Confedir

a cura di
Marco Perelli Ercolini

 

Leggi il n. 31/2013 160 Decreto del Fare art. 42
Leggi il n. 32/2013 159 Precisazioni INPDAP quota A e 18 anni
Leggi il n. 33/2013 158 INPS Messaggio 12998 del 12-08-2013
Leggi il n. 34/2013 157 INPS Messaggio_12577 del 02-08-13
Leggi il n. 35/2013 156 GARANTE PRIVACY Provv 315 del 27giu2013
Leggi il n. 41/2013 155 INPS Circolare 120 del_06-08-2013 TOTALIZZAZIONE
Leggi il n. 43/2013 154 AG ENTRATE circolare+27e
Leggi il n. 44/2013 153 AG ENTRATE circolare_23 Studi_settore
Leggi il n. 45/2013 152 AG ENTRATE circolare_+25e Lotta_evasione
 Leggi il n. 46/2013  151 INPS Messaggio 12212 allegato 3
Leggi il n. 48/2013 150 INPS Messaggio 12212 Allegato 2
Leggi il n. 50/2013 149 INPS Allegato 1 Messaggio 12212
Leggi il n. 18/2014 148 INPS Messaggio 12212 del29-07-2013
 Leggi il n. 19/2014 147 FUNZIONE PUBBLICA circolare 3 del 2013
  146 INPS  Messaggio 12129 del 26-07-2013 All n 2
  145 INPS  Messaggio 12129 del26-07-2013_Allegato1
  144 INPS Messaggio12129 del26-07-2013
  143 Circolare numero 113 del 25-07-2013_Allegato n 3
  142 Circolare numero 113 del 25-07-2013_Allegato n 2
  141 Circolare numero 113 del 25-07-2013_Allegato n 1
  140 INPS Circolare 113 del25-07-2013ONLINE CERT
  177 CASSAZIONE Sent_ 22538-13
  178 INPS Circolare_140 del03-10-2013
  179 AG ENTRATE RIS49e dell_11luglio13Rimborso_spese
  180 INPS Messaggio 7ottobre2013n_15943 Contr_lav_dom
  181 FUN_PUBBLICA nota 45298 7ott13  PA Cong_orario
  182 REG_LOMBARDIA Certificazione_attività_sportiva.sflb
  PENSIONI E LEGGE STABILITA'
  CAMBIA SCALETTA PEREQUAZIONE AUTOMATICA PENSIONI
  186 INPS Circolare 5 del13-01-2011AttNoGestSepINPS
  187 Ufficio entrate Genova
  188 INAIL Circolare 33 del 23ott2013  infort_in_trasferta_missione
  189 INPS circ_62 del 2010 restazioni_economiche
  190 CASSAZIONE 16207 16giu08 Abuso assenza cong parentale
  191 SACCONE in fiscoequo
  192 caricaPdf
  193 legge 125-2013 coversione DL 101
  194 CASS Disabili-Trasferimento
  195 Trib Palermo alla Corte Cost
  196 INPS Circolare_158del13-11-2013 Tasso di dilazione
  204 INPS Messaggio 19202 de2026-11-2013
  206 MIN_LAVORO  Convalida_dimissioni_Protette2013
  207  modello_convalida_dimissioni lavmadre
  208 CORTE COST sent_304 del12dic2013
  081 AG ENTRATE Risol_45E del24apr2014 Codici_Tares-TARI 
  082 AG ENTRATE Risol_46E del24aprile2014 Codici_TASI 
  083 AG ENTRATE Risoluzione_47 24aprile2014 CODICI F24EP
  084 INPS Messaggio 4294 del_28-04-2014 CONTR_SOLIDARIETA_PENSIONI 2014
  085 AG ENTRATE Circolre_8E del_28_aprile_2014 Bonus 80euro
  086 INPS Circolare_54 del_2-05-2014 Interessi di mora
  087 Consulenti Lavoro circolare_11 del 5.5.2014 Bonus_80_euro
  088 CONS_MINISTRI  decreto_riordino_17_01_2014  Diritti_Autore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La Corte dei Conti ha certificato 23 miliardi di “buco”, che l’Inps ha eredito dall’Inpdap per il mancato pagamento dei contributi del personale a tempo determinato. Pacifico (Anief): siamo pronti a diffidare l’istituto di previdenza e per il Governo sarà una bella gatta da pelare.

Le pensioni dei dipendenti pubblici in servizio sono a rischio: la Corte di Conti ha infatti certificato un “buco” di 23 miliardi di euro, che l’Inps ha ereditato dall’Inpdap per il mancato pagamento mensile dei contributi del personale a tempo determinato. Per questo motivo l’Anief ha deciso di chiedere la certificazione dei crediti in tribunale, forte della sentenza della Corte di giustizia europea del 13 novembre 2008. Per questi motivi il sindacato, che fa parte della Confedir, stamattina ha partecipato attivamente davanti a Palazzo Chigi alla manifestazione “Vogliono toglierci anche il bastone-pensione”.

