Gli stipendi degli insegnanti italiani sono i più bassi d’Europa dopo i Paesi dell’Est: lo rileva il rapporto “Teachers’ and school heads’ salaries and allowances in Europe 2016/17”, realizzato dalla rete Eurydice sugli stipendi di docenti e dirigenti in Europa e andato in pubblicazione in queste ore. Secondo Marcello Pacifico (Anief-Cisal) senza adeguati finanziamenti nella legge di stabilità non potrà essere recuperato neanche il 50% dell’inflazione, altro che allineare gli stipendi dei docenti italiani alle medie UE.

Attraverso un’analisi comparativa abbinata a schede descrittive nazionali che illustrano i dati raccolti congiuntamente dalle reti Eurydice e OCSE/NESLI, il rapporto offre una panoramica comparativa sugli stipendi tabellari e le indennità nelle scuole pubbliche pre-primarie, primarie e secondarie di 41 sistemi educativi e compara le differenti condizioni e progressioni salariali: gli stipendi al netto dell’inflazione degli insegnanti all’inizio della loro carriera sono oggi inferiori in nove Paesi europei rispetto al 2009/10, anni immediatamente successivi alla crisi finanziaria. Tra questi Paesi figura anche l’Italia, visto che il misero incremento del 3,48% del 2018 è ora anche minacciato dalla mancata copertura nella prossima legge di stabilità e dalla riduzione nel prossimo biennio dello 0,4% indicata nel Def



Quando si fanno i confronti tra gli stipendi percepiti dai docenti italiani rispetto agli insegnanti di tutta Europa, c’è poco da rallegrarsi: lo conferma il rapporto “Teachers’ and school heads’ salaries and allowances in Europe 2016/17”, pubblicato in queste ore dalla rete Eurydice: uno studio chiaro e implacabile, dal quale emerge l’enorme gap degli stipendi corrisposti agli insegnanti italiani rispetto a quelli assegnati ai colleghi che operano in diversi Paesi del vecchio Continente, dove le ore settimanali di lavoro sono analoghe se non meno.

“Tra i dati principali – ammette l’Indire, il nostro Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa - emerge nel 2016/17 un generale aumento degli stipendi tabellari nella maggior parte dei Paesi europei. L’analisi comparativa mostra infatti un aumento di almeno il 3% in 18 Stati, con le sole eccezioni di Italia e Liechtenstein, per via del congelamento degli stipendi nel settore del pubblico impiego; ma anche di Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi e Finlandia, dove la retribuzione è rimasta praticamente la stessa dell’anno precedente. In Bosnia-Erzegovina gli stipendi degli insegnanti sono addirittura diminuiti”.

Quando nell’aprile “2018, è stato finalmente rinnovato il contratto del pubblico impiego, dopo ben otto anni di blocco”, con dei micro-aumenti, si è prodotto “un aumento degli stipendi tabellari dei dipendenti della pubblica amministrazione, compresi quelli degli insegnanti”. Tuttavia, ammette l’Indire, “gli stipendi reali (ossia al netto dell’inflazione) degli insegnanti all’inizio della loro carriera sono oggi inferiori in nove Paesi europei rispetto al 2009/10, anni immediatamente successivi alla crisi finanziaria”. E tra questi Paesi figura anche l’Italia, visto che l’incremento del 3,48% è ora anche minacciato dalla mancata copertura nella manovra finanziaria di fine 2018 e dalla riduzione nel prossimo biennio dello 0,4% indicata nel Def.

“Il rapporto– conclude l’Indire - sottolinea inoltre che le retribuzioni e le condizioni salariali variano notevolmente tra i vari Paesi. Nell’Europa dell’Est, ad esempio, gli stipendi tabellari sono sostanzialmente inferiori a quelli dell’Europa occidentale. Le differenze tra i Paesi riguardano non solo il livello degli stipendi di base, ma anche il numero di anni di servizio necessari per raggiungere la retribuzione massima, che può andare da 6 a 42 anni a seconda del Paese”.

Anche su questo punto, gli stipendi degli insegnanti italiani risultano a dir poco in rosso. Prima di tutto perché si piazzano subito dopo quelli dei Paesi dell’Est; secondo poi, perché a fine carriera la distanza rispetto ai Paesi più avanzati del vecchio Continente diventa abissale. Solo per comprendere di cosa stiamo parlando, in Olanda e Austria un maestro del primo ciclo appena assunto percepisce tra i 34 mila e i 35 mila euro, contro i 23 mila di un collega italiano; al top della carriera, sempre i docenti olandesi ed austriaci andranno ad assicurarsi, rispettivamente quasi 55 mila e 63 mila euro, contro i 34 mila scarsi di maestro del Bel Paese. Alle superiori, il gap diventa ancora più vistoso, perché i docenti più anziani in Olanda e Austria arrivano a prendere ben oltre i 70 mila euro, mentre da noi non si superano i 39 mila.

