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Anief ricorre contro i vincoli imposti dal Miur e avvia otto ricorsi per gli Ata non ammessi dal bando; infatti, secondo l’Ufficio Legale del sindacato, i precari estromessi dal concorso devono procedere inviando la domanda cartacea predisposta da Anief e aderire allo specifico ricorso. È necessario presentare all'USR di proprio interesse la domanda entro il 28 gennaio 2019. Anief avvia il ricorso per l’accesso al concorso Dsga con servizio svolto precedentemente agli ultimi 8 anni. Per ulteriori informazioni, clicca qui.

 

 

Ieri 12 dicembre vi è stato un nuovo incontro all’Aran: il fine è giungere alla firma del contratto. L’Ansa, sempre ieri, ha pubblicato una nota in cui veniva annunciata “la possibilità di una no-stop che porti alla firma”; i sindacati rappresentativi si dicono “contrari ad ogni ipotesi di autonomia differenziata”, poiché “la volontà di separazione di alcune regioni non può intaccare la dimensione nazionale, base fondante del nostro Paese”. Marcello Pacifico, presidente nazionale Udir, si dice contento di ciò, ma vira anche il discorso sulla risoluzione concreta delle criticità della professione che, di contro agli innumerevoli oneri, potrebbe finalmente raccogliere qualche onore.

 

 

L’Inps precisa che il 31 dicembre 2018 non dovrà essere considerato come termine di scadenza per richiedere la variazione della propria posizione assicurativa, ma come termine ultimo per continuare ad applicare la precedente prassi consolidata nella Gestione dell’ex INPDAP che individuava la data di accertamento del diritto alla contribuzione di previdenza ed assistenza come giorno dal quale iniziare a far decorrere il termine di prescrizione. Infatti, i lavoratori pubblici possono per tutto l’anno 2019 presentare richiesta di variazione della posizione assicurativa.

 

 

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Il segnale incoraggiante arriva con un intervento tenuto in un istituto scolastico di Gela: gli insegnanti di sostegno in servizio, a pieno titolo, nella scuola italiana sono insufficienti, per cui è necessario aumentarne il numero e lo faremo una volta approvata in Parlamento la legge in discussione che prevede una nuova formazione per questa categoria di docenti.

Per la prima volta, quindi, il governo dimostra che i quasi 30mila posti di sostegno in deroga ufficiali, quasi 40mila reali, rappresentano un problema da risolvere. Ovviamente, trasformandoli tutti, il prima possibile, in cattedre inglobate nell’organico di diritto. Che si andranno ad aggiungere ai 96mila attuali.

Marcello Pacifico (presidente nazionale Anief): speriamo che all’incremento del numero di docenti corrisponda anche la fine dell’assegnazione di orari di sostegno ridotti rispetto a quanto previsto dalle relazioni mediche e dalle diagnosi funzionali. Ma anche che la si finisca di creare classi con 32 alunni iscritti di cui 3 disabili. Sino a quando ci saranno queste realtà, la via del tribunale sarà inevitabile.

La volontà di realizzare una sezione sindacale rivolta ai capi d’Istituto è scaturita a seguito della complessità derivante dall’attuazione delle norme indicate nella Legge 107/2015 sulla “Buona scuola”: l’associazione sindacale, su spinta degli stessi dirigenti, ha dunque deciso di scendere in campo con chi organizza e gestisce le scuole, avvalendosi dell’intricata attuazione di norme e innovazioni che possono causare, se mal gestite, notevoli danni all’intera comunità scolastica.

Marcello Pacifico (presidente Anief): la scuola autonoma e di qualità costituisce l’obiettivo fondamentale della nuova sezione dirigenti. La quale però si colloca nel panorama sindacale della scuola, non come oppositivo agli altri sindacati di categoria, bensì in una logica di cooperazione attiva ed efficace, dando risposte concrete ai bisogni degli operatori scolastici, nella diversità delle funzioni e dei compiti.

L’emendamento, presentato su richiesta di Anief-Confedir, è in queste ore all’esame della Commissione Bilancio della Camera: nel 2016 gli alunni con handicap iscritti alla scuola pubblica diventeranno 260mila, se si vuole rispettare il rapporto uno a due tra docenti e iscritti disabili non c’è altra scelta che innalzare il numero di insegnanti che svolgono didattica speciale. I 90mila che si raggiungeranno il prossimo anno sono già ampiamente superati.

