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Riforma Scuola

Proprio nell’anno della chiamata diretta dei docenti, degli ambiti territoriali e della patata bollente del “potenziamento”, scoppia la grana delle reggenze per un numero davvero troppo alto di sedi scolastiche spesso distanti decine di chilometri l’una dall’altra. Un esempio lampante è quanto sta vivendo la preside 45enne che in Lombardia deve passare la giornata ad organizzare il lavoro di 21 scuole distribuite su sei Comuni diversi. Sono gli effetti perversi del dimensionamento, che ha avuto l’apice con la riforma Gelmini, a seguito del quale sono stati tagliati 2.676 istituti, dopo gli accorpamenti avvenuti in precedenza. Sulla situazione pesa anche la decisione del Governo Monti, di risparmiare pure sui vicari dei dirigenti, a cui è stato tagliato il compenso del ruolo aggiuntivo, tanto da costringere il sindacato a presentare ricorso per far recuperare l'indennità di reggenza e sostituzione.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): se si è arrivati a questa situazione, i motivi vanno cercati tra i nostri governanti e a Viale Trastevere. Perché è da due anni che si attende il nuovo concorso per dirigenti scolastici, ma si continua a rimandare. Così ci troviamo con nemmeno 7mila presidi, mentre ne servirebbero 8.200. Intanto, con la scuola dell’autonomia e l’approvazione della Legge 107, per loro le responsabilità e gli impegni sono triplicati. Il tutto in cambio di compensi che costituiscono la metà di quelli di altri dirigenti pubblici.

 

Entro settembre, si verrà a conoscenza dei nuovi obiettivi parte integrante del mandato triennale dei dirigenti scolastici. Dopo una fase di autovalutazione, prevista tra gennaio e maggio 2017, toccherà nel corso dell’estate al nucleo valutante - composto da ispettori e da un altro dirigente scolastico - verificare l’autovalutazione. L’ultima azione da adottare sarà ad appannaggio della direzione generale degli Uffici scolastici regionali, cui spetterà esprimere il giudizio finale. Saranno tre le aree da valutare, con incidenze diverse sul giudizio finale: competenze gestionali ed organizzative; valorizzazione dell’impegno e dei meriti professionali del personale; apprezzamento del proprio operato all’interno della comunità scolastica. Più di una perplessità giunge sulla retribuzione di risultato per la quale viene da dire: tanto rumore per nulla.  

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): cosa si vuole “premiare” con 175 euro lordi al mese? Qualcuno prenderà 150 euro al mese e qualcuno ne prenderà 200, sempre lordi: il tutto, a fronte di una mole di responsabilità notevolmente aumentata con l’autonomia e la Legge 107/15. Il problema risiede nell’intera retribuzione dei dirigenti scolastici che, rispetto a quella degli altri dirigenti dello Stato, rimane notevolmente più bassa. Se si vuol fare un discorso serio di premialità, bisogna aumentare con il nuovo contratto le risorse e non solo per la retribuzione di risultato.

 

I supplenti rimasti nelle graduatorie ad esaurimento accusano i neo-assunti con la Buona Scuola di aver prima accettato le condizioni previste dalla legge per cercare, successivamente, ogni tipo di éscamotage al fine di ritornare nelle province di residenza; a loro avviso, questi ultimi avrebbero fatto pressione per ottenere la deroga al vincolo triennale per l’assegnazione provvisoria ottenendo, così, (in alcune regioni, a seguito di proteste e richieste di aiuto nei confronti delle istituzioni locali) la possibilità di essere utilizzati sul sostegno pur senza titolo di specializzazione. I docenti immessi lo scorso anno, da parte loro, si difendono sostenendo che gli incarichi annuali, destinati ai precari delle GaE, si sono svolti sempre sui posti residuati dalle operazioni di utilizzazione e assegnazione provvisoria e rilanciano accusando i precari della loro rinuncia all’assunzione.