Ancora più ampio si presenta il divario rispetto ad altri Paesi. Come con la Germania, dove un maestro della primaria entra in ruolo percependo molto più di un qualsiasi insegnante italiano: ben 46.984 euro di media, fino a superare i 62 mila euro prima di andare in pensione; alle scuole medie, il collega tedesco sfiora i 53 mila euro all’inizio e i 70 mila euro a fine carriera; alle superiori, infine, si vede assegnare 53 mila euro come primo stipendio da neo-assunto (20 mila più dei nostri) e 76.770 euro come stipendio massimo (quasi il doppio rispetto ad un insegnante italiano della secondaria di secondo grado). Per non parlare di realtà nazionali, come Lussemburgo e Svizzera, dove un insegnante percepisce circa 150 mila euro lorde, una cifra che nella PA viene assegnata solo ai giudici.

Compensi lordi

annui a.s. 2016/17 (espressi in euro)

Italia

Olanda

Austria

Norvegia

Germania

Svizzera

Lussemburgo

Scuola primaria

INIZIO

23.051

FINE

33.884

INIZIO

34.760

FINE

54.726

INIZIO

34.595

FINE

62.710

INIZIO

40.066

FINE

47.196

INIZIO

46.984

FINE

62.331

INIZIO

67.072

FINE

102.262

INIZIO

110.718

FINE

153.120

Scuola media

24.849

37.211

36.891

54.726

34.595

62.710

40.066

47.196

52.818

69.353

67.072

102.262

110.718

153.120

Scuola superiore

24.849

38.901

36.891

75.435

34.519

71.377

50.317

52.214

53.076

76.770

90.604

138.917

110.718

153.120

Realizzato dall’Ufficio Studi Anief su dati Eurydice (ottobre 2018)

“Anche per il raggiungimento del massimo della carriera – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – il nostro sistema contrattuale risulta tra i meno vantaggiosi, perché fa attendere la bellezza di 35 anni per raggiungere l’apice e si deve rimanere in servizio fino a 43 anni, mentre ci sono Paesi in Europa dove si ottiene il medesimo risultato con molti meno anni, in alcuni anche meno di dieci. Ora, dinanzi a certi numeri, fa ancora più scalpore leggere nel Documento di Economia e Finanza della prossima manovra che i redditi della pubblica amministrazione, quindi anche quelli dei nostri docenti, si ridurranno dello 0,4% in media nel biennio 2020-2021”.

“Questo significa, considerando anche il fatto che il Governo senza adeguate risorse non può rinnovare il contratto del pubblico impiego, in scadenza a fine 2018, che i lavoratori pubblici continueranno a impoverirsi rispetto all’inflazione, partendo tra l’altro dagli 8 punti di ritardo accumulati tra il 2007 e il 2015, al contrario di quelli privati che nell’ultimo decennio hanno avuto incrementato di un quinto lo stipendio. A questo proposito, servirebbero da subito due miliardi per il conferimento dell'indennità di vacanza contrattuale, al fine di garantire almeno 105 euro mensili medi di incrementi, se si considera il 50% del tasso IPCA all'1,4 previsto per il 2019 dall’attuale governo. Ed almeno un altro paio di miliardi sarebbero necessari per evitare che gli aumenti perequativi approvati dal governo Gentiloni, si rivelino una sorta di bonus a termine con scadenza 31 dicembre 2018”.

“In tale contesto – conclude il sindacalista Anief-Cisal – sembra una beffa la promessa di qualche politico di allineare gli stipendi dei docenti italiani alle medie dell’Unione Europea: l’attuale gap, vicino ai 20 mila euro, è quindi addirittura destinato a crescere. Ecco perché noi continuiamo a presentare ricorsi gratuiti, proprio per garantire ai lavoratori il conferimento dell’indennità di vacanza contrattuale nel periodo 2015-2018, in modo di recuperare almeno il 50% del tasso IPCA non aggiornato dal settembre 2015. E rivendicando anche migliaia di euro per i mancati arretrati”.

Tutti i lavoratori della PA interessati al ricorso contro gli aumenti stipendiali miserevoli possono ancora chiedere il modello di diffida al seguente indirizzo di posta elettronica:  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.



Il rapporto completo Eurydice 2018 “Teachers’ and school heads’ salaries and allowances in Europe 2016/17




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9 ottobre 2018                                                Ufficio Stampa Anief

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