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ROMA, 23 OTT - Modificare il Testo unico sulla sicurezza e le responsabilità dei presidi. Lo chiede l'Udir alla luce dell'ultimo rapporto di Legambiente Ecoscuola che ha puntato il dito contro le mancate promesse dell'anagrafe scolastica. "Durante gli incontri degli ultimi mesi con centinaia di presidi, è stata pressoché unanime la richiesta - osserva il presidente Marcello Pacifico - di cambiare in toto il Testo Unico sulla sicurezza. I presidi sanno bene che vi è un collegamento immediato tra il problema della sicurezza e quello della responsabilità che ricade sulle loro persone: ci sono dei capi d'istituto costretti a difendersi dalle accuse riconducibili alle analisi tecniche sui documenti di prevenzione, sicurezza e salute, con richieste di condanne penali da tre anni e mezzo in su. Se non vogliamo che si arrivi a chiudere la metà delle nostre scuole, quelle insicure indicate da Legambiente, non c'è altra soluzione: modificare la legge. Non è possibile finire in carcere per colpa dello Stato, tra l'altro - fa notare il sindacalista - per uno stipendio dimezzato rispetto ai colleghi di tutti gli altri comparti".  (ANSA).

"Le organizzazioni che
rappresentano i lavoratori del comparto sono ormai ai blocchi di
partenza in vista delle elezioni per il rinnovo delle rappresentanze
sindacali unitarie. Le consultazioni si terranno probabilmente nel
prossimo inverno. C'è molta attesa, osservano gli esperti, per capire
se il calo di rappresentatività dei sindacati maggiori possa stavolta
permettere alle organizzazioni minori di superare la soglia del 5%,
utile a sedersi al tavolo delle trattative con il Miur. L'Anief, con
38 mila deleghe a giugno 2018 e 3mila liste già pronte, si candida con
autorevolezza a superare la soglia di rappresentatività". E' quanto si
legge in una nota dell'Anief.

ROMA, 19 OTT - "L'Ue non è solo quella dell'euro e dei finanziamenti, ma essere stato membro significa anche e soprattutto rispettare le norme europee. E laddove i singoli Paesi fanno orecchie da mercante, si deve comunque dare seguito alle sentenze emesse dai tribunali successivamente ai reclami e ricorsi formulati dai cittadini che non ce la fanno più a sentirsi presi in giro. Basti pensare all'assorbimento dei precari con almeno 36 mesi di servizio svolto: anziché assumerli a titolo definitivo, si è escogitato il modo di aggirare quanto stabilito dall'Ue". Lo afferma Marcello Pacifico, di Anief-Cisal, relativamente al parere positivo dato ieri, in commissione Politiche dell'Unione europea del Senato, al disegno di legge che punta a introdurre l'insegnamento di Costituzione e cittadinanza europea nelle scuole dell'obbligo. Obiettivo del provvedimento è "trasmettere agli studenti - viene ricordato - la consapevolezza di diventare soggetti attivi e protagonisti della comunità europea. In particolare, l'insegnamento è articolato su un orario di almeno quattro ore mensili con votazione finale a cura di docenti adeguatamente formati. Gli oneri derivanti dalla formazione di personale docente di Costituzione e cittadinanza europea verrebbero finanziati attraverso il Fondo sociale europeo 2014-2020". (ANSA).