Marcello Pacifico (Anief-Confedir): negare questo incremento significa incrementare la percentuale di docenti specializzati precari, che continueranno a cambiare quasi sempre scuola ogni anno con inevitabile danno agli alunni con handicap.

Dalle pieghe della Legge di Stabilità emergono ulteriori tagli, dopo quelli degli esoneri dei collaboratori dei presidi, delle supplenze brevi e del personale Ata: ridotto di 30 milioni il fondo per le attività a supporto della didattica: i corsi di teatro, fotografia, lingua, gite, progetti di valenza sociale, come ad esempio quelli sul bullismo e la dispersione. Per quanto riguarda gli allievi con handicap, a dispetto delle intenzioni incluse nella ‘Buona Scuola’, ora scopriamo che “nel 2015 il Fondo per le non autosufficienze subirà un taglio di 100 milioni”. E all’orizzonte spuntano altri accorpamenti di scuole: solo nel torinese l’anno prossimo se ne prevedono 30.

Marcello Pacifico (Anief-Confedir): lo Stato continua a collocare l’Istruzione nella voce spese e non risorse. E a rimetterci sono maggiormente i più deboli e i giovani collocati in aree periferiche, prive di strutture e agenzie culturali alternative.

Le segnalazioni scolastiche irrisolte rese pubbliche dal Contact Center per la disabilità “Superabile”: c’è chi chiama i carabinieri e denuncia il Comune, perché non può tollerare che il figlio sia abbandonato con la testa sul banco, senza nessuno che si curi di lui. Poi ci sono i genitori che rimangono nelle classi, perché gli insegnanti specializzati e gli assistenti non sono stati ancora nominati. E quando finalmente arrivano a scuola si devono dividere tra troppi alunni.

Marcello Pacifico (Anief-Confedir): se lo Stato avesse assunto i 30mila docenti in più che spettavano per diritto non saremmo arrivati a questo punto. E il nostro sindacato non sarebbe ancora costretto ad attivare uno sportello per garantire l’attivazione, con ricorsi d’urgenza gratuiti, di nuovi posti di sostegno in organico e il recupero delle ore negate agli alunni con disabilità grave riconosciuta.

Spesso non hanno nemmeno l’insegnante specializzato oppure il Miur lo concede per meno tempo didattico di quello di cui avrebbe bisogno il giovane. Ancora una volta saranno i tribunali a concedere nuovi posti ‘in deroga’.

Marcello Pacifico (Anief-Confedir): rimaniamo ben lontani dal rapporto di un docente ogni due alunni previsto dalla normativa vigente. Servono subito altre 25mila assunzioni rispetto a quelle previste.

Il sindacato invita le famiglie e gli operatori della Scuola a vigilare sulle ore negate o non richieste ma spettanti in base alla normativa vigente. L’immediata adesione permetterà attraverso i tribunali il rispetto del diritto allo studio. Scrivi a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. . Chi lo ha già chiesto riceverà le istruzioni operative nei prossimi giorni.

Sul caso di una classe quarta di una scuola primaria dell’istituto scolastico comprensivo di Brusciano, in provincia di Napoli, dove risultano iscritti ben quattro alunni con disabilità su un totale di ventidue, i componenti della VII Commissione di Montecitorio forniscono rassicurazioni poco convincenti: i ragazzi con handicap saranno seguiti da più insegnanti di sostegno con un rapporto minimo di uno a due, secondo le disposizioni normative.

Marcello Pacifico (Anief-Confedir): il rischio fondato è che quegli alunni vengano allontanati sistematicamente fuori dall’aula per svolgere attività estranee al curricolo o in laboratori ad alta concentrazione di alunni diversamente abili. Se ciò accadesse, si vanificherebbe quel progetto d’integrazione che è alla base di un’efficace didattica speciale. Ma il declino dell’inclusione per gli alunni con disabilità è anche colpa del dimensionamento scolastico, che ha ridotto di un terzo le nostre scuole autonome e costretto a concentrarli nelle stesse strutture; oltre che dell’innalzamento del “tetto” massimo di alunni per classe, introdotto nel 2009 dall’ex ministro Gelmini, in barba alle norme su sicurezza e diritto allo studio, e dell’inadeguata stabilizzazione dei docenti di sostegno che non garantisce continuità didattica.

