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MIUR

SCUOLA – Subito 33.380 assunzioni di docenti e personale Ata: poche e a caro prezzo

Il Miur comunica i numeri in corso di autorizzazione: entro il 31 agosto verranno assunti 28.781 nuovi docenti, di cui 13.342 su sostegno, più 4.599 Ata. L'amministrazione non solo continua ad occultare 30mila posti liberi, ma ha anche l'intenzione di assecondare la Ragioneria dello Stato che vuole finanziare l'operazione tenendo fermi gli stipendi dei neo-assunti per quasi dieci anni. In barba alla Costituzioni e alle indicazioni UE.

Marcello Pacifico (Anief-Confedir): siamo pronti a dare battaglia, non è possibile 'raffreddare' la carriera di decine di migliaia di dipendenti per mantenere una condizione di invarianza finanziaria sottoscritta illegittimamente tre anni prima.

 

Viale Trastevere comunica ai sindacati l’adeguamento finale operato dagli uffici scolastici sulla base dell’organico di fatto, derivante dai mutamenti delle iscrizioni e dalle bocciature che si sono concretizzate nelle ultime settimane. Penalizzate ancora le scuole della parte bassa della Penisola: la Sicilia perde ulteriori 504 cattedre, la Campania 387, la Puglia 340, la Calabria 183. In Basilicata spariscono 58 insegnanti, in Molise 33, in Sardegna 27 e in Abruzzo 14. E questo avviene a fronte di 34mila alunni in più rispetto all’anno precedente. Per il Miur l’unica cosa che conta è che “il saldo degli organici rimanga invariato”.

Marcello Pacifico (Anief-Confedir): è assurdo attuare questa politica nelle stesse aree dove imperversano abbandoni e Neet. Invece di rinforzare gli organici, migliorare l’orientamento, creare un collegamento diretto, in accordo con il Ministero del Lavoro, con industrie e aziende, l’amministrazione rema al contrario. 

Marcello Pacifico (Anief-Confedir): servono risorse nuove, non aumenti finanziati tra l’altro con risorse tolte da capitoli di spesa dello stesso settore. Dovrebbero arrivare arretrati per 3.600 euro lordi in media per 860.000 dipendenti.

“Basta firmare contratti a perdere per il personale della scuola: servono risorse nuove, non aumenti finanziati con risorse tolte da capitoli di spesa dello stesso settore scolastico”. Così Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir, commenta la volontà espressa oggi dal Ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, in commissione Istruzione del Senato di firmare l’atto d’indirizzo che permetterà il recupero degli scatti stipendiali in maniera strutturale.

“Già i contratti firmati per il biennio 2006-2009 – spiega il sindacalista Anief-Confedir - hanno registrato aumenti di un punto percentuale in meno degli altri dipendenti pubblici. E comunque questi aumenti, che potranno essere pagati soltanto attraverso ulteriori risparmi certificati, si applicheranno su stipendi sempre più ridotti all’osso: tanto è vero che la Ragioneria dello Stato li ha collocati 4 punti sotto l’inflazione, salita del 12% negli ultimi sei anni rispetto al 2006”.

Anief sostiene quindi che gli scatti non bastano a sanare il gap degli stipendi del personale scolastico rispetto al costo della vita: “al di là degli scatti relativi all’atto di indirizzo firmato dal ministro Giannini – continua Pacifico – dovrebbero arrivare arretrati per 3.600 euro lordi in media per 860.000 dipendenti. Senza parlare dello stipendio iniziale pagato ai precari della scuola contro il diritto comunitario, ragion per cui si aprirà presto una causa della Commissione UE contro l’Italia alla Corte di Giustizia europea”.

“I sindacati rifiutino di firmare la proletarizzazione della categoria e chiedano al Governo risorse da mettere nel prossima legge di stabilità. E poi guardino ai Paesi OCDE, dove a fine carriera lo stipendio di un insegnante è in media di 600 euro in più al mese, quindi un terzo in più di quello italiano. Che – conclude il sindacalista Anief-Confedir – rimarrà fermo per altri tre anni”.

Per approfondimenti:

La spesa per la scuola diminuirà ancora: lo dice il DEF

Gap stipendio rispetto ai privati sempre maggiore: non servono ‘oboli’ ma lo sblocco del contratto

Nella scuola gli stipendi più bassi di tutti i comparti: in 12 anni l’inflazione ha corso di più

Gli stipendi degli insegnanti sono i più bassi di tutta la PA: superati anche dall’inflazione

 

Marcello Pacifico (Anief-Confedir): servono risorse nuove, non aumenti finanziati tra l’altro con risorse tolte da capitoli di spesa dello stesso settore. Dovrebbero arrivare arretrati per 3.600 euro lordi in media per 860.000 dipendenti.

