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Per i tanti dipendenti che attendono notizie precise sull’anticipo pensionistico sono giorni cruciali: la legge di bilancio è stata approvata, le risorse sono state stanziate, entro una decina di giorni si attende il decreto che disciplinerà l’anticipo per andare in pensione anche a 62 anni, quindi cinque anni prima rispetto all’attuale uscita. Il problema è che non si tratta di una revisione della legge Fornero. Serve, quindi, una legislazione specifica per la categoria. Perché il lavoro svolto dai maestri della scuola dell'infanzia, inseriti nell’Ape social, non è più gravoso di quello portato avanti negli altri ordini di scuola: ad essere usurante è tutta la professione dell’insegnamento, a qualsiasi livello. Inoltre, i docenti italiani sono sempre più avanti negli anni: nell’80% dei casi hanno oltre 50 anni di età. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Il mero turn over non serve a cambiare le cose; se vanno via in 15 mila, come quest’anno, e rimangono in servizio oltre mezzo milione di ultracinquantenni, è chiaro che la tendenza sarà sempre quella di ritrovarsi con degli insegnanti stanchi e invecchiati.

 

 

Ma quando potranno lasciare il lavoro i dipendenti pubblici, in particolare i lavoratori docenti e Ata della scuola? Mentre per i privati la prima finestra d’uscita dovrebbe essere il 1° aprile 2019, per i dipendenti pubblici dovrebbe essere il mese di luglio 2019, come riferito dal sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon. Nel decreto, scrive Orizzonte Scuola, vi sarà anche il blocco dell’incremento dei requisiti per accedere alla pensione anticipata, per cui si continuerà ad andare in pensione con 42 anni e 10 mesi di contributi (41 anni e 10 mesi per le donne). Viene, però, aggiunta una finestra trimestrale (di fatto, dunque, si andrà in pensione con 43 anni e un mese).

Oltre a quota 100, il decreto si occuperà anche della pensione anticipata, dell’opzione donna e dell’Ape social: l’ape social, che permette di uscire dal mondo del lavoro a 63 anni di età e almeno 30 anni di contributi (36 nel caso delle attività gravose, come ad esempio per le maestre dell’infanzia); l’opzione donna, con l’uscita con il ricalcolo contributivo per chi ha almeno 35 anni di contributi ed è nata entro la fine del 1959 (il 1958 se autonome).

La notizia dell’anticipo dell’uscita dei lavoratori statali a partire da luglio non può che essere accolta con soddisfazione dall’Anief, perché scongiurerebbe l’incubo di rimandare a settembre 2020 la prima finestra d’uscita per docenti e Ata. Per almeno 50 mila lavoratori della scuola, quindi, si potrebbero aprire le porte della pensione dal 1° settembre 2019. Detto questo, considerano che l’anticipo varrà solo tre anni e non è strutturale, rimane sempre inderogabile la necessità di approvare una legislazione con delle deroghe d’uscita dal lavoro per salvaguardare coloro che operano nella scuola, le cui professionalità, a partire dai docenti, risultano ad alto rischio burnout, come confermato dai più recenti studi sullo stress da lavoro correlato. Bisogna tener conto, però, degli effetti dei mancati contributi sul rateo pensioni che saranno chiari appena approvato il decreto, ma difficilmente evitabili. Per questo, il sindacato chiede di riformare totalmente la materia e consentire il pensionamento con il massimo contributivo a 63 anni di età e 37 di contributi come avviene in Europa e come ha illustrato in uno specifico emendamento alla legge di stabilità.

Il giovane sindacato ritiene, a tal proposito, che il lavoro svolto dai maestri della scuola dell'infanzia, inseriti nell’Ape social, non sia più gravoso di quello portato avanti negli altri ordini e gradi di scuola: ad essere usurante è tutta la professione dell’insegnamento, a qualsiasi livello. Per fare ciò, Anief ha anche inoltrato una specifica richiesta di accesso agli atti al Mef, così da sapere quanti sono stati i casi di stress correlato al lavoro e poter disciplinare la materia, con la consulenza del dottor Vittorio Lodolo d'Oria.

Inoltre, gli insegnanti italiani sono sempre più avanti negli anni: nell’80 per cento dei casi hanno ormai oltre 50 anni di età e già oggi risulta il corpo docente più anziano al mondo. “L’applicazione del mero turn over – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal - non serve di certo a cambiare le cose. Anzi. Perché se vanno via in 15 mila, come quest’anno, e rimangono in servizio oltre mezzo milione di ultracinquantenni, è chiaro che la tendenza sarà sempre quella di ritrovarsi con degli insegnanti stanchi e invecchiati. Anief ricorda che tra i docenti, per uscrire a settembre 2019, sono state presentate appena 15.190 richieste d’uscita, mentre tra gli amministrativi, tecnici, collaboratori scolastici e Dsga solo 4.448 domande, a cui se ne aggiungono 34 tra il personale educativo e 131 tra gli insegnanti di religione cattolica.

Anief ricorda che sul tema pensioni è possibile chiedere una consulenza personalizzata a Cedan, contattando la sede più vicina. Per maggiori informazioni ci si può collegare al sito internet, oppure si può scrivere una e-mail all’indirizzo  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.  o ancora contattare il numero 091 7098356.

 

 

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