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Il sindacato torna a occuparsi dell’intricata problematica della sicurezza delle nostre scuole: il fatto è, purtroppo, che non ci manca un’amara risata quando affrontiamo il problema dei carichi di responsabilità dei DS su tale tema. Il preside non ha un budget di spesa; sarebbe necessaria invece la presenza di fondi di finanziamento nazionale e comunitario per la sicurezza degli edifici scolastici e ristrutturazioni edilizie. La giovane organizzazione sindacale ha più volte espresso la propria contrarietà a questo modo approssimativo d’interpretare le esigenze dello Stato e delle sue strutture, anche tramite interrogazioni parlamentari, esposti, audizioni alla camera. 

Marcello Pacifico (presidente nazionale Udir): Durante gli incontri in giro per l’Italia con centinaia di presidi, è stata pressoché unanime la richiesta di cambiare in toto il Testo Unico sulla sicurezza. I dirigenti sanno bene che vi è un collegamento immediato tra il problema della sicurezza e quello della responsabilità che ricade sulle loro persone. Non è certo ammissibile finire in carcere per colpe non proprie. È bene che ciò sia chiaro. Udir continua la sua battaglia a favore dei dirigenti, ma soprattutto per una legalità equa e per una maggiore trasparenza verso il cittadino.

 

 

Anief concorda con il sindacato Snals che nella giornata odierna ha predisposto la piattaforma programmatica per il prossimo contratto del comparto Istruzione e Ricerca, ricordando che con l’accordo finale sottoscritto solo dai confederali, il 20 aprile scorso, si sono ottenuti solo incrementi retributivi lordi pari, rispettivamente, allo 0,36% per il 2016, all’1,09% per il 2017 e al 3,44% a regime, inferiore al 3,48%. Tale cifra – afferma il sindacato – è inferiore alla perdita del potere di acquisto intervenuta dal 2011 che, come è noto, era pari al 15% nei dieci anni di mancato rinnovo contrattuale dal 2009 al 2018. Lo stesso sindacato, inoltre, chiede il ripristino della fascia stipendiale da 3 a 8 anni di anzianità e di tornare a “riconoscere ai dipendenti in servizio ed a quelli collocati in quiescenza nel 2013 lo scatto stipendiale maturato in quell’anno, e congelato dal Governo e ignorato dal CCNL/2018”. 

Appena Anief vedrà sancita la sua rappresentatività sindacale, avendo così per la prima volta la possibilità di sedersi ai tavoli di contrattazione nazionale, si batterà sicuramente per questo doppio risultato. Anief, inoltre, ricorderà ai dirigenti che difendono la parte pubblica che gli aumenti dell’ultimo contratto dovevano essere tre volte rispetto a quelli accordati. Con la conseguenza che i valori dei compensi di docenti e Ata oggi risultano ancora sotto il 50% del tasso IPCA non aggiornato dal settembre 2015. Questi incrementi dovranno aggiungersi alla conferma di quelli già previsti per il 2018 e la copertura dell’accordo sulla perequazione, che garantisce gli aumenti del contratto 2016/18 solamente fino al termine del corrente anno solare. Infine, il giovane sindacato reputa imprescindibile la revisione dei profili del personale Ata. Oltre alla totale equiparazione degli stipendi, ad iniziare dagli scatti di anzianità, e dei diritti tra personale di ruolo e Ata, così come previsto dal diritto comunitario ma anche dai nostri giudici, pure delle sezioni unite della Cassazione. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Adeguamento stipendiale, riformulazione profili Ata, allineamento diritti del personale precario ai colleghi di ruolo sono gli elementi minimi e basilari per intavolare una trattativa nazionale condivisa. Se anche gli altri sindacati, non firmatari dell’ultimo contratto, dovessero concordare con questi obiettivi da raggiungere, Anief si dice sin d’ora pronta a realizzare una piattaforma comune: rappresenterebbe la base per andare a costituire un’alternativa a quella sottoscritta incautamente dai Confederali lo scorso mese di aprile all’Aran. La porta è aperta: chi vuole stare con noi, entri pure.

 

 

Continua incessantemente il lavoro di Anief a sostegno dei propri soci: in questi giorni le segreterie delle scuole di tutto il territorio nazionale sono alle prese con la questione della monetizzazione delle ferie non godute per il personale il cui contratto è già terminato o avrà la sua cessazione il 30 giugno. A tali soci Anief sta assicurando, in queste settimane, il servizio di assistenza per la richiesta NASPI, grazie alla convenzione con Cedan s.r.l.s - centro servizi amministrativi. 