Il Ministero dell’Istruzione decide che un prof abilitato per medie e superiori non può insegnare indifferentemente agli allievi che necessitano di didattica “speciale”. Che così rischiano di vedersi assegnati docenti non qualificati.

Marcello Pacifico (Anief-Confedir): è una contraddizione, perché la tendenza è quella di estendere la spendibilità del titolo. Che si aggiunge a tante altre: corsi formativi che non partono, organici e assunzioni sottodimensionate, famiglie costrette a rivolgersi ai tribunali per avere le giuste ore di assistenza scolastica, governi che interpretano la spesa per il sostegno come un costo da contenere.

Il sostegno agli alunni disabili non sembra proprio essere la materia preferita dei funzionari e dirigenti del Ministero dell’Istruzione: nella nota di chiarimento n. 2143 sui titoli utili all’inserimento nelle graduatorie d’Istituto, pubblicata in queste ore, il Miur ha tenuto a specificare che la specializzazione conseguita negli ultimi anni per il sostegno “è direttamente correlata al grado di istruzione per la quale è stata conseguita. Pertanto, in caso di abilitazioni verticali a cascata, la specializzazione conseguita con i nuovi corsi abilitanti in base al DM n. 249/10 e la DM 30 settembre 2011 non vale in automatico per tutti i gradi di scuola per cui si è abilitati”.

Traducendo il “burocratese” dell’amministrazione scolastica, ciò significa che un docente di Italiano o di Matematica abilitato all’insegnamento nella scuola media e superiore non conseguirà la specializzazione per il sostegno per entrambi i livelli scolastici. Ma solo per uno di essi.

Anief ritiene questa decisione davvero singolare: prima di tutto perché il titolo che si consegue per insegnare agli alunni con problemi di apprendimento non ha nulla a che vedere con le classi di concorso. Tanto è vero che di recente anche nella scuola superiore lo stesso Miur ha deciso di far cadere l’assegnazione degli alunni sulla base dell’abilitazione all’insegnamento di cui si è in possesso. Ora, se questa è la linea, perché si decide di nuovo di tornare all’antico?

“Obbligare un insegnante pluri-abilitato della scuola secondaria a dover scegliere tra il sostegno della scuola media e quello superiore – sostiene Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir – significa continuare a far prevalere la burocrazia sul buon senso: siccome la specializzazione per insegnare agli alunni disabili non si accompagna alla classe di concorso, non si comprende per quale motivo si preclude la possibilità ad un docente di accedere indifferentemente alle medie o alle superiori. Tra l’altro, questa scelta rischia di penalizzare gli alunni ‘certificati’, a cui si rischia di affidare docenti non specializzati: per rifiutare quelli di altri livelli, i dirigenti scolastici saranno infatti costretti a nominare supplenti senza alcuna esperienza con l’handicap. Il tutto per delle rigidità normative che hanno davvero fatto il loro tempo”.

La decisione del Miur, che contestiamo, si somma a tante altre che ad oggi continuano a non avere risposta. Che fine hanno fatto, tanto per rimanere all’attualità, le selezioni dei 6.630 posti per accedere ai corsi di specializzazione di sostegno che sarebbero dovuti partire parallelamente ai corsi Tirocini Formativi Abilitanti le cui iscrizioni sono invece già scadute? E perché anche nell’anno scolastico 2015/2016 si continuerà ad avere un organico nazionale di diritto sottodimensionato del 30%, rispetto a quello di fatto utilizzato per garantire il rapporto uno a due tra alunni e docenti?

Perché tante famiglie per vedersi assegnato il numero di ore di sostegno per i figli, previste dagli organismi sanitari competenti e dai gruppi scolastici di lavoro sull’handicap sulla base delle oggettive diagnosi funzionali, sono costrette a rivolgersi ai tribunali della Repubblica? Perché quando si parla di tagli alla pubblica amministrazione si continua ciclicamente a puntare il dito contro i 4 miliardi di euro l’anno spesi dallo Stato per garantire la didattica ad oltre 220mila alunni?

