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ROMA, 10 FEB - "I lavoratori della scuola vengono discriminati due volte, con aumenti molto più bassi rispetto al Privato e dipendenti del comparto trattati diversamente". E' quanto sostiene l'Anief. "I precari, i neo-assunti, chi chiede la ricostruzione di carriera, coloro che vincono il concorso a cattedra e non hanno una corposa anzianità di servizio pre-ruolo continuano a essere trattati come dei lavoratori di serie B. Le loro posizioni economiche, di fatto - spiega il sindacato - continuano a essere danneggiate da norme inique. Andando in tal modo a confliggere pure con la Costituzione italiana. Rimane infatti in vita il problema della prima fascia di aumenti, riguardanti il 'gradone' 0-8 anni, con la Cgil che si è prima opposta e ora ha alzato bandiera bianca. La mancata coerenza è aggravata dal fatto che negli ultimi sette anni a puntare il dito contro l'annullamento del primo scatto stipendiale al terzo anno di carriera sono stati anche i giudici che hanno messo in evidenza il palese contrasto con il diritto dell'Unione Europea adottandone la disapplicazione nei casi esaminati. Come rimane intatta l'ingiustizia della trattenuta del 2,5% dello stipendio di chi opera nella scuola". Per Marcello Pacifico (Anief-Cisal) "è esemplare che mentre i metalmeccanici hanno ottenuto in dieci anni aumenti del 20% sullo stipendio, docenti e Ata avranno il 3,48% in più, dopo quasi 10 anni di attesa e con gli arretrati dell'ultimo biennio che a malapena bastano per una cena fuori in famiglia". "Una seconda discriminazione si attua anche - sottolinea - all'interno del comparto scuola, poiché questo contratto conferma l'eliminazione del primo 'gradone' stipendiale, quello che sarebbe dovuto scattare al terzo anno di anzianità, e la violazione della parità retributiva tra stessi lavoratori". (ANSA).

 

Ma il sindacato autonomo non ci sta: 'Aumenti ridicoli, in busta il 35% in meno'

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ROMA, 8 FEB - Il rinnovo del contratto della scuola? Si profila un accordo "di bassissimo profilo" con al massimo "altri 7 euro in più al mese". Ne è convinta l'Anief. "Oggi è previsto un incontro no-stop, durante il quale l'amministrazione presenterà un testo rinnovato: sarebbe al vaglio una 'manovra perequativa' che porterebbe - afferma l'Anief - ad allineare gli aumenti stipendiali al resto della PA. Il problema si è venuto a determinare perché gli stipendi medi di chi opera nella scuola pubblica sono inferiori rispetto agli altri, tanto da risultare tra i più bassi dell'area Ocse. Nel complesso gli arretrati che i docenti potrebbero percepire una tantum ammonteranno a una cifra tra i 500 e i 600 euro pure lordi: una cifra decisamente inferiore ai 2.700 euro che il personale avrebbe dovuto in media percepire per il mancato rinnovo nel biennio 2016-2017. Ma la vera 'chicca' su cui stanno lavorando i sindacati rappresentativi e l'Aran è un'altra: si tratta dei 200 milioni di euro previsti dalla Buona scuola e orientati alla valutazione e premialità dei docenti. Tra le possibilità al vaglio, quella di far confluire questi fondi direttamente negli stipendi dei docenti, a pioggia, o di trasferirli alla contrattazione, in modo da decidere in accordo con i sindacati quali criteri per premiare gli insegnanti". "Il merito professionale, in base al decreto legislativo Brunetta 150/2009 e alla Legge Madia 124/2015, non può essere assegnato a pioggia. Ora, ammesso che tale imperativo possa in qualche modo essere superato, fanno in media - fa notare il presidente dell'Anief, Marcello Pacifico - 160 euro lordo Stato a dipendente. Applicando una tassazione media del 35% si arriverebbe ad assegnare appena 100 euro netti a dipendente, ovvero poco più di 7 euro al mese rispetto alle cifre precedenti. Ma per coprire gli 11 punti percentuali di aumento del costo della vita certificata occorre recuperare almeno 270 euro, dovuto alla mancata assegnazione dell'indennità di vacanza contrattuale, ovvero tre volte i 92 euro medi su cui si stanno per accordare. È il motivo per cui noi continuiamo a chiedere al personale della scuola di seguire la strada del tribunale". (ANSA).

