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Con un accordo sottoscritto in queste ore tra Miur e sindacati, viene meno quella contestata parte della legge 107/2015 che assegnava al Dirigente Scolastico il “potere” di chiamare nella propria scuola gli insegnanti, senza un criterio oggettivo. In base a quanto stabilito “continueranno ad essere presi in considerazione prima i docenti che hanno avuto il trasferimento con una delle precedenze previste dal Contratto di mobilità 2018/19, poi si procederà per punteggio a partire dalla scuola scelta dal docente su Istanze on line nei tempi indicati dal Ministero”. 

L’Anief plaude alla decisione di cancellare la chiamata diretta degli insegnanti: il giovane sindacato ha infatti sempre respinto la sua introduzione, ritenendola incostituzionale, oltre che inagibile dal punto di vista pratico. Il sindacato, oltre alla battaglia legale, ha infatti chiesto anche in Parlamento la sua abolizione, pure attraverso un preciso emendamento alla Legge 107/2015 da introdurre nell’ultima Legge di Stabilità. Del resto, la stessa decisione di molti dirigenti scolastici di non adottare la procedura approvata contro il volere del 90 per cento del personale scolastico la dice lunga sull’utilità di un sistema selettivo del personale precario di cui la scuola pubblica italiana non aveva assolutamente bisogno. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): La decisione di introdurre un modello di scelta del personale di stampo privato in un contesto pubblico si è rivelata inutile, poco praticabile e per di più immotivata, perché, per scegliere dei docenti già formati e graduati in base ai titoli e servizi svolti, non c’era alcuna esigenza di selezione. Basterebbe ricordare che in Italia per diventare oggi insegnante occorre intraprendere un percorso universitario lungo ben otto anni. La norma avrebbe voluto fare assegnare alle scuole le professionalità di cui avevano bisogno. Ma poi nella realtà è risultato tutto pasticciato, perché in mancanza di linee guida univoche, ci siamo ritrovati con adozioni troppo diversificate e quindi discriminanti. Inoltre, il ‘potenziamento’ degli istituti è stato assegnato prima della scelta delle scuole nel Piano dell’offerta formativa triennale e comunque, spesso, anche in contrasto con il bisogno delle scuole. Infine, quando la chiamata diretta è andata deserta, le scuole hanno ricevuto insegnanti assegnati d’ufficio dagli Uffici scolastici regionali. Senza contare il fatto che il nostro sindacato ha ancora pendente una questione pregiudiziale di costituzionalità al Tar Lazio.

 

 

Il Bonus insegnanti dovrà essere speso entro il 31 Agosto 2018.   Nel dettaglio, nell’a.s. 2017-2018 le cose sono andate così: il contributo per l’anno in corso è stato accreditato il 14 settembre; a dicembre sono state restituite le somme residue degli anni precedenti.

Non lasciare inutilizzate le tue quote residue, scegli dei corsi riconosciuti dal Miur, efficaci.

A settembre saranno accreditati altri 500€ sulla Carta Docente. Cosa ne sarà invece delle somme residue? Non potranno essere cumulate all’infinito; ecco perché.

Il bonus insegnanti è il contributo di 500€ che i docenti - purché di ruolo e impiegati in una scuola pubblica - possono utilizzare per le spese sostenute per l’aggiornamento professionale e per la formazione.

Il bonus insegnanti viene attribuito ormai da alcuni anni e verrà accreditato anche per l’anno scolastico 2018-2019, è un beneficio economico riservato esclusivamente ai docenti titolari di una cattedra in una scuola pubblica di ogni ordine e grado. 
Sono esclusi quindi sia gli insegnanti delle scuole private che i precari. Sono compresi tra i beneficiari del bonus insegnanti, invece, coloro che sono diventati di ruolo grazie al Piano Straordinario assunzioni che hanno raggiunto la provincia di titolarità e a quelli che invece avranno un ruolo provvisorio tramite la Fase C.