“Basta firmare contratti a perdere per il personale della scuola: servono risorse nuove, non aumenti finanziati con risorse tolte da capitoli di spesa dello stesso settore scolastico”. Così Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir, commenta la volontà espressa oggi dal Ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, in commissione Istruzione del Senato di firmare l’atto d’indirizzo che permetterà il recupero degli scatti stipendiali in maniera strutturale.

“Già i contratti firmati per il biennio 2006-2009 – spiega il sindacalista Anief-Confedir - hanno registrato aumenti di un punto percentuale in meno degli altri dipendenti pubblici. E comunque questi aumenti, che potranno essere pagati soltanto attraverso ulteriori risparmi certificati, si applicheranno su stipendi sempre più ridotti all’osso: tanto è vero che la Ragioneria dello Stato li ha collocati 4 punti sotto l’inflazione, salita del 12% negli ultimi sei anni rispetto al 2006”.

Anief sostiene quindi che gli scatti non bastano a sanare il gap degli stipendi del personale scolastico rispetto al costo della vita: “al di là degli scatti relativi all’atto di indirizzo firmato dal ministro Giannini – continua Pacifico – dovrebbero arrivare arretrati per 3.600 euro lordi in media per 860.000 dipendenti. Senza parlare dello stipendio iniziale pagato ai precari della scuola contro il diritto comunitario, ragion per cui si aprirà presto una causa della Commissione UE contro l’Italia alla Corte di Giustizia europea”.

“I sindacati rifiutino di firmare la proletarizzazione della categoria e chiedano al Governo risorse da mettere nel prossima legge di stabilità. E poi guardino ai Paesi OCDE, dove a fine carriera lo stipendio di un insegnante è in media di 600 euro in più al mese, quindi un terzo in più di quello italiano. Che – conclude il sindacalista Anief-Confedir – rimarrà fermo per altri tre anni”.

Per approfondimenti:

La spesa per la scuola diminuirà ancora: lo dice il DEF

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Nella scuola gli stipendi più bassi di tutti i comparti: in 12 anni l’inflazione ha corso di più

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Anief non può tollerare che un Ministro della Repubblica attacchi quotidianamente dei dipendenti dello Stato selezionati e formati per insegnare: si concentri, piuttosto, sugli errori commessi quando era Rettore dell’Università per Stranieri di Perugia. E lasci stare il sindacato.

Infliggere delle sanzioni ai docenti meno produttivi farebbe tornare il sistema scolastico italiano indietro di cento anni. Ma se proprio dobbiamo introdurre un sistema di valutazione di questo genere, allora si parta dall’alto: chiedendo ai ministri degli ultimi governi un adeguato risarcimento per i danni erariali e organizzativi arrecati all’istruzione pubblica. È la risposta dell’associazione sindacale Anief all’ennesima intervista rilasciata dal Ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, attraverso cui promette di impegnarsi per dividere gli insegnanti tra buoni e cattivi. Con i primi “meritevoli promossi con un premio di produttività” e i secondi cui è giunto il momento di infliggere “sanzioni, se non viene garantito un livello minimo di qualità”.

Anief non può tollerare che un Ministro della Repubblica attacchi quotidianamente dei dipendenti dello Stato che hanno già dimostrato, a delle commissioni dello Stato, di possedere requisiti e competenze per svolgere il mestiere dell’insegnante. Come non può accettare che si imputi al sindacato la colpa “di tutelare tutta la categoria”, perché “tanti iscritti garantiti allo stesso modo vogliono dire più potere del sindacato”. Le organizzazioni sindacali, rispondiamo a Giannini, non fanno altro che condurre la mission per cui sono nate.

Ma il Ministro si supera quando sostiene che “se dobbiamo lavorare con la spada di Damocle delle sentenze dei giudici, sarà difficile migliorare i servizi scolastici”, mentre per risolvere certi supposti ‘mali’ “basterebbe seguire l'esempio delle università”.

“Se insegnanti, Ata e dirigenti sono costretti a rivolgersi ai giudici – sostiene Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir – è solo perché esistono delle norme sbagliate che ledono i loro diritti. E poi, piuttosto che prendersela con chi ogni giorno garantisce la crescita culturale e professionale dei nostri giovani, il Ministro farebbe bene a rivedere gli errori commessi quando era Rettore dell’Università per Stranieri di Perugia”.

“A proposito di Università, appare davvero curioso che Giannini la prenda come esempio, perché si tratta di un settore affossato dalle assennate politiche degli ultimi anni: come si fa a considerare positiva l’organizzazione di un sistema formativo che detiene un tasso di iscritti in caduta libera e di abbandoni che coinvolgono ormai la metà dei frequentanti? Forse – conclude il rappresentante Anief-Confedir – si riferiva all’Università italiana quando era un vero ascensore sociale, prima che arrivassero rettori e ministri più realisti del re?”.

Per approfondimenti:

Università - Iscritti giù del 20%, abbandoni al 55%: colpa del mancato orientamento scolastico

La Finanza nell’Università della Ministra

 

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