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Per difendere i lavoratori pubblici assunti dopo il 2000, a cui lo Stato sottrae in modo illegittimo una bella fetta di liquidazione, Anief ha presentato un atto di intervento nella causa promossa dal tribunale di Perugia con ordinanza del 25 aprile 2017 sulla questione della legittimità costituzionale dell'art. 26, c. 19 della legge 448/98, dell'accordo collettivo nazionale quadro firmato dai sindacati confederali del 29 luglio 1999 e del conseguente art. 1, c. 3 del DPCM 20 dicembre 1999 che giustifica tale trattenuta a titolo di rivalsa con una evidente discriminazione rispetto a quanto prescrive l'art. 2120 del Codice civile per il settore privato. 

Al centro della diatriba c’è la violazione degli articoli 3 e 36 della Costituzione da parte della Legge 448/98 che regge il DPCM del 20/12/1999, il quale a sua volta recepisce l'accordo sindacale confederale del 29/07/99. Ma la parte pubblica lo ignora, riferendosi a vecchie espressioni dei giudici. Il sindacato invita il personale interessato ad opporsi a questo balzello illegittimo, inviando la diffida per recuperare quasi 22mila euro. Il provvedimento potrebbe interessare soltanto nella scuola un milione di contratti tra supplenze e immissioni in ruolo avvenute negli ultimi cinque anni, sia docenti che Ata.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Siamo ad una svolta, perché se il giudice delle leggi ci darà ragione, chi ricorrerà in tribunale otterrà la quota a partire dai cinque anni precedenti la diffida. Intanto, continuiamo ad invitare tutti i dipendenti pubblici assunti dopo il 2000 ad inviare una diffida per interrompere il termine di prescrizione, proprio in attesa della decisione della Consulta, che ci sembra abbia le idee chiare sul tema. I vantaggi sono evidenti: su uno stipendio medio di 1.500 euro, la trattenuta per tutta la vita lavorativa del 2,5% è superiore ai 21 mila euro. 

È bene però sapere che tutti i dipendenti che sono in regime di TFS, qualora non inviino una diffida entro novembre 2018, non potranno recuperare il differenziale del 2,69% mensile per il biennio 2011/2 non versato dallo Stato, per la prescrizione intervenuta a seguito del quinquennio trascorso da quando il Governo avrebbe dovuto disciplinare e finanziare l'ex TFS “tieffirizzato”. Resta inteso che se già pensionati, allora dovrebbero da subito, anche con decreto ingiuntivo, ricorrere in tribunale sempre al fine di recuperare il credito indebitamente sottratto.

Milano, 7 lug. (askanews) - "I docenti italiani lavorano di più ma lo stipendio annuo è sotto di 10mila euro rispetto alla media Ue. Se ci si ferma alle ore di lezione settimanali, queste in Italia sono superiori alla media europea sia nella scuola primaria (22 contro 19,6) che nella secondaria superiore (18 contro 16,3) e uguali nella secondaria inferiore (18 contro 18,1)". Lo denuncia l'associazione sindacale Anief.

"Per renderci conto di quanto sia enorme il gap tra i compensi annui percepiti dai nostri docenti e quelli europei - scrive in una nota - basta citare qualche esempio: alla primaria i nostri maestri prendono ad inizio carriera appena 22.903 euro, a fronte dei 32.648 dei maestri olandesi oppure dei 38.214 euro dei colleghi tedeschi; a fine carriera ai nostri docenti delle ex elementari vanno soltanto 33.740 euro (meno di quello che prendono in Germania appena assunti in ruolo), mentre in Olanda portano a casa oltre 48mila euro e i tedeschi arrivano a 51.371 euro. Se si guarda ai docenti di medie e superiori, il divario è ancora più grande. Basta dire che mentre gli insegnanti della secondaria di secondo grado con 35 anni e oltre di anzianità di servizio debbono accontentarsi di 38.745 euro lordi, quelli che operano in Olanda sfiorano i 61mila e i tedeschi i 64mila".

