82/2012 la quale, cercando di alzare l’“asticella” del merito per l’accesso al Concorso a cattedra, aveva introdotto il punteggio minimo di 35/50 da conseguire nella pre-selettiva (che corrisponde a 7/10 anziché i 6/10 previsti per legge). Erano stati migliaia coloro che, quattro anni fa, dopo aver svolto la prova preliminare (rispondendo ai 50 quesiti dei 3.500 precedentemente resi pubblici), furono illegittimamente esclusi; poi, una parte di loro ha presentato ricorso ed è andata avanti, in diversi casi, sino a vincere la selezione seppur con riserva che ora viene “sciolta” una volta per tutte.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): è stata una lunga battaglia, ma non avevamo dubbi sulla validità delle nostre tesi. Come sempre, è stato un grande gioco di squadra quello che abbiamo messo in campo: gli avvocati Fabio Ganci, Walter Miceli, Irene Lo Bue, Nicola Zampieri e l'intero settore contenzioso nazionale del nostro sindacato si sono impegnati a rispondere colpo su colpo all'azione del Miur e abbiamo vinto su tutta la linea. Trovano, così, conferma piena le diverse immissioni in ruolo attuate negli scorsi anni, attraverso le graduatorie concorsuali del 2012.

C’è pure il concorso per Dirigenti scolastici nell’Atto di indirizzo pubblicato ieri sera dal Ministro dell’Istruzionedove sono stati elencati gli obiettivi prioritari del prossimo anno. Quest’anno, circa 1.300 scuole sono state affidate in reggenza a capi d’istituto già titolari di altre scuole che, in questo modo, arrivano a gestire contemporaneamente 10-15 plessi. È una situazione davvero insostenibile che con i pensionamenti potrebbe aggravarsi ulteriormente. Non va meglio dal punto di vista stipendiale: la stessa reggenza viene pagata tra 200-300 euro netti al mese che si sommano a buste paga dimezzate rispetto agli altri dirigenti pubblici. Questi ultimi, però, non hanno le enormi responsabilità che gravano sui presidi, ad iniziare dal numero di persone che hanno da gestire.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): le nostre scuole, con i loro studenti, docenti e unità di personale Ata, non possono continuare a vivere nell’emergenza e con il dirigente costretto a girare come una ‘trottola’ per i vari plessi da gestire, sempre a tamponare le emergenze. Inoltre, riteniamo che anche nell’Area V del comparto dirigenziale si debba applicare un congruo aumento stipendiale.

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