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Spending review - Confedir: basta tagli, per abbattere debito pubblico c’è solo una ‘cura’: spendere meglio

Durante la conferenza svolta oggi a Roma presso l’Università telematica Pegaso, a Palazzo Bonadies, è emerso che l’ultimo decennio di riduzione della spesa pubblica ha innalzato l’indebitamento di 10 punti. Mentre si lasciavano inalterati i costi della politica, delle società partecipate e delle consulenze, si è agito su comparti essenziali come scuola e università. Col risultato che i nostri ragazzi non aspirano più a laurearsi, sono meno preparati e stentano sempre più a trovare un’occupazione.

Secondo Marcello Pacifico (Confedir-Anief) risparmiare almeno un miliardo di euro nel comparto istruzione comunque si può: senza toccare organici, sostegno e istituti, si potrebbe affidare il ruolo dei revisori dei conti al personale interno, semplificare la macchina della giustizia per il contenzioso sui precari e dare il via libera all’organizzazione dell’orario scolastico su cinque giorni.

Sono anni che il Governo taglia nella pubblica amministrazione, ma il debito è aumentato di 10 punti percentuali. Questa verità emerge dall’analisi dei tagli lineari, che hanno investito risorse, personale, strutture della P.A. negli ultimi dieci anni, affrontata oggi a Roma presso l’Università telematica Pegaso, Palazzo Bonadies, durante la conferenza “Spendere meno, spendere meglio”, nelle relazioni dei segretari generali della Confedir - Confederazione rappresentativa della dirigenza pubblica - alla presenza del Commissario per la spending review italiana, Carlo Cottarelli, ex del Fondo monetario internazionale.

Mentre non sono stati toccati i costi della politica, delle società partecipate e delle consulenze, nell’ultimo decennio abbiamo assistito a ridimensionamenti importanti in settori chiave del nostro welfare. Ad iniziare dalla scuola, il più colpito con il 75% dei tagli di tutta la P.A.: basti pensare alla riduzione di un sesto del personale e dell’orario degli studenti, di un terzo dei dirigenti e delle scuole autonome, l'utilizzo perpetuo del precariato per il 15% dei posti in organico al fine di evitare il pagamento degli scatti di anzianità ora precluso anche ai neo-assunti. Per non parlare dell’università, che ha visto cancellata la figura del ricercatore e prorogato il blocco del turn-over al 2018.

E se l’economia stenta a riprendere, se i nostri ragazzi non aspirano più a laurearsi, se studiano di meno e sono meno preparati, se non lavorano rispetto agli altri ragazzi europei, la colpa è da ricercare proprio nei tagli al settore dell’istruzione e della conoscenza prodotti dal 2000 al 2010: l’Italia che già investiva poco, l'80% delle risorse stanziate, rispetto agli altri Paesi OCSE, ha ridotto ancora del 10% gli stanziamenti in controtendenza all'aumento del 3%, seppur lieve, registrato in media sempre dai Paesi più sviluppati.

“Alla luce di questi dati inequivocabili – sostiene Marcello Pacifico, segretario organizzativo Confedir e presidente Anief - la Commissione presieduta dal dott. Carlo Cottarelli, incaricata di rivedere la politica di spesa nel settore dell’istruzione e ricercare nuovi risparmi, dovrebbe lasciare inalterato l’attuale assetto degli organici, del sostegno e del dimensionamento scolastico. Mentre si dovrebbe concentrare su una serie di proposte”.

“Per i risparmi nella scuola – continua Pacifico - si può ricavare non poco dall’assegnazione del ruolo di revisori dei conti, a titolo gratuito, al personale interno (ci sono già le RSU). Si può poi semplificare la macchina della giustizia che si occupa del contenzioso sulle graduatorie o sui precari. Si potrebbe, infine, dare il via libera all’organizzazione dell’orario scolastico su cinque giorni. In tal modo si potrebbe recuperare un ‘tesoretto’ di almeno un miliardo di euro”.

“Mentre sul fronte dell’università sarebbe fondamentale procedere con l’assunzione dei ricercatori rispetto a quelle bloccate di ordinari e associati. Di certo – conclude il rappresentante Confedir-Anief - la qualità e non la quantità ci devono guidare nell’economia di spesa come nel reclutamento: perché la pubblica amministrazione e la sua dirigenza sono prima di tutto una risorsa al servizio del Paese”.

La relazione completa di Marcello Pacifico

L’analisi dei dati

I documenti citati nella relazione