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Pensioni

Per sanare il problema non bastano le rassicurazioni fornite nelle ultime ore dal Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti, secondo cui l'operazione di confluenza dell'Inpdap nell'Inps sta avvenendo senza problemi perché “la previdenza legata ai dipendenti pubblici è a carico dello Stato”. Lo stesso neo presidente dell’Inps, Tito Boeri, ha ammesso che appena il suo ruolo diventerà operativo si metterà alla ricerca di fondi per salvare esodati e Quota 96 della scuola.

Marcello Pacifico (Anief-Confedir): non si può pensare di mandare in pensione i giovani con meno del 50 per cento dell’ultimo stipendio: una busta paga, tra l’altro, già penalizzata, nel caso degli statali, da lunghi blocchi contrattuali. Lo Stato si deve mettere in testa di finanziare l’ente previdenziale con soldi veri, non più figurativi. Non si può pensare di fare cassa con chi ha lavorato tutta una vita.

Imminente il decreto Mef-Ministero del Lavoro che dal primo gennaio 2016 posticiperà ulteriormente l’età pensionabile: colpa di una norma approvata dall’ultimo Governo Berlusconi che prevedeva il ritocco di età e requisiti con cadenza triennale, sulla base delle nuove speranze di vita rilevate dall’Istat. Nel 2013 il salto in avanti fu di tre mesi, ora se ne farà uno ancora più lungo.  Nel comparto istruzione, intanto, potrebbero lasciare il servizio oltre 30mila docenti e Ata, più del doppio della scorsa estate: ma molti decideranno solo all’ultimo momento, c’è tempo fino al 15 gennaio, per via della decurtazione tutta italiana dell’assegno anche del 25-30%.

Marcello Pacifico (Anief-Confedir): in Italia la normativa sulle pensioni sta diventando insostenibile, nell’ultimo quinquennio, le riforme sulla quiescenza hanno allungato di dieci anni l'età pensionabile. Così, dal 2050, i neo-assunti potranno andare in pensione dopo 70 anni o 46 anni e mezzo di contributi. Ci mancava questa delega, strappata dall'ex ministro Tremonti, che autorizza la presidenza del Consiglio dei Ministri ad agire autonomamente. Come sindacato non staremo comunque a guardare.

Non si tratta di una concessione, perché la scuola costituisce per legge un’eccezione nel panorama del comparto pubblico, spostando al 31 agosto dell’anno successivo le scadenze che per gli altri settori statali sono fissate al 31 dicembre. Tra l’altro i soldi verrebbero in larga parte recuperati dall’assunzione di giovani dipendenti che percepiscono in media il 30% in meno dei 4mila da mandare in pensione. Marcello Pacifico (Anief-Confedir): non ci sono ragioni che possano giustificare il no della Ragioneria dello Stato. I 400 milioni di euro necessari vanno trovati. Altrimenti spetterà alle Corte dei Conti ricondurre le cose sul binario giusto, con lo Stato condannato anche a risarcire i dipendenti vessati.

All’indomani dell’ennesima opposizione da parte della Ragioneria Generale dello Stato ad individuare le coperture finanziarie per permettere a 4mila lavoratori della scuola, i cosiddetti "Quota 96", di liberarsi dalla trappola della riforma Fornero, Anief torna a chiedere pubblicamente al Governo di applicare per loro la clausola sulla riforma delle pensioni. Non si tratta di una concessione: la scuola, infatti, ha da sempre costituito un’eccezione nel panorama del comparto pubblico, spostando al 31 agosto dell’anno successivo le scadenze che per gli altri settori statali sono fissate al 31 dicembre. E queste unità di personale hanno iniziato l’anno scolastico 2011/12 presentando regolare domanda di pensionamento, salvo rimare “incastrati” a seguito dell’approvazione dell’articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla Legge 22 dicembre 2011, n. 214.

“Sulla ‘dimenticanza’ del legislatore si sono detti tutti d’accordo, anche i parlamentari delle commissioni Cultura di entrambi i rami del Parlamento – ricorda Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir – ma poi alla resa dei conti le norme speciali, come quella che esiste per i lavoratori della scuola, vengono sistematicamente schiacciate dalle esigenze ragionieristiche dello Stato”.

Tra l’altro, c’è da ricordare alla stessa Ragioneria statale che nella scuola il personale a fine della carriera viene sostituito da neo-assunti la cui retribuzione è decisamente inferiore. Pertanto, sarebbero proprio gli stipendi inferiori, in media del 30%, a coprire in larga misura i maggiori esborsi dovuti al pagamento delle pensioni del personale collocato in pensione con i requisiti pre-Fornero.

Deve essere chiaro, inoltre, che la deroga da adottare per coloro che raggiungono la fatidica quota 96 (sommando età anagrafica e anni di contributi previdenziali) al 31 dicembre 2012, permetterebbe ai circa 4mila dipendenti coinvolti di poter semplicemente esercitare un loro diritto. Solo nella scuola, dove anche un bambino capirebbe i motivi per cui i conteggi vanno fatti per anno scolastico e non solare, è accaduto che il personale abbia iniziato a lavorare a settembre sicuro di andare in pensione per poi apprendere che le norme erano cambiate in itinere. Cambiate, però, violando diversi articoli costituzionali, nonché l’art. 6 della Cedu.