ROMA, 13 OTT - "A distanza di oltre due anni dall'approvazione della Legge 107/2015 che ha potenziato il progetto di collegamento con le aziende, gli studenti del triennio finale delle scuole superiori continuano ad avere pochissime tutele e attendono ancora l'approvazione dello statuto dei loro diritti che garantisca qualità e gratuità degli stage. Il risultato è che i giovani continuano a sentirsi sfruttati". A dichiararlo è il sindacato Anief, nel giorno in cui gli studenti sono scesi in piazza in numerose città per protestare contro l'alternanza scuola-lavoro. "Solo qualche mese fa, con le nuove regole in atto, in Sicilia, dei giovani hanno denunciato di essersi ritrovati a fare i camerieri, i gelatai e le maschere del cinema. Oppure di servire hamburger ai tavoli e allevare cozze. O ancora, di fare i commessi per una nota casa di moda, in attesa che questa selezionasse lavoratori all'altezza della situazione. La studentessa di un alberghiero di Bari è finita a lavare i bagni e a fare volantinaggio, per dodici ore consecutive. Non si tratta di casi isolati. Eppure, in base alle nuove norme, l'Alternanza scuola-lavoro è destinata a diventare uno dei tasselli più importanti del nuovo Esame di Stato della secondaria". "Con la riforma Renzi-Giannini - dice Marcello Pacifico, di Anief-Cisal - le attività di alternanza Scuola-Lavoro sono diventate formazione didattica a tutti gli effetti: per gli studenti, le esperienze pratiche svolte in azienda, ma anche nei musei, diventano infatti anche requisito d'ammissione agli Esami di Stato. Peccato che non ci sia ancora uno statuto nazionale utile per stipulare convenzioni con i datori di lavoro, in modo da scongiurare il rischio di sfruttare i ragazzi. Come il nostro sindacato ha da tempo denunciato. Rimane poi irrisolto il problema degli studenti privatisti che non possono svolgere attività di alternanza scuola-lavoro".

 

ROMA, 11 OTT - Per il personale della scuola "è meglio non farsi illusioni: sono in arrivo aumenti ridicoli, di appena qualche decina di euro netti, una parte dei quali legati anche al merito". Lo afferma l'Anief riferendosi ai contenuti della Legge di Bilancio. "Preso atto che non ci sono i 35 miliardi per rinnovare il contratto degli statali, con il Mef che pratica la politica del bilancino e la Ministra dell'Istruzione che si limita a chiedere incrementi minimi, l'unico modo per ottenere un avanzamento di carriera è - sostiene il sindacato - recuperare l'indicizzazione dell'Indennità di vacanza contrattuale al 50% del costo della vita programmato dal Mef previsto dalla legge di stabilità 2009, a partire dal mese di settembre 2015. Il contratto degli statali, invece, se solo dovesse recuperare il tasso di inflazione programmata dal Governo (+12.5) negli ultimi dieci anni, includendo l'Indennità di vacanza contrattuale, bloccata al 2008, porterebbe ad aumenti complessivi (per stipendi medi di 1.500 euro), per il triennio 2016-2018, di 6.434 euro pro capite per 3 milioni di dipendenti pubblici: più di 20 miliardi che si sommerebbero ai 14 miliardi da mettere per la dirigenza pubblica". "Se nel privato si sono firmati contratti che hanno previsto aumenti del 20% degli stipendi in ragione dell'aumento del costo della vita - dichiara Marcello Pacifico, presidente Anief - nel settore statale al blocco del contratto è stato affiancato il blocco dell'indicizzazione dell'indennità di vacanza contrattuale, rendendo vano ogni possibile aumento. Ma se quanto fatto dal Governo è risultato legittimo fino alla pubblicazione della sentenza della Consulta nell'agosto 2015, non ha più ragione di essere nei mesi successivi quando il contratto è stato sbloccato e di conseguenza l'indicizzazione dell'Indennità di vacanza contrattuale deve essere sbloccata". L'obiettivo del sindacato, ricorrendo al giudice, è "recuperare il 7% dello stipendio da settembre 2015, come già confermato dalla Corte Costituzionale", l'unico, secondo l'Anief, "per combattere la politica al risparmio sui lavoratori pubblici e della scuola che anche il Governo Gentiloni sta conducendo e dare una risposta netta agli annunci senza seguito della Ministra Fedeli". (ANSA).