Anief ha messo a disposizione dei propri soci uno specifico modello per la richiesta della monetizzazione delle ferie maturate e non godute. 

Per informazioni, contatta la sede Cedan più vicina a te e visita il nostro sito! Per contattare la sede nazionale scrivi un’e-mail all'indirizzo  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.  e contatta il numero 091 7098356.

 

 

ROMA, 12 LUG - "Ben venga la selezione per nuovi presidi, ma Bussetti ha dimenticato di dire che ci sono 500 dirigenti scolastici che rischiano il licenziamento per colpa di una norma sulla Buona Scuola che ha discriminato tanti colleghi docenti aspiranti allo stesso ruolo superiore: la Legge 107/15 potrebbe avere peccato di illegittimità nel prevedere una procedura riservata per il reclutamento rivolto ai soli ricorrenti del concorso 2004 o a quelli del 2011 se destinatari di un provvedimento di primo grado favorevole. A verificare questa ipotesi, che secondo l'Anief è verosimile, sarà la Corte Costituzionale il prossimo 20 novembre. Per questo motivo Anief chiede una modifica al Decreto Legge Dignità". Lo afferma in una nota il sindacato. "Serve subito un corso-concorso per i ricorrenti 2011, proprio per non rischiare seriamente di travolgere la precedente procedura selettiva attraverso il prossimo parere della Consulta - spiega il presidente dell'Anief, Marcello Pacifico -. In questo caso, coprire le 1.700 reggenze attuali, che supereranno quota 2mila a settembre a seguito dei pensionamenti e del mancato turn over, si rivelerà un'operazione inefficace, perché comunque rimarranno da coprire tanti posti che nel frattempo i giudici di rango superiore avranno di nuovo liberato. Noi abbiamo fatto di tutto per evitare che il contenzioso arrivasse alla Consulta, salvaguardando le immissioni in ruolo avvenute senza pregiudicare l'indizione del nuovo concorso, ma i nostri docenti ricorrenti hanno pieno diritto di ottenere una sessione di concorso a loro riservata. Se questo non si farà, ancora una volta la colpa sarà tutta di un'amministrazione centrale che non sa adeguare le norme alle richieste legittime di chi opera nella scuola". (ANSA).

 

L’inerzia dello Stato è stata confermata nell’audizione davanti alle Commissioni Cultura congiunte di Senato e Camera sulle linee programmatiche del nuovo corso ministeriale: per rilanciare la nostra ricerca, ha ammesso il Ministro, occorrono finanziamenti talmente ingenti che non si possono recuperare solo dal pubblico, serve un partenariato pubblico-privato in favore della ricerca”. Il Ministro non ha poi nascosto il fallimento della politica del blocco delle assunzioni, mai sanata da quando il governo Berlusconi ha prodotto diecimila soprannumerari e il blocco del turn over: “Siamo in fondo alla classifica dei Paesi Ocse per numero di professori universitari e ricercatori in rapporto agli studenti”. I numeri parlano chiaro: l’Italia è 30esima sui 33 paesi Ocse per spesa nell’Università e addirittura ultima per percentuale di investimenti riferita al Pil.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Per garantire l'attività scientifica servono investimenti veri, affiancati da nuove disposizioni. Come recepire la Carta europea dei ricercatori e reintrodurre la figura dei ricercatori a tempo indeterminato: seimila dovevano essere assunti a inizio 2010, prima che fosse messo ad esaurimento, ma non è stato mai fatto. E oggi c’è un vuoto spaventoso. Eppure, ci sono tantissimi ricercatori professionisti in uno stato di precarietà: andrebbero collocati, a domanda, in un albo nazionale dei ricercatori dalla comprovata esperienza, in base al settore scientifico-disciplinare di afferenza, da cui le Università, con chiamata diretta, potrebbero attingere per l’assunzione dei ricercatori a tempo indeterminato.