 

ROMA, 7 FEB - "Sindacati e governo hanno trovato la quadra sulla firma per il rinnovo del contratto del comparto istruzione: lavoratori beffati". E' quanto sostiene l'Anief facendo notare che anche le confederazioni spingono in questa direzione viste "le dichiarazioni concilianti rilasciate, a turno, dai segretari generali". Anief ribadisce il suo "no ad aumenti tre volte sotto l'inflazione e arretrati inconsistenti". "E non cambia le cose neanche la distribuzione di ulteriori 35 euro a ogni docente del merito, peraltro vincolati da legge: il divario - osserva - rimane ampio e va recuperato. Inoltre, appare pericolosa la mobilità triennale e irrispettosa dell'attribuzione annuale degli incarichi. Poche novità su permessi, potenziamento e sanzioni disciplinari regolati da norme legislative. Non risulta presente alcun accenno alla parità di trattamento tra personale precario e di ruolo, su ricostruzione carriera e servizio nelle paritarie. L'unica apertura dell'amministrazione è sul dietrofront a proposito delle ore di incarico e funzionali". "Si sta riuscendo nell'impresa di approvare un contratto nazionale che sulla base delle condizioni previste dall'accordo del 30 novembre 2016, quindi con un incremento a regime pari al 3.48%, a fronte di 11 punti percentuali di aumenti del costo della vita certificata, non arriva nemmeno a coprire - afferma il presidente Marcello Pacifico - i già modesti 85 euro lordi a lavoratori per tutti. A queste condizioni è meglio non firmare e puntare sullo sblocco dell'indennità di vacanza contrattuale. Ma visto che dall'alto le Confederazioni dicono che va tutto bene, senza spendere una parola sulla miseria degli aumenti e sulle norme capestro, allora vorrà dire che la 'palla' passerà anche stavolta ai tribunali. Il personale della scuola non merita questo trattamento". (ANSA).

ROMA, 30 GEN - Nel trevigiano un dirigente scolastico per rintracciare un maestro ha inviato centinaia di messaggi di posta elettronica per riuscire a trovare un supplente della scuola primaria e dell'infanzia. Riferisce la notizia l'Anief sottolineando che questo accade mentre Miur e Governo "continuano a respingere i precari". "Per coprire i 'buchi' in organico, i presidi sono costretti a scorrere le liste dei docenti che danno la loro disponibilità, di scuole vicine e a rivolgersi alle Facoltà di Scienze della formazione primaria alla disperata ricerca di laureati o laureandi. La situazione non riguarda solo il Veneto, ma - assicura il sindacato - molte altre province sparse per l'Italia". "E' paradossale - afferma Marcello Pacifico (Anief-Cisal) - che in questa situazione, fatta di tante realtà come quella del trevigiano, si debba ricorrere collettivamente al parere di Bruxelles, come abbiamo fatto noi solo pochi giorni fa, per chiedere il parere al Consiglio d'Europa sulle incomprensibili esclusioni dalle graduatorie pre-ruolo di decine di migliaia di docenti abilitati, a iniziare dai diplomati magistrale, passando per i laureati in Scienze della formazione primaria e per tutti coloro che hanno conseguito l'abilitazione tramite corsi Tfa, Pas e all'estero. Perché invece di fare finalmente incontrare 'domanda e offerta', come chiede l'Anief da mesi, approvando un decreto legge ad hoc che inserisca una volta per tutte gli abilitati nelle GaE, al Miur continuano - chiede il sindacalista - a tenere la testa sotto la sabbia? Ecco perché chiediamo di aderire allo sciopero orario dei primi due giorni di scrutini, in programma in questi giorni in occasione delle valutazioni del primo quadrimestre, e allo stop con manifestazione a Roma del 23 marzo, quando si insedieranno le nuove Camere". (ANSA).
 
 