Anief-Confedir ha sempre più l’impressione che, come già accaduto con la scuola primaria che prima della “mannaia” Tremonti-Gelmini tutto il mondo ci invidiava, stavolta ai piani alti del Miur e della politica italiana si è deciso di fare ‘cassa’ demolendo il settore del sostegno agli alunni disabili. A frenarli, fortunatamente, almeno sino ad oggi sono state le espressioni dei giudici. Come una sentenza della Corte Costituzionale del 2010 che ha vietato ogni tipo di blocco all’assegnazione in deroga di personale qualificato nei casi di alunni con gravi handicap.

“La verità – continua Pacifico – è che negli ultimi 10 anni il numero di alunni che necessitano del docente di sostegno sono più che raddoppiati. E per adeguare il numero di insegnanti specializzati alla quantità crescente di alunni serve un incremento dell’organico. Soprattutto per alcune aree del Paese, dove siamo ancora molto lontani da rapporto 1 a 2 previsto per legge. L’amministrazione, quindi, provveda ad incrementare le assunzioni in ruolo, oltre i numeri già programmati, perché i posti vacanti sono già oggi decine di migliaia. Invece di creare dei ‘paletti’ normativi di cui nessuno sente il bisogno. Soprattutto – conclude il sindacalista Anief-Confedir – i tanti alunni disabili che hanno il diritto di essere aiutati da personale qualificato”.

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Il divario rispetto a quelli del Nord rilevato analizzando i dati ufficiali Miur–Istat: Molise, Basilicata e Calabria le regioni più penalizzate, anche dalla mancanza di percorsi adatti agli alunni portatori di handicap. Marcello Pacifico (Anief-Confedir): è grave che ciò accada in Regioni già danneggiate dal taglio di oltre 4mila docenti di sostegno e dallo scarso numero di immessi in ruolo. Oltre che in aree del Paese depresse economicamente, dove si registra il più alto tasso di dispersione scolastica, di Neet e di disoccupati.

Per gli studenti disabili del Sud andare a scuola rappresenta sempre più un percorso ad ostacoli. Non bastava che lo Stato riducesse il numero di docenti di sostegno, con oltre 4mila posti tagliati negli ultimi anni di cui 2.275 solo in Sicilia e 900 in Campania: ora si scopre anche che “il Mezzogiorno presenta la percentuale più bassa di scuole con scale e servizi igienici a norma”, strutture indispensabili per favorire un apprendimento migliore e una vera integrazione scolastica. Mentre al Nord le cose vanno molto meglio. A rilevarlo, dopo aver incrociato gli ultimi dati pubblicati dall’ufficio di statistica del Miur e dall’Istat, sono gli organizzatori di Exposanità, l’evento nazionale dedicato alla sanità e all’assistenza che si svolgerà a Bologna dal 21 al 24 maggio.

I ricercatori hanno sottolineato che gli alunni con disabilità non necessitano solo del docente di sostegno, ma anche “di servizi con determinate caratteristiche per il superamento delle barriere architettoniche, come le scale a norma, gli ascensori, servizi igienici specifici, segnali visivi e acustici, percorsi interni ed esterni che facilitino gli spostamenti”. Analizzando le scuole con scale e servizi igienici a norma è emerso che agli ultimi posti figurano Molise, Basilicata, Calabria e Campania. Mentre le Regioni Settentrionali sono quelle più attrezzate, in particolare Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta e Lombardia. “Per quanto riguarda i percorsi interni ed esterni, che si dimostrano comunque carenti, è sempre il Nord a presentare una situazione migliore rispetto al Mezzogiorno”, concludono i ricercatori di Exposanità.

“Ancora una volta – dichiara Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir – ci ritroviamo a commentare la carenza di supporto e di strutture adeguate a dei ragazzi già deprivati che non meritano proprio trattamenti discriminanti. Il Sud e le Isole già vantano la più alta concentrazione tra le province più depresse economicamente del Paese, il più alto tasso di dispersione scolastica, di Neet, di disoccupati. Con punte superiori al 40%. Non è possibile accettare che lo Stato si dimentichi pure di assistere adeguatamente i disabili. E poi ci si lamenta se le famiglie ricorrono in tribunale”.