Marcello Pacifico (presidente Anief): la verità è che la Buona Scuola si sta rivelando sempre più un flop. Dopo la chiamata diretta e il potenziamento, ora è la volta delle cattedre contese. Sarebbe bastato che il Miur ci avesse dato ragione, portando nell’organico di diritto il 70 per cento di quei posti ancora oggi erroneamente spostati sull’organico di fatto. A Viale Trastevere ci continuano a dire che con l’organico dell’autonomia, introdotto dalla Legge 107, questa distinzione non ci sarebbe più stata: tuttavia, esiste ancora alimentando la lotta fratricida tra i docenti. Trasformare 80mila cattedre, oggi collocate sino al 30 giugno, darebbe modo di risolvere la stragrande maggioranza dei problemi dei trasferimenti, dovuti anche all’algoritmo impazzito del Ministero, nonché di assorbire in poco tempo tutti i precari abilitati, compresi quelle delle graduatorie d’istituto.

 

Giungono sempre più denunce per il pessimo utilizzo dei docenti introdotti, giustamente, per potenziare la didattica e le attività che identificano ogni scuola: alcuni insegnanti, ad esempio, vengono utilizzati impropriamente per coprire posti di funzioni strumentali e altri di loro, invece, per coprire spezzoni vacanti. Le lamentele non si contano più: ci sono insegnanti “potenziatori” che reclamano la loro professionalità e, invece, si sentono dei “tappabuchi". Altri, ancora, sono chiamati a svolgere mere attività di orientamento o vengono messi a disposizione per 18 ore settimanali o, ancora, affiancati a docenti più esperti nel corso dell’attività didattica, quasi che si trattasse di un proseguimento dell’anno di prova. Non manca un caso paradossale con un insegnante a cui, durante il colloquio con il dirigente scolastico, è stato proposto di “fare fotocopie”.

Marcello Pacifico (presidente Anief): i diretti interessati hanno preso coscienza di non essere al centro delle attività scolastiche, realizzando l’esatto opposto di quanto indicato nella Legge 107/2015, ovvero che sarebbero dovuti essere individuati su precise indicazioni formative fornite dal collegio dei docenti, incluse nel Ptof e chieste agli uffici scolastici regionali, sulla base delle effettive peculiarità di ogni singola scuola. Non è possibile selezionare dei candidati senza aver valutato il loro curriculum, con gli Usr che hanno scelto e collocato i docenti in base a chissà quali criteri per dirottarli, invece, a svolgere compiti diversi da quelli iniziali. Non sono rari i casi in cui a finire nel potenziamento sono stati docenti con decenni di servizio e a fine carriera ai quali, pertanto, viene sottratto il compito di competenza di formazione degli alunni per occuparsi dello svolgimento di funzioni poco comprensibili.

 

I conti sono presto fatti: ci sono oltre 30mila posti di sostegno, oggi in deroga, e quasi altrettanti curricolari, facenti capo a discipline comuni, però non dichiarate. E pure 20mila posti non coperti e già oggi vacanti, che in buona parte riguardano le cattedre perse per la pessima organizzazione del concorso a cattedra del 2016.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): fino a che a Viale Trastevere continueranno a tenere occulta la vera natura dei tanti posti relegati oggi in organico di fatto, non permettendo agli abilitati delle graduatorie d’istituto di entrare nelle GaE e di coprirli con l’immissione in ruolo, sarà pura demagogia parlare di supplentite da sconfiggere. Il balletto delle cattedre d’inizio anno scolastico, con un docente su sei che manca all’appello, come è accaduto quest’anno, si perpetrerà nei decenni con tanti docenti costretti a ricorrere in tribunale per far valere i loro diritti, chiedendo legittimamente di essere stabilizzati o risarciti dal Miur. Potranno ricorrere anche per rivendicare gli scatti di anzianità e le ferie non corrisposte, oltre che il pagamento di luglio e agosto indebitamente sottratti.

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