 

 

Nel 2019 la situazione migliorerà, ha assicurato il Ministro, grazie al “nuovo concorso sui dirigenti scolastici, che si svolgerà nelle prossime settimane: oltre ad essere un’occasione di sviluppo di carriera per i docenti interessati a svolgere un nuovo ruolo, permetterà di riportare alla normalità i carichi di lavoro di quelli già in servizio”. Anche per l’Anief, ben venga la selezione per nuovi presidi, ma Bussetti ha dimenticato di dire che ci sono 500 dirigenti scolastici che rischiano il licenziamento per colpa di una norma sulla Buona Scuola che ha discriminato tanti colleghi docenti aspiranti allo stesso ruolo superiore: la Legge 107/15 potrebbe avere peccato di illegittimità nel prevedere una procedura riservata per il reclutamento rivolto ai soli ricorrenti del concorso 2004 o a quelli del 2011 se destinatari di un provvedimento di primo grado favorevole. A verificare questa ipotesi, che secondo l’Anief è verosimile, sarà la Corte Costituzionale il prossimo 20 novembre. Per questo motivo Anief chiede una modifica al Decreto Legge “Dignità”. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Serve subito un corso-concorso per i ricorrenti 2011, proprio per non rischiare seriamente di travolgere la precedente procedura selettiva attraverso il prossimo parere della Consulta. In questo caso, coprire le 1.700 reggenze attuali, che supereranno quota 2mila a settembre a seguito dei pensionamenti e del mancato turn over, si rivelerà un’operazione inefficace, perché comunque rimarranno da coprire tanti posti che nel frattempo i giudici di rango superiore avranno di nuovo liberato. Noi abbiamo fatto di tutto per evitare che il contenzioso arrivasse alla Consulta, salvaguardando le immissioni in ruolo avvenute senza pregiudicare l’indizione del nuovo concorso, ma i nostri docenti ricorrenti hanno pieno diritto di ottenere una sessione di concorso a loro riservata. Se questo non si farà, ancora una volta la colpa sarà tutta di un’amministrazione centrale che non sa adeguare le norme alle richieste legittime di chi opera nella scuola.

 

 

 

Il Ministro Bussetti, durante l’audizione davanti alle Commissioni 7ª della Camera e del Senato, parla di superamento del problema delle reggenze affidando la soluzione al concorso per diventare dirigente scolastico: ma quali saranno i tempi per la felice conclusione del concorso? Un anno sicuramente prima della messa in ruolo, salvo ricorsi che potrebbero allungare i tempi anche di tre anni. In questo caso i dirigenti attuali avrebbero ancora un carico operativo per almeno un anno, se non di più. 

Marcello Pacifico (presidente Udir): Considerando che le reggenze scolastiche non garantiscono una funzionale organizzazione del servizio sia in termini di qualità sia in termini di efficienza organizzativa, la permanenza volontaria in servizio al 31 agosto 2019 dei dirigenti scolastici collocati in pensione dal 1° settembre 2018 garantirebbe la continuità alle istituzioni scolastiche, con un successivo passaggio quasi naturale ai nuovi presidi vincitori di concorso da espletarsi il 1° settembre 2019.

 

 

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Concorso per il reclutamento dei nuovi DSGA. Scegli il corso strutturato da Anief in collaborazione con Eurosofia per acquisire competenze tecnico-pratiche, amministrative e di problem-solving. Si stima che siano circa 2000 i posti vacanti su ottomila, per una posizione assolutamente indispensabile al funzionamento amministrativo, contabile e organizzativo delle scuole.

Il Ministro Bussetti ha dichiarato, in una recente intervista, di aver già predisposto le attività per la stesura del bando di concorso per diventare DSGA.

Questo concorso, atteso da anni, costituisce un’ottima opportunità sia per coloro che hanno comunque svolto negli ultimi anni le medesime mansioni, sia per chi desidera intraprendere una differente attività lavorativa. La qualità di un’istituzione scolastica è assolutamente correlata ad una buona gestione e alla capacità di leadership dei dsga.

Il rinnovamento della scuola, passa anche attraverso questo fondamentale reclutamento.

Anief ed Eurosofia, da anni impegnate nella tutela dei diritti e nella formazione di tutto il personale della scuola, intendono fornire un percorso formativo all’avanguardia per il superamento del concorso di prossima pubblicazione.

Il corso di formazione che prepara al superamento del concorso per DSGA, prevede un programma intensivo suddiviso in quattro moduli per un totale di 20 ore in presenza al raggiungimento di 15 partecipanti e l’apertura di una specifica piattaforma online per la preparazione e l’approfondimento a distanza.

Il costo del corso è di 200 euro per gli iscritti Anief e 300 per i non iscritti. 

