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ROMA, 11 AGO - Ad un mese dalla riapertura delle scuole, torna il tema delle cosiddette classi pollaio. Trentanove studenti frequenteranno il prossimo anno scolastico infatti una prima liceo di Todi, di cui uno diversamente abile con il sostegno. A denunciarlo è Giovanni Antonelli, Presidente del Consiglio di Istituto del Liceo Jacopone, in una lettera che ha invito al ministro dell'Istruzione Marco Bussetti e che pubblica il sito Orizzontescuola. Il rappresentante scolastico critica la decisione dell'Ufficio Scolastico Regionale dell'Umbria "che, applicando la normativa in essere, non ha previsto lo sdoppiamento della prima classe del Liceo Scientifico nonostante i 39 ragazzi iscritti di cui uno diversamente abile con sostegno. A nulla sono valse a tutt'oggi le accorate richieste fatte dal Dirigente Scolastico Sergio Guarente e, considerato il poco tempo che ci separa dall'inizio dell'anno scolastico, ho preso la decisione di rivolgermi direttamente a Lei", scrive Antonelli. "Il senso di impotenza e rabbia scaturisce dal fatto che, evidentemente, si ritiene che la soluzione imposta dalla normativa sia perfettamente compatibile con il diritto costituzionale allo studio e lo rispetti anche nel più ampio senso di assicurare a tutti le migliori condizioni per un'efficace formazione attuando i più elementari principi pedagogici". Nella missiva si spiega che i 158 iscritti alle prime classi dei quattro indirizzi del Liceo "Jacopone da Todi" (49 al Linguistico, 41 alle Scienze Umane, 39 allo Scientifico, 29 al Classico) devono essere ospitati al massimo in 6 classi "a prescindere dal fatto che ci sia una distribuzione non omogenea tra le scelte effettuate dagli studenti. In altre parole, l'Ufficio Scolastico Regionale auspicherebbe che fosse il Dirigente Scolastico a "convincere" i genitori circa l'indirizzo al quale iscrivere il proprio figlio". Sulla vicenda interviene il sindacato Anief. "Quanto si sta realizzando - dice Marcello Pacifico, leader del sindacato - è purtroppo in piena sintonia con quello che è accaduto negli ultimi dieci anni, con i tagli imposti a partire dalla Legge Berlusconi-Gelmini 133/08. Sorprende, però, che a rendersi artefice di tale conferma sia lo stesso Movimento 5 Stelle, autore in passato di diverse battaglie e interpellanze parlamentari portate avanti proprio per trovare soluzione al problema delle classi pollaio". (ANSA).

 

(ANSA) - ROMA, 11 AGO - L'Anief esprime "seri dubbi" sulla possibilità che entro l'estate prossima le prove selettive - scritte e orali - possano essere concluse, con tanto di pubblicazione di esiti e valutazioni, in modo da individuare i 2.425 nuovi capi d'istituto e tamponare l'attuale numero di reggenze record che riguardano ormai una scuola ogni quattro. "Soprattutto perché per la prima volta l'intera procedura, compresa la formazione, sarà affidata al Miur; inoltre, nella fase preliminare ci si è affidati alle tecnologie telematiche, con 24 mila candidati a rispondere direttamente da computer. Quindi, si tratta di meccanismi nuovi, tutti da verificare e che possono presentare intoppi e problemi lungo il percorso", fa notare il leader del sindacato, Marcello Pacifico. Anief sottolinea poi il problema del mancato "ripescaggio", nel concorso riservato, dei ricorrenti del 2011 privi di un provvedimento di primo grado favorevole. Tuttavia, ribatte il sindacato, una possibilità che la partita possa giocarsi non solo nelle aule di tribunale ancora c'è e passa per le Camere. La richiesta del sindacato è quindi quella di ammettere al corso-concorso riservato i ricorrenti del 2011. Per Pacifico, "Il Parlamento potrebbe intervenire prorogando l'accesso al corso riservato anche dei ricorrenti del 2011. Il motivo è semplice: in caso contrario sono concrete le possibilità di andare incontro, proprio a seguito del pronunciamento della Corte Costituzionale a novembre, all'annullamento di tutta la procedura prevista dalla Legge 107/2015. Per questo, Anief condivide l'intenzione di alcuni deputati di intervenire a settembre alla Camera sul decreto Milleproroghe, come già è stato fatto con il Decreto Dignità".