I destinatari del bonus sono solamente gli insegnanti:

  • di ruolo, a tempo pieno e part-time, nelle scuole pubbliche;
  • neoimmessi in ruolo;
  • docenti inidonei per motivi di salute;
  • docenti in comando, distacco e fuori ruolo;
  • docenti delle scuole estere;
  • docenti delle scuole militari.

Nonostante abbiano vinto il ricorso, il bonus insegnanti non verrà versato agli educatori di ruolo.

Come generare il buono?

ROMA, 26 GIU - Gli aumenti dell'ultimo triennio nel mondo della scuola "dovevano avere tutt'altra portata, mediamente del triplo rispetto a quelli accordati: a fronte dello 0,36% per il 2016, l'1,09% dell'anno scorso e del 3,48% del 2018, gli incrementi da applicare dovevano essere rispettivamente del 4,26%, del 4,66% e del 5,51%". A mettere a punto i numeri è l'ufficio studi del sindacato Anief dopo la relazione odierna della procura generale della Corte dei conti nella requisitoria sul giudizio relativo al rendiconto generale dello Stato relativamente al personale della scuola. Per Marcello Pacifico, leader di Anief-Cisal, "le questioni messe in risalto oggi dalla Corte dei Conti devono essere da monito per i nostri governanti, perché partono da un organismo super partes che opera per lo Stato. La mancanza di cambiamento, registrata dalla Corte, è significativa di come il sistema organizzativo della scuola risulti purtroppo bloccato, tendente al trascinarsi piuttosto che all'innovazione. Costringere centinaia di migliaia di docenti e Ata a rimanere in servizio loro malgrado, dopo decenni di lavoro svolto a stretto contatto con gli alunni, rappresenta una scelta che alla lunga costerà molto cara al sistema Paese". (ANSA).

 

Stamane la procura generale della Corte dei Conti, nella requisitoria sul giudizio del contesto dell’istruzione, ha detto che “non può non essere dato rilievo ad una diffusa disaffezione del personale scolastico che, pur nella assoluta maggioranza, portatore di professionalità non secondarie, è costretto ad operare in contesti difficili e senza il riconoscimento stipendiale che sarebbe appropriato rispetto ai livelli di qualità del servizio”. Parlando poi dell’innalzamento eccessivo dei requisiti per accedere alla pensione e lasciare il lavoro, lo stesso organo di vigilanza in materia fiscale sulle entrate e spese pubbliche all'interno del bilancio dello Stato ha detto che "il forte invecchiamento del pubblico impiego sta producendo effetti negativi sulla propensione all'innovazione e al cambiamento". 

L’ufficio studi Anief ha calcolato che gli aumenti dell’ultimo triennio dovevano avere tutt’altra portata, mediamente del triplo rispetto a quelli accordati: a fronte dello 0,36% per il 2016, l’1,09% dell’anno scorso e del 3,48% del 2018, gli incrementi da applicare dovevano essere rispettivamente del 4,26%, del 4,66% e del 5,51%. Con la conseguenza che i valori dei compensi di docenti e Ata risultano sotto il 50% del tasso IPCA. A questo proposito, non convince nemmeno l’accordo Confindustria-sindacati sui nuovi contratti. La domanda da porre ai governanti sono diverse. Hanno compreso che qualsiasi vera riforma nella scuola non può prescindere dal superare il problema degli scarsi compensi del personale ai quali sono stati assegnati aumenti irrisori e arretrati ancora più ridicoli dopo un blocco decennale? Hanno capito che la riforma Fornero ha introdotto un eccessivo carico di contributi richiesti per andare in pensione e che c’è l’estrema necessità di introdurre quota 100 senza vincoli? Si sono resi conto del mancato riconoscimento della professione tra quelle usuranti, perché i lavoratori che vi operano sono più esposti e malattie professionali? Sono coscienti del mancato turn over nella scuola e di almeno 80mila posti in organico di fatto da spostare su quello di diritto, concausa della mancata stabilizzazione di 140mila docenti e Ata precari, denunciata la scorsa settimana a Bruxelles, davanti al Parlamento europeo dal presidente nazionale Anief Marcello Pacifico?

