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Si è appena concluso l’incontro al Miur tra i sindacati e l’amministrazione sulla questione dell’accesso nelle GaE dei diplomati magistrale, a seguito della sentenza espressa dall’adunanza plenaria del Consiglio di Stato dello scorso 20 dicembre; Anief, presente al confronto, ha fatto un appello al Ministero dell'Istruzione: o arriverà un decreto legge subito, oppure continueremo le nostre battaglie in tribunale e avranno tutto il sapore di una vera e propria "guerra" legale.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Soltanto in Italia, per colpa dell’amministrazione, il 15% dei posti non è coperto nei ruoli; solo nella nostra nazione i docenti sono assunti a colpi di sentenza e non perché in possesso di una abilitazione, ottenendo così ciò che gli spetterebbe di diritto. Visto che la questione non può risolversi nel territorio nazionale, domani andremo a denunciare all’Europa, recandoci a Bruxelles, questo perverso modo di governare nel nostro Paese. Inoltre, consigliamo a qualcuno che opera presso il Miur di cambiare mestiere.

 

Dagli Uffici Scolastici Regionali continuano a pervenire delle precise richieste rivolte ai capi d’istituto, affinché rappresentino l’amministrazione pubblica nei tribunali per difendere lo Stato davanti al giudice di primo grado. Ma un dirigente scolastico è il dipendente pubblico più adatto per occuparsi delle cause di lavoro che riguardano l’amministrazione pubblica? Sicuramente no. Per questo motivo il giovane sindacato ha deciso di chiedere spiegazioni formali al Miur e all’Usr Sardegna, uno degli uffici regionali italiani da dove stanno partendo il maggior numero di deleghe di questo genere.

Marcello Pacifico (presidente Udir): Stiamo parlando di capi d’istituto che, a causa di norme palesemente errate, arrivano ad essere anche penalmente condannati. Al Miur, inoltre, fanno finta di non sapere che i nostri dirigenti gestiscono quotidianamente almeno cinque plessi scolastici, che in quasi 2mila casi si raddoppiano poiché reggenti di due o più istituti. Perché devono surrogare gli appositi uffici legali dello Stato, deputati a svolgere per mandato questa delicatissima attività? Noi non ci stiamo a questo gioco. Anche perché qualsiasi rapporto di lavoro presuppone che a fronte di maggiori impegni si debba associare un incremento stipendiale. Mentre, ricordiamo, chi dirige una scuola può contare su uno stipendio sensibilmente più basso di quello dei colleghi della stessa area professionale. Nel contempo invitiamo gli stessi dirigenti scolastici a chiarire tale posizione con l’amministrazione regionale di appartenenza.

 

Il Tribunale del Lavoro di Napoli dà nuovamente ragione all'Anief e annulla il CCNI nella parte in cui non attribuisce punteggio al servizio svolto nelle scuole paritarie. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “La contrattazione non può violare disposizioni di legge e il mancato riconoscimento del servizio nelle scuole paritarie nei trasferimenti è da considerare illegittimo proprio perché in contrasto con la normativa sulla parità scolastica. Con la rappresentatività chiederemo che anche questa palese disparità di trattamento venga superata per conformare le disposizioni contrattuali alle leggi dello Stato. È inconcepibile che le regole per la mobilità del prossimo anno siano state confermate nella loro interezza con il beneplacito dei sindacati già rappresentativi e con le illegittimità che da anni segnaliamo. Porteremo noi ai tavoli i diritti dei lavoratori della scuola e chiederemo rispetto per la normativa interna e comunitaria”.

Di contrattazione, diritti dei lavoratori e mobilità si parlerà anche nel corso dei nuovi seminari gratuiti sulla legislazione scolastica organizzati da Anief ed Eurosofia “DIES IURIS LEGISQUE” che si svolgeranno in tutta Italia nel corso dei prossimi mesi e che vedranno come relatore proprio il presidente Anief Marcello Pacifico.

