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Riforma Scuola

Scadono domani i termini di presentazione alla Camera degli emendamenti della legge di bilancio. Per evitare che per la Scuola si approvino norme inadeguate, il sindacato indica ai parlamentari una serie di punti da correggere: dalla riapertura delle Graduatorie ad esaurimento, al doppio canale per le Graduatorie d'istituto, dall'abolizione della chiamata diretta alla stabilizzazione dei precari docenti e Ata, dall'adeguamento degli stipendi all'inflazione sino alla pensione anticipata per tutto il personale della scuola. E altri ancora. Per tutti questi motivi, Anief ha confermato per lunedì prossimo lo sciopero nazionale e il sit-in in Piazza del Parlamento.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): il nostro sindacato intende mettere mano ai tanti errori della Legge 107/2015, per tornare a valorizzare docenti e personale Ata a cui invece, ancora una volta, si negano diritti e uno stipendio dignitoso, dopo quasi sette anni di un indegno blocco contrattuale. La verità è che servono risorse economiche adeguate, mentre i governi che si susseguono continuano a considerare la scuola come una spesa e non un investimento.

 

 

Lo dice l’Invalsi che, in questi giorni, ha pubblicato il Rapporto nazionale “I processi e il funzionamento delle scuole”: nel 18 per cento dei casi a rimanere privi del docente sono gli alunni delle primarie e quelli delle scuole medie sono, invece, il 24 per cento; nel 30 per cento dei casi saltano la lezione gli studenti di Istituti tecnici e professionali e, nel 35 per cento dei casi, le classi dei licei sprovvisti del loro professore. Tuttavia, agli alunni non può essere sottratta periodicamente una parte dell’offerta formativa: non esiste, infatti, alcuna fonte legislativa e ministeriale che preveda in modo esplicito tale eventualità. Anche il Miur si è espresso più volte sulla necessità di conferire supplenze brevi, pure in caso di esaurimento dei fondi perché, in caso di supplenze “brevi”, tali fondi possono essere comunque integrati con motivate richieste da formulare al Ministero. Non può essere, allo stesso modo, accettabile la prassi di dividere le classi in piccoli gruppi per poi unirle ad altre in presenza dei docenti: le norme sulla sicurezza anti-incendio prevedono, infatti, che “il massimo affollamento ipotizzabile è fissato in 26 persone/aula”.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): ci troviamo dinanzi a una lesione di diritto allo studio e di tutela della sicurezza che, invece, vengono prima di tutto. Sapere che alle superiori una supplenza su tre non viene coperta è un dato che fa riflettere ma sconcerta, ancora di più, che la stessa cosa accada in un caso su cinque alla primaria: stiamo parlando di bambini dai 5 ai 10 anni che non possono essere lasciati soli oppure uniti a classi già di 25 e più alunni. Per non parlare dei disabili che, in queste occasioni, rischiano di subire anche stress psicologici. Il Miur si muova presto: serve un’ulteriore nota di chiarimento. È anche per questi motivi che Anief ha deciso, il 14 novembre, di scioperare e indire un presidio davanti al Parlamento.

 

Tra pochi mesi sparirà la mobilità su scuola e il sistema telematico si limiterà ad assegnare i docenti agli ambiti, dai quali poi saranno chiamati dai dirigenti scolastici: gli unici che manterranno la titolarità su scuola saranno quei docenti che, nel corrente anno scolastico, sono titolari su scuola e non chiederanno trasferimento. Per tutti gli altri non ci sarà scampo. Anche i docenti della vecchia “guardia”, magari con 35 e più anni di servizio, dovranno passare per il giudizio dei dirigenti. Che dovranno valutare il loro curriculum.