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Le questioni messe in risalto oggi dalla Corte dei Conti devono essere da monito per i nostri governanti, perché partono da un organismo super partes che opera per lo Stato. La mancanza di cambiamento, registrata dalla Corte, è significativa di come il sistema organizzativo della scuola risulti purtroppo bloccato, tendente al trascinarsi piuttosto che all’innovazione. Costringere centinaia di migliaia di docenti e Ata a rimanere in servizio loro malgrado, dopo decenni di lavoro svolto a stretto contatto con gli alunni, rappresenta una scelta che alla lunga costerà molto cara al sistema Paese. Anief, attraverso i propri legali, punta a recuperare almeno il 50% del tasso IPCA. Producendo anche migliaia di euro per i mancati arretrati. Senza dimenticare che con la fine del corrente anno, verranno meno anche i finanziamenti della perequazione, ovvero la tutela introdotta per gli stipendi più bassi, per i quali non si è stati in grado di trovare le risorse utili ad arrivare a quel 3,48% di incremento a regime garantito alle buste paga più elevate. 

Gli interessati al ricorso Anief contro gli aumenti stipendiali miserevoli possono ancora chiedere il modello di diffida al seguente indirizzo di posta elettronica:  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

Anche il Tribunale del Lavoro di Milano dà piena ragione all'Anief e dichiara il diritto di una docente a vedersi riconosciuto il servizio preruolo svolto nella scuola paritaria ai fini della ricostruzione di carriera. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): il servizio nelle scuole paritarie non può non essere riconosciuto all'atto della ricostruzione di carriera essendo equiparato per legge al servizio svolto per lo Stato, il Miur non può agire contra legem.

Il Giudice del Lavoro di Milano dà piena ragione ai legali Anief Fabio Ganci, Walter Miceli e Francesca Lideo accogliendo la richiesta di una docente circa la valutazione degli anni di servizio svolti nella scuola paritaria ai fini della progressione di carriera e riconoscendole anche il diritto a percepire tutte le differenze retributive non corrisposte dal Ministero dell'Istruzione. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “La legge ha riconosciuto pari dignità tra servizi svolti presso scuola pubblica e scuola paritaria e, per questo motivo, il Miur non può continuare a negare l’evidenza e costringere i lavoratori ad adire le vie legali per il riconoscimento del proprio diritto. Chiediamo al Miur il rispetto della normativa primaria e la conseguente lettura degli articoli del Testo Unico della scuola che regolano la ricostruzione di carriera uniformandoli alle disposizioni normative sull'equiparazione del servizio svolto nelle scuole paritarie”. Ancora possibile aderire allo specifico ricorso promosso dall'Anief.

 

 

Dopo le insistenti richieste del sindacato Udir, sono di queste ore le dichiarazioni del sottosegretario all’Istruzione Salvatore Giuliano sulla volontà di “rivedere le responsabilità ed il ruolo dei dirigenti scolastici in tema di rischi strutturali ed impiantistici degli edifici scolastici”. La problematica è ritornata d’attualità dopo la recente sentenza della Corte di Appello di Potenza che ha confermato la condanna ad un mese di reclusione a seguito del ferimento di uno studente causato dal cedimento di un lastrico, con pena sospesa e il beneficio della non menzione nel certificato penale, nei confronti della Dirigente dell’Istituto di Istruzione Superiore “Carlo Pisacane” di Sapri, Franca Principe. Il punto è sempre uno: i dirigenti scolastici continuano ad essere considerati come dei datori di lavoro e pure titolari delle attività scolastiche. Se ci soffermiamo sui rischi sismici, ad esempio, su di loro vige l'incombenza nella valutazione dei rischi di classificazione che può essere ricondotto a tre fattori principali: pericolosità sismica, risposta sismica locale, indice di vulnerabilità sismica. Ma tutto questo come può essere realizzato? Con quali competenze? Come può un preside venire a conoscenza del gradiente di rischio del singolo plesso scolastico da lui diretto?