A tal proposito, c’è da dire che il problema non è solo nel numero non sempre adeguato di docenti di sostegno. Ma anche nella loro mancata stabilizzazione: nel prossimo biennio le regioni più penalizzate dalle assunzioni di insegnanti specializzati nell’assistenza agli alunni disabili saranno Basilicata, Campania, Calabria e Sicilia. Da queste parti le assunzioni saranno ridotte al ‘lumicino’. Il motivo non sarebbe però quello che tutti possono immaginare, la mancanza di posti liberi, ma un coefficiente legato alla burocrazia: il rapporto troppo alto, attorno all’80%, tra organico di diritto e di fatto.

La soluzione a questo inghippo sugli organici non può essere che quella di raddoppiare il numero assunzioni di docenti di sostegno, collocando i 25mila aggiuntivi in larga parte al Sud. “In assenza di una manovra di questo genere – continua Pacifico – nei prossimi due anni ci ritroveremo con uno sfalsamento rispetto ai criteri nazionali di costituzione degli organici e con un’alta percentuale, al Meridione, di docenti di sostegno precari. Costretti a cambiare scuola ogni anno, non garantendo quella continuità didattica che nel caso dell’apprendimento degli alunni disabili è fondamentale. Come lo sarebbe il potenziamento delle strutture per disabili a norma, per le quali si attendono ancora finanziamenti statali ad hoc”.

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Organici di sostegno: ancora una volta confermato il 70% dell’organico complessivamente attivato

Sostegno, il Miur penalizza il Meridione: 80% delle 22mila assunzioni al Nord

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Il divario rispetto a quelli del Nord rilevato analizzando i dati ufficiali Miur–Istat: Molise, Basilicata e Calabria le regioni più penalizzate, anche dalla mancanza di percorsi adatti agli alunni portatori di handicap. Marcello Pacifico (Anief-Confedir): è grave che ciò accada in Regioni già danneggiate dal taglio di oltre 4mila docenti di sostegno e dallo scarso numero di immessi in ruolo. Oltre che in aree del Paese depresse economicamente, dove si registra il più alto tasso di dispersione scolastica, di Neet e di disoccupati.

Per gli studenti disabili del Sud andare a scuola rappresenta sempre più un percorso ad ostacoli. Non bastava che lo Stato riducesse il numero di docenti di sostegno, con oltre 4mila posti tagliati negli ultimi anni di cui 2.275 solo in Sicilia e 900 in Campania: ora si scopre anche che “il Mezzogiorno presenta la percentuale più bassa di scuole con scale e servizi igienici a norma”, strutture indispensabili per favorire un apprendimento migliore e una vera integrazione scolastica. Mentre al Nord le cose vanno molto meglio. A rilevarlo, dopo aver incrociato gli ultimi dati pubblicati dall’ufficio di statistica del Miur e dall’Istat, sono gli organizzatori di Exposanità, l’evento nazionale dedicato alla sanità e all’assistenza che si svolgerà a Bologna dal 21 al 24 maggio.

I ricercatori hanno sottolineato che gli alunni con disabilità non necessitano solo del docente di sostegno, ma anche “di servizi con determinate caratteristiche per il superamento delle barriere architettoniche, come le scale a norma, gli ascensori, servizi igienici specifici, segnali visivi e acustici, percorsi interni ed esterni che facilitino gli spostamenti”. Analizzando le scuole con scale e servizi igienici a norma è emerso che agli ultimi posti figurano Molise, Basilicata, Calabria e Campania. Mentre le Regioni Settentrionali sono quelle più attrezzate, in particolare Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta e Lombardia. “Per quanto riguarda i percorsi interni ed esterni, che si dimostrano comunque carenti, è sempre il Nord a presentare una situazione migliore rispetto al Mezzogiorno”, concludono i ricercatori di Exposanità.

“Ancora una volta – dichiara Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir – ci ritroviamo a commentare la carenza di supporto e di strutture adeguate a dei ragazzi già deprivati che non meritano proprio trattamenti discriminanti. Il Sud e le Isole già vantano la più alta concentrazione tra le province più depresse economicamente del Paese, il più alto tasso di dispersione scolastica, di Neet, di disoccupati. Con punte superiori al 40%. Non è possibile accettare che lo Stato si dimentichi pure di assistere adeguatamente i disabili. E poi ci si lamenta se le famiglie ricorrono in tribunale”.