"Pure la media generale, comprendente tutti i docenti dei vari cicli scolastici - prosegue l'Anief - risulta impietosa: in tutti e tre i cicli scolastici, infatti, ai nostri docenti mancano circa 10mila euro per stare in linea con gli altri Paesi del vecchio Continente. Anief ricorda che il risultato raggiunto dai sindacati Confederali, firmatari dell`accordo sui mini-aumenti e sugli arretrati ancora più ridicoli, assegnati dopo un blocco quasi decennale, non ha scalfito minimamente un disavanzo che è sempre più insopportabile, oltre che ingiusto".

"Per questi motivi - afferma Marcello Pacifico (Anief-Cisal) - il nostro sindacato si siederà al tavolo delle trattative, appena sarà ratificata la rappresentanza sindacale raggiunta con il rinnovo delle Rsu dello scorso marzo, con uno preciso obiettivo: salvaguardare gli aumenti già corrisposti, sbloccare l`indennità di vacanza contrattuale, in modo da agganciare gli stipendi almeno al costo della vita, sempre tenendo conto dell`indice previsionale legato all`Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato su base europea pari all`1,4%".

 

 

ROMA, 7 LUG - I docenti italiani lavorano di più ma lo stipendio annuo è sotto di 10mila euro rispetto alla media Ue. E' quanto denuncia l'associazione sindacale Anief, spiegando che "se ci si ferma alle ore di lezione settimanali, queste in Italia sono superiori alla media europea sia nella scuola primaria (22 contro 19,6) che nella secondaria superiore (18 contro 16,3) e uguali nella secondaria inferiore (18 contro 18,1). Per renderci conto di quanto sia enorme il gap tra i compensi annui percepiti dai nostri docenti e quelli europei, basta citare qualche esempio: alla primaria i nostri maestri prendono ad inizio carriera appena 22.903 euro, a fronte dei 32.648 dei maestri olandesi oppure dei 38.214 euro dei colleghi tedeschi; a fine carriera ai nostri docenti delle ex elementari vanno soltanto 33.740 euro (meno di quello che prendono in Germania appena assunti in ruolo), mentre in Olanda portano a casa oltre 48mila euro e i tedeschi arrivano a 51.371 euro". "Se si guarda ai docenti di medie e superiori - prosegue la nota - il divario è ancora più grande. Basta dire che mentre gli insegnanti della secondaria di secondo grado con 35 anni e oltre di anzianità di servizio debbono accontentarsi di 38.745 euro lordi, quelli che operano in Olanda sfiorano i 61mila e i tedeschi i 64mila. Pure la media generale, comprendente tutti i docenti dei vari cicli scolastici, risultano impietose: in tutti e tre i cicli scolastici, infatti, ai nostri docenti mancano circa 10mila euro per stare in linea con gli altri Paesi del vecchio Continente". Anief ricorda che il "risultato raggiunto dai sindacati Confederali, firmatari dell'accordo sui mini-aumenti e sugli arretrati ancora più ridicoli, assegnati dopo un blocco quasi decennale, non ha scalfito minimamente un disavanzo che è sempre più insopportabile, oltre che ingiusto". "Per questi motivi - scrive Marcello Pacifico (Anief-Cisal) - il nostro sindacato si siederà al tavolo delle trattative, appena sarà ratificata la rappresentanza sindacale raggiunta con il rinnovo delle Rsu dello scorso marzo, con uno preciso obiettivo: salvaguardare gli aumenti già corrisposti, sbloccare l'indennità di vacanza contrattuale, in modo da agganciare gli stipendi almeno al costo della vita, sempre tenendo conto dell'indice previsionale legato all'Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato su base europea pari all'1,4%". (ANSA).