“In questo contesto – continua Pacifico – non ci sono ragioni, nemmeno finanziarie, che possano giustificare il no della Ragioneria dello Stato. I 400 milioni di euro necessari vanno trovati. Altrimenti, saranno ancora una volta gli eventi giudiziari a condurre le cose sul binario giusto. Con le Corti dei Conti, cui il sindacato ha presentato i contenziosi dei ricorrenti della scuola, che libereranno i ‘Quota96’ e condanneranno lo Stato a pagamenti cospicui dovuti anche al danno esistenziale procurato a 4mila suoi dipendenti”.

 

Entro il 15 ottobre 2013 tutto il personale scolastico in possesso al 31 agosto o al 31 dicembre 2012 dei requisiti - precedenti alla Riforma Fornero - per andare in pensione, dovrà presentare il nuovo modello di ricognizione. Scrivi a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. per richiederlo.

Già venerdì 4 ottobre il MIUR aveva inviato agli Uffici Scolastici Regionali la nota n. 2125 che si rivolgeva al personale scolastico in possesso, alla data del 31 agosto 2012 ovvero al 31 dicembre del 2012, dei requisiti pensionistici previgenti le disposizioni della riforma Fornero. La stessa nota riporta un nuovo modello di ricognizione che sostituisce integralmente il precedente e individua nel 15 ottobre 2013 la data ultima di presentazione.

Anief ha, pertanto, predisposto un nuovo modello che potrà essere richiesto inviando una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. con oggetto: richiesta nuovo modello ricognizione 15 ottobre.

Si precisa che tale modello dovrà essere compilato dal personale scolastico interessato in possesso dei suddetti requisiti e consegnato entro il 15 ottobre 2013 secondo le seguenti modalità:

- Personale docente ed educativo, IRC e personale ATA in servizio effettivo presso le istituzioni scolastiche: il modello dovrà essere compilato e consegnato alla Scuola di servizio.

- Personale docente ed educativo, IRC e personale ATA non in servizio effettivo (comandati o collocati fuori ruolo): il modello dovrà essere compilato e consegnato all’ultima scuola di titolarità o di servizio o all’Ufficio Scolastico territoriale della provincia di titolarità.

- Dirigenti Scolastici: il modello dovrà essere compilato e consegnato all’USR di appartenenza.

Con successiva nota ministeriale verrà comunicata la disponibilità dell’apposita funzione con la quale gli uffici competenti inseriranno al SIDI le dichiarazioni presentate.

La nota Miur n. 2125 del 4 ottobre 2013

 

Il numero aumenta perché a beneficiare della deroga sarebbero anche tutti i lavoratori nati nel 1952. Decisivo diventa, a questo punto, il parere della Commissione Bilancio della Camera.

Finalmente sembra avere avuto degli effetti positivi il lungo pressing attuato dall’Anief nei confronti dei componenti del Parlamento per salvare migliaia di docenti e Ata dall’obbligo di rimanere in servizio a causa della “dimenticanza” nell’ultima riforma pensionistica, voluta dell’ex ministro Elsa Fornero, di introdurre una deroga per i lavoratori della scuola: l’XI Commissione Lavoro della Camera, presieduta da Cesare Damiano (PD), già autore nel 2012 del ddl n. 5103, ha approvato all’unanimità il testo unificato di una nuova proposta di legge, la n. 249, per mezzo della quale si vorrebbe “liberare” il personale che al 31 agosto del 2012 aveva raggiunto la famigerata “Quota 96” (sommando l’età e gli anni di contributi riconosciuti).

Una proposta che si basa, tra l’altro, sul mantenimento di un diritto: la salvaguardia della norma di legge che fissa all'anno scolastico 2011/12 la maturazione dei requisiti degli aventi diritto per la collocazione in pensione dei dipendenti della scuola. Nel frattempo, avendo incluso anche i nati nel 1952, il numero di docenti e Ata coinvolti è quasi raddoppiato: da 3.500 iniziali, i lavoratori che lascerebbero il servizio per andare in pensione salgono infatti a 6 mila unità.

Assodato che vi una volontà politica, praticamente unanime, di collocarli tutti in pensione, a questo punto occorre trovare i circa 170 milioni di euro per coprire l’operazione. Su questo punto si è espresso, nelle ultime ore, il Ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca, Maria Chiara Carrozza: nel corso di un video-forum tenuto per un quotidiano nazionale, il Ministro ha dichiarato che ''c'è la volontà politica di trovare una soluzione, ma cerchiamo la copertura''.

Scartata la proposta del M5S di aumentare le accise sugli alcolici, una delle possibilità su cui stanno lavorando i parlamentari è quella di attuare la cosiddetta “tobin tax”, che rappresenta una sorta di tassazione delle transazioni finanziarie. Questa ipotesi verrà verificata, in particolare, dalla Commissione bilancio della Camera. Il cui presidente, Francesco Boccia, sempre del PD, è chiamato ora a non deludere i colleghi di partito. E, soprattutto, i 6mila interessati all’approvazione del provvedimento. Che così passerebbe, come è giusto che sia, per le aule del Parlamento. Anziché per quelle dei Tribunali della Repubblica.

 

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