È sempre più evidente, infatti, che lo Stato sta cercando di fare cassa sulle spalle dei pensionati. Ad iniziare dalla mancata indicizzazione dell’assegno mensile nei confronti dei dirigenti degli enti locali, delle regioni e dei dipendenti di tutta la pubblica amministrazione, cui viene negato il diritto a percepire una pensione corrispondente ai contributi versati nel corso della loro carriera lavorativa.

“Quanto sta realizzando lo Stato con i suoi lavoratori – spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir - è una vera e propria evasione. E ha dell’incredibile, perché l’amministrazione si rende artefice esattamente di quello che non permette di fare alle imprese private. Ora, però, il Governo si ritrova con una nuova gatta da pelare: dopo i risarcimenti milionari che dovrà sborsare per la mancata stabilizzazione e il recupero del 2,5% illegittimamente percepito dalle busta paga di centinaia di migliaia di dipendenti, dovrà anche per forza di cose trovare quei 23 miliardi di euro che l’istituto nazionale di previdenza ha impropriamente sottratto ai dipendenti del pubblico impiego”.

A sostegno dei dipendenti c’è anche l’esito della sentenza n. 116 della Consulta, attraverso cui è stato di recente dichiarato incostituzionale il prelievo forzoso sulla differenza delle pensioni stabilito dal comma 22-bis dell’articolo 18 della legge 111/2011. Nei prossimi giorni il sindacato metterà a disposizione dei precari della scuola un modello di diffida da inviare all’Inps e al Ministero dell’Economia e delle Finanze, proprio per rivendicare il mancato pagamento dei contributi versati.

 

Durante la conferenza svolta oggi a Roma presso l’Università telematica Pegaso, a Palazzo Bonadies, è emerso che l’ultimo decennio di riduzione della spesa pubblica ha innalzato l’indebitamento di 10 punti. Mentre si lasciavano inalterati i costi della politica, delle società partecipate e delle consulenze, si è agito su comparti essenziali come scuola e università. Col risultato che i nostri ragazzi non aspirano più a laurearsi, sono meno preparati e stentano sempre più a trovare un’occupazione.

Secondo Marcello Pacifico (Confedir-Anief) risparmiare almeno un miliardo di euro nel comparto istruzione comunque si può: senza toccare organici, sostegno e istituti, si potrebbe affidare il ruolo dei revisori dei conti al personale interno, semplificare la macchina della giustizia per il contenzioso sui precari e dare il via libera all’organizzazione dell’orario scolastico su cinque giorni.

Sono anni che il Governo taglia nella pubblica amministrazione, ma il debito è aumentato di 10 punti percentuali. Questa verità emerge dall’analisi dei tagli lineari, che hanno investito risorse, personale, strutture della P.A. negli ultimi dieci anni, affrontata oggi a Roma presso l’Università telematica Pegaso, Palazzo Bonadies, durante la conferenza “Spendere meno, spendere meglio”, nelle relazioni dei segretari generali della Confedir - Confederazione rappresentativa della dirigenza pubblica - alla presenza del Commissario per la spending review italiana, Carlo Cottarelli, ex del Fondo monetario internazionale.

Mentre non sono stati toccati i costi della politica, delle società partecipate e delle consulenze, nell’ultimo decennio abbiamo assistito a ridimensionamenti importanti in settori chiave del nostro welfare. Ad iniziare dalla scuola, il più colpito con il 75% dei tagli di tutta la P.A.: basti pensare alla riduzione di un sesto del personale e dell’orario degli studenti, di un terzo dei dirigenti e delle scuole autonome, l'utilizzo perpetuo del precariato per il 15% dei posti in organico al fine di evitare il pagamento degli scatti di anzianità ora precluso anche ai neo-assunti. Per non parlare dell’università, che ha visto cancellata la figura del ricercatore e prorogato il blocco del turn-over al 2018.

E se l’economia stenta a riprendere, se i nostri ragazzi non aspirano più a laurearsi, se studiano di meno e sono meno preparati, se non lavorano rispetto agli altri ragazzi europei, la colpa è da ricercare proprio nei tagli al settore dell’istruzione e della conoscenza prodotti dal 2000 al 2010: l’Italia che già investiva poco, l'80% delle risorse stanziate, rispetto agli altri Paesi OCSE, ha ridotto ancora del 10% gli stanziamenti in controtendenza all'aumento del 3%, seppur lieve, registrato in media sempre dai Paesi più sviluppati.

“Alla luce di questi dati inequivocabili – sostiene Marcello Pacifico, segretario organizzativo Confedir e presidente Anief - la Commissione presieduta dal dott. Carlo Cottarelli, incaricata di rivedere la politica di spesa nel settore dell’istruzione e ricercare nuovi risparmi, dovrebbe lasciare inalterato l’attuale assetto degli organici, del sostegno e del dimensionamento scolastico. Mentre si dovrebbe concentrare su una serie di proposte”.