Marcello Pacifico (presidente Udir): Durante i nostri incontri degli ultimi mesi con centinaia di presidi, è stata pressoché unanime la richiesta di cambiare in toto il Testo Unico sulla sicurezza. I dirigenti sanno bene che vi è un collegamento immediato tra il problema della sicurezza e quello della responsabilità che ricade sulle loro persone: ci sono dei capi d’istituto costretti a difendersi dalle accuse riconducibili alle analisi tecniche sui documenti di prevenzione, sicurezza e salute, con richieste di condanne penali da tre anni e mezzo in su. Se non vogliamo che si arrivi a chiudere la metà delle nostre scuole, bisogna modificare la legge in fretta. Perché non è più possibile finire in carcere per colpa dello Stato.

 

 

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  • Webinar Coding + Corso Flipped Classroom + Corso Cooperative Learning: nuovi ambienti di apprendimento
  • Webinar Cyberbullismo e bullismo + Corso Gestione dei conflitti in classe + Corso I disturbi dell'alimentazione e la relazione educativa
  • Webinar Flipped classroom + Corso Cooperative Learning: nuovi ambienti di apprendimento + Corso Life skills e orientamento
  • Webinar LIS + Corso DSA e inclusione sociale + Corso Gestione dei conflitti in classe

Costo: € 180 – € 120 per soci Anief

2 Corsi e-learning da 40 ore:

  • Corso DSA e inclusione sociale + Corso Musicoterapia a scuola
  • Corso Interculturalità a scuola e competenze trasversali + Corso Alfabetizzazione linguistica dell'italiano per stranieri
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 Il Prof. Mauro Montanari organizza con Eurosofia un secondo ciclo di incontri, in tutta Italia, che inizierà a settembre.

Le prime sessioni formative si svolgeranno a Roma il 29 e 30 settembre e Milano il 6 e 7 Ottobre 2018.

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La Musicopedia è un nuovo modello teorico, una metodica inedita del Prof. Montanari, ideata ed esemplificata nelle sue principali procedure, per “innescare” i principali parametri dell’educazione musicale: il ritmo e l’intonazione.

Durante il corso saranno illustrate le dinamiche metacognitive in relazione alla lettura musicale e alle prassie esecutive, sottoponendo lo spartito e lo strumento musicale ad una revisione critica e funzionale.

Il Corso di Formazione dal titolo “MUSICOPEDIA, PRATICA E LETTURA MUSICALE NELL’ALLIEVO CON DSA” si svolge interamente in presenza, in due giornate.

DURATA: 12 ore

LUOGO DI SVOLGIMENTO: 

Roma: 29/30 settembre 2018

Milano: 6/7 ottobre 2018

Acirelae (CT): da definire

COSTO: 150,00 euro 

E’ possibile utilizzare il bonus “Carta del docente”

Eurosofia da sempre attenta alle trasformazioni sociali e alle esigenze formative dei docenti, rimodula e reinventa frequentemente le metodologie e gli approcci didattici. Per ottemperare a questa esigenza ha delineato un percorso formativo specifico dal titolo:

 “WELFARE E INTERCULTURA”

Utilizza il tuo tempo libero per incrementare le competenze, acquisire titoli spendibili per la tua formazione professionale, insegnare in Italia e all’estero.

A breve sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale un bando, per l’anno scolastico 2018-2019, per tutti gli insegnanti italiani che vogliono fare un’esperienza all’estero.

In una società che subisce dei mutamenti repentini, è necessario riconsiderare gli obiettivi e le premesse per la propria carriera, preparare i professionisti alla duttilità, valorizzando il “melting pot” e consentendo ai docenti di avere un curriculum che sia sempre più rispondente alle richieste di mercato.

Contattaci per avere maggiori informazioni (tel. 091 7098311/357) oppure invia un’email a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Il MIUR e i sindacati, infatti, hanno sottoscritto l’intesa contenente i requisiti che deve soddisfare il personale docente che nell’a.s. 2018/2019 verrà destinato alle istituzioni scolastiche italiane situate all’estero.

