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Oggi più che mai il “lavoro educativo” è un “ambito professionale particolarmente esposto a condizioni stressogene”, soprattutto tra i più docenti più giovani e caratterialmente fragili o emotivi. Sono le conclusioni a cui sono giunti i ricercatori autori di un’indagine su larga scala, utilizzando quattro questionari, volti ad indagare diversi ambiti problematici connessi con lo sviluppo della sindrome. I risultati della ricerca, presentati oggi su Orizzonte Scuola, indicano che bisogna “sensibilizzare i docenti sulle malattie professionali alle quali risultano maggiormente esposti (prevalentemente psichiatriche ed oncologiche), sulle caratteristiche d’insorgenza e sui sintomi più comuni, sulle modalità per affrontarle, e sugli strumenti medici, burocratici e legali dei quali servirsi”. A partire dai meno esperti, perché “sono gli insegnanti più giovani, e con meno anni di servizio, a mostrare un maggior livello di depersonalizzazione, ovvero di distanziamento emotivo e relazionale dai propri allievi, spesso per la mancanza di un adeguato sostegno nei momenti di difficoltà, e per lo scollamento tra aspettative e realtà”. Lo studio ha anche “permesso di evidenziare che spesso ciò che manca nel lavoro docente è la possibilità di essere sostenuti da una rete (di esperti, di colleghi, etc.), che contribuisca a fornire un supporto sempre presente e disponibile nei momenti di difficoltà vissuti a scuola”.

Tuttoscuola: Per gli insegnanti, come si sa, non è previsto alcun controllo né all’inizio della carriera né successivamente. Non è il caso di pensarci? Quei rari casi, anche recenti, di violenze su bambini nelle scuole dell’infanzia da parte di insegnanti anziani non sono forse un campanello d’allarme?

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Si confermano le conclusioni dello studio decennale ‘Getsemani Burnout e patologia psichiatrica negli insegnanti’. Anche il personale è cosciente: lo testimonia il successo della petizione pubblica, promossa nelle scorse settimane dal medico esperto di “stress da lavoro”, il dottor Vittorio Lodolo D’Oria, attraverso cui si chiedevano stipendi adeguati, pensione anticipata e tutela della salute dei docenti. In assoluto, riteniamo che per tutti i lavoratori debba essere adeguata l’uscita dal lavoro all’età media oggi in vigore nei Paesi europei, ovvero 63 anni, e non all’aspettativa di vita. Le statistiche non possono ledere i diritti. E chi opera nelle nostre scuole è stato molto penalizzato dal nuovo meccanismo pensionistico. Tra l’altro, si dice ai lavoratori italiani di andare in pensione a quasi 70 anni di età oppure 43 anni di contributi, percependo nel frattempo stipendi divorati dall’inflazione e ritoccati ogni dieci anni con aumenti ridicoli, come si sta facendo in questi giorni con la scuola: così si ritroveranno pure con assegni di pensione ridotti perché nel frattempo è stato imposto il sistema contributivo meno vantaggioso.

 

Ministero dell'Istruzione travolto ancora una volta in tribunale dai legali Anief: il Consiglio di Stato conferma l'illegittimità del divieto per i docenti inseriti in GaE di cambiare provincia/sedi nelle Graduatorie d'Istituto. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): il Miur rispetti i lavoratori precari e, invece di ostacolare il loro lavoro, pensi a una seria procedura per stabilizzarli.

È una vittoria piena quella ottenuta dall'Anief che con i suoi legali Fabio Ganci e Walter Miceli ha avuto ragione anche in Consiglio di Stato in favore dei docenti inseriti in GaE, e quindi in I fascia GI, cui il Miur ha negato la possibilità di cambiare provincia/scuole all'atto dell'aggiornamento delle Graduatorie d'Istituto dello scorso giugno. Il Consiglio di Stato, infatti, ha respinto l'appello proposto dal Ministero dell'Istruzione e confermato la precedente ordinanza cautelare emanata dal TAR Lazio che dava ragione ai ricorrenti sul loro pieno diritto di modificare le scuole o, direttamente, la provincia di inserimento in GI in occasione dell'aggiornamento 2017. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “Auspichiamo che il Miur prenda atto della situazione e provveda a sanarla non solo nei confronti dei ricorrenti, ma di tutti i docenti cui ha impedito nel 2017 il cambio scuole/provincia delle GI attraverso l'apertura di una finestra di aggiornamento che permetta a tutti i precari inseriti in I fascia di modificare le scelte effettuate precedentemente. Con la rappresentatività ci batteremo e ci muoveremo, come sempre, a tutela dei diritti dei tanti precari che da anni permettono il corretto svolgimento delle attività didattiche grazie al loro impegno e alla loro professionalità cui il Ministero dovrebbe dimostrare solo rispetto e, invece di ostacolare il loro lavoro impedendo di poter scegliere con serenità la provincia e le scuole in cui prestare la loro preziosa attività, pensare con serietà a provvedere alla loro immediata stabilizzazione con una procedura mirata alle immissioni in ruolo”. Il Consiglio di Stato, infatti, ha dato piena ragione ai legali Anief respingendo l'appello proposto dal Miur e confermando l'illegittimità del Decreto Ministeriale n. 374/2017 proprio nella parte in cui impedisce ai docenti inseriti in I fascia di poter effettuare modifiche alle sedi o alla provincia scelte nel 2014 per le GI.

