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Sulle Graduatorie ad Esaurimento, l’Anief vince ancora nelle aule di giustizia: con una esemplare Ordinanza, la n. 624 del 2018, i magistrati hanno riaperto le liste di attesa per i laureati entro l’anno 2010/2011 e a coloro che hanno concluso gli studi accademici successivamente. Per l’organismo di giustizia amministrativa, il Miur ha “erroneamente tralasciato la posizione di detti docenti così abilitati”, pertanto “il loro interesse all’iscrizione alle GAE s’attualizza man mano che pervengono all’abilitazione ed in relazione al primo DM utile”. Viene così accolto l'appello patrocinato dal giovane sindacato in attesa “dell'udienza di merito”.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Il Ministero dell’Istruzione è manchevole, perché avrebbe dovuto nel bando 2017 di scioglimento della riserva avverare quanto previsto dalla Legge 14/2012. Ancora una volta il nostro sindacato ha invece interpretato correttamente il diritto, tutelando gli interessi dei lavoratori. Ora serve una soluzione politica che riapra le Graduatorie ad esaurimento a tutto il personale abilitato dopo il disastro della Buona scuola e tutto questo deve avvenire indipendentemente dalla fase transitoria che riguarda le graduatorie di merito. Quanto sostiene il primo partito dell’attuale Governo, ovvero lasciare blindate le GaE, non farebbe altro che alimentare il contenzioso, visto il crescente numero di precari abilitati negli ultimi anni che si sono rivolti a noi perché non ci stanno ad essere discriminati e trattati come docenti di serie inferiori.

 

È già guerra di comunicati tra Miur e sindacati Confederali. Per l’amministrazione centrale “l’importo disponibile per il bonus passa da 200 milioni annui a 160 milioni a regime (130 milioni solo nel 2018), pari all’80% di quanto riconosciuto sino ad oggi. Ma potrà crescere, anche superando il valore di 200 milioni”. Questo significa che una parte dei soldi del “merito” andrà nella Retribuzione professionale docenti, quindi anche ai precari. Replica delle sigle firmatarie: le risorse residue del bonus vengono ripartite secondo parametri definiti a livello di contrattazione integrativa nazionale. Le medesime risorse residue del bonus sono poi soggette alla contrattazione di scuola che contratterà i criteri generali per determinare i compensi. Non vi è nessuna valutazione dei docenti.

Nel frattempo, gli stessi sindacati sembrano compiacersi per avere introdotto, sempre nel nuovo contratto di categoria, l’art. 22 che “introduce una singolare novità: sono oggetto di contrattazione integrativa, a livello di istituzione scolastica ed educativa, i criteri generali per l’utilizzo di strumentazioni tecnologiche di lavoro in orario diverso da quello di servizio, al fine di una maggiore conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare”.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): I Confederali confondono la card annuale per l’aggiornamento professionale dei docenti con le attività previste dall’ultima riforma, tutte oggetto di valutazione del dirigente. Per chi sa come stanno le cose, stiamo assistendo ad un’altra polemica inutile, vista anche l’entità dei soldi che andranno ad ogni lavoratore. La vera novità è piuttosto quella che il decreto legislativo 150/09 ora entra a pieno titolo nelle scuole, con il placet delle organizzazioni rappresentative dei lavoratori. I fondi verranno assegnati, infatti, attraverso la valutazione soggettiva di ogni lavoratore della scuola che andrà ad incidere su parte dei compensi e sulla loro carriera. E sul suo diritto alla ‘disconnessione’ si scopre l'acqua calda, perché il personale non ha alcun obbligo di consultare i propri mezzi elettronici al di fuori dell’orario di servizio. Il diritto alla disconnessione non è concesso. Tanto fumo per niente.

