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Domani saliranno infatti all’Aran i sindacati per avviare la contrattazione che nel volgere di alcune settimane dovrebbe portare alla messa a punto dell’Atto di Indirizzo. E, quindi, entro la fine del 2017, alla sottoscrizione dei contratti di categoria. Anief rinnova l'invito ai sindacati rappresentativi a non firmare la proposta e a ricorrere per ottenere l'adeguamento dell’indennità di vacanza contrattuale che in assenza del contratto, per lo stesso triennio, porterebbe subito nelle tasche dei lavoratori 3.820 euro e altri 1.820 euro dal 2019 a regime (praticamente uno stipendio in più l’anno). Invece dei 1.205 euro previsti da questo accordo a perdere che, tra l’altro, non garantirà gli stessi incrementi per tutti.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): a oggi, un lavoratore della scuola ha poco da ridere per il rinnovo del contratto di categoria. Perché andrà a perdere quasi 2.600 euro in meno di arretrati al lordo. Più 715 euro in meno all'anno, a regime, a partire dal 2018. Tutto questo, al netto dell'indennità di vacanza contrattuale che tutti sanno essere la metà di quanto deve essere recuperato al momento della firma del contratto. Si tratta di cifre importanti. Che, alla luce delle risorse minimali stanziate dal Governo, solo il ricorso al giudice del lavoro può garantire.

Anief ha deciso di inviare dei modelli di diffida specifici per lo sblocco dei 105 euro di indennità di vacanza contrattuale da settembre 2015 e per l’assegnazione in busta paga della stessa cifra quando si firmerà il contratto. Perché la loro presentazione offre molte più garanzie del contratto di categoria, il peggiore della storia della scuola pubblica italiana, che i sindacati si apprestano a firmare.

 

Dopo la revisione del testo unico si sta per definire la direttiva per il rinnovo dei contratti e gli aumenti stipendiali per il personale della scuola: domani saliranno infatti all’Aran i sindacati per avviare la contrattazione che nel volgere di alcune settimane dovrebbe portare alla messa a punto dell’Atto di Indirizzo. E, quindi, entro la fine del 2017, alla sottoscrizione dei contratti di categoria. “Nel piatto – ricorda Orizzonte Scuola –, 85 euro di aumento medio mensile. Attenzione, però, perché la somma di 85 euro come aumento delle retribuzioni sarà percepita per intero dal 2018: nel 2016, infatti, l’aumento sarà di 10 euro mensili, mentre nel 2017 salirà a 40 euro. La copertura è prevista sino al 2017, mentre per il 2018, quindi per l’aumento a regime, le risorse dovranno essere stanziate nella legge di Bilancio”.

Ma come ha anche ricordato recentemente la Ministra della P.A. Marianna Madia, una parte dell’aumento sarà riservata ai meritevoli, così come è stato previsto nell’accordo tra parte pubblica e sindacati rappresentativi il 30 novembre scorso: “le parti si impegnano ad individuare nuovi sistemi di valutazione che garantiscano una adeguata valorizzazione delle professionalità e delle competenze e che misurino e valorizzino i differenti apporti individuali all’organizzazione. I contratti collettivi, nei limiti delle relative previsioni normative, disciplineranno criteri e modalità”.

Secondo Anief, su questa trattativa che porterà alla firma del contratto ci sono diversi aspetti su cui vale la pena soffermarsi. La prima cosa da sottolineare è che i decantati 85 euro lordi da assegnare al personale verranno assegnati in queste proporzioni solo a partire dal 2018. Inoltre, rimane in piedi l’incognita che non possano essere assegnati a tutti, poiché una parte dovrebbe essere assegnata tramite il cosiddetto “merito”: un fattore che nella scuola è già stato introdotto con la Legge 107/2015, andando a premiare in media un docente ogni tre.

