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Oltre 32 mila immissioni in ruolo andate a vuoto porteranno a stipulare in questi giorni più di 110 mila contratti a tempo determinato, con scadenza 30 giugno o 31 agosto. È l’atto finale del fallimento totale delle politiche degli ultimi Governi in tema di scuola: quello del Pd, che per tentare di cancellare la supplentite è arrivato ad assumere in modo scriteriato su posti scelti a caso come se i precari fossero delle pedine; non fa meglio l’attuale esecutivo che si nasconde nel voto di fiducia al decreto Milleproroghe, dopo avere soppresso al suo interno la riapertura delle GaE, l’unica soluzione per uscire da questo ginepraio. Secondo Marcello Pacifico, presidente Anief, il sistema sta andando a vele spiegate verso la sua implosione: in tre anni, da quando si sono conclusi gli effetti delle nuove immissioni di insegnanti nelle suddette graduatorie, si è passati dal 15% al 57% di posti andati a vuoto.

 

 

Il sistema di reclutamento degli insegnanti italiani mostra tutti i suoi limiti: il Miur ha ufficializzato che rispetto ai 57.322 posti assegnati alle immissioni in ruolo, quelli effettivamente realizzati entro lo scorso 31 agosto, termine ultimo per la stipula dei contratti, sono stati appena 25.105, ovvero solo il 43,8%, percentuale che nella scuola secondaria si riduce al 33% con due docenti su tre quindi non nominati. Ci sono delle classi di concorso andate deserte. E non va meglio per le cattedre di sostegno: basta dire che sono appena 11 i docenti specializzati assunti in tutte le regioni del Nord Italia su 4.830 posti previsti. E non va meglio a livello nazionale, perché su 13.329 posti di sostegno a tempo indeterminato programmati ne sono stati assegnati la miseria di 1.639, quindi poco più del 10%.

Cosa significa tutto questo? Prima di tutto che quest’anno avremo il record di supplenze annuali: dopo che ci era stato detto dal Governo Renzi che la riforma della Buona Scuola avrebbe finalmente sradicato la supplentite, ci ritroveremo con un surplus di 32 mila cattedre vacanti non assegnate ai ruoli, da aggiungere alle 80 mila già esistenti. Pertanto, i contratti a tempo determinato, con scadenza 31 agosto o 30 giugno 2019, supereranno di sicuro quota 110 mila, di cui la metà di sostegno: un altro record. Ma l’aspetto più inquietante di questa situazione è il voltafaccia dell’esecutivo in carica, a partire dagli componenti del Movimento 5 Stelle che, dopo avere promesso in campagna elettorale la stabilizzazione dei docenti abilitati e di lungo corso, ha alzato un inaspettato muro per dire no alle loro sacrosante ragioni.

“La colpa dell’incubo che stanno vivendo 150 mila insegnanti precari – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal - risiede principalmente nel mancato aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento e della preclusione al personale abilitato relegato nelle graduatorie d’istituto, le quali invece nascono per definizione per accogliere i docenti alle prime armi. Il sistema sta andando a vele spiegate verso la sua implosione: in tre anni, da quando si sono conclusi gli effetti delle nuove immissioni di insegnanti nelle suddette graduatorie, si è passati dal 15% al 57% di posti andati a vuoto”.

“E non sono certo le prospettive dei concorsi, una parte dei quali pure inspiegabilmente cassati, a risolvere il problema, considerando anche che prima di due anni non potranno essere conclusi. Per non parlare del sicuro danno erariale che si sta compiendo con la decisione della Camera di sopprimere nel decreto Milleproroghe l’emendamento apri-GaE già approvato al Senato, perché i tribunali fortunatamente non ragionano con le logiche del risparmio ma del diritto: per questo motivo, forti della posizione della Commissione UE nella denuncia 2870/2013, come Anief citeremo di nuovo lo Stato italiano in giudizio”.

“La politica dovrebbe prendere atto di questo bailamme, con il 60% delle assunzioni non andate in porto e le gravi conseguenze che ciò comporta per la didattica, oltre che per il personale che vi opera. Perché l’aspetto paradossale è che i docenti individuati, formati e pronti per essere assunti ci sono. Ma continuano ad essere confinati nelle graduatorie sbagliate. Dunque, anziché trincerarsi nei voti di fiducia sui decreti, pur di non rispondere alle richieste della piazza e venendo così meno anche al confronto pubblico, è l’ora che i nostri governanti si assumano le loro responsabilità. Altrimenti, come è accaduto con il Partito Democratico, il Governo alla lunga non potrà reggere l’urto della contestazione”, conclude Pacifico.

 

 

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