 

Per la prima volta, dopo vent'anni, scompare l'indennità di presidenza istituita con l'art. 69 del CCNL del 1995 e ribadita dall'art. 146 del CCNL 2007: in occasione del rinnovo contrattuale, sottoscritto all’Aran il 9 febbraio scorso, i sindacati Flc-Cgil, Cisl e Uil si piegano all'interpretazione illegittima del Miur del comma 22 dell'art. 14 della Legge 135/12. Producendo oltre al danno la beffa, perché allo stesso tempo ridimensionano anche il fondo del “merito” previsto dalla Legge 107/15 e utilizzato dal dirigente scolastico per compensare almeno una parte di quelle funzioni superiori negate dal legislatore.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Quella del vice-preside rischia di diventare una prestazione lavorativa quasi da volontariato e ciò accade ancora una volta con il beneplacito dei sindacati rappresentativi. I quali, anziché evidenziare l’ingiustizia e impugnare la norma di legge come ha fatto Anief, la recepiscono nel nuovo contratto, con un accordo che mortifica la professionalità dei collaboratori e sostituti dei capi d’istituto: il fatto diventerà ancora più grave a settembre, quando quasi una scuola su tre andrà in reggenza, dopo che una su quattro è stata accorpata o cancellata negli ultimi dieci anni dai tagli della politica.

Per maggiori informazioni: Ricorso Anief per il riconoscimento dell'indennità di reggenza e sostituzione DS ai vicari.

 

 

Nuova vittoria dell'iniziativa 'Sostegno, non un'ora di meno!' promossa dall'Anief per la tutela dei diritti degli alunni con disabilità. Sempre possibile contattare il nostro sindacato per avere consulenza e informazioni sulle ore di sostegno negato scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Le famiglie degli alunni con disabilità cui il Miur nega il corretto apporto di ore di sostegno hanno nuovamente avuto ragione in tribunale grazie all'iniziativa “Sostegno, non un'ora di meno!” promossa dall'Anief e dalla sua rete di legali su tutto il territorio nazionale. Stavolta è il Tribunale Amministrativo di Napoli, su ricorso patrocinato dagli Avvocati Walter Miceli, Ida Mendicino, Dolores Broccoli e Elena Boccanfuso, a condannare il Miur e l'Amministrazione scolastica e ad imporre loro l'integrazione del PEI per la corretta attribuzione del monte ore di sostegno a beneficio di un alunno in situazione di handicap.  Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “Questa è una vittoria particolarmente soddisfacente per la nostra iniziativa perché ribadisce ancora una volta che l'Amministrazione deve erogare il servizio didattico predisponendo le misure di sostegno necessarie per evitare che l'alunno altrimenti fruisca solo “sulla carta” del percorso di istruzione. Con la rappresentatività ci impegneremo perché il diritto all'istruzione e all'integrazione degli alunni disabili non venga più calpestato né dal Miur, né dalle singole amministrazioni scolastiche”.

 

 

Sull’ammontare effettivo dei fondi pubblici destinati a premiare i docenti migliori e sulle regole per distribuirli all’interno di ogni istituto, l’amministrazione bacchetta Flc-Cgil, Cisl e Uil: rispetto a quanto previsto dal decreto legislativo 165/01 e modificato dalla riforma Brunetta 150/09, confluito nella Legge 107/2015, nulla cambia con il rinnovo contrattuale firmato il 9 febbraio. Il nuovo contratto “prevede che le scuole contrattino i criteri generali per la determinazione dei compensi previsti dal cosiddetto bonus dei docenti. Quindi non i criteri valutativi, ma i criteri per la determinazione del suo ammontare”. E a regime, le somme complessive e individuali sottratte al monte annuale del merito per essere spostate sugli stipendi saranno ridotte.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Niente cambia per l'amministrazione, la quale ricorda come la gran parte del fondo istituito dalla Legge 107/2015 a regime sia sempre attribuito dal dirigente scolastico, secondo i criteri già sperimentati. In contrattazione andrà solo il quantum da attribuire. La spiegazione del Miur serve anche a confermare come tutta l’operazione porti degli aumenti individuali imbarazzanti. Perché quest’anno il fondo del merito professionale dei docenti, sempre a detta del Miur, sarà decurtato di 60 milioni di euro, quindi meno dei 100 inizialmente indicati, poi ridotti a 80. Se già si trattava di somme esigue, figuriamoci ora: una volta che saranno distribuiti a pioggia tra 1 milione e 200 mila lavoratori, nelle tasche dei dipendenti della scuola andranno alla fine meno di 4 euro netti a testa al mese. Ma di cosa stiamo parlando? Il merito lavorativo, introdotto da decreti e leggi dello Stato, non può di certo essere scalfito da un accordo contrattuale; allo stesso modo, cercare di convincere l’opinione pubblica che la scuola ha ottenuto uno aumento di stipendio addirittura più alto degli altri comparti è pura demagogia.