ROMA, 29 GEN - "Non assumete più responsabilità sulla vostra pelle": è l'appello rivolto ai dirigenti scolastici dall'Udir-Confedir secondo cui pure gli istituti non a norma in zone a basso rischio sismico vanno chiusi dai presidi. La presa di posizione arriva alla luce di una recente sentenza della Cassazione che "ha correttamente disposto come, anche in presenza di minime possibilità di verificarsi dell'evento (rischio sismico basso o 4 categoria), l'inosservanza delle norme tecniche rappresenti sempre una violazione allo standard minimo di sicurezza strutturale". "I capi d'istituto non possono farsi carico di errori non propri. In presenza di rischi, la scuola - afferma il presidente dell'Udir, Marcello Pacifico - deve chiudere. Lo dicono i giudici, senza se e senza ma. E, siccome secondo il nostro centro studi non esiste scuola sicura, soprattutto perché la metà degli edifici scolastici è stata costruita prima del 1971, diciamo: niente indugi, a costo di negare un servizio pubblico, certe scuola chiudano pure. Anche perché la stessa giustizia non fa sconti: vale per tutti l'incredibile vicenda dell'ex preside del convitto dell'Aquila, condannato al carcere per il crollo dell'edificio a seguito del terremoto del 2009 e che alcuni mesi fa ha visto l'intervento del Capo dello Stato che ha concesso una grazia parziale sulla condanna. Pur superare questa norma assurda, perché a tutt'oggi i presidi non hanno margini di intervento né poteri di spesa sull'edilizia scolastica ma solo responsabilità, l'Udir aveva presentato uno specifico emendamento alla Legge di Stabilità 2018 che però non ha avuto seguito. Ora, dopo la sentenza della Cassazione d'inizio anno, in presenza di certificate condizioni di rischio i presidi non hanno più scelta: la chiusura dello stabile non si può rimandare. Anche là dove il rischio terremoto sia minore. E non si venga a parlare di interruzione di servizio pubblico, perché se la sicurezza viene prima di tutto questo è il prezzo da pagare". (ANSA).

 

ROMA, 28 GEN - Sulla vicenda dei diplomati delle magistrali fuori dalla Gae l'Anief rende noto che è pronta a denunciare l'Italia al Consiglio d'Europa. "Dopo la beffarda sentenza resa pubblica lo scorso 20 dicembre, ora la parola passa da Roma a Strasburgo", fa sapere il presidente nazionale di Anief e segretario confederale di Cisal Marcello Pacifico. "Non si tratta di avere un parere generico e senza esiti, la nostra - spiega - è un'azione rilevante che punta a superare quanto stabilito inaspettatamente dall'organo di consulenza giuridico-amministrativa e di tutela della giustizia nella nostra pubblica amministrazione: le decisioni del Consiglio dell'Unione Europea saranno infatti vincolanti per lo Stato italiano". (ANSA).

 

ROMA, 22 GEN - La proposta dell'Aran per il rinnovo del contratto degli insegnanti, secondo il sindacato Anief, è "irricevibile", in quanto propone aumenti non in grado di colmare adeguatamente il divario con la media Ocse, attualmente parti al 20% a sostanziale parità di ore lavorate. "Mettendo a confronto gli stipendi - afferma in una nota il segretario Marcello Pacifico - si evidenzia che a fine carriera il gap negativo dei nostri docenti rispetto a quelli della media Ue è di circa il 20%. Eppure l'impegno in classe è quasi identico: alla primaria, ad esempio, in Italia il numero di ore annue in cattedra è solo del 5% in meno. Perché poi in Germania i compensi annui dei docenti sono quasi il doppio rispetto ai nostri? E Il nuovo contratto è a dir poco deludente, visto che non risolve nulla né sul piano stipendiale né normativo. Anzi, si rischia di peggiorare la situazione". "L'Aran - ricorda l'Anief - ha in serbo di inserire tra le ore obbligatorie funzionali all'insegnamento nuovi compiti, in cambio di aumenti farsa. Non va meglio per chi comincia a insegnare, il cui compenso è inferiore del 6,5% rispetto a quanto si percepisce per lo stesso lavoro nell'area Ocse". Nella bozza del nuovo contratto collettivo nazionale - sostiene Pacifico - "non si recepiscono le sentenze della Corte suprema sulla parità di trattamento tra personale precario e di ruolo, né si elimina il raffreddamento della carriera nelle ricostruzioni attuate per il personale di ruolo. Addirittura, si attribuiscono appena 220 euro netti di arretrati per il 2016 e il 2017 ed aumenti di soli 40 euro netti per il 2018: è una cifra ridicola, addirittura tre volte inferiore all'aumento del costo della vita registrato dopo il blocco decennale degli stipendi". Per questo motivo - conclude l'Anief - "qualsiasi proposta di aumento dell'orario lavorativo e di mansioni senza risorse aggiuntive, va rispedita al mittente". Per le prossime settimane sono previsti due giorni di sciopero, e per il 23 marzo è prevista una manifestazione nazionale. (ANSA).