 

A denunciarlo è il presidente del Consiglio d’Istituto, della scuola umbra, il quale ha deciso di rivolgersi al Ministro Marco Bussetti addebitando l’incredibile “decisione dell’Ufficio Scolastico Regionale dell’Umbria che, applicando la normativa in essere, non ha previsto lo sdoppiamento della prima classe del Liceo Scientifico nonostante i 39 ragazzi iscritti di cui uno diversamente abile con sostegno”. 

Eppure a pagina 41 del Contratto di governo M5S-Lega, c’era scritto: “In questi anni le riforme che hanno coinvolto il mondo della scuola si sono mostrate insufficienti e spesso inadeguate, come la c.d. ‘Buona Scuola’, ed è per questo che intendiamo superarle con urgenza per consentire un necessario cambio di rotta, intervenendo sul fenomeno delle cd. ‘classi pollaio’”. Come si intenda superare tale linea di tendenza, ignobile per un paese che si qualifica tra i più avanzati al mondo, non è ancora però noto. Come fa pensare il fatto che tra le linee programmatiche presentate dieci giorni fa dallo stesso Ministro dell’Istruzione non vi sia traccia né indicazioni indirette che intendano fermare questo malcostume dell’alto numero di alunni concentrati nella stessa classe. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Quanto si sta realizzando è purtroppo in piena sintonia con quello che è accaduto negli ultimi dieci anni, con i tagli imposti a partire dalla Legge Berlusconi-Gelmini 133/08. Sorprende, però, che a rendersi artefice di tale conferma sia lo stesso Movimento 5 Stelle, autore in passato di diverse battaglie e interpellanze parlamentari portate avanti proprio per trovare soluzione al problema delle classi pollaio. Il problema, come ha fatto più volte osservare il M5S, non è solo di organici da ridurre all’osso, quindi di risparmi, perché con meno classi servono meno docenti, Ata, scuole e dirigenti: a destare preoccupazione sono le conseguenze. Comporre una classe con così tanti alunni è di una gravità estrema. Perché in un colpo solo si vanno a minare il diritto allo studio (non è possibile fare lezione a 39 alunni nello stesso momento), il diritto alla sicurezza (in un’aula o laboratorio ci sono dei precisi vincoli legislativi che armonizzano i metri quadri a disposizione di ogni allievo con quelli dello spazio circostante), i limiti numerici normativi in presenza di alunni disabili (20 alunni per classe in caso di disabilità grave e 25 alunni se lieve). Per non parlare dei problemi di sovraccarico di lavoro che debbono affrontare i docenti impegnati nel seguire contemporaneamente così tanti alunni. Non possiamo tollerare che si riparti per un altro anno in queste condizioni. Quanto sta accadendo a Todi non è tollerabile, nemmeno fosse l’unico caso in Italia.

 

 