 

Con colpevole ritardo, ora la Flc-Cgil, la Cisl scuola e la Uil scuola dicono che le decurtazioni ci sono e non sono affatto ridotte: quindi, gli incrementi reali netti vanno dai 55 ai 71 euro netti. Considerando anche gli arretrati-mancia del biennio 2016-17, collocati tra i 271 e i 412 euro, la teoria dei numeri gonfiati rischiava di rivelarsi un boomerang: quando, tra qualche settimana, il personale si sarebbe trovato in busta paga degli incrementi stipendiali fortemente inferiori, i Confederali non avrebbero fatto proprio una bella figura. Tuttavia, le stesse organizzazioni sindacali non chiariscono ancora se gli aumenti sono al lordo dipendente o al lordo Stato: si tratta di un “particolare” rilevante, perché nel secondo caso si applicherebbe una decurtazione ulteriore del 15%. E gli aumenti veri sarebbero in media di appena 40 euro mensili medi.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Solamente se si vince il ricorso per recuperare l'indicizzazione dell'indennità di vacanza contrattuale proposto da Anief e gratuito per gli iscritti si avranno molti più soldi. A pensarci bene, i sindacati che hanno firmato questo contratto indegno, dopo tanti anni di blocco, non potevano fare di più, alla luce della scarsità degli stanziamenti governativi. Quello che potevano certamente fare, però, era non sottoscriverlo. Per poi anche presentarlo come un ottimo risultato: sicuramente per loro, ma non per i lavoratori che gli hanno conferito il mandato.

 

Eurosofia ed Anief sono da anni impegnate nella preparazione ai concorsi pubblici e, in particolar modo, nel comparto scuola. Più del 70% dei partecipanti al precedente Concorso a cattedra hanno superato brillantemente tutte le prove, grazie all’efficacia della nostra metodologia blended. Eurosofia è continuamente impegnata nella ricerca delle migliori soluzioni formative da destinare ai propri corsisti e, allo scopo di fornire una preparazione adeguata a tutti i candidati, ha deciso di ampliare e migliorare l’offerta formativa per la preparazione al Concorso a cattedra 2018. Dal mese di marzo saranno avviati dei Webinar interattivi per consentire anche a chi ha molti impegni e solo poche ore da dedicare alla preparazione di ottimizzare i tempi e prepararsi in modo adeguato.

 

Qualora non vengano soddisfatte le richieste legittime presentate, il giovane sindacato chiede espressamente alle altre organizzazioni, rappresentanti della categoria al “tavolo” delle trattative, di negarne la sottoscrizione: deve essere disposta dal 2016 per intero la perequazione della parte fissa della retribuzione di posizione. Perché va ricordato che i 37 milioni di euro stanziati attraverso l’ultima manovra della legislatura uscente, anche cumulati ai 35 milioni di euro della Legge 107/2015 da sottrarre al Fun, portano comunque per il solo 2018 aumenti inferiori del 30% ai dirigenti dell'ex aerea VII. Tra l’altro, sinora si è parlato di 578 euro lordi mensili medi di aumento, ma a conti fatti saranno molti di meno: alla resa dei conti, con le risorse stanziate sinora, si arriva a nemmeno la metà. Preoccupa anche il fatto che rimangano invariati i fondi sulla retribuzione di risultato, quindi inferiori del 75% a quelli del comparto della Ricerca.

Marcello Pacifico (presidente Udir): Non comprendiamo come si possano introdurre pure le valutazioni del portfolio e quindi dei capi d’istituto, ai fini dell’assegnazione del cosiddetto “merito” professionale. Per non parlare della mancanza della “voce” Ria per tutti i neoassunti dal 2001. Riteniamo, infine, altrettanto importante sbloccare l'indennità di vacanza contrattuale per avere aumenti del 4,26% per il 2015, del 4,66% per 2017 e del 5,51% per l’anno in corso.