In attesa della pubblicazione del bando, il testo dell’intesa raggiunta preannuncia i requisiti culturali e professionali necessari per candidarsi, ovvero:

  1. Buona conoscenza della lingua straniera, di livello non inferiore al B2del Quadro Comune Europeo di Riferimento (QCER)
  2. Aver preso parte ad attività formative organizzate da soggetti accreditati al MIUR su tematiche afferenti all’intercultura e all’internazionalizzazione
  3. Essere docentigià assunti a tempo indeterminato dal MIUR che dopo il periodo di prova hanno prestato almeno 3 anni di servizio in Italia nel ruolo di appartenenza.

Solo in Campania, nell’ultimo biennio i giudici del lavoro si sono espressi favorevolmente ben 160 volte sulla parità di stipendio e retribuzione, una ogni 5 giorni, ora anche per risarcire il personale Ata. Con cifre che vanno dai 10mila ai 20mila euro. Ma gli orientamenti favorevoli dei giudici, a proposito di precari che rivendicano aumenti stipendiali automatici alla pari dei colleghi di ruoli, non sorprendono l’Anief: il giovane sindacato, infatti, si batte da lungo tempo nei tribunali per affermare il riconoscimento immediato e integrale del servizio pre-ruolo ai fini della ricostruzione di carriera e per la corresponsione dei relativi incrementi retributivi: il requisito per presentare ricorso è quello di avere svolto almeno tre annualità di supplenze. Uno degli ultimi tribunali del lavoro, ad avere avallato le richieste dei legali dell’Anief a tutela di una docente, è stato quello di Como che ha detto sì anche al diritto al riconoscimento integrale degli anni di servizio svolti a tempo determinato all'atto della ricostruzione di carriera e agli scatti d’anzianità non percepiti.

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, che la scorsa settimana ha parlato degli irrisolti problemi del precariato al Parlamento Europeo, ricorda che ha dato piena ragione al nostro sindacato, dopo avere accertato la violazione della clausola 4 dell’Accordo Quadro da parte del Miur e constatato la disparità di trattamento posta in essere dall'amministrazione tra i servizi svolti a tempo determinato e quelli svolti dopo l’immissione in ruolo: è quindi scattato il riconoscimento per intero degli anni di servizio svolti con contratti a tempo determinato ai fini della ricostruzione di carriera e la corresponsione dei relativi incrementi retributivi mai percepiti. È assurdo che ancora nella scuola italiana si continui a calpestare la direttiva comunitaria 70/1999 e a discriminare il servizio da precari, anche all'atto della ricostruzione di carriera. Su questa tematica, da anni l’Anief vince in tribunale ed è assodato che il fenomeno è in decisa crescita. Per lo stesso principio di non discriminazione, continuiamo a ricorrere anche per vedere riconosciuto il diritto all'integrale e immediata ricostruzione di carriera, commisurata agli effettivi anni di servizio prestati con contratti a tempo determinato e per ottenere il corretto inquadramento stipendiale. 

Per maggiori informazioni sui risarcimenti per gli scatti non corrisposti a docenti e Ata durante il periodo di precariato, cliccare qui. Per maggiori informazioni sul diritto all'integrale e immediata ricostruzione di carriera per docenti e Ata, commisurata agli effettivi anni di servizio prestati con contratti a tempo determinato e per ottenere il corretto inquadramento stipendiale, cliccare qui.

 

 

 

ROMA, 23 GIU - Il Miur ha pubblicato un decreto, il DM 506, "che disciplina le operazioni di inserimento nelle Graduatorie ad esaurimento alla vecchia maniera: niente reinserimento per gli esclusi e passaggio dalla quarta a terza fascia; graduatorie precluse anche per i laureati in Scienze della formazione primaria col vecchio ordinamento; aggiornamento vietato, infine, per tutti coloro che, pur stando già nelle Graduatorie ad esaurimento, sono interessati a far valere i nuovi titoli e servizi maturati negli ultimi quattro anni oppure hanno intenzione di cambiare provincia di appartenenza per ritrovarsi con maggiori chance di essere assunti anche a tempo indeterminato". Ad affermarlo è il sindacato Anief, secondo il quale "il Miur continua a sbagliare" e che ha già impugnato il provvedimento. (ANSA).

