L'Anief, il giovane sindacato che da sempre si è impegnato con azioni legali mirate e gratuite per le famiglie per tutelare il fondamentale diritto all'istruzione degli alunni con disabilità, ottiene ancora una vittoria in tribunale e la soddisfazione di aver assicurato, ancora una volta, il corretto e integrale apporto dell'insegnante di sostegno che il Miur continua a negare.

 

In assenza di uno Stato in grado di garantire correttamente il numero di ore di sostegno agli alunni disabili, continua ad avere efficacia l’azione legale dell'Anief con l'iniziativa “Sostegno, non un'ora di meno!” che ha dato la possibilità alle famiglie e agli operatori scolastici di presentare ricorso ottenendo una serie di provvedimenti, l'ultimo emanato qualche giorno fa dal Tribunale di La Spezia, che ha permesso a tanti giovani studenti, anche della scuola dell'Infanzia, di poter beneficiare del giusto apporto del docente specializzato così come espressamente indicato nel Piano Educativo Individualizzato.

 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): a un'amministrazione che si arroga il diritto di 'risparmiare' sulle spalle degli alunni più deboli, noi abbiamo risposto prestando il nostro impegno e il nostro lavoro per la tutela dei loro diritti e per ripristinare la legalità e il rispetto di precetti di rango costituzionale. La nostra iniziativa ci rende orgogliosi a ogni vittoria riportata in tribunale contro il Miur per ripristinare la legalità; è un’azione doverosa che il nostro sindacato ha ritenuto di dover promuovere schierandosi, come sempre, in prima linea dalla parte del Diritto.

 

Il sindacato denuncia, ancora una volta, le politiche ragionieristiche del Governo sul precariato perché la Circolare ministeriale n. 21315/17 nel richiamare la legge di stabilità 2017 si limita a istituire in organico di diritto solo 9.500 posti sui 30.262 spezzoni delle superiori che già da dieci anni avrebbero dovuto formare una cattedra oraria. Ne consegue che a settembre rimarranno scoperti due posti su tre per quei docenti chiamati ancora una volta a supplire dopo le nuove immissioni in ruolo ad anno scolastico iniziato, nonostante gli aumenti di 40 mln di euro stanziati dalla manovra correttiva, 1,3 mld a regime.

 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): per questo dopo aver presentato un reclamo al Consiglio d’Europa, una denuncia alla Commissione delle Petizioni del Parlamento UE, abbiamo predisposto un ricorso alla Cedu. Bisogna ricordare, inoltre, che chi è assunto in ruolo, nonostante anni di precarietà, secondo la giurisprudenza della Cassazione, non può essere risarcito, né il precario dopo tanti anni stabilizzato. Né ancora lo stesso risarcimento, ridotto al massimo a 12 mensilità in caso di supplenze dopo 36 mesi al 31 agosto o al 30 giugno nella stessa scuola, appare idoneo a dissuadere il Miur dal reiterare gli stessi contratti o dal convertire tutti i posti da organico di fatto a organico di diritto come negato dalla stessa legge ‘La Buona Scuola’.

 

Dopo tanti proclami, infine, lo stesso Miur dimentica pure il d.lgs. 59/17 appena approvato che supera la sperimentazione delle classi cosiddette Primavera: le classi ulteriori d’infanzia, infatti, si faranno solo in presenza di adeguata copertura. E che dire dei soli due posti di potenziamento previsti per la classe di concorso A023 italiano per stranieri nei CPIA, a fronte degli oltre 800mila studenti alloglotti, con i vincitori dell’ultimo concorso che rimarranno un altro anno al palo?

 

Nessun dubbio per il Tribunale del Lavoro di Pistoia che accoglie il reclamo Anief e condanna il Ministero dell’Istruzione all’immediato trasferimento di una docente e al pagamento di ben 7mila euro di spese di soccombenza. Ancora possibile aderire ai ricorsi Anief relativi alla mobilità 2017.