Udir invita i dirigenti scolastici interessati a non soccombere a questo stato di cose a scaricare la diffida e aderire ai ricorsi per recuperare fino a 42mila euro di perequazione esterna subito.

 

Diventano ufficiali le regole per l’espletamento del concorso riservato ai docenti in possesso di abilitazione, compresi quelli di ruolo, che consentirà agli abilitati inseriti entro il 30 maggio 2017 nelle Graduatorie ad esaurimento o nella seconda fascia delle Graduatorie d’istituto di collocarsi nelle nuove graduatorie di merito regionali previste dalla Legge di riforma 107/2015.

Il giovane sindacato impugna l’esclusione degli idonei dei concorsi precedenti, dei docenti diplomati ITP, ISEF, Accademie o Conservatori non ancora inseriti in II fascia graduatoria d'istituto o inseriti dopo il 30 maggio 17, degli abilitati all'estero, diplomati magistrale, educatori e laureati in SFP. Contestata anche la cancellazione da GaE, Graduatorie di Merito e d’Istituto per gli ammessi al Fit. Anief invita il personale danneggiato a presentare la domanda dal 20 febbraio al 22 marzo e ad aderire ai ricorsi sul portale.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Non si comprende perché al Ministero dell’Istruzione abbiano deciso di escludere così tante categorie di abilitati o abilitandi, peraltro in modo, a nostro parere, palesemente illegittimo. Il massimo del paradosso è quello di avere deciso di penalizzare tutti coloro che hanno conseguito il titolo dopo il 30 maggio scorso. Andando così a creare un’altra gratuita differenziazione tra lavoratori in possesso dei medesimi titoli. Il nostro obiettivo è fare in modo che tutti gli esclusi in modo illogico possano partecipare al concorso previsto dalla cosiddetta ‘Fase transitoria’ per abilitati e consentire la valutazione corretta di tutto il servizio prestato, anche quello su sostegno, per essere quindi collocati nelle Grame.

 

I precari, i neo-assunti, chi chiede la ricostruzione di carriera, coloro che vincono il concorso a cattedra e non hanno una corposa anzianità di servizio pre-ruolo continuano ad essere trattati come dei lavoratori di serie B. Le loro posizioni economiche, di fatto, continuano ad essere danneggiate da norme inique. Andando in tal modo a confliggere pure con la Costituzione italiana. Rimane infatti in vita il problema della prima fascia di aumenti, riguardanti il “gradone” 0-8 anni, con la Cgil che si è prima opposta e ora ha alzato bandiera bianca. La mancata coerenza è aggravata dal fatto che negli ultimi sette anni a puntare il dito contro l’annullamento del primo scatto stipendiale al terzo anno di carriera sono stati anche i giudici che hanno messo in evidenza il palese contrasto con il diritto dell'Unione Europea adottandone la disapplicazione nei casi esaminati. Come rimane intatta l’ingiustizia della trattenuta del 2,5% dello stipendio di chi opera nella scuola.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): È esemplare che mentre i metalmeccanici hanno ottenuto in dieci anni aumenti del 20% sullo stipendio, docenti e Ata avranno il 3,48% in più, dopo quasi 10 anni di attesa e con gli arretrati dell’ultimo biennio che a malapena bastano per una cena fuori in famiglia. Una seconda discriminazione si attua anche all’interno del comparto scuola, poiché questo contratto conferma l'eliminazione del primo “gradone” stipendiale, quello che sarebbe dovuto scattare al terzo anno di anzianità, e la violazione della parità retributiva tra stessi lavoratori. Implicitamente è come se i sindacati maggiori della scuola, Flc-Cgil, Cisl e Uil, avessero avallato che i lavoratori non sono tutti uguali. Tutti i dipendenti della scuola, docenti e Ata, tornano poi a subire un’altra ingiustizia: riguarda il trattamento di fine rapporto che nel privato non prevede la trattenuta del 2,5% sulla busta paga, introdotta nel settore del pubblico impiego a titolo di rivalsa. Ecco perché passano gli anni e siccome i contratti e le norme non cambiano, per chi non vuole soccombere a queste ingiustizie, rimanendo impassabile alla sottrazione dei propri diritti, l’unica strada rimane quella del tribunale e dei ricorsi che continuiamo a patrocinare.

