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La novità clamorosa è contenuta nel decreto legislativo sull’inclusione scolastica degli studenti con disabilità, approvato venerdì scorso dal Governo: leggendo il testo, si scopre che i genitori decideranno se i supplenti potranno avere contratti pluriennali su sostegno. Il meccanismo scatterà quando, evidenziato un rapporto positivo con lo studente diversamente abile, le famiglie faranno richiesta perché il docente a tempo determinato venga riconfermato senza passare dalla nomina delle supplenze. Ribatte l’Anief: la conferma di un lavoratore pubblico, può passare per il gradimento di una utenza quasi priva delle conoscenze e competenze per valutare le tante variabili che entrano in gioco nell’impartire la didattica speciale? La risposta è ovviamente no.

 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): si sta portando a compimento un affronto a un principio base della scuola pubblica: la selezione e l’accesso attraverso procedure concorsuali chiare e avulse da scelte soggettive. Stiamo parlando di un insegnante, abilitato come tutti gli altri, e inserito nel Consiglio di Classe con i medesimi diritti e doveri. Non è, sino a prova contraria, un docente che impartisce lezioni private. Se la norma sarà approvata, posso annunciare come presidente nazionale Anief, che agiremo per vie legali, per evidenziarne tutta la sua illegittimità e per chiederne una repentina abrogazione.

 

Ieri il CdM ha approvato, in via definitiva, il nuovo sistema selettivo che cambia radicalmente l’attuale modello selettivo. I concorsi, che avranno cadenza biennale, prevedono due scritti (tre per il sostegno) e un orale. Chi lo passa entra in un percorso triennale di formazione, inserimento e tirocinio (FIT), terminato il quale si potrebbe entrare in ruolo. Giustamente, le laureate e i laureati potranno partecipare alle prove, a patto che abbiano conseguito 24 crediti universitari specifici. Come mai, invece, lo scorso anno a chi ha presentato lo stesso titolo di studio è stata sbarrata la porta? Perché l’amministrazione ha difeso strenuamente quella decisione anche in Tribunale, che oggi deve ancora esprimere l’ultima parola sulla diatriba giudiziaria? Perché nel 2012 la laurea bastava, nel 2016 non più e nel 2018 sarà invece di nuovo ritenuta valida?

 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): un titolo di studio fino a prova contraria non può ‘scadere’ come se fosse un alimento. Ha valore legale, anche se qualcuno vorrebbe far venire meno la preziosa peculiarità. Non può essere sospeso ad tempus: o è valido oppure non è valido. Per una volta, l’amministrazione scolastica ci stupisca, con una lezione di onestà intellettuale: riapra il concorso a cattedre dello scorso anno, dando la possibilità di parteciparvi anche ai quei laureati che ha ingiustamente escluso. In ballo, ci sono tanti giovani che vogliono fare l’insegnante, che hanno studiato per farlo e non meritano questo trattamento ambivalente. Si tratterebbe di una decisione saggia, di cui gli sarebbero grati anche gli studenti, che oggi si ritrovano davanti il corpo docente più vecchio dell’area Ocse. Largo ai giovani, largo al buon senso.

 

Il TAR Lazio annullando definitivamente il decreto ministeriale che escludeva i docenti di ruolo dalla possibilità di frequentare i percorsi abilitanti speciali, accoglie in toto le ragioni sostenute dall'Anief. Ancora possibile aderire ai ricorsi per accedere al TFA Sostegno rivolti al personale educativo e ai docenti con diploma magistrale linguistico.

 

L'Anief continua la sua lunga battaglia per la tutela dei diritti dei lavoratori della scuola e ottiene definitiva ragione in tribunale con l'annullamento del Decreto Ministeriale n. 81/2013 e del conseguente DDG n. 58/2013 ‘nella parte in cui richiedono, tra i requisiti di accesso, quello di non essere docenti di ruolo’. Il ricorso, patrocinato per l'Anief dal sempre ottimo operato degli Avvocati Francesca Marcone e Rodrigo Verticelli, era stato promosso contro l'illegittimità dell'esclusione dei docenti di ruolo dalla possibilità di conseguire ulteriore abilitazione tramite i PAS, rilevando come tale statuizione costituisse una vera e propria discriminazione che violava la normativa interna e eurounitaria.

 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): ci siamo mossi immediatamente denunciando anche questa illegittimità del decreto istitutivo dei PAS che violava norme imperative comunitarie che impongono la non discriminazione tra lavoratori e anche, e direttamente, principi di rango costituzionale. La nostra azione di tutela è sempre volta a vigilare sul rispetto dei diritti di tutti i lavoratori e non potevamo permettere che il Miur mettesse ‘nero su bianco’ in un decreto che i docenti di ruolo non avevano diritto a migliorare la propria professionalità escludendoli da corsi abilitanti cui doveva poter accedere il personale docente tutto.

 

Senza aspettare il merito, con rito abbreviato, oggi 6 aprile, la Suprema Corte di Cassazione - con Ordinanza n. 8945/17 – ha confermato il diritto dei supplenti a percepire gli scatti di anzianità alla pari del personale di ruolo, secondo quanto peraltro già previsto dalle nuove regole del processo civile. La Cassazione ha infatti rigettato il ricorso dell’avvocatura di Stato ribadendo che già nelle sentenze 22558 e 23868/2016 si era statuito che 'nel settore scolastico la clausola 4 dell’Accordo quadro sul rapporto a tempo determinato recepito dalla direttiva n. 1999/70/CE, di diretta applicazione, impone di riconoscere l’anzianità di servizio maturata dal personale del comparto scuola assunto con contratti a termine, ai fini dell’attribuzione della medesima progressione stipendiale prevista per i dipendenti a tempo indeterminato dai c.c.n.l succedutisi nel tempo'.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): già sei mesi fa, con diverse sentenze 'gemelle', il giudice di legittimità della Corte aveva affermato tale diritto, ovvero che non c’è più bisogno di approfondire nel merito il cosiddetto fumus. Pertanto, sulle progressioni automatiche di carriera, non esiste più alcuna differenza nei contratti stipulati a tempo indeterminato rispetto a quelli sottoscritti dal personale non di ruolo.

È ancora possibilericorrere con Anief.

 

Oltre alla mancata soluzione per il precariato, risulta una grave doppia mancanza all’interno del testo sull'istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita sino a sei anni: nessun piano straordinario d'immissioni in ruolo per la categoria di docenti già dimenticata dalla Buona Scuola e nessuna novità per favorire l’accesso alla primaria, in un anno ‘ponte’, con 12 mesi di anticipo.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): con il nostro progetto si sarebbe prevista la naturale continuità con il progetto pedagogico del primo biennio della Scuola primaria, tenuto conto delle Indicazioni nazionali per il curricolo. Ciò avrebbe valorizzato le potenzialità di bambini, facendo vivere loro uno spazio relazionale e uno cognitivo più dinamici. Ma a mancare nella delega sull’infanzia ci sono anche altre questioni, come il mancato organico potenziato, promesso a lungo e ora svanito. E pure la difficile assunzione di tutti i vincitori e idonei dei concorsi pubblici svolti negli ultimi anni, rimasti sinora ancora incredibilmente esclusi delle immissioni in ruolo, senza certe prospettive di assunzione a tempo indeterminato, pur in presenza di posti vacanti.

 

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