 

Il Miur paga di nuovo lo scotto dei madornali errori nei trasferimenti effettuati lo scorso anno e subisce una nuova dura sconfitta in tribunale grazie all’intervento dei legali Anief Walter Miceli, Fabio Ganci, Marco Di Pietro e Simona Rotundo che ottengono una soddisfacente vittoria in fase di reclamo con la conferma che le tesi Anief sul cosiddetto ‘algoritmo impazzito’ erano fondate e che il Ministero dell’Istruzione ha effettuato i trasferimenti senza rispettare il fondamentale principio del merito.

 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): ancora una volta il nostro sindacato ha tutelato il corretto rispetto della normativa e ha saputo fa valere i diritti dei lavoratori della scuola ottenendo la rettifica di provvedimenti illegittimi ab origine che, senza giustificazione di sorta e in totale spregio del principio del merito, hanno costretto centinaia di docenti a trasferirsi lontano dalla propria famiglia compromettendo, anche, la loro serenità personale e familiare.

 

Le vittorie Anief in tribunale non riguardano solo gli errori dell’algoritmo utilizzato nel 2016, ma anche la mancata valorizzazione del servizio svolto nelle scuole paritarie, del servizio militare prestato non in costanza di nomina, dei titoli SSIS, TFA, delle specializzazioni sul Sostegno e del preruolo per il raggiungimento del quinquennio di permanenza sul sostegno. Ancora possibile aderire agli specifici ricorsi promossi dall'Anief se si sono dichiarati i titoli e i servizi di cui si chiede la corretta valutazione nella domanda di mobilità 2017.

 

Sarebbe illogico e irragionevole dopo la firma del contratto che ha abolito per il 2016/17 ogni vincolo alla mobilità provinciale e interprovinciale non derogareall’attuale bloccoper la mobilità straordinaria annuale legata a effettive esigenze familiari. Il sindacato ha conferito già ai suoi legali di valutare le opportune azioni giudiziarie, al fine di tutelare il personale docente e Ata ingabbiato in province e regioni lontano dagli affetti.

 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): aver immesso in ruolo decine di migliaia di persone dopo averle obbligate a indicare scuole lontanissime è stato un errore palese, che il Governo ha pagato a caro prezzo, inimicandosi tutto il mondo della scuola. Anche per la contemporanea approvazione di norme sbagliate, come l’introduzione della chiamata diretta e del merito professionale. Lo scorso anno fu trovato, saggiamente, un compromesso, introducendo una deroga alla legge, proprio per sanare gli errori strategici del Miur, cui hanno fatto seguito pure gli errori dell’algoritmo ministeriale. Oggi quel compromesso va confermato, perché le condizioni di titolarità del personale sono rimaste nella maggior parte dei casi immutate.

 

La categoria chiede compatta di cancellare immediatamente il Decreto n. 106 e la conseguente Nota Miur 9936 del 2017, prima di riaprire i Contratti Integrativi Regionali. Se lo sciopero proclamato da Udir ha convinto l’amministrazione a ripristinare i 10 milioni di euro tagliati al Fondo Unico Nazionale, è evidente che devono essere rideterminati tutti i finanziamenti regionali, e recuperati con il ricorso Udir tutti gli arretrati. Nessun contratto può essere firmato, se non si ottiene la perequazione interna (RIA) ed esterna alle altre aree dirigenziali degli enti locali e centrali. E nemmeno se non si recupera il costo dell’inflazione (nel frattempo salita del 14%). Ma la mobilitazione continua anche perché sulla sicurezza (D.lgs. 81/08) e sulla valutazione (L. 107/15) deve essere cambiata la legge. In caso contrario, siano i presidi a scegliere con un referendum. Il 17 giugno a Palermo nuovo incontro tra DD. SS. di tutta Italia per determinare le ulteriori azioni di Udir.

 

Marcello Pacifico (Confedir-Udir): oggi in Italia ci sono 11mila dirigenti pubblici delle funzioni centrali e locali che percepiscono 517 milioni di Fondo Unico Nazionale, a discapito di 8 mila dirigenti scolastici che hanno avuto 150 milioni di FUN. Oltre alla perequazione degli stipendi, ci sono tutti gli altri problemi, fatti di reggenze impraticabili e sottopagate, di segreterie ridotte all’osso, di rischi civili e penali sempre maggiori, di competenze allargate a dismisura senza nessun riscontro o supporto adeguato.

 

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