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Governo

Anief aveva denunciato l’intenzione di realizzare la riforma a costo zero: la realtà che si sta prefigurando è addirittura peggiore, con Scuola e Università chiamate a contribuire per un quarto dei risparmi da attuare con la Legge di Stabilità.

Marcello Pacifico (Anief-Confedir): l’Esecutivo smentisca, altrimenti ci ritroveremmo davanti il solito remake.

La conferma odierna della copertura finanziaria delle immissioni in ruolo dei precari fa venire meno il CCNL del 4 agosto 2011, attraverso cui si è eliminato il primo gradone in busta paga e condannato gli insegnanti alla stessa busta paga per i primi 9 anni di carriera.

Marcello Pacifico (Anief-Confedir): il Governo faccia venire meno quel contratto, altrimenti siamo pronti a dare battaglia legale in tribunale per violazione della direttiva comunitaria 1999/70/CE che previene queste discriminazioni.

Anief plaude alla decisione del presidente del consiglio di avviare l'anno scolastico 2014/2015 in una scuola simbolo di Palermo, dove il giovane sindacato scolastico ha la propria sede nazionale.

Il presidente Marcello Pacifico: tutti gli ultimi rapporti nazionali ed internazionali hanno rilevato che l’area dove c’è più squilibrio socio-economico e rischio involuzione è il Mezzogiorno: in province di Sicilia e Sardegna gli alunni che lasciano i banchi prima del diploma superano il 40%. Ma invece di introdurre un organico maggiorato di docenti per arginare questa ‘piaga’, il Ministero dell’Istruzione continua a cancellare centinaia di cattedre. Ci pensi ora il Governo a cambiare le cose, anche incentivando l'arte e il turismo.

Dl P.A. - Il Governo fa retromarcia sul turn over e tradisce migliaia di docenti, professori e medici: bastavano un po' di proventi dal gioco d'azzardo

Con i quattro emendamenti del Governo approvati oggi dalla commissione Affari costituzionali del Senato al decreto di riforma, viene sferrato un duro colpo ai diritti di migliaia di lavoratori e al ringiovanimento della pubblica amministrazione.

Marcello Pacifico (Anief-Confedir): non ci arrendiamo e d'ora in poi sposteremo la questione nei tribunali, dove siamo pronti a dare battaglia

 

 

Preoccupa la “fuga in avanti” del Trentino, dove la Giunta autonoma sta approvando un nuovo contratto con incentivi associati alla flessibilità oraria dei docenti: il 14 luglio sit-in di protesta sotto il Ministero dell’Istruzione. Marcello Pacifico (Anief-Confedir): non è caricando gli insegnanti di nuove mansioni che si garantisce la loro produttività: è una logica puramente aziendale. Il docente ha invece bisogno di tempo per calibrare i suoi impegni, per preparare le lezioni e valutare gli elaborati. Il rischio è stravolgere la normale programmazione didattica, con ripercussioni negative sul livello di apprendimento degli alunni.

Cresce la protesta sindacale contro la volontà espressa dal Governo di aumentare l’orario di servizio dei docenti italiani, fino a 36 ore a settimana, senza però sbloccare il contratto e adeguare gli stipendi fermi ai valori del 2009: il sindacato autonomo Anief ha avviato la mobilitazione dei lavoratori della scuola e sarà presente al sit-in del 14 luglio sotto il Ministero dell’Istruzione, dove assieme alle altre sigle sindacali e alle associazioni manifesterà il suo dissenso contro un provvedimento che allontanerebbe ancora di più l'istruzione italiana da quella europea.

La mobilitazione del personale diventa ancora più necessaria dopo la notizia, riportata in queste ore dalla rivista Orizzonte Scuola a anche dalla stampa nazionale, della “fuga in avanti” del Trentino su diversi punti relativi all’organizzazione lavorativa dei dipendenti della scuola: la provincia autonoma in questi giorni ha dato mandato all'Apran per approvare un nuovo contratto che apre agli incentivi economici, attraverso un’innovativa flessibilità oraria, la quale “potrebbe rappresentare un punto di riferimento importante anche per il resto d'Italia”. E novità peggiorative, sempre in Trentino, potrebbero arrivare anche per i precari.

Anief non ci sta. “Come sindacato, a tutela dei diritti del lavoratori che rappresentiamo – spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confederi – è bene che sulle ‎36 ore il Governo ci ripensi. È normale che chi vuole più spendere il suo tempo a scuola lo possa fare, ma da qui a revisionare l'orario di servizio dei docenti, sostanzialmente allineato ai parametri europei, ancorché su base volontaria, ce ne passa. Lasciamo i stare i proclami: la verità è che approvare questo provvedimento per decreto, come vuole fare il Governo, sconvolgerebbe la normale programmazione didattica, con il rischio di ripercussioni negative anche sul livello di apprendimento degli alunni”.

Il sindacato ribadisce quindi tutta la sua contrarietà al permanere dei tagli al comparto Scuola: soltanto negli ultimi sei anni, ricordiamo, sono stati cancellati 150mila posti che erano affidati ai precari al 30 giugno o al 31 agosto per fare funzionare i nostri istituti scolastici. E si è visto il risultato: il tasso di abbandono scolastico è tra i più alti d'Europa, il tempo scuola è sceso tra i più bassi, con più di 305mila alunni bocciati e 167mila dispersi solo nell’ultimo quinquennio.

“Ora l'idea di tagliare pure le supplenze brevi e di utilizzare quei risparmi per coprire la flessibilità ci porta nella stessa strada sbagliata, perché – continua il sindacalista Anief-Confedir - non è caricando gli insegnanti di nuove mansioni che si garantisce la loro produttività: è una logica puramente aziendale, che nella scuola non può essere adottata. Il docente ha bisogno di tempo per calibrare giornalmente la sua didattica, per preparare le lezioni e valutare gli elaborati. Ha bisogno di tempo per programmare, insomma”.

Forti dubbi permangono anche per quanto riguarda l’apertura quotidiana al territorio fino a tarda sera: “che la scuola poi rimanga aperta fino alle 22, ovvero che sia vissuta come il centro della comunità, sarebbe persino auspicabile”, sostiene ancora Pacifico. “Viene però da chiedersi chi pagherà il personale per queste attività aggiuntive. Legare la scuola ad enti privati, che potrebbero avere interessi non prettamente formativi e didattici, è un’ipotesi da valutare bene”.

Per quanto riguarda, infine, la formazione quinquennale universitaria per ab‎ilitarsi all’insegnamento, il cosiddetto 3 + 2, Anief ritiene sarebbe un bene soltanto se si assicurasse il reclutamento: “perché è inutile – conclude Pacifico – creare corsi abilitanti a numero chiuso, ma poi negare poi a fine percorso la professionalità acquisita”.

Per approfondimenti:

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