“Per i risparmi nella scuola – continua Pacifico - si può ricavare non poco dall’assegnazione del ruolo di revisori dei conti, a titolo gratuito, al personale interno (ci sono già le RSU). Si può poi semplificare la macchina della giustizia che si occupa del contenzioso sulle graduatorie o sui precari. Si potrebbe, infine, dare il via libera all’organizzazione dell’orario scolastico su cinque giorni. In tal modo si potrebbe recuperare un ‘tesoretto’ di almeno un miliardo di euro”.

“Mentre sul fronte dell’università sarebbe fondamentale procedere con l’assunzione dei ricercatori rispetto a quelle bloccate di ordinari e associati. Di certo – conclude il rappresentante Confedir-Anief - la qualità e non la quantità ci devono guidare nell’economia di spesa come nel reclutamento: perché la pubblica amministrazione e la sua dirigenza sono prima di tutto una risorsa al servizio del Paese”.

La relazione completa di Marcello Pacifico

L’analisi dei dati

I documenti citati nella relazione

 

Confedir contesta l’ipotesi di CCNQ firmato il 31 luglio 2013 all’ARAN da diverse OO.SS. sulle prerogative sindacali. È illegittimo e incostituzionale. Congelati 1/3 di permessi e distacchi senza le RSU e negata l’agibilità sindacale alle Confederazioni, a differenza del Comparto. Pronto un ricorso d’urgenza al giudice del lavoro per garantire la pluralità sindacale e impedire un sindacalismo giallo, nel rispetto di leggi nazionali e comunitarie nonché di diverse sentenze della Consulta.

“Il grande inganno – dichiara Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo della Confedir – si è consumato all’insaputa dei dirigenti medici, scolastici, statali, regionali e territoriali che dopo tanti anni di impegno a dirigere le elezioni delle RSU dei propri dipendenti, a garantire l’imparzialità della pubblica amministrazione per evitare accuse di sindacalismo giallo, ora dovranno organizzare le proprie elezioni RSU, non si sa con quali regole e certamente non omogenee per tutte le aree. Unica contraria la Confedir che è riuscita, isolata, soltanto a far spostare la data delle elezioni entro giugno 2014 (art. 9), pena il congelamento dei 25 minuti e 30 secondi attribuiti alle RSA della dirigenza”.

Ma all’inganno si è aggiunto il complotto, ordito all’ARAN in una settimana, da chi ha voluto minacciare la vita stesse delle Confederazioni plurali, sconfessando l’atto di indirizzo del Governo o l’ipotesi di CCNQ già sottoscritta per il Comparto, il 24 maggio 2013: il passaggio delle prerogative sindacali dalle Confederazioni alle OO.SS. aderenti (artt. 2 e 4, comma 7), in nome di una possibile accelerazione della contrattazione decentrata che non può riguardare la sola area della dirigenza quando il blocco del contrattazione nazionale riguarda tutti i dipendenti pubblici.

E le Confederazioni plurali, ancorché rappresentative, con esponenti istituzionali al CNEL o al CESE, come la Confedir, come possono essere esercitare il ruolo di parte sociale ai tavoli negoziali nazionali e decentrati, senza distacchi o permessi? Forse si vuole cancellare per contratto quello che è previsto per legge: il soggetto giuridico della Confederazione? Non sarebbe stato meglio, allora, per evitare duplicazioni in termine di permessi e ore, eliminare le Confederazioni che riportano lo stesso nome delle organizzazioni di appartenenza? E perché non vietare alle stesse Confederazioni di rappresentare dirigenti e dipendenti?

Il sindacalismo giallo vorrebbe stravincere, colluso con il potere politico, in un Paese che sembra aver perso la barra del diritto. Forse si comprende perché colpire la sola Confedir, unico soggetto confederale plurale della dirigenza, che negli ultimi mesi ha denunciato, nell’immobilismo delle altre sigle confederali, l’illegittimità del blocco dei contratti, del contributo di solidarietà, della deroga alla stabilizzazione dei precari, della perdita d’acquisto delle pensioni.

Confedir, pertanto, ricorrerà in tribunale non soltanto perché è stato violato il D.Lgs 165/01, le leggi 367/1958, 929/1965, 300/1970, 881/1977 o i principi ribaditi dalle sentenze della Consulta nn. 975/1988, 103/1989, 30/1990, 482/1995, 231/2013 sulla parità sostanziale di trattamento tra soggetti sindacali, sul diritto all’esercizio delle prerogative sindacali in base e proporzionalmente alla rappresentatività certificata, dalla CEDU e dagli artt. 3, 10, 35, 39, 97 della Costituzione.

La nostra è una battaglia per difendere la dignità e la professionalità della dirigenza pubblica ormai svenduta dagli altri sindacati per un pugno di privilegi.

 

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