 

Quanto andrà effettivamente in tasca ogni mese in più ai dipendenti del comparto che attendevano questo momento da quasi un decennio? In base ai calcoli dell’Anief-Cisal, davvero poco. In termini economici, stando alle tabelle ufficiali del rinnovo del contratto, si prevedono incrementi stipendiali a regime tra gli 85 e i 110 euro. Si tratta, tuttavia, di somme lorde che necessitano di essere decurtate. Qualora si tratti di lordo dipendente, applicando una tassazione media del 35%, la somma che effettivamente il personale della scuola si ritroverà in più in busta paga tra un mese sarà tra i 55 e i 71 euro. Qualora, invece, quelle somme indicate si riferiscano al netto del lordo Stato, quindi da dividere per 1,3838, dunque soggette anche ad altre ritenute fiscali e previdenziali, il discorso cambia. Purtroppo in peggio. Perché, applicando il coefficiente dell’1,3838, si scenderebbe subito a meno di 62 euro e poi, tassando la quota sempre del 35% medio, la cifra finale netta si fermerebbe a 40 euro. Con differenze in base a categorie e fascia di collocazione stipendiale.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): L’aumento massimo effettivo dovrebbe essere di appena 52 euro netti e riguarda i docenti della scuola superiore a fine carriera. Sempre rimanendo nella categoria dei docenti, si scende man mano, fino ad arrivare ad un incremento medio netto di appena 41 euro riguardante i maestri della scuola dell’infanzia neo assunti. Tra il personale Ata le somme sono ancora più modeste e la forbice è ancora più piccola: si va dai 50 euro netti di un Direttore dei servizi generali ed amministrativi a fine carriera, quindi con oltre 35 anni di anzianità, fino ai 37 euro del collaboratore scolastico con una anzianità di servizio inferiore agli otto anni. Comprendiamo che i sindacati rappresentativi potevano fare ben poco dinanzi a degli stanziamenti inadeguati da parte della politica, tuttavia potevano esimersi dal sottoscrivere questo contratto vergognoso e pure di dirsi realizzati per il risultato raggiunto.

 

Da tempo si paventava l’idea di poter sfruttare la previdenza complementare per ottenere il tanto atteso anticipo pensionistico: oggi RITA, la cui sigla sta per Rendita Integrativa Temporanea Anticipata e indica un'opzione attraverso la quale il lavoratore può chiedere il riscatto di una parte o della totalità del proprio montante accumulato nella previdenza integrativa, è in dirittura di arrivo.

 

Il Miur ha diffuso la nota 7673 attraverso la quale fornisce indicazioni operative riguardo alla cessazione dal servizio del personale docente, Ata e dirigente scolastico che ha inoltrato domanda per l’Ape social e se l’è vista accogliere.

 

Gli stipendi di docenti e personale Ata verranno incrementati di appena il 3,48%: una percentuale tre volte inferiore all’inflazione, nel frattempo aumentata di ben 14 punti. L’accordo economico raggiunto non copre nemmeno l’indicizzazione dell’indennità di vacanza contrattuale sul tasso di inflazione programmata, salito del 5,5%. Nel tentativo maldestro di innalzare gli stipendi più bassi dell’area Ocse, dopo la Grecia, e di adottare un aumento almeno pari a quello introdotto nel resto della PA, amministrazione pubblica e sindacati hanno deciso di assegnare “a pioggia” solo la metà del fondo nazionale del merito: producendo la bellezza di 4,5 euro a lavoratore, mentre l’altra metà dei 200 milioni annui verrà assegnata attraverso la contrattazione d’Istituto, in linea con quanto previsto dal decreto legislativo Brunetta 150/2009, dalla Legge Madia 124/2015 e dalla Legge 107/2015, tutti orientati alla valutazione e premialità dei dipendenti pubblici. Trattandosi, infine, di aumenti lordo Stato, va ricordato che le cifre che circolano in queste ore vanno fortemente decurtate.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): È chiaro che un contratto di questo genere non può soddisfare noi come Anief-Cisal, ma nemmeno i lavoratori del comparto. Come si fa a dire ad un dipendente della scuola che deve essere felice di vedersi accreditare solo un terzo della somma che il costo della vita gli ha sottratto negli ultimi anni? Inoltre, ancora una volta, l’Italia ignora le chiare indicazioni pervenute dalla Corte di Cassazione che ha disapplicato l’illegittima discriminazione e accordato cospicui risarcimenti ai danneggiati, oltre che della giurisprudenza comunitaria. È il motivo per cui continuiamo a chiedere a tutto il personale, docenti e Ata, di rivolgersi in tribunale, per non soccombere dinanzi all’ennesimo accordo a perdere.