 

ROMA, 21 GEN - "Dallo scorso primo settembre e nei prossimi mesi tra i 40mila e i 50mila lavoratori della scuola andranno in pensione. Si vanno ad aggiungere a quelli già oggi disponibili su disciplina, alle 40mila cattedre di sostegno in deroga, ad altre 20mila spostate con l'ultima Legge di Stabilità dall'organico di fatto a quello diritto: la prossima estate ci ritroveremo con una quantità enorme di posti vacanti". A lanciare l'allarme è l'Anief. "Si tratta di cattedre che andrebbero assegnate come prevede la legge, ai precari e ai vincitori di concorso attraverso contratti a tempo indeterminato. A meno che non si voglia incentivare - osserva il sindacato - la 'supplentite'. Ma ci sono candidati utili per coprirli? La risposta è negativa, almeno con le regole vigenti. Il nuovo reclutamento porterà in cattedra in modo definitivo i primi docenti vincitori dei nuovi concorsi riservati non prima del 2021 (gli attuali abilitati di seconda fascia d'istituto) e i nuovi che si metteranno in lista di attesa per diventare docente dovranno attendere almeno sei-sette anni, tra concorso pubblico e formazione triennale". "Al Miur fanno finta di dimenticare - dichiara Marcello Pacifico (Anief-Cisal) - che ci sono decine di migliaia di docenti già selezionati e formati, i quali non aspettano altro per subentrare sui tanti posti privi di titolare. Sono tutti gli abilitati degli ultimi otto anni, vittime della ingiustificata chiusura delle GaE, le stesse che l'Anief ha fatto riaprire dai giudici nel 2008 e nel 2012. Nella prima occasione perché si stavano esaurendo le Ssis, mentre nel secondo caso perché non erano ancora partiti i Tfa. Adesso c'è un motivo altrettanto valido. Per questo, continuiamo a chiedere al Governo di approvare con urgenza un decreto ad hoc, del quale possano beneficiare innanzitutto quei docenti che la Buona Scuola ha ignorato". "Il Governo faccia incontrare quella che gli economisti chiamano 'domanda e offerta'. In caso contrario - avverte il sindacalista - attueremo mobilitazioni, scioperi e una guerra legale senza precedenti". (ANSA).

 

ROMA, 12 GEN - Un 'no' alle nuove mansioni obbligatorie ipotizzate nell'ambito del rinnovo dei contratti arriva dall'Anief, associazione del settore scuola. La stessa organizzazione denuncia poi un giro di vite per le comunicazioni via Facebook o Whatsapp tra docenti e alunni. In una nota l'Anief afferma infatti che "rasenta l'assurdo la 'stretta', chiesta dall'Aran, sulle sanzioni disciplinari: si vuole introdurre, infatti, la possibilità di far assegnare, direttamente dal capo d'istituto, multe pari fino a 4 ore di lavoro e la sospensione dal servizio fino a 10 giorni lavorativi. Pesanti sanzioni scatterebbero, inoltre, qualora un docente dovesse comunicare con i suoi alunni via Facebook o Whatsapp, oppure intrattenere rapporti con genitori e alunni non 'coerenti con le finalità educative'". "Nelle ultime ore - riporta una nota dell'organizzazione - stanno emergendo dei dettagli importanti sulla proposta presentata per iscritto ieri dall'amministrazione pubblica ma sottaciuta dai sindacati maggiori: mentre sugli aumenti tutto tace e si rimanda alla prossima settimana, ieri l'incontro si è concentrato sulla richiesta di introdurre nel contratto delle nuove mansioni innovative, dei veri e propri servizi obbligatori, come il tutoraggio degli studenti delle superiori, impegnati nelle attività di azienda scuola-lavoro e la formazione annuale. La quale, proprio come temeva l'Anief, diverrebbe una componente di fatto aggiuntiva, senza che vi sia un corrispondente incremento in busta paga, visto che dai bonus, ammesso che si riesca, al massimo si otterrebbero 20 euro netti mensili". (ANSA).

 

Anief informa che la scadenza dei ricorsi avverso la sentenza negativa dell'Adunanza Plenaria sui diplomati magistrale e quella dei ricorsi per l'ammissione ai concorsi riservati previsti dalla fase transitoria del nuovo reclutamento è stata prorogata al 31 gennaio 2018.