Ma è anche vero che ci sono pure diversi soldi arretrati che il personale deve percepire. A iniziare dal recupero, dal settembre del 2015, del 7% dello stipendio rispetto al 14% (il valore dell'inflazione certificato aumentato dal 2008, anno di blocco del contratto, e il 2015 anno del possibile sblocco). Nell’accordo che si vuole andare a realizzare, invece, non vengono considerati i quattro mesi del 2015, da settembre a dicembre, più la parte di tredicesima, come ha invece stabilito la Corte Costituzionale.

La quota da assegnare, se si considera uno stipendio di 1.500 euro, non è proprio simbolica: si tratta di 105 euro netti, quindi circa 140 euro lordi che per il solo 2015 supera quindi i 600 euro. Per l’anno successivo, il 2016, gli arretrati salgono a 1.820 euro. E altrettanti per il 2017, per un totale di 3.240 euro da recuperare, a fronte dei soli 130 euro previsti nell'accordo per il 2016 (corrispondenti a 10 euro al mese), cui si aggiungono 523 euro per il 2017: per un totale, che verrà corrisposto, di appena 653 euro medi.

“Corrispondono – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – a quasi 2.600 euro in meno di arretrati al lordo. Più 715 euro in meno all'anno, a regime, a partire dal 2018. Tutto questo, al netto dell'indennità di vacanza contrattuale che tutti sanno essere la metà di quanto deve essere recuperato al momento della firma del contratto.  Si tratta di cifre importanti. Per questo, a oggi, un lavoratore della scuola ha poco da ridere per il rinnovo del contratto di categoria. Alla luce delle risorse minimali stanziate dal Governo, solo il ricorso al giudice del lavoro può garantire”.

Per questi motivi, l’Anief ha deciso di inviare dei modelli di diffidaspecifici per lo sblocco dei 105 euro di indennità di vacanza contrattuale da settembre 2015 e per l’assegnazione in busta paga della stessa cifra quando si firmerà il contratto. Perché la loro presentazione offre molte più garanzie del contratto di categoria, il peggiore della storia della scuola pubblica italiana, che i sindacati si apprestano a firmare.

Il giovane sindacato, inoltre, sta valutando se e come superare la soglia delle 12 mensilità massime di risarcimento previste: perché rappresentano una cifra compensativa irrisoria, anche rispetto alle norme degli altri Stati membri sulle mancate assunzioni a tempo indeterminato. A questo proposito, l’Anief ha già interpellato gli organismi internazionali, attraverso più canali, ricordando in tutti i casi che la norma sulla stabilizzazione successiva ai 36 mesi di servizio va rispettata.

Del tema si sta già occupando il Comitato Europeo dei Diritti Sociali, che agisce in nome e per conto del Segretario Generale del Consiglio d’Europa, il quale pochi giorni fa ha pubblicato la presa in carico del reclamo collettivo Anief n.146/2017 sull’abuso di precariato scolastico italiano. C’è poi il monito della Commissione per le Petizioni del Parlamento Ue, al termine del confronto svolto in questi giorni presso l’European Parliament, sulla mancata adozione della Direttiva Ue 1999/70/CE sulla stabilizzazione del personale pubblico con 36 mesi di servizio: in autunno, le autorità del nostro paese e i componenti della rappresentanza permanente dovranno presentarsi in adunanza plenaria per fornire dettagliati ragguagli. Sempre l’Anief, infine, si sta rivolgendo allaCedu, la Corte europea dei diritti dell’Uomoper consentire la stabilizzazione dei precari della Scuola e della PA.

Ecco perché il sindacato autonomo invita tutto il personale a ricorrere fino alla Consulta, che già si è espressa in merito, per ottenere lo sblocco dell’Indennità di vacanza contrattuale, da assegnare per legge. Per farlo, basta scaricare i modelli di diffida e ricorrere on line: una procedura che possono attuare siai dipendenti della Scuola, sia i lavoratori della Pubblica Amministrazione.

 

 

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