A tal proposito, c’è da dire che il problema non è solo nel numero non sempre adeguato di docenti di sostegno. Ma anche nella loro mancata stabilizzazione: nel prossimo biennio le regioni più penalizzate dalle assunzioni di insegnanti specializzati nell’assistenza agli alunni disabili saranno Basilicata, Campania, Calabria e Sicilia. Da queste parti le assunzioni saranno ridotte al ‘lumicino’. Il motivo non sarebbe però quello che tutti possono immaginare, la mancanza di posti liberi, ma un coefficiente legato alla burocrazia: il rapporto troppo alto, attorno all’80%, tra organico di diritto e di fatto.

La soluzione a questo inghippo sugli organici non può essere che quella di raddoppiare il numero assunzioni di docenti di sostegno, collocando i 25mila aggiuntivi in larga parte al Sud. “In assenza di una manovra di questo genere – continua Pacifico – nei prossimi due anni ci ritroveremo con uno sfalsamento rispetto ai criteri nazionali di costituzione degli organici e con un’alta percentuale, al Meridione, di docenti di sostegno precari. Costretti a cambiare scuola ogni anno, non garantendo quella continuità didattica che nel caso dell’apprendimento degli alunni disabili è fondamentale. Come lo sarebbe il potenziamento delle strutture per disabili a norma, per le quali si attendono ancora finanziamenti statali ad hoc”.

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Nessun dubbio sul valore abilitante del diploma magistrale conseguito entro l'a.s. 2001/2002; a ottenerne conferma sono i legali ANIEF Sergio Galleano e Tiziana Sponga con l'ordinanza n. 1713/2014 del Consiglio di Stato che accoglie l'appello ANIEF e, in riforma dell'ordinanza TAR n. 1381/2014, ammette altri 10 nostri iscritti alla selezione per l'accesso ai corsi di formazione per il conseguimento della specializzazione per le attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità presso le Università “Alma Mater Studiorum” di Bologna, Università degli Studi di Roma "Foro Italico", Università degli Studi di Siena.

Il Consiglio di Stato ha confermato nuovamente le tesi ANIEF rilevando come “sussistano i presupposti per l’accoglimento dell’istanza cautelare tenuto conto della peculiare valenza del titolo di studio di cui trattasi, ove conseguito entro l’anno scolastico 2001-2002”.

 

Nessun dubbio sul valore abilitante del diploma magistrale conseguito entro l'a.s. 2001/2002; a ottenerne conferma sono i legali ANIEF Sergio Galleano e Tiziana Sponga con l'ordinanza n. 1713/2014 del Consiglio di Stato che accoglie l'appello ANIEF e, in riforma dell'ordinanza TAR n. 1381/2014, ammette altri 10 nostri iscritti alla selezione per l'accesso ai corsi di formazione per il conseguimento della specializzazione per le attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità presso le Università “Alma Mater Studiorum” di Bologna, Università degli Studi di Roma "Foro Italico", Università degli Studi di Siena.

Il Consiglio di Stato ha confermato nuovamente le tesi ANIEF rilevando come “sussistano i presupposti per l’accoglimento dell’istanza cautelare tenuto conto della peculiare valenza del titolo di studio di cui trattasi, ove conseguito entro l’anno scolastico 2001-2002”.

 

Poiché il Tar Lazio con ordinanza n. 1577/14 aveva rigettato l'ammissione con riserva di 7 ricorrenti che intendevano partecipare alle preselettive presso l'università dell'Aquila, nonostante il consolidato orientamento loro favorevole, tocca ai giudici di appello accogliere la loro richiesta e riformare con ordinanza n. 1697/14.

Merito ancora una volta degli avv.ti Galleano e Sponga, che hanno fatto prevalere il diritto nelle aule dei tribunali.

 

Poiché il Tar Lazio con ordinanza n. 1577/14 aveva rigettato l'ammissione con riserva di 7 ricorrenti che intendevano partecipare alle preselettive presso l'università dell'Aquila, nonostante il consolidato orientamento loro favorevole, tocca ai giudici di appello accogliere la loro richiesta e riformare con ordinanza n. 1697/14.

Merito ancora una volta degli avv.ti Galleano e Sponga, che hanno fatto prevalere il diritto nelle aule dei tribunali.