 

I dirigenti scolastici in possesso dei requisiti e che intendono andare in pensione dal 1° settembre 2018 hanno possibilità di presentare l’istanza entro il prossimo 28 febbraio: la scadenza è stata fissata attraverso il D.M. prot. n. 919 del 23/11/2017 e annessa circolare n. 50436 che hanno fornito le indicazioni sulla presentazione delle domande di cessazione e pensionamento per il personale scolastico.

Udir comunica la volontà di ricorrere contro mancato riconoscimento del Trattamento di Fine Servizio per il biennio 2011/12: il ricorso intende recuperare, nello specifico, l’accertamento del credito del 2,69% per il Tfs negli anni 2011 e 2012. In particolare, attraverso il ricorso si intende autorizzare il versamento figurativo della quota del 2,69% di TFS per raggiungere la quota 9,60% prevista dalla legge per gli anni 2011 e 2012 in cui è stato collocato illegittimamente in regime TFR con aliquota al 6,91%. Tutti coloro che sono interessati ad avere maggiori informazioni su come ricorrere con il sindacato nazionale per recuperare gli importi illegittimamente sottratti possono farlo cliccando su questo link.

Arriva il primo rimborso rispetto a quanto decurtato: la somma è stata accreditata senza necessità di ricorrere in tribunale, dopo l’atto messo a disposizione dal giovane sindacato, che tutela i dirigenti scolastici, contro gli errori commessi sulle trattenute relative al Cir 2015/16 che non tenevano conto degli stipendi aggiornati dei DS di alcune province e avuti i chiarimenti dovuti dall’Ufficio Scolastico Regionale.

Il Presidente Udir, Marcello Pacifico, invita chi ancora non avesse inviato la diffida a provvedere immediatamente, a cominciare dalle province di Agrigento Catania, Messina, Palermo e Siracusa.

 

Stamane è previsto un incontro no-stop, durante il quale l’amministrazione presenterà un testo rinnovato: sarebbe al vaglio una “manovra perequativa” che porterebbe ad allineare gli aumenti stipendiali al resto della PA. Il problema si è venuto a determinare perché gli stipendi medi di chi opera nella scuola pubblica sono inferiori rispetto agli altri, tanto da risultare tra i più bassi dell’area Ocse. Nel complesso gli arretrati che i docenti potrebbero percepire una tantum ammonteranno ad una cifra tra i 500 e i 600 euro pure lordi: una cifra decisamente inferiore ai 2.700 euro che il personale avrebbe dovuto in media percepire per il mancato rinnovo nel biennio 2016-2017. Ma la vera “chicca” su cui stanno lavorando i sindacati rappresentativi e l’Aran è un’altra: si tratta “dei 200 milioni di euro previsti dalla Buona scuola e orientati alla valutazione e premialità dei docenti. Tra le possibilità al vaglio, quella di far confluire questi fondi direttamente negli stipendi dei docenti, a pioggia, o di trasferirli alla contrattazione, in modo da decidere in accordo con i sindacati quali criteri per premiare gli insegnanti”.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Il merito professionale, in base al decreto legislativo Brunetta 150/2009 e alla Legge Madia 124/2015, non può essere assegnato a pioggia. Ora, ammesso che tale imperativo possa in qualche modo essere superato, fanno in media 160 euro lordo Stato a dipendente. Applicando una tassazione media del 35% si arriverebbe ad assegnare appena 100 euro netti a dipendente, ovvero poco più di 7 euro al mese rispetto alle cifre precedenti. Ma per coprire gli 11 punti percentuali di aumento del costo della vita certificata occorre recuperare almeno 270 euro, dovuto alla mancata assegnazione dell’indennità di vacanza contrattuale, ovvero tre volte i 92 euro medi su cui si stanno per accordare. È il motivo per cui noi continuiamo a chiedere al personale della scuola di seguire la strada del tribunale. Inoltre, si sta sottoscrivendo una mobilità triennale, irrispettosa dell'attribuzione annuale degli incarichi, che per molti docenti e Ata potrebbe rivelarsi una trappola. Come continuano a mancare all’appello le richieste di maggiore chiarezza sul ‘potenziamento’. Oltre che sulla parità di trattamento tra personale precario e di ruolo, sulla ricostruzione carriera e sul servizio svolto nelle paritarie, ai fini degli scatti stipendiali. Ignorando così sia la Corte di Cassazione, sia le indicazioni della giurisprudenza comunitaria.