 

I dirigenti ministeriali hanno appena pubblicato un decreto, il DM 506 del 19 giugno 2018, che disciplina le operazioni di inserimento nelle Graduatorie ad esaurimento alla vecchia maniera: niente reinserimento per gli esclusi e passaggio dalla quarta a terza fascia; graduatorie precluse anche per i laureati in Scienze della formazione primaria col vecchio ordinamento; aggiornamento vietato, infine, per tutti coloro che, pur stando già nelle GaE, sono interessati a far valere i nuovi titoli e servizi maturati negli ultimi quattro anni oppure hanno intenzione di cambiare provincia di appartenenza per ritrovarsi con maggiori chance di essere assunti anche a tempo indeterminato. 

Il giovane sindacato ha quindi attivato nuovi ricorsi per chi intende chiedere subito il reinserimento in GaE, l’inserimento con la laurea SFP vecchio ordinamento nella quarta fascia GAE e per chi intende passare dalla fascia aggiuntiva alla terza fascia delle GaE. Attivato anche uno specifico contenzioso per contestare il mancato aggiornamento delle GaE che impedisce agli aspiranti già inseriti di poter aggiornare il punteggio con titoli e servizi maturati negli ultimi quattro anni e di poter chiedere il trasferimento in altra provincia. Adesioni sul portale Anief entro il 9 luglio. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Invece di intensificare gli sforzi per porre fine alle clausole inique nei contratti di lavoro e nelle modalità di accesso alle immissioni in ruolo, il nostro Ministero dell’Istruzione si comporta in modo conservativo, procedendo ad operare in modo discriminante. Come ho detto in settimana a Bruxelles, davanti al Parlamento europeo, mai come oggi è giunto invece il momento di voltare pagina, aggiornando le procedure, rendendole omogenea tra il settore pubblico e privato, garantendo finalmente la parità di trattamento tra personale precario e di ruolo. Facendo così anche cadere tutti gli inutili lacciuoli esistenti per tenere lontano i docenti abilitati dalla GeE e per permettere loro di muoversi ogni anno, dando modo di collocarsi nelle province dove c’è un maggior numero di disponibilità di posti vacanti.

 

 

Nuovi ricorsi per chi intende chiedere adesso il reinserimento in GaE, l’inserimento con la laurea SFP vecchio ordinamento nella quarta fascia GAE e per chi intende passare dalla fascia aggiuntiva alla terza fascia delle GaE. Attivato anche uno specifico contenzioso per contestare il mancato aggiornamento delle GaE, che impedisce agli aspiranti già inseriti di poter aggiornare il punteggio con titoli e servizi maturati negli ultimi quattro anni e di poter chiedere il trasferimento in altra provincia. Adesioni sul portale Anief entro il 9 luglio.

 

Stamane, il contratto 2016/18, sottoscritto definitivamente il 20 aprile scorso è entrato a regime, portando nelle busta paga del personale scolastico aumenti miseria, o meglio i ritocchi, dopo quasi un decennio consecutivo di fermo stipendiale: per gli insegnanti si va dai 56 ai 95 euro; i collaboratori scolastici, gli assistenti amministrativi e tecnici si sono dovuti accontentare di aumenti che vanno dai 43 ai 65 euro; va un po’ meglio ai Dsga, ai quali sono stati corrisposti tra i 63 e i 99 euro massimi. Solo qualche giorno fa, l’Aran aveva calcolato che la perdita progressiva di valore dei dipendenti pubblici, rispetto all’inflazione, equivale all’8,1%. Questo significa che avendo recuperato, con questo contratto, solo poco più del 3 per cento, l’inflazione continua a sovrastare gli stipendi dei dipendenti del comparto Scuola di circa il 5 per cento. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Continuiamo a stupirci della distanza abissale tra quanto avrebbero dovuto percepire i lavoratori della scuola e quanto è arrivato oggi nei loro stipendi: infatti, per riuscire a superare il costo della vita, la consistenza degli aumenti doveva essere quasi il triplo di quella accordata da Miur e Mef e i sindacati Confederali hanno anche brindato per il risultato raggiunto. Rimane pertanto necessario chiedere giustizia nelle sedi giudiziarie: in questo modo Anief, attraverso i propri legali, punta a recuperare almeno il 50% del tasso IPCA non aggiornato dal settembre 2015. Producendo anche migliaia di euro per i mancati arretrati. Inoltre, con la fine del corrente anno solare, verranno meno anche i finanziamenti della perequazione, la tutela introdotta dall’ultimo Governo per gli stipendi più bassi, per i quali non si è stati in grado di trovare le risorse utili ad arrivare a quel 3,48% di incremento a regime invece garantito alle buste paga medio-alte. 