Gli addetti ai lavori esprimono seri dubbi sulla possibilità che entro l’estate prossima le prove selettive – scritte e orali - possano essere concluse, con tanto di pubblicazione di esiti e valutazioni, in modo da individuare i 2.425 nuovi capi d’istituto e tamponare l’attuale numero di reggenze record che riguardano ormai una scuola ogni quattro: soprattutto perché per la prima volta l’intera procedura, compresa la formazione, sarà affidata al Miur; inoltre, nella fase preliminare ci si è affidati alle tecnologie telematiche, con 24 mila candidati a rispondere direttamente da computer. Quindi, si tratta di meccanismi nuovi, tutti da verificare e che possono presentare intoppi e problemi lungo il percorso. Inoltre, c’è il problema del mancato “ripescaggio”, nel concorso riservato, dei ricorrenti del 2011 privi di un provvedimento di primo grado favorevole. Tuttavia, ribatte il sindacato, una possibilità che la partita possa giocarsi non solo nelle aule di tribunale ancora c’è e passa per le Camere. La richiesta del sindacato è quindi quella di ammettere al corso-concorso riservato i ricorrenti del 2011, in modo da neutralizzare, prevenendolo, l’eventuale provvedimento della Consulta che renderebbe illegittima l’assunzione disposta a seguito delle procedure riservate predisposte dal D. M. n. 499 del 20 luglio 2015. Si tratta di circa 500 assunzioni che, quindi, potrebbero essere tutte messe in discussione, portando in questo caso il numero di reggenze a quota 2.500 e senza che vi sia più nessun candidato pronto a tamponare la situazione. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Il Parlamento potrebbe intervenire prorogando l'accesso al corso riservato anche dei ricorrenti del 2011. Il motivo è semplice: in caso contrario sono concrete le possibilità di andare incontro, proprio a seguito del pronunciamento della Corte Costituzionale a novembre, all'annullamento di tutta la procedura prevista dalla Legge 107/2015. Per questo, Anief condivide l'intenzione di alcuni deputati di intervenire a settembre alla Camera sul decreto Milleproroghe, come già è stato fatto con il Decreto Dignità, con gli emendamenti di Fratelli d’Italia, purtroppo bocciati dalle posizioni intransigenti della maggioranza.

 

 

 

ROMA, 10 AGO - Il decreto dignità non risolve nulla sulla questione dei diplomati magistrali: a sostenerlo è Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal. Secondo il sindacato, "solo uno su cinque avrà il contratto annuale fino al 30 giugno 2019, mentre gli altri, in 43 mila si dovranno accontentare delle supplenze brevi". Per questo motivo il sindacato è contrario. "Inoltre, chi ha insegnato due anni e ha superato l'anno di prova con riserva doveva essere confermato nel ruolo. E ciò non è avvenuto. Quanto è stato deciso e approvato lunedì in via definitiva a Palazzo Madama è tutt'altro che dignitoso", ha continuato il sindacalista, perché "non porta alcuna soluzione per i 50 mila diplomati magistrale che hanno un diploma e che presto saranno pure licenziati. In seimila, certo, avranno la proroga di un anno, poi si andrà verso concorsi non selettivi che però non portano a nulla". (ANSA). 

 

Lo ha detto stamane, in diretta radiofonica, Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, nel corso del Gr1 Economia, rispondendo ad alcune domande sul ‘decreto dignità ed il tema dei diplomati’: solo uno su cinque avrà il contratto annuale fino al 30 giugno 2019, mentre gli altri, in 43 mila si dovranno accontentare delle supplenze brevi. Per questo motivo il sindacato è contrario. Inoltre, chi ha insegnato due anni e ha superato l’anno di prova con riserva doveva essere confermato nel ruolo. E ciò non è avvenuto. Quanto è stato deciso e approvato lunedì in via definitiva a Palazzo Madama” è tutt’altro che dignitoso, ha continuato il sindacalista, perché “non porta alcuna soluzione per i 50 mila diplomati magistrale che hanno un diploma e che presto saranno pure licenziati. In seimila, certo, avranno la proroga di un anno, poi si andrà verso concorsi non selettivi che però non portano a nulla”. Anche a seguito delle continue richieste del sindacato, “siamo riusciti in extremis a far correggere, col Milleproroghe dall’Aula del Senato, le storture introdotte nella parte della scuola del decreto Dignità”. Bisognava solo “permettere ai docenti con un’abilitazione di entrare all’interno del doppio sistema di reclutamento da cui si attinge per il 50% da concorso e per il 50% dalle graduatorie ad esaurimento. Ecco perché è importante che a settembre” venga confermato il provvedimento salva-precari approvato venerdì scorso a Palazzo Madama “anche nel passaggio alla Camera: in questo modo, per la terza volta il parlamento riaprirà le graduatorie ad esaurimento e a settembre-ottobre potremmo così assumere tutti quei mastri dei 60 mila che non saranno altrimenti mai assunti”. Se non sarà così continueremo ad avere “gli abilitati ma non nel posto giusto per essere reclutati”.