Marcello Pacifico (presidente Anief e segretario confederale Cisal): serve una norma che ripristini il diritto del personale docente neoassunto o in mobilità a domanda o d’ufficio ad ottenere e mantenere la titolarità su scuola, invece che imporre spostamenti coatti anche a centinaia di chilometri e dopo 40 anni di onorato servizio. Con l’umiliazione finale di essere pure valutati dal dirigente scolastico, che magari non ha alcuna competenza nella disciplina d’insegnamento del docente da giudicare. Per prendere possesso di una cattedra d’insegnamento, ogni docente ha superato già miriadi di esami universitari e abilitanti, oltre che di un concorso, pubblico o riservato. Gli anni di servizio gli hanno permesso poi di sviluppare competenze ed esperienza: decidere, ora, la sua destinazione in base alla valutazione soggettiva di quei titoli, oltre che di altri percorsi formativi, è foriero di iniquità. Chi amministra la scuola lo deve capire. E agire di conseguenza. Prima che i danni prodotti dalla chiamata diretta non siano più sanabili, se non attraverso l’intervento dei tribunali.

Anief confida nella buona volontà dei parlamentari, nella possibilità che possano mettere mano a questa legge: per questo, il prossimo 14 novembre il giovane sindacato ha deciso di indire una giornata di sciopero nazionale e di scendere in piazza davanti a Montecitorio, dove giungeranno tanti docenti precari. E anche di ruolo, pure loro precarizzati.

Il Ministro dell’Istruzione: non è un male assoluto avere un trasferimento per una fase della vita o della carriera in un'altra parte del Paese. Ciò che è importante è che quest’ultimo diventi un processo governato e governabile e non sia frutto di obbligatorietà: comunque sia, gli spostamenti rappresentano un "dato strutturale della scuola italiana".

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): sarebbe bastato ripristinare l'apertura annuale delle Graduatorie ad esaurimento e d'Istituto. Tutti sanno, invece, che i tempi si sono addirittura estesi, nonché mutati in quattro se non cinque anni, anziché tre. Ciò avrebbe permesso, infatti, di andare a coprire i posti liberi anziché lasciare tanti precari, rigorosamente in fila nella stessa provincia in cui scarseggiano persino i posti e, pertanto, impedendo loro di spostarsi. Tale possibilità, fornita a ridosso dei trasferimenti e delle assegnazioni provvisorie, permetterebbe di fare incontrare la domanda (i posti effettivamente vacanti) con l'offerta (i docenti disposti volontariamente ad andare a ricoprirli), senza attendere ‘secoli’ prima che si esaurisca una graduatoria e, così, consentire l'inserimento in fascia aggiuntiva alle GaE di tutti gli abilitati e, in terza fascia d’istituto, dei non abilitati. Tra il 2002 e il 2004 questo sistema ha funzionato ma anziché ripercorrere quella strada si è preferito cambiare: il turn over, le assunzioni al lumicino e la riforma delle pensioni hanno fatto il resto.

La denuncia, raccolta dall’Anief, è dell’Apidge, Associazione Professionale Insegnanti Scienze Giuridiche ed Economiche: il 3 ottobre scorso, è stato sottoscritto un Protocollo di Intesa con il Consiglio Nazionale Forense che prevede lo svolgimento di sei moduli didattici, per un monte di 100 ore, attraverso l’Università di Parma. Peccato, però, che quei moduli didattici del progetto di approfondimento, anche pratici, siano già ampiamente trattati a scuola nelle ore di lezione curricolare: sono proprio gli stessi docenti di diritto della scuola pubblica, abilitati e adeguatamente formati dalle stesse università, a insegnarli agli studenti delle superiori. Ne consegue, pertanto, una sovrapposizione di ruoli e una confusione nella didattica.

Marcello Pacifico (presidente Anief e segretario confederale Cisal): è assurdo che i docenti di Diritto ed Economia perdono il posto negli istituti superiori pubblici (con i colleghi delle classi di concorso A017 e A019 spesso in soprannumero e scivolati negli ambiti territoriali) per gli effetti nefasti delle riforme taglia-ore d’insegnamento e, nel frattempo, l’amministrazione non trovi niente di meglio che affidare i loro stessi insegnamenti a soggetti esterni alla scuola. Prima di stipulare accordi, occorre sempre verificare se vi siano docenti a disposizione o nel ‘potenziamento’ scolastico: a quanto ci risulta, ve ne se sarebbero molti.

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