 

Al centro della questione sono i cosiddetti posti “in deroga”, con termine del servizio collocato al 30 giugno dell’anno successivo, benché siano cattedre vacante e disponibili. Una vergogna, legalizzata cinque anni fa con la Legge Carrozza 128/13. Anche il Ministro dell’Istruzione dice che il personale specializzato su sostegno è sempre insufficiente, a causa del mantenimento dei posti di sostegno ancora al 30 giugno nonostante le deroghe ci siano ormai ogni anno nel numero di decine di migliaia: in occasione della presentazione dell’Osservatorio per l’inclusione ha dichiarato “L’inclusione scolastica è una priorità. La via maestra per garantirla è aumentare il personale specializzato. Dobbiamo lavorare in questa direzione”. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Il Ministro Bussetti è bene che si adoperi per superare quanto previsto dalla legge 128/13 che blocca gli organici a quelli complessivamente attivati dieci anni prima, quando il numero di alunni con disabilità certificata era quasi la metà di quella attuale, visto che siamo arrivati ad oltre 250mila iscritti. Considerando che il decreto legislativo 66/2017, in vigore dal prossimo 1° gennaio, non ha minimamente affrontato questo problema, tentando invece di introdurre elementi di medicalizzazione della disciplina di cui nessuno sentiva il bisogno, spetta a questo governo prendersi in carico il problema: bisogna assolutamente aumentare le immissioni in ruolo, procedendo con l’abrogazione dei posti in deroga e con l’assunzione immediata su almeno 40 mila posti vacanti e disponibili.

 

 

Se ci si ferma alle ore di lezione settimanali, queste in Italia sono superiori alla media europea sia nella scuola primaria (22 contro 19,6) che nella secondaria superiore (18 contro 16,3) e uguali nella secondaria inferiore (18 contro 18,1). Per renderci conto di quanto sia enorme il gap tra i compensi annui percepiti dai nostri docenti e quelli europei, basta citare qualche esempio: alla primaria i nostri maestri prendono ad inizio carriera appena 22.903 euro, a fronte dei 32.648 dei maestri olandesi oppure dei 38.214 euro dei colleghi tedeschi; a fine carriera ai nostri docenti delle ex elementari vanno soltanto 33.740 euro (meno di quello che prendono in Germania appena assunti in ruolo), mentre in Olanda portano a casa oltre 48mila euro e i tedeschi arrivano a 51.371 euro. Se si guarda ai docenti di medie e superiori, il divario è ancora più grande. Basta dire che mentre gli insegnanti della secondaria di secondo grado con 35 anni e oltre di anzianità di servizio debbono accontentarsi di 38.745 euro lordi, quelli che operano in Olanda sfiorano i 61mila e i tedeschi i 64mila. Pure la media generale, comprendente tutti i docenti dei vari cicli scolastici, risultano impietose: in tutti e tre i cicli scolastici, infatti, ai nostri docenti mancano circa 10mila euro per stare in linea con gli altri Paesi del vecchio Continente. Anief ricorda che il risultato raggiunto dai sindacati Confederali, firmatari dell’accordo sui mini-aumenti e sugli arretrati ancora più ridicoli, assegnati dopo un blocco quasi decennale, non ha scalfito minimamente un disavanzo che è sempre più insopportabile, oltre che ingiusto. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Per questi motivi, il nostro sindacato si siederà al tavolo delle trattative, appena sarà ratificata la rappresentanza sindacale raggiunta con il rinnovo delle Rsu dello scorso marzo, con uno preciso obiettivo: salvaguardare gli aumenti già corrisposti, sbloccare l’indennità di vacanza contrattuale, in modo da agganciare gli stipendi almeno al costo della vita, sempre tenendo conto dell’indice previsionale legato all’Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato su base europea pari all’1,4%.