 

In data 16 gennaio 2018, a distanza di sei mesi dall’udienza pubblica, la sesta sezione del Consiglio di Stato pubblica una sentenza che in linea con le altre precedenti riconosce il diritto dei diplomati magistrali ad inserirsi nelle Gae. Peccato che l’adunanza plenaria a Natale abbia cambiato orientamento generando un conflitto di giudicato che per sua natura avrebbe dovuto risolvere. E ora altri fortunati saranno confermati nei ruoli, mentre 6.669 maestre, molte delle quali hanno superato l’anno di prova, aspettano un intervento legislativo come richiesto dall’Anief in occasione dello sciopero dell’8 gennaio. Sono 23.356 i supplenti annuali nominati, altri 20.110 sono attualmente in servizio temporaneo presso le scuole.

La nuova sentenza del Consiglio di Stato conferma quanto Anief ha sempre detto: non esiste un conflitto di giudicato, ragion per cui l’adunanza plenaria non aveva motivo di esprimersi. Ora la politica, dopo l’inerzia di quei sindacati che a dispetto dei comunicati ufficiali di questi giorni si sono sempre rivolti alle aule dei tribunali piuttosto che puntare i pugni nei tavoli contrattuali (dal 2002 avrebbero dovuto parlare), trovi subito la soluzione legislativa perché chi è abilitato ad insegnare possa insegnare. Non chiediamo di eludere una sentenza – seppur illegittima – ma di chiarire un concetto semplice: in Italia, il valore legale di un titolo di studio non può scadere. Se sei abilitato ad insegnare devi poter insegnare. Se un posto è vacante e disponibile e se hai un abilitato per insegnare quella disciplina, devi poter esser assunto. Come? Attraverso il sistema del doppio canale: o per superamento di un pubblico concorso o per scorrimento di quelle graduatorie ex permanenti di cui si chiede con urgente l’apertura. Ogni altro discorso è fuorviante, inutile e dispendioso. Non possiamo aspettare il parere dell’avvocatura, magari per marzo. È come chiedere al nostro studio legale cosa ne pensa. E i nostri legali lo hanno dichiarato per tempo: la Cassazione o la Cedu annullerà la sentenza della plenaria per ripristinare il rispetto del diritto in Italia.

Queste cose dirà la delegazione Anief presieduta da Marcello Pacifico, il 17 gennaio, all’incontro al Miur. Altre parole sono inutili, a meno che ci voglia affidare ai giorni fasti del Consiglio di Stato per poter entrare nei ruoli della scuola.

 

A 25 giorni dalla decisione, c’è un silenzio assordante sugli sviluppi della sentenza del Consiglio di Stato sui maestri con diploma magistrale conseguito entro il 2002: la sorte dei 44mila maestri e maestre della scuola pubblica, di cui uno su sette di ruolo, rimane un mistero. È una situazione kafkiana, con molti docenti già con l’anno di prova superato e che ora rischiano di essere ricacciati all’indietro. Intanto, l’Anief attende con ansia e volontà di dare un giusto verso agli eventi grazie alla convocazione che ha ottenuto per domani presso il Ministero dell’Istruzione.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Nell’incontro che svolgeremo tra poche ora, chiederemo un decreto d’urgenza per riaprire le graduatorie ad esaurimento: questa sentenza della plenaria, dopo sette espressioni opposte emesse dallo stesso organo di giustizia passate pure in giudicato, rimane una negazione del diritto. Stiamo parlando di decine di migliaia di supplenti che lavorano nelle nostre scuole, di cui 6mila pure messi in ruolo con riserva, che per vari motivi risultano indispensabili per il corretto andamento della didattica nella scuola dell’infanzia e primaria. Non c’è alternativa, vanno confermati dove sono. Se si vuole davvero dire basta ai ricorsi e ai risarcimenti, non rimane altro che mantenerli nelle GaE.

 

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