ROMA, 9 OTT - "E' sempre più emergenza presidi". Lo denuncia l'Anief citando il caso della Sardegna dove un dirigente gestisce 17 scuole. "Ci sono dei presidi che sono distanti dall'assegnazione anche 50 km, fino a un estremo caso, quello di un capo d'istituto che si divide tra scuole della provincia di Nuoro e Oristano per un numero abnorme. In tutta l'Isola l'organico dovrebbe essere composto da 265 presidi, mentre al momento - spiega il sindacato - ne sono in servizio 220. E l'anno prossimo la situazione potrebbe peggiorare: diventa quindi sempre più impellente pubblicare il bando di concorso per dirigenti scolastici e predisporre una tabella di marcia per il suo espletamento, in modo da assumere i vincitori con l'avvio del prossimo anno scolastico". "Non osiamo nemmeno pensare - dichiara il presidente dell'Anief, Marcello Pacifico - cosa potrebbe accadere se nel prossimo mese di settembre ci dovessimo trovare nelle attuali condizioni di vuoto attuale: le reggenze passerebbero da 1.900 a circa 2.500, per effetto dei pensionamenti e dell'ennesimo mancato turn over. Non comprendiamo, quindi, per quale motivo la burocrazia debba ancora una volta prevalere sulle necessità pratiche. Ancora di più perché tanta attesa ci sta portando un bando di concorso, a quanto ci risulta, ancora pieno di parti a dir poco discutibili. Non riusciamo proprio a comprendere, in particolare, l'esclusione dei laureati con cinque anni di servizio e anche dei tanti immessi in ruolo, come docente, che per qualsiasi motivo non hanno ancora superato l'anno di prova. Il problema si era posto già nel 2011 e lo abbiamo portato al Tar, dove il giudice ci ha dato ragione". (ANSA).

ROMA, 29 SET - "I presidi vogliono la piena perequazione economica tra la loro retribuzione e quella dei Dirigenti della seconda fascia della P.A., perché un dirigente scolastico percepisce mediamente 62.890 euro lordi annui mentre un dirigente di un ente di Ricerca e dell'Università, appartenenti alla stessa area contrattuale, ha una retribuzione compresa tra i 94.000 e i 102.000 euro". Lo segnala in una nota l'Anief, che fa sapere che "il differenziale è ingiustificabile e quindi non accetteremo certo nel prossimo contratto di lavoro in fase di rinnovo l'ennesima nota a verbale con cui ci si duole per la mancata perequazione e la si indica come raggiungibile nella successiva tornata contrattuale". Per Marcello Pacifico di Anief-Udir "i sindacati rappresentativi debbono assolutamente tenere duro. A costo di non rinnovare il nuovo contratto collettivo nazionale del lavoro. Perché accettare le solite condizioni al ribasso dell'amministrazione sarebbe un vero suicidio, che i capi d'istituto non tollererebbero. È per questo motivo che, nel frattempo, abbiamo citato il Miur in giudizio davanti al Tribunale amministrativo, rivendicando la mancata trasmissione del decreto direttoriale richiesto di individuazione delle risorse per il FUN 2017 ai fini del raggiungimento della perequazione esterna con le altre aree della dirigenza. E ci siamo pure costituiti - fa sapere ancora Pacifico - presso la Corte suprema per ottenere la perequazione e l'assegno individuale d'anzianità non assegnati ai dirigenti scolastici assunti dopo il 2001. Così come - conclude - ci siamo mossi per lo sblocco dell'indennità di vacanza contrattuale, in modo da ottenere dalle aule di giustizia ciò che il Governo continua a negare ai nostri presidi".(ANSA).

ROMA, 25 SET - "I numeri impietosi della Corte dei Conti chiudono il cerchio sulla riforma Renzi: un fallimento su tutta la linea". Lo afferma l'Anief secondo cui la relazione, presentata alla VII Commissione della Camera, secondo i dati certificati dall'organismo nazionale deputato al controllo sulla gestione delle risorse pubbliche "sancisce la débacle della Legge 107/2015"- "Nell'anno scolastico 2016-17 sono saliti a 88.045 i docenti inseriti nella Graduatorie a Esaurimento; nuovo record - rileva il sindacato - per supplenze annuali e al termine delle attività didattiche, con 125.832 contratti stipulati; 400 nuove procedure per le suppletive al concorso; cancellate altre 102 scuole autonome; bonus merito soltanto a 2.487 insegnanti; valutazione esterna riservata al 5% delle scuole dall'Invalsi; soltanto 3.438 posti in deroga per gli amministrativi, tecnici e ausiliari, nonostante i tagli della Legge di Stabilità 2015". "E' evidente - afferma Marcello Pacifico, presidente Anief - che della Buona Scuola presentata nel 2014 dall'allora premier Renzi è rimasto solo il nome. Noi lo avevamo detto in tempi non sospetti. Poiché il Governo non ne ha voluto sapere, abbiamo cercato di limitarne i danni, proponendo in Parlamento diverse modifiche. Ma anche in questo caso, l'Esecutivo, nel frattempo con a capo l'attuale premier Paolo Gentiloni, ha continuato a tirare dritto. Ora, però, i nodi stanno venendo tutti al pettine. Con lo Stato che rischia di pagare a caro prezzo quelle ingerenze, sotto forma di un servizio formativo pubblico danneggiato e attraverso ingenti risarcimenti ai tanti dipendenti della scuola trattati come 'pedine'. Rimangono tanto amaro in bocca e le tantissime sentenze che hanno dato e stanno continuando a dare ragione ai ricorrenti contro una riforma che non si doveva fare". (ANSA).