 

Oggi pomeriggio i sindacati rappresentativi andranno all’Aran per giungere alla firma del nuovo contratto collettivo nazionale della Scuola. Altolà dell’Anief, il sindacato che diventerà rappresentativo alle prossime elezioni RSU di aprile: non ha senso firmare un accordo che sottrae soldi ai lavoratori del comparto e dà seguito a delle discutibili norme legislative della PA che a questo punto verranno contestate nei tribunali.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Si sta sottoscrivendo un contratto di basso profilo. Basti pensare che lo sblocco dell'indennità di vacanza contrattuale avrebbe portato degli aumenti superiori a quelli concordati. E poi non ci risulta che in tema di precariato e ricostruzione di carriera ci si adegui alla giurisprudenza comunitaria né che sul potenziamento si sia fatta chiarezza. 

È ancora possibile scaricare e inviare il modello di diffida predisposto dall’Anief per recuperare almeno 270 euro di aumento più gli arretrati.

 

Anche le confederazioni spingono in questa direzione, confermate dalle dichiarazioni concilianti rilasciate, a turno, dai segretari generali. Anief ribadisce il suo no ad aumenti tre volte sotto l'inflazione e arretrati inconsistenti. E non cambia le cose neanche la distribuzione di ulteriori 35 euro a ogni docente del merito, peraltro vincolati da legge: il divario rimane ampio e va recuperato. Inoltre, appare pericolosa la mobilità triennale e irrispettosa dell'attribuzione annuale degli incarichi. Poche novità su permessi, potenziamento e sanzioni disciplinari regolati da norme legislative. Non risulta presente alcun accenno alla parità di trattamento tra personale precario e di ruolo, su ricostruzione carriera e servizio nelle paritarie. L’unica apertura dell’amministrazione è sul dietro front a proposito delle ore di incarico e funzionali.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Si sta riuscendo nell’impresa di approvare un contratto nazionale che sulla base delle condizioni previste dall’accordo del 30 novembre 2016, quindi con un incremento a regime pari al 3.48%, a fronte di 11 punti percentuali di aumenti del costo della vita certificata, non arriva nemmeno a coprire i già modesti 85 euro lordi a lavoratori per tutti. A queste condizioni è meglio non firmare e puntare sullo sblocco dell'indennità di vacanza contrattuale. Ma visto che dall’alto le Confederazioni dicono che va tutto bene, senza spendere una parola sulla miseria degli aumenti e sulle norme capestro, allora vorrà dire che la “palla” passerà anche stavolta ai tribunali. Il personale della scuola non merita questo trattamento.

Gli interessati possono scaricare e inviare il modello di diffida predisposto dall’Anief, attraverso cui recuperare almeno 270 euro di aumento più gli arretrati.

 

Come riporta Il Sole 24 ore, è ufficiale: l’Abi ha comunicato all’Inps e ai ministeri interessati il tasso di partenza per il primo bimestre di erogazione dell’anticipo finanziario e ora toccherà all’Istituto di previdenza procedere alla sua pubblicazione. Nella missiva Abi si rimanda alla pubblicazione degli Accordi operativi per avviare le adesioni delle banche. Sul fronte assicurativo vale lo stesso meccanismo ad esclusione di Unipol che risulta tra i destinatari della comunicazione Abi.

 

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