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Pensioni

Per il sindacato, quanto previsto nel disegno di legge governativo, che vorrebbe riordinare le prestazioni di natura assistenziale e previdenziale, costituisce un grosso passo indietro. Anche perché l’attuale trattamento della pensione di reversibilità implica già non pochi limiti in merito al numero dei familiari e al suo ammontare: oggi, l’importo è infatti pari al 60% della pensione del familiare deceduto se va solo al coniuge. Inoltre, la pensione viene tagliata del 25% se il reddito è superiore a 1.500 euro mensili (tre volte la pensione minima), del 40% se supera 2mila euro e del 50% se l’assegno di quiescenza supera i 2.500 euro. Anief, come ha fatto con le decurtazioni delle pensioni, annuncia sin d’ora l’intenzione di impugnare in tribunale qualsiasi decisione presa dal Governo per limitare l’assegno di reversibilità.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): il Governo faccia molta attenzione, perché pure stavolta a favore dei danneggiati si potrebbe schierare il giudice. È accaduto meno di un anno fa, quando la Consulta ha di fatto annullato integralmente il blocco sulle indicizzazioni senza fare alcuna distinzione tra reddituali. Poi, l’Esecutivo ha cercato di mettere tutto a posto con una ridicola una-tantum, ma la bocciatura rimane e fa giurisprudenza. Tanto che la storia si è ripetuta, di recente, al tribunale di Palermo che ha sollevato questione di legittimità costituzionale per violazione degli artt. 3, 36 e 38, richiamati dallo stesso giudice delle leggi nella sentenza n. 70/2015.

Sono 6mila docenti e 2mila Ata in meno rispetto allo scorso anno, quando le richieste di lasciare il servizio furono circa 24mila. I benefici dell’emendamento Gnecchi alla Legge 190/2014, che ha permesso di far accedere alla pensione prima dei 62 anni di età, con circa 41-42 anni di contributi senza incappare nelle decurtazioni, sono stati cancellati dal decreto interministeriale Mef - Ministero del Lavoro, che ha posticipato di ulteriori quattro mesi l’età e i requisiti. E pensare che nel 2007 a lasciare furono più di 35mila lavoratori.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): a tenere alta l’età media dei nostri insegnanti c’è anche la decisione del Miur di escludere non abilitati e laureati dal concorso a cattedra, in via di approvazione e contro cui noi abbiamo già deciso di fare ricorso. Non dimentichiamo, poi, che questo Governo ha abbandonato oltre 4mila Quota 96. Come quasi tutti i dirigenti dimenticano ancora oggi di somministrare il test per il rilevamento dello stress da lavoro correlato, divenuto obbligatorio dal 2011. Si sarebbe accertato quello che è noto da tempo, grazie alle ricerche scientifiche: la categoria degli insegnanti è quella che più conduce verso patologie psichiatriche e inabilità al lavoro, con 3 docenti italiani su 4 stressati per il lavoro dietro la cattedra troppo logorante.

Ricorso alla Corte dei Conti rivolto ai pensionati per sollevare questione di legittimità costituzionale del decreto legge Renzi n. 65/2015 e della legge Letta n. 147/2013, così da perequare al 100% le pensioni superiori a tre volte il minimo INPS nel quinquennio (+ 3% per 2012, + 1,2% per 2013).

Il ricorso, in considerazione delle motivazioni che hanno portato all'abrogazione dell'art. 24, comma 25 della legge 22 dicembre 2011, n. 214 voluta da Monti, mira a ottenere la perequazione al 100% dell'assegno al costo della vita per gli anni 2012-2013 e al riconoscimento di quanto spettante anche per gli anni successivi.

Aderisci

Il tribunale di Palermo solleva questione di legittimità costituzionale per violazione degli artt. 3, 36 e 38 richiamati dallo stesso giudice delle leggi nella sentenza n. 70/2015. Sono migliaia i ricorsi in corso di deposito per ottenere quanto spettante per il biennio 2012-2013, a partire da 3 mila euro di arretrati e mille a regime. M. Pacifico, presidente Anief, aveva denunciato subito l’illogicità, l’arbitrarietà e l’irragionevolezza del decreto legge n. 65/2015 rispetto anche a quanto deciso dal precedente Governo Letta nella legge 147/2013 per il triennio 2014/2016.

Il giudice ha rilevato nella sua ordinanza la profonda incongruenza con la scelta presa dal legislatore nella rimodulazione della perequazione tra anni differenti, e certamente maggiormente penalizzante voluta dal Governo Renzi rispetto alle aliquote decise dal Governo Letta (perequazione del 40% rispetto al 95% da tre a quattro volte il minimo INPS, del 20% rispetto al 75% da quattro a cinque volte, del 10% rispetto al 50% da cinque a sei volto, blocco totale per il 2012-2013 da sei volte rispetto al solo 2014) e ha ritenuto che il legislatore abbia eluso quanto prescritto dal giudice delle legge nella recente sentenza n. 70/2015 a cui doveva dare adeguata risposta, dopo l’annullamento del comma 25, dell’art. 24, del decreto legge 201/2011 come convertito dalla legge 214/2011. La norma voluta dal Governo, inoltre, non garantisce l’adeguamento delle pensioni all’aumento del costo della vita nemmeno per la fascia più basse, supera il limite della ragionevolezza, della proporzionalità, ha effetti che si ripercuotono nel tempo e violerebbe ben tre articoli della Costituzione, l’art. 3, l’art. 36 primo comma, l’art 38 secondo comma. Ai pensionati non rimane che ricorrere e affidarsi nuovamente al giudice delle leggi.

Non è giunto alcun correttivo alla riforma Fornero e la flessibilità in uscita rimane una chimera: si dovrà lavorare per un periodo di tempo ancora più lungo, rappresentato da 4 mesi in più, a causa adeguamento dell'indice dell'aspettativa di vita. E le prospettive non sono migliori, se è dato certo che dal 2019 sarà previsto un ulteriore scatto che attualmente, secondo lo scenario demografico dell'Istat, sarà di nuovo pari a 4 o 5 mesi. Non va meglio per la pensione di vecchiaia: gli uomini, dipendenti o lavoratori autonomi, dovranno raggiungere i 66 anni e 7 mesi di età. Intanto, l’ufficio studi Anief ha stimato che gli insegnanti immessi in ruolo quest’anno attraverso la Buona Scuola, rispetto a chi lascia il servizio oggi, andranno a percepire un assegno a dir poco decurtato: se un docente che oggi lascia a 65 anni percepisce una pensione media di 1.500 euro, chi è stato immesso in ruolo nel 2015 andrà in pensione a 70 anni con 825 euro.

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