La legge di Bilancio, com’è noto, ha previsto l’indizione del concorso per i Direttori dei Servizi Generali e Amministrativi della scuola, che deve essere bandito entro il 2018. 

Marco Bussetti, nel presentare le linee guida alle Commissioni Cultura di Senato e Camera, ha detto che “la dispersione scolastica” è fondamentale da combattere per incentivare “tutti i ragazzi a raggiungere almeno un titolo d’istruzione secondaria superiore”, in una scuola “che parli tutti i nuovi linguaggi (scientifici, tecnologici, multimediali)” e anche di “tecnologia che può ‘avvicinare’ al resto d’Italia gli istituti delle zone disagiate (isole, luoghi montani)” e che quindi “abbatta qualunque barriera: strutturale, economica, geografica”. Sulla necessità di ridurre l’ancora elevato numero di abbandoni precoci dei banchi, prima del 16anno di età, oggi attorno al 15% a fronte dell’obiettivo UE del 10% da centrare entro il 2020, il sindacato non può che essere d’accordo. Sulle modalità da adottare, per raggiungere quel risultato prezioso, invece Anief ha idee diverse. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Per superare la dispersione scolastica occorre introdurre un organico del personale diversificato, in base al territorio dove sono collocate le scuole. Laddove vi sono contesti socio-culturali difficili, quali possono essere le zone deprivate, isolate, con un alto tasso di alunni stranieri, è chiaro che occorre un organico maggiorato. Anche perché è provato che un ragazzo senza un titolo di studio, salvo i casi in cui esistono realtà familiari a protezione, è destinato a diventare un Neet, una condizione che in Italia spopola. Inoltre, sarebbe altrettanto utile anche anticipare di un anno l’inizio della scuola dell’obbligo e anche introdurre l’attività motoria in aggiunta all’orario settimanale, quindi come disciplina e non come progetti estemporanei, sicuramente validi, ma pur sempre facoltativi e spesso anche finanziati dalle famiglie.

 

 

In Senato, Marco Bussetti ha presentato le linee programmatiche che ha intenzione di condurre durante il mandato: “Miglioreremo la formazione dei docenti sostegno, e definiremo degli indicatori per misurare i processi di inclusione”, ha detto il Ministro. Per poi dire ancora che “tutti gli studenti dovranno essere incentivati fino al raggiungimento del diploma”, in una scuola “che permetta a tutti gli studenti di arricchirsi attraverso il confronto con gli altri”, ad iniziare dai disabili. È intenzione del Ministro anche dare “piena attuazione al decreto 66 che intende promuovere la partecipazione della famiglia e delle associazioni come interlocutori dei processi di inclusione”. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Le condizioni degli alunni disabili sono fortemente mutate nell’ultimo decennio: erano 180 mila nel 2006, oggi sono 250mila e non possiamo avere gli stessi organici e delle regole che servono solo a risparmiare sugli stipendi dei mesi estivi. Se al centro delle scelte del Miur e del governo devono esserci gli studenti, come è giusto che sia, allora facciamo cadere i rami secchi e le norme assurde. Altrimenti continueremo ad assistere alla politica dei proclami e delle buone intenzioni, senza mai incidere in meglio sulla vita scolastica reale. Purtroppo il decreto legislativo 66/2017, citato dal Ministro ed in vigore dal prossimo mese di gennaio, non ha minimamente affrontato questo problema: è bene che lo faccia allora questo governo, se vuole davvero essere quello del cambiamento.

 

 

ROMA, 11 LUG - "Riteniamo inconcepibile che, a fronte di un incremento progressivo dei requisiti richiesti dallo Stato per andare in pensione, si debba assistere anche al ricalcolo in negativo dell'Inps che sta bloccando migliaia di insegnanti. Se il Ministro Bussetti vuole tenere fede ai suoi impegni, non può dichiarare che il meccanismo adattato dall'Inps è questo e non si può fare niente: i requisiti per andare in pensione sono gli stessi e, quindi, prescindono dalla stanza e dal palazzo che li va a ratificare". Lo afferma Marcello Pacifico dell'Anief Cisal intervenendo sulla vicenda dei pensionamenti nella scuola. "Bussetti si faccia sentire, invece di elogiare ad ogni occasione il lavoro dell'Inps e del suo presidente Tito Boeri: perché spetta al Ministro dell'Istruzione tutelare i suoi dipendenti, ancora di più laddove risultano vittime sacrificali di un cavillo-beffa. Non costringa il sindacato, anche stavolta, a raccogliere le carte per portarle in tribunale, dove per fortuna i diritti non cambiano a seconda di chi li valuta", continua Pacifico. Secondo alcuni calcoli, i docenti costretti a lavorare un anno di più sarebbero circa 5mila. (ANSA).