Di graduatorie, diritti dei lavoratori e reclutamento si parlerà anche nel corso dei nuovi seminari gratuiti sulla legislazione scolastica organizzati da Anief ed Eurosofia “DIES IURIS LEGISQUE” che si svolgeranno in tutta Italia nel corso dei prossimi mesi e che vedranno come relatore proprio il presidente Anief Marcello Pacifico.

 

Il nuovo contratto sottoscritto lo scorso 9 febbraio non sana la situazione degli assistenti o responsabili amministrativi che dopo il 2000 sono passati a ruolo superiore: gli anni di servizio pregresso continuano a non essere considerati. L’iniquità della norma è contenuta nello stesso contratto collettivo nazionale che invece prevede il riconoscimento in toto degli anni di servizio pregressi, svolti nel ruolo precedente, per tutti i maestri che ottengono il passaggio dalla scuola dell’infanzia a quella primaria. Dopo le proteste e l’avvio dei ricorsi Anief per bloccare la cosiddetta “temporizzazione”, un gruppo spontaneo di Dsga della scuola sta raccogliendo le adesioni ad una lettera di protesta da inviare alle organizzazioni sindacali firmatarie del nuovo Ccnl scuola 2018: nella missiva si esprime “formale dissenso e disapprovazione con quanto concordato”. Nei giorni scorsi, la Dsga Anna Maria Cianci aveva realizzato una lettera aperta che descrive in modo chiaro la palese ingiustizia a cui il Miur la vuole sottoporre.

 

Per presentare domanda, tramite il sistema telematico ministeriale Istanze On Line, c’è tempo fino alle ore 23.59 del prossimo 22 marzo. Il 13 aprile sarà resa nota la sede regionale dove far svolgere la prova orale ai candidati appartenenti alle classi di concorso con meno aspiranti e per la quali si attuerà un accorpamento. Possono presentare la domanda al concorso i docenti in possesso di abilitazione, compresi quelli di ruolo; consentirà agli abilitati inseriti entro il 30 maggio 2017 nelle GaE o nella seconda fascia delle Graduatorie d’istituto di collocarsi nelle nuove graduatorie di merito regionali previste dalla Legge di riforma 107/2015.

La procedura è contrassegnata dall’esclusione a priori di moltissimi aspiranti dalla stabilizzazione come docente nella scuola pubblica. Tra costoro, la metà ha conseguito l'abilitazione con i corsi Pas (i Percorsi abilitanti speciali), uno su quattro con i Tfa (i Tirocini formativi attivi) e molti sono Itp, gli Insegnanti tecnico pratici. Mentre sarebbero pochi i precari ad oggi inseriti nelle GaE. Una delle categorie più ampie interessate al concorso per abilitati è quindi quella degli esclusi, i quali tuttavia possono chiedere la partecipazione ricorrendo con Anief: per poter pre-aderire al ricorso è necessario compilare e inviare entro il prossimo 22 marzo il modello cartaceo predisposto dall'Anief, con raccomandata A/R all’Ufficio Scolastico della regione in cui si intende svolgere il concorso. Il giovane sindacato contesta anche la mancata valutazione del servizio prestato su posto di sostegno e la non considerazione del servizio svolto a tempo indeterminato nelle paritarie che è invece assimilabile al servizio svolto negli istituti statali, oltre alla cancellazione da tutte le altre graduatorie. Pure la tabella di valutazione dei titoli per l'attribuzione del punteggio ai fini dell'inclusione nelle Graduatorie Regionali di Merito degli Abilitati risulta illegittima, per tutti gli abilitati, nella parte in cui non attribuisce punteggio al servizio prestato a tempo indeterminato nelle scuole statali o paritarie (per i ricorsi sulla valutazione dei punteggi non serve invece il modello cartaceo ma basta l’invio on line).

