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ROMA, 11 OTT - Per il personale della scuola "è meglio non farsi illusioni: sono in arrivo aumenti ridicoli, di appena qualche decina di euro netti, una parte dei quali legati anche al merito". Lo afferma l'Anief riferendosi ai contenuti della Legge di Bilancio. "Preso atto che non ci sono i 35 miliardi per rinnovare il contratto degli statali, con il Mef che pratica la politica del bilancino e la Ministra dell'Istruzione che si limita a chiedere incrementi minimi, l'unico modo per ottenere un avanzamento di carriera è - sostiene il sindacato - recuperare l'indicizzazione dell'Indennità di vacanza contrattuale al 50% del costo della vita programmato dal Mef previsto dalla legge di stabilità 2009, a partire dal mese di settembre 2015. Il contratto degli statali, invece, se solo dovesse recuperare il tasso di inflazione programmata dal Governo (+12.5) negli ultimi dieci anni, includendo l'Indennità di vacanza contrattuale, bloccata al 2008, porterebbe ad aumenti complessivi (per stipendi medi di 1.500 euro), per il triennio 2016-2018, di 6.434 euro pro capite per 3 milioni di dipendenti pubblici: più di 20 miliardi che si sommerebbero ai 14 miliardi da mettere per la dirigenza pubblica". "Se nel privato si sono firmati contratti che hanno previsto aumenti del 20% degli stipendi in ragione dell'aumento del costo della vita - dichiara Marcello Pacifico, presidente Anief - nel settore statale al blocco del contratto è stato affiancato il blocco dell'indicizzazione dell'indennità di vacanza contrattuale, rendendo vano ogni possibile aumento. Ma se quanto fatto dal Governo è risultato legittimo fino alla pubblicazione della sentenza della Consulta nell'agosto 2015, non ha più ragione di essere nei mesi successivi quando il contratto è stato sbloccato e di conseguenza l'indicizzazione dell'Indennità di vacanza contrattuale deve essere sbloccata". L'obiettivo del sindacato, ricorrendo al giudice, è "recuperare il 7% dello stipendio da settembre 2015, come già confermato dalla Corte Costituzionale", l'unico, secondo l'Anief, "per combattere la politica al risparmio sui lavoratori pubblici e della scuola che anche il Governo Gentiloni sta conducendo e dare una risposta netta agli annunci senza seguito della Ministra Fedeli". (ANSA).

ROMA, 9 OTT - "E' sempre più emergenza presidi". Lo denuncia l'Anief citando il caso della Sardegna dove un dirigente gestisce 17 scuole. "Ci sono dei presidi che sono distanti dall'assegnazione anche 50 km, fino a un estremo caso, quello di un capo d'istituto che si divide tra scuole della provincia di Nuoro e Oristano per un numero abnorme. In tutta l'Isola l'organico dovrebbe essere composto da 265 presidi, mentre al momento - spiega il sindacato - ne sono in servizio 220. E l'anno prossimo la situazione potrebbe peggiorare: diventa quindi sempre più impellente pubblicare il bando di concorso per dirigenti scolastici e predisporre una tabella di marcia per il suo espletamento, in modo da assumere i vincitori con l'avvio del prossimo anno scolastico". "Non osiamo nemmeno pensare - dichiara il presidente dell'Anief, Marcello Pacifico - cosa potrebbe accadere se nel prossimo mese di settembre ci dovessimo trovare nelle attuali condizioni di vuoto attuale: le reggenze passerebbero da 1.900 a circa 2.500, per effetto dei pensionamenti e dell'ennesimo mancato turn over. Non comprendiamo, quindi, per quale motivo la burocrazia debba ancora una volta prevalere sulle necessità pratiche. Ancora di più perché tanta attesa ci sta portando un bando di concorso, a quanto ci risulta, ancora pieno di parti a dir poco discutibili. Non riusciamo proprio a comprendere, in particolare, l'esclusione dei laureati con cinque anni di servizio e anche dei tanti immessi in ruolo, come docente, che per qualsiasi motivo non hanno ancora superato l'anno di prova. Il problema si era posto già nel 2011 e lo abbiamo portato al Tar, dove il giudice ci ha dato ragione". (ANSA).

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