 

Scegli uno dei tanti corsi offerti da Eurosofia e spendi tutto il tuo Bonus insegnanti. Perché lasciare inutilizzato quanto ti spetta? Basta un clic e potrai completare la tua formazione riconosciuta dal Miur. Consulta il catalogo dedicato. A settembre, previsto il rinnovo.

Nel dettaglio, nell’a.s. 2017-2018 le cose sono andate così: il contributo per l’anno in corso è stato accreditato il 14 settembre; a dicembre sono state restituite le somme residue degli anni precedenti. A settembre saranno accreditati altri 500€ sulla Carta Docente.

Cosa ne sarà invece delle somme residue? Non potranno essere cumulate all’infinito; ecco perché. Il bonus insegnanti è il contributo di 500€ che i docenti - purché di ruolo e impiegati in una scuola pubblica - possono utilizzare per le spese sostenute per l’aggiornamento professionale e per la formazione.

Il bonus insegnanti viene attribuito ormai da alcuni anni e verrà accreditato anche per l’anno scolastico 2018-2019, è un beneficio economico riservato esclusivamente ai docenti titolari di una cattedra in una scuola pubblica di ogni ordine e grado. 

Sono esclusi, purtroppo, sia gli insegnanti delle scuole private che i precari.

Sono compresi tra i beneficiari del bonus insegnanti, invece, coloro che sono diventati di ruolo grazie al recente Piano Straordinario assunzioni.

I destinatari del bonus sono solamente gli insegnanti:

  • di ruolo, a tempo pieno e part-time, nelle scuole pubbliche;
  • neoimmessi in ruolo;
  • docenti inidonei per motivi di salute;
  • docenti in comando, distacco e fuori ruolo;
  • docenti delle scuole estere;
  • docenti delle scuole militari.

Nonostante abbiano vinto il ricorso, il bonus insegnanti non verrà versato agli educatori di ruolo.

Presentando al Senato le linee programmatiche del nuovo corso del Miur, Marco Bussetti ha detto che verrà attuata una revisione, la quale dovrà “garantire il superamento delle criticità con il sistema formazione”. L’obiettivo, ha aggiunto il Ministro, sarà quello di costruire “nuovi strumenti per creare un legame tra docenti e territorio per evitare i trasferimenti”. Anief concorda sulla necessità di mettere mano ad un sistema che ha creato ancora più difficoltà di quello preesistente, ma a precise condizioni. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Occorre una nuova legge sul reclutamento che assicuri la continuità didattica, attraverso un piano straordinario di assunzione del personale su tutti i posti in organico di diritto e di fatto, privi di titolare. Su questo, sarebbe molto utile approvare in tempi rapidi la riforma delle pensioni che, con “Quota 100”, porterebbero allo sblocco delle assunzioni, con 200mila immissioni in ruolo potenziali da attuare. Molto utile sarebbe anche ripristinare il tempo pieno e prolungato, con insegnamenti su modulo nella scuola primaria. E anche iniziare a cinque anni, con un anno ‘ponte’ infanzia-primaria, che garantirebbe un attento passaggio verso l’annualità scolastica più delicata e importante in chiave formativa. Bussetti ha fatto bene anche a ricordare il prezioso lavoro del personale Ata, inspiegabilmente dimenticato in tutti i tentativi di valorizzazione del personale – assunzioni, merito, bonus aggiornamento – introdotti con la Buona Scuola: mai come oggi bisogna riscrivere i profili degli assistenti amministrativi, dei tecnici e dei collaboratori scolastici, adeguando gli stipendi e assumendo il personale su tutti i posti vacanti e disponibili.

 

 

Presentando al Senato le linee programmatiche del suo Dicastero, il Ministro dell’Istruzione ha detto che interverrà sulle questioni che riguardano “diplomati magistrale e precariato nella scuola dell’infanzia e primaria. Ritengo che le sentenze vadano rispettate, ma è vero che l’eccessiva precarizzazione rappresenta un tema delicato che dovrà essere affrontato”. Intanto, i giudici rinviano le decisioni di merito per consentire agli avvocati di illustrare la questione pregiudiziale comunitaria, posta con i motivi aggiunti, sulla violazione della clausola 5 dell’accordo quadro sui contratti a termine.