Gli interessati al ricorso contro gli aumenti stipendiali miserevoli possono ancora chiedere il modello di diffida al seguente indirizzo di posta elettronica:  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

Mentre le istituzioni preposte continuano a prendere tempo, il sindacato prende in mano la situazione avviando una nuova azione legale, per sollevare dinnanzi al Tar del Lazio una precisa questione pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea, al fine di evidenziare la violazione da parte dello Stato italiano dell'art. 5 dell'Accordo Quadro sul lavoro a tempo determinato allegato alla Direttiva Comunitaria 1999/70/CE. Parallelamente, i legali del giovane sindacato hanno intenzione di chiedere, a breve, la trasmissione del ricorso all'Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, in modo da dirimere la questione della valenza erga omnes delle sentenze di annullamento dei decreti di aggiornamento GaE già passate in giudicato. 

A spianare la strada all’azione degli avvocati Anief è stata la pubblicazione, avvenuta tre giorni fa, del Decreto Ministeriale n. 506/2018 che apre una nuova finestra volta alle operazioni annuali di aggiornamento delle Graduatorie a Esaurimento. Ora, il mancato inserimento nelle GaE dei docenti con diploma magistrale abilitante, infatti, secondo lo studio effettuato dall'Ufficio Legale Anief, viola la clausola 5 dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato allegato alla Direttiva 1999/70/CE poiché, se non fosse possibile l’inserimento nelle GAE, l’ordinamento interno non prevedrebbe alcuna efficace misura preventiva o sanzionatoria rispetto all’illegittima reiterazione dei contratti a termine stipulati dagli insegnanti in possesso del diploma magistrale. Adesioni gratuite sul sito Anief entro il 9 luglio. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): È una battaglia in cui crediamo e che porteremo avanti sino a quando la giustizia, la collocazione dei diplomati magistrale nelle GaE, senza corsi o concorsi d’accesso, non vincerà sulle sentenze politiche. Stiamo conducendo la nostra azione su più livelli: i nostri legali Anief richiederanno, ad esempio, anche la trasmissione del ricorso all'Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato per dirimere la questione della valenza erga omnes delle sentenze di annullamento dei decreti di aggiornamento GaE già passate in giudicato e ottenute proprio dal nostro sindacato. È per questo motivo che il nostro sindacato ritiene necessario provvedere all’impugnazione del nuovo D.M. n. 506/2018.

 

 

 

Considerata la pubblicazione del Decreto Ministeriale n. 506/2018 che apre una nuova finestra volta alle operazioni annuali di aggiornamento delle Graduatorie a Esaurimento, l'ANIEF ha intenzione di continuare la propria battaglia al fianco dei docenti abilitati con Diploma Magistrale e propone una nuova azione legale per sollevare dinnanzi al TAR del Lazio questione pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea per violazione da parte dello Stato italiano dell'art. 5 dell'Accordo Quadro sul lavoro a tempo determinato allegato alla Direttiva Comunitaria 1999/70/CE. Contestualmente i legali Anief richiederanno la trasmissione del ricorso all'Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato per dirimere la questione della valenza erga omnes delle sentenze di annullamento dei decreti di aggiornamento GaE già passate in giudicato. Adesioni gratuite sul sito Anief entro il 9 luglio.

 

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