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): La pre-esclusione di tanti abilitati o abilitandi non è ammissibile. Allo stesso modo non si comprende per quale motivo chi ha conseguito il titolo dopo il 30 maggio scorso debba rimanere fuori dalla procedura. Si sta attuando una vera e propria discriminazione tra candidati che hanno conseguito i medesimi titoli. Vanificando i benefici della ‘Fase transitoria’, riservata a tutti gli abilitati, per consentire una valutazione non selettiva e una serena valutazione corretta di tutto il servizio prestato, anche quello su sostegno, per il loro inserimento nelle graduatorie regionali di pre-ruolo. Rimane anche un mistero la volontà di escludere questi docenti precari delle altre graduatorie, visto che rimangono in vita e risultano sempre utili per lo stesso scopo, e l’ennesima errata applicazione delle tabelle di valutazione dei titoli.

 

Nella pre-intesa sul nuovo contratto collettivo nazionale della scuola, sottoscritta qualche giorno fa all’Aran, si continuano ad ignorare tutte le sentenze e decisioni che nell’ultimo decennio hanno prodotto i tribunali nazionali ed europei: si elude la giurisprudenza sui contratti a termine, si nega la parità di trattamento tra personale precario e di ruolo, non si ottiene il riconoscimento per intero del servizio pre-ruolo nella ricostruzione di carriera e nelle graduatorie interne d’istituto. Risulta particolarmente grave che non si adeguino le norme sul personale precario, dopo che il Governo italiano ha fornito ampia rassicurazioni al Consiglio d’Europa in risposta al reclamo collettivo n. 146/17 presentato da Anief.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Se ancora il CCNL 2006/09 poteva discriminare i precari perché coloro che l’avevano firmato, evidentemente, non ritenevano applicabile al precariato scolastico la direttiva UE n. 70/99 sui contratti a termine e il principio di non discriminazione sotteso, dopo le sentenze degli ultimi anni tutti si aspettavano un cambiamento di rotta. Invece, le sentenze della Corte di giustizia UE, della Corte costituzionale e delle Sezioni Unite Cassazione sono passate in sordina. Anziché vedere inserito nel nuovo CCNL 2016/18 il pieno riconoscimento dei diritti dei precari e il rispetto della norma comunitaria, in concreto ci ritroviamo solo con le recenti flebili osservazioni dello Stato italiano sul reclamo collettivo presentato da Anief che predispongono l’Italia ad un’altra sempre più probabile condanna per abuso di precariato. Ecco perché i sindacati firmatari FLC-CGIL, CISL e UIL, d’accordo con l’Aran, nell’intesa raggiunta il 9 febbraio sul rinnovo del contratto, ci sorprendono nel lasciare tutto come prima. Con un rinvio aleatorio ad una normativa che è stata dichiarata illegittima e incostituzionale. La domanda allora è: perché è stato firmato qualcosa di ingiusto, già condannato in partenza ad essere disapplicato dai giudici del lavoro e denunciato dallo stesso Consiglio UE? Forse la risposta la daranno tutti quei docenti e Ata, precari e di ruolo, con le elezioni RSU di aprile, quando si ricorderanno di chi l’ha costretti per l’ennesima volta a ricorrere in tribunale, mentre li avrebbero potuti tutelare nei tavoli contrattuali forti di una serie di sentenze che fanno oramai giurisprudenza.

Nel frattempo, il Miur continua ad essere condannato a risarcire ogni dipendente con decine di migliaia di euro, anche per l’assegnazione degli scatti di anzianità ai precari ed Anief prosegue i ricorsi gratuiti per attribuire il conferimento dell’indennità di vacanza contrattuale nel periodo 2008-2018. Si ricorda che la violazione della normativa comunitaria riguarda anche la mancata stabilizzazione: si può quindi decidere di ricorrere in tribunale per ottenere scatti di anzianità, il pagamento dei mesi estivi e adeguati risarcimenti. Ai ricorsi sono interessati pure i lavoratori già assunti a tempo indeterminato.

 

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