 Marcello Pacifico (presidente nazionale Anief): è giusto dare seguito alle sentenze, quindi anche quelle della Corte di Giustizia Europea, perché l’Italia è uno Stato membro dell’Unione e non può disattendere quanto indicato dai giudici di Strasburgo sui casi cronici e di abuso di precariato. Tenere in scacco decine di migliaia di precari anche per decenni, quando questi hanno svolto oltre 36 mesi di servizio e ci sono posti liberi e vacanti, rappresenta un comportamento ostile al diritto e alle sentenze europee. Addirittura, siamo arrivati al punto di approvare delle norme, come è accaduto di recente anche con la Buona Scuola, che anziché favorire la stabilizzazione del personale, sono andate a penalizzare i precari storici, facendoli espellere dalle graduatorie. Di fatto, si è sovvertito il senso di quello che chiede l’UE: dopo tre anni, anziché assorbire il lavoratore nei ruoli, si estromette. È una tendenza al risparmio a tutti i costi, quella dei nostri governi, che va avanti da anni.

 

Il blocco dei pensionamenti sta avvenendo a seguito del passaggio di consegne, dal Miur all’Istituto nazionale di previdenza sociale, delle pratiche di verifica del calcolo pensionistico del personale scolastico. A fornire i primi dettagli di quella che si preannuncia la beffa dell’anno è stato il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, che con rassegnazione ha ricordato la differenza che l’Inps adotta, ovvero l’anno commerciale, anziché quello solare, per calcolare l’anzianità utile per la pensione: considerando l'anno commerciale e non solare ci sono cinque giorni meno all'anno lavorativi e per 40 anni di servizio sono 200 giorni; sono le regole del Ministero e quindi i docenti che pensavano di avere gli anni per poter andare in pensione devono fare un anno in più di servizio e alcuni addirittura lo hanno saputo all'ultimo momento. Gli effetti negativi di questo incredibile cambio di calcolo sono devastanti, non solo per i pensionandi: i posti non risultano utili né per la mobilità, né per le assunzioni in ruolo. Il sindacato non comprende come si possa accettare con arrendevolezza tutto ciò. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Riteniamo inconcepibile che, a fronte di un incremento progressivo dei requisiti richiesti dallo Stato per andare in pensione, si debba assistere anche al ricalcolo in negativo dell’Inps che sta bloccando migliaia di insegnanti. Se il Ministro vuole tenere fede ai suoi impegni, non può dichiarare placidamente che il meccanismo adattato dall’Inps è questo e non si può fare niente: i requisiti per andare in pensione sono gli stessi e, quindi, prescindono dalla stanza e dal palazzo che li va a ratificare. Bussetti si faccia sentire, invece di elogiare ad ogni occasione il lavoro dell’Inps e del suo presidente Tito Boeri: perché spetta al Ministro dell’Istruzione tutelare i suoi dipendenti, ancora di più laddove risultano vittime sacrificali di un cavillo-beffa. Non costringa il sindacato, anche stavolta, a raccogliere le carte per portarle in tribunale, dove per fortuna i diritti non cambiano a seconda di chi li valuta.

 

 

Non si placa la protesta contro una valutazione del lavoro degli ex presidi che continuano a prendere lo stesso stipendio da dieci anni e che anzi potrebbero prendere la metà degli aumenti degli altri dipendenti pubblici per il 2018, quando per loro dalla legge di Stabilità è stato finanziato un +1,45 rispetto al +3,48 dato agli altri. 

Marcello Pacifico (presidente nazionale Udir): A queste condizioni per noi è davvero inutile la valutazione: prima di pensare alle pagelle, perché non dare ai dirigenti una retribuzione corrispondente al loro operato? Davvero il ministro spera di risolvere la situazione dei DS in questa maniera? I nostri presidi sono sempre super controllati ma in cambio non ottengono nulla, se non maggiori mansioni e responsabilità: sono carichi di oneri, ma fermi nei loro stipendi. Dunque, prima si pensi davvero a risolvere questo problema. 

Proprio con l’intento di capovolgere gli eventi, la giovane organizzazione sindacale ribadisce l'azione legale e ricorda che sono attivi i ricorsi per Fun, Ria e Perequazione esterna.

 

 

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