Anief consiglia a tutti i docenti (ma vale anche per il personale Ata, cui vengono assegnati stipendi ancora più scandalosamente ridotti) di non soccombere dinanzi a questo andare: sempre in attesa di prendere parte alle trattative presso l’Aran, il nostro sindacato chiede agli interessati di inviare modello di diffida scrivendo all’indirizzo di posta elettronica  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ; in questo modo è possibile ottenere un adeguamento stipendiale finalmente equo, con tanto di arretrati. Anief prosegue, inoltre, i ricorsi gratuiti per attribuire il conferimento dell’indennità di vacanza contrattuale nel periodo 2008-2018.

 

 

 

Per il sindacato, c’è il fondato rischio di ritrovarci in situazione frastagliata, con uffici decentrati che agiranno diversamente su casi uguali. E nel frattempo al Parlamento va indicata l’unica strada percorribile per uscire da questo groviglio: approvare una norma che dia il via libera definitivo nelle GaE a tutti gli abilitati, a partire dai maestri con diploma magistrale. Non convincono, quindi, le parole rassicuranti pronunciate dal Ministro sulle motivazioni che lo hanno portato a chiedere e ottenere l'inserimento dal Governo, nel dl Dignità, una disposizione che attraverso l'estensione di una previsione legislativa già vigente nell'ordinamento, riesumando un articolo di legge di 22 anni fa, nel decreto legge 669 del '96, concede all'amministrazione un termine di 120 giorni per dare esecuzione alle sentenze dei tribunali sulla vicenda dei diplomati magistrali. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Il Ministro dell’Istruzione deve produrre un documento ufficiale, che nei 120 giorni di tempo che si è preso il Governo per far legiferare alle Camere una norma risolutiva, ogni singolo ufficio ministeriale decentrato non deve produrre licenziamenti dei maestri con diploma magistrale. Anche laddove fossero pervenute delle sentenze di merito in linea con l’assurda posizione delle sezioni unite in adunanza plenaria del Consiglio di Stato. Sarebbe l’unica soluzione reale per salvare l’avvio regolare dell’anno scolastico e la continuità didattica tante volte citata. Nel frattempo, dal Governo è bene che giungano indicazioni altrettanto definite nei confronti dei due rami del Parlamento, perché nel predisporre un nuovo processo di formazione iniziale e reclutamento dei docenti della scuola dell’infanzia e primaria, si tenga conto della Risoluzione 242 del 31 maggio scorso dello stesso Parlamento europeo sui contratti a termine, derivante dalle denunce inoltrate da Anief, anche al Consiglio d’Europa e alla Cedu.

 

 

Lo ha chiesto oggi Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, nel corso del suo intervento di apertura del convegno “Il ‘precariato pubblico’ nella Regione Siciliana (e non solo) tra legislazione regionale e Decreto Madia: quale soluzione?”, svolto a Palermo, presso Palazzo Comitini, organizzato da Anief, in collaborazione con Asael, Agi, Dirconf, Prodirmed e l’Ordine degli Avvocati di Palermo, con il patrocinio della città metropolitana del capoluogo siciliano. 

Il sindacalista ha detto che “occorre porre la questione al centro delle politiche nazionali ed europee, cancellando una volta per tutte la finzione degli organici, creati ad arte per favorire il tempo determinato e ostacolare l’assunzione definitiva. Non basta modificare le norme che regolano i diritti dei precari, al fine di stabilizzare, come chiede l’UE, tutti i precari che hanno svolto almeno 36 mesi di servizio. E nemmeno basta limitarsi a ripristinare la causale ed approvare regole più rigide per la chiamata a tempo determinato, come ha fatto in questi giorni il Consiglio dei ministri: è bene che in fase di approvazione in Parlamento si attuino delle modifiche che obblighino anche i datori di lavoro alla sottoscrizione di contratti a termine e, a seguire, all’assunzione in ruolo. Il problema è che i lavoratori socialmente utili sono massivamente utilizzati nell’Isola per coprire esigenze d’organico di diritto; in teoria dovrebbe costare di meno questa modalità di operare, ma in pratica costa di più. E nel caso della scuola si tagliano i fondi”. 