 

VAI AI RICORSI PER DIPLOMATI MAGISTRALE

VAI AI RICORSI PER LA FASE TRANSITORIA

ROMA, 11 GEN - "Non firmare il rinnovo del contratto della scuola". E' quanto chiede l'associazione sindacale Anief, spiegando che anche oggi si è avuto un nulla di fatto, con rinvio alla prossima settimana. "Anche il terzo incontro tra parte pubblica e rappresentanti dei lavoratori, svolto oggi, ha assunto una veste totalmente interlocutoria, se non priva di significato. Le parti - spiega una nota - hanno solo sfiorato l'argomento più succoso del confronto, ovvero le risorse per garantire gli aumenti promessi dalla funzione pubblica oltre un anno fa. Non è stata presentata nessuna risorsa in più". Secondo Marcello Pacifico (Anief-Cisal) il "nostro sindacato dice a gran voce ai rappresentativi di non firmare, perché si stanno sottraendo 200 euro mensili ai lavoratori della scuola. Bisogna invece assolutamente recuperare l'indennità di vacanza contrattuale e il resto da erogare al momento della firma. Ogni altra ipotesi è quasi 'criminale', nel senso che dopo dieci anni di attesa non si può rifilare un contratto che non copre nemmeno l'inflazione che negli ultimi anni ha superato i compensi del comparto di quasi il 15 per cento". (ANSA).

 

Il giorno dopo lo sciopero, si registra un successo senza precedenti: la stampa italiana ha ripreso e portato in prima linea la riuscita protesta del giovane sindacato e i sit-in svolti a Roma, davanti al Miur, e in altre sei città, organizzati per opporsi alla sentenza del Consiglio di Stato che condanna i docenti precari in possesso del diploma magistrale alla precarietà a vita. 

L’Anief è presente su oltre 200 testate giornalistiche – di carta stampata, radio-televisive e agenzie di stampa – comprese le più importanti a livello nazionale: AgiAnsaAskanewsAvvenireIl Corriere della SeraLa Repubblica, Il Giorno, Il Manifesto, Il Mattino, Il Messaggero, Il Tempo, Il Giornale, Italia Oggi, L’Unione Sarda, La Stampa, Leggo, Metro, Panorama, Rai, Rai News, Tg24 Sky, TgCom24 Mediaset.

Lo sciopero delle maestre e dei maestri della scuola dell'infanzia e primaria ha creato molti disagi nel giorno del ritorno a scuola dopo le vacanze natalizie. Lo sostiene l'Anief, secondo cui in migliaia hanno aderito allo sciopero nazionale, indetto per protestare contro la decisione del Consiglio di Stato di negare alle maestre e ai maestri precari con diploma magistrale conseguito fino al 2001/02 di essere presenti nelle GaE. "Volevamo dare un segnale forte al Ministero - ha detto all'Agi Chiara Cozzetto, portavoce Anief Lazio - e credo che oggi ci siamo riusciti. Molte scuole sono rimaste chiuse. I diplomati magistrali sono con noi in piazza e oggi si deve prendere una posizione definitiva. Per noi la soluzione è quella di riaprire le graduatorie ad esaurimento per chi ha l'abilitazione, senza fare concorsi o fasi transitorie". In mattinata una delegazione Anief, capitanata dal suo presidente nazionale Marcello Pacifico, e dei Cobas sara' ricevuta al Miur. Anche in altre città, diversi manifestanti - riferisce una nota dell'Anief - si sono radunati davanti agli uffici scolastici regionali come a Torino, Milano, Bologna, Palermo, Cagliari, Catanzaro e Bari. Secondo l'Anief per risolvere il problema deve essere adottato un decreto legge urgente per riaprire per la terza e ultima volta le graduatorie ad esaurimento per il personale docente abilitato e confermare nei ruoli i docenti già assunti con riserva. Così da garantire la continuità didattica ma anche l'assunzione per merito, la parità di trattamento, la ragionevolezza nell'incontro tra domanda e offerta di lavoro nei due ambiti scolastici.

