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A distanza di un anno dalla sentenza n. 11, che ha piegato il diritto e costretto il Governo ad approvare il decreto Dignità, gli stessi giudici del massimo organo di consulenza giuridico-amministrativa sono chiamati ad esprimersi sulla opportunità della presenza di oltre 50 mila maestri abilitati nelle graduatorie che portano alla stabilizzazione sulla metà dei posti disponibili. I legali dell’Anief ritengono che le ragioni poste dalla VI sezione, che ha rimesso in discussione il tema, siano condivisibili, anche per gli interessi richiamati dal legislatore in termini di continuità didattica e tutela dei diritti soggettivi. L’Adunanza plenaria, presieduta da Patroni Griffi, rivedrà il suo giudizio come ha fatto il Parlamento in passato? Risponde Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: i tanti maestri supplenti della scuola pubblica ci sperano e si aspettano una decisione giusta, perché da troppo tempo subiscono continui attacchi alla loro professionalità, a causa di un'azione politica confusionaria, priva di un filo conduttore, mirata più a creare che a risolvere il problema del precariato italiano, il quale non a caso quest’anno ha toccato il record di supplenze annuali. È lo stesso leitmotive che ha portato ad alimentare i troppi contratti a termine, stipulati in modo sistematico, al punto da costringere la curia europea a produrre più di una condanna all’Italia per abuso di precariato.

 

 

Il Consiglio di Stato torna, in Adunanza plenaria, ad esprimersi sull'inserimento nelle Graduatorie ad esaurimento dei docenti in possesso di diploma magistrale abilitante conseguito fino al 2002: lo farà tra sette giorni, a quasi un anno di distanza dalla sorprendente sentenza di fine 2017, che sembrava aver chiuso definitivamente le porte delle GaE ad oltre 50 mila maestri abilitati all’insegnamento. Tutti pensavano che il discorso fosse chiuso, ma non l’Anief, che è intervenuta ad adiuvandum con i propri legali Walter Miceli e Sergio Galleano, in difesa di alcuni docenti.

Attraverso l’impugnazione, patrocinata dall'avvocato R. Brunetti, è stato ottenuto il pieno accoglimento dell'istanza presentata e la trasmissione del ricorso all'Adunanza plenaria del Consiglio di Stato, proprio per dirimere la questione della valenza erga omnes delle sentenze di annullamento dei decreti di aggiornamento GaE già passate in giudicato e ottenute sempre dallo stesso giovane sindacato. Con la sentenza n. 05941/2018, i giudici della VI sezione del Consiglio di Stato hanno dunque dato il via libera per l’iscrizione degli “appellanti nelle GAE di riferimento, al fine di mantenere, oltreché la res controversa in sé integra, scevra di ogni effetto nocivo la mora judicii nei confronti di costoro” ed anche per tale motivo l’organo di giustizia “accoglie l'istanza cautelare (ricorso NRG 5941/2018) e, per l'effetto, sospende l'esecutività della sentenza impugnata”.

Il 12 dicembre, quindi, la partita potrebbe riaprirsi. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, il sindacato che in questa battaglia giuridica tutela oltre 20 mila precari, spiega che “i giudici del Consiglio di Stato dovranno chiarire se l’annullamento del decreto ministeriale 2014, di aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento, passato ‘in-giudicato’ e richiamato nei successivi decreti ministeriali di aggiornamento annuale di scioglimento della riserva, travolga gli stessi. In pratica, se debba essere tenuto in considerazione dall’amministrazione, visto anche i rilievi del giudice di legittimità in merito alla natura dello stesso atto amministrativo”.

In ballo c’è anche la natura abilitante del diploma magistrale: “i giudici – spiega Pacifico – dovranno dire se l’abilitazione è soltanto strumentale alla partecipazione ai concorsi oppure transitoria e valevole solo durante il processo di riforme del sistema di formazione iniziale degli insegnanti, con l’introduzione del corso di scienze della formazione primaria e comunque non più dal 1° settembre 2018 come disposto dal decreto legislativo n. 62/2018. Dovranno anche esprimersi sul possibile conflitto tra questa controversia e il nuovo concorso riservato, previsto dal ‘decreto dignità’ ovvero dalla legge n. 96/2018, laddove pure ammettendo i diplomati magistrale alla procedura riservata esclude coloro che non hanno svolto i 24 mesi di servizio”.

“Non dobbiamo poi dimenticarci – continua il leader dell’Anief – che arriviamo a questa espressione del Consiglio di Stato dopo avere ottenuto sette sentenze passate ‘in giudicato’, attraverso le quali sono state immesse in ruolo 2 mila maestre. Inoltre, tramite decreto ministeriale abbiamo fatto annullare il decreto che aggiorna le graduatorie ad esaurimento. E, come se non bastasse, c’è un decreto del Presidente della Repubblica che riconosce il titolo abilitante conseguito 20 anni prima. Rimaniamo convinti che una sentenza che rinnega tutto questo possa essere superata”.

“Per queste ragioni siamo fiduciosi nel chiedere all’Adunanza plenaria di specificare se è il caso di cambiare il giudizio precedentemente espresso, proprio per preservare lo stato di diritto ed evitare il successo inevitabile intervento del giudice di legittimità. Altrimenti, a mettere la parola fine all’annosa e incredibile vicenda dell’esclusione dei diplomati magistrale dalla GaE – conclude il sindacalista – saranno la Corte suprema o il Consiglio d’Europa”.

 

 

 

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