Nel corso del suo intervento, Pacifico ha ricordato l’importante “Risoluzione 242 del 31 maggio scorso, ottenuta anche grazie al nostro operato e quello di tutti i legali, con cui il Parlamento europeo dopo 20 anni ha fornito indicazioni alla Commissione europea e ai presidenti degli stati membri per migliorare la direttiva 70/1999, la quale segue, a sua volta, una precedente direttiva; la prima indicazioni dell’UE sul precariato è infatti del 1991. Da allora, in pratica, su questo ambito non ci sono state modifiche. Mentre ci sono altre direttive che sono state cambiate anche 12 volte. Ecco perché la commissione europea ha presentato le sue osservazioni, dando di fatto ragione agli avvocati dell’Anief: la Buona Scuola non ha trovato una soluzione al precariato. Ed ecco infine perché dobbiamo andare avanti tutti insieme: coesi, per il bene dei lavoratori”.

 

 

 

Stamane è stato ufficializzato, con una circolare congiunta, firmata dalla Ministra della Salute Giulia Grillo e dal Ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, che per l’iscrizione al prossimo anno scolastico basterà l'autocertificazione, facendo così decadere la scadenza del 10 luglio prossimo che imponeva alle famiglie degli alunni di presentare documenti comprovabili l’avvenuta somministrazione dei dieci vaccini dichiarati indispensabili. È dunque finita come doveva finire: perché il provvedimento interdittivo, il divieto di accesso ai bambini non vaccinati, non ha mai avuto valenza costituzionale. Perché per salvaguardare un diritto, quello della salute, se ne calpestava un altro, quello dell’istruzione. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Siamo stati l’unico sindacato della scuola a prendere posizione in modo forte contro quel provvedimento illogico, esprimendo la nostra contrarietà sin dal primo giorno dell’approvazione della legge sull’obbligo dei dieci vaccini e poi impugnando il provvedimento voluto dall’ex Ministra Beatrice Lorenzin. La modifica della norma era inevitabile, ancora di più perché lo Stato ha sforato le proprie competenze. Senza dimenticare che nel corso dei mesi si è scoperto che il decreto Lorenzin è stato attuato in ogni Regione in modo diversificato, andando così ad aggiungere anche un altro problema. Ma l’aspetto più paradossale è stato quello di voler espellere l’alunno non in regola o multare le famiglie inadempienti nella scuola dell’obbligo e obbligarle alla vaccinazione dei nostri figli nel percorso 0-6 anno, laddove lo Stato italiano era consapevole di coprire nel sistema integrato nemmeno un terzo dei bambini scolarizzati, quindi iscritti agli asili nido e alle scuole dell’infanzia

 

 

Il tema del precariato negli Enti Locali ed Istituzionali della Regione Siciliana rappresenta uno dei più complessi e atavici problemi irrisolti, soprattutto nell’organizzazione amministrativa dei Comuni siciliani. L’evento si svolgerà nel capoluogo siciliano, presso Palazzo Comitini dalle 9.00 alle 18.00, ed è stato intitolato: “l ‘precariato pubblico’ nella Regione Siciliana (e non solo) tra legislazione regionale e Decreto Madia: quale soluzione?”. Organizzato da Anief, in collaborazione con Asael, Agi, Dirconf, Prodirmed e l’Ordine degli Avvocati di Palermo, con il patrocinio della città metropolitana di Palermo, vedrà la presenza anche dei rappresentanti dei nuovi sindacati Anisan e Anidap. Si succederanno diversi interventi di avvocati e professori durante l’intera giornata di studi, in cui sarà riservato un ampio spazio al problema del precariato scolastico: tra essi anche quelli dei legali Anief. 