ROMA, 11 SET - Ci sono i presupposti giuridici per bloccare il decreto vaccini: è ciò che sostiene l'Anief, che annuncia l'intenzione di presentare un ricorso entro la settimana. "In un contesto scolastico dove i problemi aumentano, con gli organici abbattuti e stracolmi di precari - dice il sindacato in una nota - si vanno a caricare di ulteriori impegni le segreterie scolastiche già ridotte all'osso. Premesso che in tal modo lo Stato è andato oltre le proprie competenze, lo studio legale Anief, dopo un'analisi del decreto, e le circolari che ne sono seguite, ha appurato che vi sono i presupposti giuridici per bloccarlo: in settimana depositeremo il ricorso". L'Anief ricorda che l'obbligo di vaccinarsi riguarda circa 6 milioni sugli oltre 7,7 milioni di allievi ufficialmente iscritti negli 8mila istituti scolastici italiani. Ad essere esentati sono quindi solo gli studenti dell'ultimo triennio della scuola secondaria di secondo grado. "Secondo noi - afferma il presidente Marcello Pacifico - con questa decisione si preclude la possibilità di far frequentare la scuola agli alunni fino a 6 anni non in regola e si sanzionano ingiustamente le famiglie con figli da quell'età fino a 16 anni, minando il diritto allo studio previsto dalla Costituzione italiana, conferendo alle dirigenze scolastiche una responsabilità che dovrebbe riguardare solo l'ambito sanitario".

I genitori del liceo musicale scivono a Ministero e Zaia. E parte una raccolta firme contro la riduzione dell'orario di strumento 

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ROMA, 7 SET - La necessità, sacrosanta, di avere tutti i docenti in cattedra dal primo giorno di scuola, diventa però complicata da realizzare a causa del ritardo inspiegabile con cui l'amministrazione ha deciso di aggiornare la seconda e terza fascia delle graduatorie di istituto: quelle provvisorie, con oltre 700mila precari coinvolti, hanno visto la luce solo dopo Ferragosto, con le segreterie scolastiche inondate di reclami a causa dei 'bug' del sistema informatico gestito dal Miur tramite Istanze online. E' quanto denuncia l'Anief in una nota. "Poiché il Miur non ha voluto inserire gli abilitati nelle Gae e molte di queste sono ormai senza candidati - argomenta il sindacato - i presidi sono costretti a coprire i 'buchi' di cattedre attraverso le graduatorie d'istituto. Le quali sono tuttavia ancora in via di rifacimento perché si stanno ancora rinnovando, proprio in questi giorni, le posizioni e nuovi inserimenti del triennio 2017/2020. Con l'Amministrazione che non ha fornito le linee guida su quali liste di attesa utilizzare: le vecchie o le nuove provvisorie?". Secondo il presidente dell'Anief, Marcello Pacifico, "non si doveva arrivare a inizio anno con le scuole costrette a nominare fino ad avente diritto, peraltro sulle spalle di segreterie composte da pochi elementi e che già si devono sobbarcare un alto numero di impegni, come quello 'gratuito' dei controlli delle vaccinazioni degli alunni. In questo modo, si copre la cattedra ma dopo qualche settimana si cambia docente, con tutte le conseguenze negative, in primis per il sostegno, che il mutamento comporta". (ANSA).

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