"La richiesta di un decreto legge - ha dichiarato Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief - è legittima e necessaria. Già due volte, infatti, il Parlamento, nel 2008 (Legge 169) e nel 2012 (Legge 14), ha riaperto le attuali graduatorie permanenti trasformate ad esaurimento (Legge 296/06) al personale docente in possesso di abilitazione. A fronte di un nuovo sistema di reclutamento, grazie al decreto legislativo 59/2017, e alla discutibile sentenza dell'adunanza plenaria, oggetto di nuovo contenzioso, è arrivato il momento di riaprirle per la terza e ultima volta. Anche perché in molte province le GaE sono esaurite, pure in presenza di personale abilitato a cui non è stato consentito l'inserimento. Mentre - ha concluso Pacifico - in molti casi, gli stessi 44mila diplomati magistrali inseriti con riserva nelle GaE e i 6mila assunti in ruolo con riserva, quand'anche saranno licenziati per effetto del giudizio di merito orientato dalla sentenza plenaria, si ritroverebbero dopo un 'balletto' di supplenze a essere richiamati come precari, con grave danno alla continuita' didattica. Solo che un titolo di studio, se è considerato abilitante e valido per insegnare come supplente, non può non valere per essere assunto in ruolo". 

 

Fonte: Rai News

Scuola: centinaia maestre protestano davanti a Ministero
(ANSA) - ROMA, 8 GEN - "Siamo insegnanti non burattini", "la maestra non si tocca", "riaprire le Gae". Sono in centinaia davanti al ministero dell'Istruzione a Roma i docenti, tante le giovani donne, che protestano contro la "vergognosa" sentenza del Consiglio di Stato sui diplomati magistrali. Viale Trastevere è chiusa in parte (è stata lasciata libera soltanto una carreggiata) e i manifestanti convocati dai sindacati Anief, Saese e Cub, con l'adesione dei Cobas, sono saliti fin sulle scalinate del ministero. Tanti i cartelli di protesta e le bandiere, ma la situazione è assolutamente tranquilla e tenuta sotto controllo dalle forze dell'ordine. "No ai licenziamenti di massa", chiedono le maestre, preoccupate di una possibile fine del loro contratto: "abilitate quando serve, licenziate quando conviene", ribadiscono a più voci". (ANSA).

Scuola: sindacati, a Torino in sciopero una maestra su due
Chiuse 20 istituti, corteo blocca traffico in centro
(ANSA) - TORINO, 8 GEN - E' alta, per i sindacati, l'adesione a Torino allo sciopero delle maestro contro la sentenza del Consiglio di Stato sui diplomati magistrati. Secondo i primi dati raccolti da Anief, Cub, Cobas e Saese una maestra su due ha scelto di scioperare e circa venti scuole elementari sono rimaste chiuse. Le insegnanti, alcune centinaia, hanno bloccato il traffico del centro dando vita ad un corteo che dalla sede dell'ufficio scolastico regionale di corso Vittorio Emanuele si sta muovendo verso la sede della Rai. E' in corso un incontro con il direttore scolastico regionale. (ANSA)

Scuola: sciopero, presidio di 500 docenti a Milano
Davanti a ufficio regionale
(ANSA) - MILANO, 8 GEN - È iniziato anche a Milano, come nel resto d’Italia, con oltre cinquecento insegnanti di scuola primaria e dell'infanzia, lo sciopero contro la sentenza del Consiglio di Stato che esclude i diplomati alle magistrali dalle Graduatorie Ad Esaurimento (Gae). Gli insegnanti, arrivati in Via Polesine davanti all'Ufficio Scolastico Regionale, al grido di "assunzione", provengono da diverse province della Lombardia, come Milano, Bergamo, Brescia, Cremona, e molti altri stanno arrivando, assicurano gli insegnanti. Tra gli slogan presenti sugli striscioni anche 'Precariato crimine di Stato' e 'Nessun docente di meno'. ''Uno sciopero non basta sia chiaro. L'apertura del Ministero la rispediamo a mittente'', grida al megafono una delle organizzatrici del presidio.
In Lombardia sono circa 2000 i docenti che, secondo la presidente lombarda del sindacato Anief Fiorella Regi, rischiano il "licenziamento di massa che potrebbe verificarsi dopo questa sentenza". "Visto che i docenti sono stati inseriti in Gae con riserva, è possibile che appena ci sarà la sentenza di merito questi vengano immediatamente licenziati. C'è chi ha fatto mutui e investimenti per il futuro e ora si trova con pugno di mosche in mano", ha concluso la presidente. È il caso, ad esempio, di Maria Alicandro, insegnante in una scuola primaria di Bollate entrata di ruolo con riserva lo scorso anno scolastico, dopo aver superato anche l'anno di prova: "Ora rischio di retrocedere dal mio ruolo e di essere reinserita in secondo fascia - spiega - In sostanza torno a fare la supplente con incarico annuale. Dopo aver fatto dodici anni di precariato torno al punto di inizio". (ANSA).

 

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