Tra i relatori, aprirà il presidente nazionale Anief prof Marcello Pacifico, con un intervento sulle cause pendenti in Corte di Giustizia europea sull’esclusione del personale di ruolo dai risarcimenti riconosciuti dalla Cassazione e sulla norma discriminatoria relativa al riconoscimento parziale del pre-ruolo nelle ricostruzioni di carriera. Il convegno si svolge dopo l’intervento al Parlamento europeo successivo alla risoluzione 242 del 31 maggio adottata e a poche ore dalla pubblicazione del decreto legge “Dignità” che riscrive il Jobs Act. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): È acclarato che il precariato pubblico nella Regione Sicilia è una delle più complicate problematiche per le Amministrazioni locali e necessiterebbe di una razionale e funzionale soluzione definitiva. Ad iniziare dalla rimozione di alcune criticità rilevate nell’applicazione dell’art. 26 della recente Legge Regionale 8 maggio 2018 n. 8, in attuazione delle procedure per il superamento del precariato nella Pubblica Amministrazione e di cui all’art 20 del Decreto Madia. Le espressioni, inoltre, della Corte di Giustizia europea e le indicazioni che giungono dal Parlamento di Bruxelles, proprio sulla lotta contro l’abuso del precariato e le lesioni dei diritti di chi non è di ruolo, vanno giusto in questa direzione. 

Anief dalla sua nascita combatte il precariato scolastico, anche attraverso specifici ricorsi per ottenere la stabilizzazione, gli scatti automatici e l’estensione dei contratti pure per i mesi estivi. L’organizzazione sindacale ha in corso due remissioni alla Corte di Giustizia Europea sul mancato riconoscimento del servizio pre-ruolo nella ricostruzione di carriera, come sul mancato indennizzo per il personale di ruolo rispetto agli abusi subiti in tema di precarietà. Il giovane sindacato, ora rappresentativo, ha inoltre promosso due reclami al Consiglio d’Europa e due ricorsi alla Cedu sul precariato del personale docente e Ata, nonché uno specifico sulle maestre diplomate magistrale: nel solo 2016 ha ottenuto un milione di risarcimenti per i suoi assistiti, dalle cause gestite nella regione del Piemonte. Nel corso dei lavori sarà ricordato l’avv. Alessandro Meloni da parte degli Avv.ti Sergio Galleano e Vincenzo De Michele. 

La partecipazione al Convegno prevede il riconoscimento dei crediti formativi per gli avvocati partecipanti. Per adesioni e informazioni: ASAEL, Vicolo Palagonia all’Alloro, 12 - Palermo 091 617 42 07 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. PEC: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.asael.pa.it

 

 

 

 

La Corte Costituzionale deciderà se l’art. 1, comma 88, della legge 107/15 abbia peccato di illegittimità nel prevedere una procedura riservata per il reclutamento dei dirigenti scolastici rivolto ai soli ricorrenti del concorso 2004 o a quelli del 2011 se destinatari di un provvedimento di primo grado favorevole discriminando così gli altri ricorrenti. Il rischio, se non interviene il Parlamento, è che centinaia di presidi possano essere licenziati. Anief chiede pertanto una modifica al Decreto Legge “Dignità” per ammettere i ricorrenti del 2011 e neutralizzare un eventuale provvedimento che renderebbe illegittima l’assunzione disposta a seguito delle procedure riservate disposte dal D. M. n. 449 del 20 luglio 2015. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Chiediamo a deputati e senatori di estendere a tutti i ricorrenti del 2011 la possibilità di partecipazione al corso-concorso, in un momento in cui ancora per i prossimi due anni scolastici avremo una scuola su quattro scoperta, quindi affidata in reggenza. Abbiamo tentato in tutti i modi di evitare che il contenzioso arrivasse alla Consulta, salvaguardando le immissioni in ruolo avvenute senza pregiudicare l’indizione del nuovo concorso, ma i nostri docenti ricorrenti hanno pieno diritto di ottenere una sessione di concorso a loro riservata, alla luce del danno professionale loro cagionato da un’amministrazione non all’altezza della situazione.

 

 

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