 

Beffa per i precari che continueranno a rivolgersi alla corte europea per ottenere la stabilizzazione su posti vacanti e disponibili. E beffa per le famiglie della Sicilia, dove si perdono 2.275 posti in organico di diritto rispetto a quelli complessivamente attivati nel 2005-2006, secondo i parametri di legge che vorrebbe entro il 2015/2016 gli organici regionali al 100% di quelli attivati dieci anni prima. Più della metà rispetto ai posti persi in tutto il Sud e Isole che ammonta a -4.137. Segue la Campania con -900 posti. E sarà ancora una volta guerra in tribunale anche per le famiglie che non otterranno posti in deroga.

Nonostante si sia svolta neanche una settimana fa l’udienza presso la Corte di giustizia europea, dove si è discusso sull’esistenza o meno di ragioni oggettive ovvero sostitutive per la chiamata dei supplenti italiani, ecco la prova per cui al termine del piano triennale di assunzioni previsto dalla legge Carrozza (128/2013), nell’a.s. 2015/2016 si continuerà ad avere un organico di diritto sottodimensionato del 30% rispetto a quello di fatto utilizzato per garantire il rapporto uno a due tra alunni e docenti. Nell’a.s. 2013/2014, a fronte di 222.000 alunni con handicap certificato, sono stati chiamati 110.216 insegnanti di sostegno, di cui poco più della metà di ruolo: 63.348. Entro tre anni, i docenti di ruolo saliranno a 90.032 tanto quanto l’organico complessivamente attivato nell’a.s. 2005/2006. È evidente che il numero dei supplenti aumenterà ancora di 10.000 unità tanto quanto all’incirca l’aumento di iscrizioni di alunni con handicap che si registrerà per ciascun anno nel prossimo biennio, visto il trend precedente (erano 138.000 nel 2001).

Ed ecco che così tra due anni il numero di 90.000 docenti di ruolo su sostegno sarà il 70% (e non l’80% come si pensa nelle stanze del Miur) dei più di 120.000 utilizzati, così come era stato programmato proprio con la legge 244/2007 che è stata emendata (entro il 2011 si è giunti al 70% dell’organico del 2006). Per questa ragione l’Anief ha chiesto fin da subito di autorizzare almeno altre 25.000 assunzioni su sostegno in più per evitare ricorsi in tribunale con danno erariale per lo Stato di chi, gioco forza, dimostrerà di essere stato chiamato per più di 36 mesi su posti vacanti e disponibile.

Ma vi è di più. A distanza di dieci anni, se si confronta il numero dei posti complessivamente attivati in organico di fatto e di diritto nelle singole regioni (lettera D della Tabella Anief), cui oggi ovviamente vanno ad aggiungersi i posti dati in supplenza, ci si accorge che alcune regioni, tra cui tutte quelle meridionali, insulari (soprattutto la Sicilia) non avranno riportati al 100% in organico di diritto i posti che avevano registrato nell’a.s. 2005/2006, ma perderanno posti (lettera E della Tabella Anief). Né può essere apprezzata la giustificazione del Ministero sul rispetto, a livello regionale, di un parametro dell’80% dei posti complessivamente attivati oggi in organico di fatto, perché la legge parla chiaro e la perequazione doveva avvenire in base ai valori degli organici dell’a.s. 2005/2006, dimensionati rispetto alle esigenze reali. Perché allora questo accanimento verso il Sud, che già vanta la più alta concentrazione tra le province più depresse economicamente del Paese, il più alto tasso di dispersione scolastica, di neet, di disoccupati?

E poi ci si lamenta che qualcuno ricorre sempre in tribunale. Per Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir, “bisogna rispettare in primo luogo le esigenze del territorio perché il tessuto sociale è diseguale nel Paese e di servizi di accompagnamento, sostituti o alternativi a quello scolastico per le nostre famiglie, al Sud e Isole, se ne vedono davvero pochi. E’ arrivato il momento – conclude Pacifico – di fare una seria riflessione sugli organici che tenga conto di tali disuguaglianze per rilanciare tutto il Paese e garantire il diritto costituzionale al lavoro che non può avvenire senza formazione e senza la rimozione di tutti gli ostacoli.

Per approfondimenti:

Tabella Sostegno ANIEF

 

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