A regime, tra un paio d’anni, nonostante gli aumenti contrattuali sulla retribuzione fissa, in alcune regioni i capi d’istituto si ritroveranno con dei compensi complessivi più bassi rispetto all’inizio della vigenza contrattuale. I più penalizzati saranno quelli dell’Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Piemonte, dove l’arrivo di nuovi dirigenti scolastici porterà una consistente riduzione delle somme da assegnare individualmente: per le voci legate alla retribuzione variabile ed accessoria, si prevedono perdite superiori ai 10mila euro a preside. Non è da meno la retribuzione di risultato: questa “voce” non rientra nello stipendio mensile, viene pagata in un’unica soluzione annuale, per cui i dirigenti scolastici rischiano di non accorgersi nemmeno dei pesanti tagli già fatti e di quelli in arrivo. Sempre in Emilia Romagna, già nel 2016/2017 il budget e la media pro capite sono diminuiti drasticamente (dai 4mila ai 7mila euro, a seconda della fascia di appartenenza) e a regime diminuiranno ancora. In entrambi i casi, gli aumenti contrattuali non ce la faranno a compensare le perdite. 

Marcello Pacifico (presidente Udir): La perdita sulla retribuzione variabile ed accessoria porta ad un risultato veramente assurdo; la colpa non è di certo dei dirigenti scolastici, ma va ricondotta sia alla superficialità di certi sindacati sia alle regioni che hanno realizzato piani di dimensionamento. A completare il quadro ultra negativo c’è anche il fatto che l’amministrazione centrale continua a bandire concorsi con una cadenza lunghissima. Il problema è iniziato nel 2010: ne sanno qualcosa i colleghi della Campania. E ora è esploso in altre regioni. Da questo ‘gioco’ delle tre carte, i dirigenti scolastici si ritroveranno una diminuzione dello stipendio complessivo, sempre considerando che si attuerà in modo differenziato a seconda delle fasce di collocazione.

 

 

 

Sugli stipendi dei dirigenti scolastici si sta rasentando l’assurdo: nonostante gli aumenti contrattuali sulla retribuzione “fissa”, in alcune regioni presto i dirigenti scolastici percepiranno meno che all’inizio della vigenza contrattuale, quindi del 2016: è esemplare il caso dell’Emilia Romagna, dove a regime i dirigenti scolastici avranno circa 670 euro in più al mese di retribuzione di posizione/quota fissa, ma si ritroveranno anche da 270 a 480 euro in meno di retribuzione di posizione/quota variabile a seconda della fascia di appartenenza (sono quattro).

Il problema della retribuzione variabile ed accessoria è davvero preoccupante, anche perché non se ne parla troppo. La forte disparità tra le regioni è dovuta ad un vero e proprio “errore contrattuale” inserito nel CCNL 2006/2009: la ripartizione del Fondo unico nazionale, in base ai posti in organico. Esso è stato poi “addolcito” dall’introduzione della ripartizione in base al numero delle scuole, ivi comprese quelle sottodimensionate; potremmo dire che si è passati dall’organico di “diritto” all’organico di “fatto”. Tale nuovo sistema ha avvantaggiato le regioni con forti vuoti di organico, per il semplice motivo che erano di meno le unità per cui dividere, in proporzione, rispetto alle regioni ad organico pieno o quasi.

A livello nazionale la perdita si attesta sui 5.300 euro in media a dirigente; oltre all’Emilia Romagna, risultano particolarmente penalizzati i presidi di Friuli Venezia Giulia e Piemonte, per i quali la perdita supera i 10mila euro. Sono le regioni che nel 2015/2016 facevano registrare i vuoti di organico più rilevanti e che quindi più scontano l’assunzione dei futuri vincitori del prossimo concorso. Perché questo è il punto: essendo il budget sempre lo stesso, aumentando i capi d’istituto si riduce l’assegnazione individuale.

Non è da meno la retribuzione di risultato: questa “voce” non rientra nello stipendio mensile, viene pagata in un’unica soluzione annuale, per cui i dirigenti scolastici rischiano di non accorgersi nemmeno dei pesanti tagli già fatti e di quelli in arrivo. Sempre in Emilia Romagna, già nel 2016/2017 il budget e la media pro capite sono diminuiti drasticamente (dai 4mila ai 7mila euro, a seconda della fascia di appartenenza) e a regime diminuiranno ancora.

“La perdita sulla retribuzione variabile ed accessoria – spiega Marcello Pacifico, presidente Udir - porta ad un risultato veramente assurdo. E la colpa non è di certo dei dirigenti scolastici, ma va ricondotta sia alla superficialità di certi sindacati sia alle regioni che hanno realizzato piani di dimensionamento. A completare il quadro ultra negativo c’è anche il fatto che l’amministrazione centrale continua a bandire concorsi con una cadenza lunghissima”.

“Il problema è iniziato nel 2010: ne sanno qualcosa i colleghi della Campania e ora è esploso in altre regioni. Da questo ‘gioco’ delle tre carte, i dirigenti scolastici si ritroveranno una diminuzione dello stipendio complessivo, sempre considerando che si attuerà in modo differenziato a seconda delle fasce di collocazione”, conclude il presidente del giovane sindacato dei dirigenti scolastici.

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