Governo

Il Governo convoca i sindacati della scuola, ma dimentica di far pervenire la comunicazione alla e-mail istituzionale della presidenza Anief. Il giovane sindacato, informato per vie non ufficiali dell’incontro con le parti sociali, fa raggiungere comunque un suo rappresentante all’incontro tra i componenti dell’Esecutivo e delle organizzazioni sindacali. Ma quando il sindacalista chiede di prendere la parola, per esporre al tavolo di confronto le tante lacune presenti nella riforma della scuola, viene zittito e i componenti del Governo abbandonano la sala.

Marcello Pacifico (Anief-Confedir): è l’ultimo affronto. Se è questa la linea del dialogo tanto decantata da chi ci governa, è ormai certo che la partita sulla riforma si sposta in tribunale. Dove lo Stato dovrà rispondere dei misfatti contenuti in un disegno di legge impossibile da realizzare, le cui conseguenze pecuniarie ricadranno nelle tasche dei cittadini.

Marcello Pacifico (Anief-Confedir): non prenderne atto, dopo che mezzo milione di lavoratori sono scesi in piazza, assieme ai sindacati per opporsi al disegno di legge, continuando invece ad arroccarsi in difesa di una riforma impossibile da realizzare, significa voler perseverare nell’errore. Dalle parole del titolare del dicastero delle Riforme trapela una mancanza di rispetto per le parti sociali, per i lavoratori e per chi li rappresenta. Per realizzare un testo di riforma utile alla scuola, caro ministro, c’è solo una soluzione: riscriverlo daccapo assieme a loro.

Lo ha detto, smentendo l’ipotesi di stralcio del piano di immissioni in ruolo dalla riforma, l’on. Simona Malpezzi (Pd): il piano delle assunzioni è parte integrante del disegno di legge e va di pari passo con l'attuazione di quello dell'autonomia, senza la quale il piano si limiterebbe alla copertura del turn over. Per intenderci, solo 40mila assunzioni.

Marcello Pacifico (Anief-Confedir): se si fa un decreto legge, senza fare un censimento, l’Esecutivo si assume tutta la responsabilità di tradire i precari della scuola. Le indiscrezioni della stampa di oggi, poi smentite, non possono mettere sotto ricatto il Parlamento e inibire il dibattito parlamentare. Anche perché l’autorizzazione per 150mila immissioni in ruolo già esiste ed è contenuta nella Legge di Stabilità. Il ministro Giannini dovrebbe sapere che la Scuola appartiene a 60 milioni di italiani e non alla maggioranza parlamentare di turno. Che si avvia ad approvare una riforma epocale a colpi di fiducia.

Così risponde il sindacato all’iniziativa presa dal premier, Matteo Renzi, concordata con i vertici del PD, di inviare una lettera a tutti gli insegnanti per illustrare loro la riforma della scuola, nel tentativo di far crescere i consensi verso il ddl e scongiurare gli annunciati scioperi e le proteste di piazza in arrivo contro la riforma.

Secondo Marcello Pacifico, presidente Anief e candidato al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, se non si modifica il testo, gli insegnanti non cambieranno le loro idee negativa sul documento. Anziché continuare a dire che questo Governo sta cancellando il precariato, il premier in carica farebbe bene ad informarsi che gli Esecutivi passati hanno programmato un numero maggiore di immissioni in ruolo in organico di diritto. E che nessun Governo era riuscito a lasciare fuori dalle assunzioni così tanti docenti. Ecco perché questa riforma è tutta da rifare: nemmeno l’ex ministro dell’Istruzione, Letizia Moratti, riuscì nell’impresa di ottenere la chiamata diretta del personale. Mentre quella attuale, tanto osannata dal ministro Giannini, dopo otto mesi di attesa ha partorito solo un fastidioso topolino, su cui tutto il personale della scuola si scaglierà contro a partire dallo sciopero di Anief, Unicobas e Usb del 24 aprile.

Analisi Anief del Documento di Economia e Finanza: ci stiamo incamminando verso la sottrazione dell’indennità dello 0,3%, senza possibilità di recupero, che sfiorerà un decennio. E siccome stiamo parlando di un anticipo da assegnare al lavoratore, in attesa del rinnovo contrattuale, viene da sé che per altri 4 anni le buste paga del personale rimarranno ferme e ancora ben al di sotto l’inflazione.

Marcello Pacifico (presidente Anief): è paradossale che però i presidi, se passa il ddl Buona Scuola, nello stesso periodo potranno gestire 23.500 euro l’anno. Destinandoli non soltanto ai tre membri dello staff che si sceglieranno, ma anche al personale a loro più gradito. Sfiduciando, in un colpo solo, le Rsu, gli organi collegiali e la professionalità di tutti i docenti e Ata meno pagati in Europa.

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