Riforma Scuola

Il decalogo Anief su dodici mesi di problemi, norme inapplicabili, proteste ad oltranza, bonus professionali e incentivi assegnati solo ad una parte del personale, lavoratori messi uno contro l’altro, organi collegiali operanti nell’incertezza e comitati di valutazione lasciati al loro destino. Per non parlare del boom di supplenze annuali, anche dopo il piano straordinario di reclutamento, e di mancate stabilizzazioni, malgrado vi siano 80mila docenti abilitati che chiedono solo di essere inseriti nelle GaE e di essere immessi in ruolo. Preoccupa lo stallo degli stipendi, sempre più divorati dall’inflazione, e privati pure dell’indennità che per legge avrebbe dovuto tenere il passo. Intanto, tutto il personale Ata continua ed essere dimenticato, compresi i Dsga. E il concorso per dirigenti ancora rimandato.

Marcello Pacifico (presidente Anief e segretario confederale Cisal): chi vive la scuola tutti i giorni ha trascorso un anno in perenne disagio. In questi mesi abbiamo girato tantissime scuole, riscontrando discriminazioni, sia nell’assegnazione del bonus da 500 euro, sia per le nomine tra personale docente e Ata, da GaE e graduatoria d’Istituto. Come enormi restano gli interrogativi sull’organico potenziato impazzito, sulle tante deleghe ancora in alto mare, sui posti su sostegno bloccati, sulle migliaia di scuole senza dirigenti e Dsga, sui tanti precari mortificati, sull’avvio della chiamata diretta. Ecco perché sono state raccolte tante firme per il referendum.

 

 

Stanotte è stato raggiunto l'accordo: si va verso una meno arbitraria scelta del dirigente scolastico, ma la scelta dei docenti inseriti negli ambiti territoriali sarà vincolata ad una graduatoria di istituto sulla base di indicatori nazionali, basati presumibilmente su conoscenza delle lingue, BES e disabilità, informatica. Non dovrebbe più essere centrale il colloquio.

Secondo Anief c’è poco da esultare. Perché i docenti che si ritroveranno negli ambiti territoriali, perderanno in ogni caso la titolarità su scuola. Perché se è vero che non verranno più scelti, come sembra, in modo del tutto arbitrario dal dirigente scolastico, questo comunque avrà sempre facoltà di convocarli. E, a seconda dell’esito del colloquio, potrà capovolgere il punteggio derivante dai titoli presentati dagli stessi docenti attraverso il sistema” Istanze on line”; rimane, dunque, ancora in piedi la pericolosissima perdita di titolarità.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): gli accordi sindacali non possono sovvertire le leggi, quindi il grado di incertezza professionale che ha introdotto la riforma rimane nella sua totalità. Rimaniamo convinti che i docenti italiani avranno sempre più difficoltà a mantenere la titolarità su materia curricolare, anche nella singola scuola. Da settembre, pure chi è di ruolo da 40 anni potrà scivolare, per volontà del proprio dirigente scolastico, su un posto di potenziamento e uscire dalle classi; impugnare in tribunale la chiamata diretta rimane l’unica arma per opporsi a questo orribile modello di collocazione professionale dei nostri insegnanti.

 

Le nuove modalità di combattere la “falsa attestazione della presenza in servizio”, introdotta con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto legislativo n. 116/2016, non può trovare applicazione tra il corpo insegnante: per i quali non esiste alcuna norma specifica che possa legittimare l'utilizzo di strumenti di rilevazione aggiuntivi, ad iniziare dalle telecamere. Un concetto espresso pure dal Garante della privacy.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): fermo restando l’indifendibilità dei casi di falsa presenza del personale saliti alla ribalta nazionale, nella scuola quello dell’assenza ingiustificata dal servizio è un fenomeno fortemente marginale. Gli insegnanti sono controllatissimi, per ovvi motivi legati alla loro presenza associata agli alunni. Anche le statistiche indicano che il numero di sanzioni attuate verso i docenti è davvero limitato. Stiamo alla finestra: non vorremmo ora assistere ad una compressione dei diritti di chi svolge la professione docente, già alle prese con responsabilità enormi ed una burocrazia crescente. In ogni caso, l’ultima parola dovrebbe spettare all’Usr.

 

Il sindacato replica al premier, secondo il quale il malcontento generale di un anno fa, che portò in piazza oltre 600mila docenti, è stato comunque gestito dal Pd: non è vero, perché la Legge 107/2015 è stata approvata contro il volere della stragrande maggioranza del popolo della scuola. Lo avevamo detto in sede di discussione alla Camera, al Senato e pure nella sede del Partito Democratico.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): eppure ci eravamo espressi contro il “merito”, che si sarebbe potuto adottare a patto di incrementare a tutti lo stipendio del 20 per cento, e contro le assunzioni rivolte a frange di precari. Avevamo messo in guardia l’Esecutivo pure sulla cattiva gestione del “potenziamento”, sulla mancata considerazione del personale Ata, sulla chiamata diretta, già reputata incostituzionale, sull’aggiornamento, che ha inspiegabilmente escluso precari, amministrativi, tecnici e ausiliari. Nulla di quanto abbiamo detto ha avuto seguito. Perché?

Con il nuovo anno scolastico, spariranno 51 scuole. La perdita arriva a 102 istituti, perché il taglio riguarda altrettante sedi sottodimensionate, che scenderanno da 385 a 334. In tutto, si passerà da 8.382 scuole dello scorso anno a 8.281. È la solita operazione in chiave spending review, aggravata dal dato Miur che ha certificato un incremento di allievi. E a rifilarla è quell’Esecutivo che, più di tutti, si è professato promotore di una scuola di qualità.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): in questo modo si costringono i presidi a fare i salti mortali per gestire due o anche tre scuole a testa, con spesso una decina di plessi distanti chilometri tra loro. Dal 1° settembre saranno 2mila, uno su quattro, gli istituti che andranno in reggenza. In questo modo continueremo ad avere scuole abbandonate al loro destino, affidate a vicari sottopagati e a presidi, a loro volta, con stipendi dimezzati e costretti a vivere alla giornata e a tamponare a distanza le emergenze.

 

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