Ascolta l’intervento completo del professor Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, nel corso del Gr1 Economia su “Il decreto dignità ed il tema dei diplomati”: cliccare qui

 

 

L’on. Rossano Sasso, della Lega, ha appena annunciato l’intenzione di portare nella Commissione di competenza, subito dopo la pausa estiva, un progetto di legge attraverso il quale vengano abbattute le differenze stipendiali tra personale di ruolo e precario: “mi devono spiegare che cosa abbia in meno un precario rispetto a un lavoratore stabile”. Attualmente, gli scatti di anzianità non spettano ai docenti precari e lo stipendio del supplente, anche dopo numerosi anni di insegnamento, si colloca sempre nella fascia iniziale. Finora solo il personale docente e Ata che si è rivolto ai giudici è riuscito ad ottenere quanto spettante: Anief sino ad oggi si è fatto promotore di innumerevoli ricorsi, richiamando il principio del “risarcimento dei danni”, così come ha stabilito la Cassazione, sulla base di chiare indicazioni dell’Ue sulla non discriminazione del personale, anche attraverso alcune recenti ordinanze datate 26 giugno 2018. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Apprezziamo la proposta dell’onorevole Rossano Sasso, perché non ci stancheremo mai di ricordare che i precari devono avere lo stesso trattamento del personale di ruolo. Su tale diritto, va però anche riscritto il Testo Unico della scuola, il decreto legislativo 297/94, così da apportare le modifiche opportune al rinnovo del contratto collettivo di categoria: quando finalmente ci siederemo al tavolo per un confronto con l’amministrazione, non appena l’Aran avrà certificato la rappresentatività Anief, chiederemo finalmente la parità di trattamento per i neoassunti e la ricostruzione di carriera per intero del servizio pre-ruolo, quindi contando per intero gli anni di supplenze oltre i primi quattro svolti. 

Anief ricorda che per via del mancato riconoscimento di questi diritti, sta raccogliendo successi importanti in tribunale che portano nelle tasche dei lavoratori ricorrenti cifre sempre più considerevoli, anche decine di migliaia di euro, proprio per sanare la mancata adizione del principio di parità tra personale supplente e già di ruolo. Il sindacato ribadisce la volontà di lottare al fianco di tutti i docenti e il personale Ata a cui si continuano a ledere dei diritti sacrosanti: è possibile decidere di ricorrere in tribunale per ottenere scatti di anzianità, il pagamento dei mesi estivi e adeguati risarcimenti. Ai ricorsi sono interessati pure i lavoratori già immessi in ruolo. Inoltre, è lecito chiedere il conferimento dell’indennità di vacanza contrattuale nel periodo 2008-2018.

 

 

Il governo sta lavorando nella direzione giusta. Perché è un falso problema quello delle certificazioni e quello delle iscrizioni, considerando che l’eventuale obbligo-ricatto riguarderebbe appena un bambino su quattro della fascia d’età coinvolta. Quindi, la decisione presa dal Ministro della Salute, Giulia Grillo, di potersi iscrivere da subito anche senza la certificazione, operando in sede parlamentare per l’introduzione di un obbligo di tipo “flessibile”, è sicuramente lecita. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Il legislatore sta intervenendo nel decreto Milleproroghe, con la trasformazione di un disegno di legge ad hoc che cambierà la normativa: prorogare di un anno l'obbligo è una decisione saggia. I dirigenti scolastici avranno anche le loro ragioni, per via di incombenze e carichi di lavoro impressionanti, ma non sono sceriffi: su questo punto, quindi, farebbero bene ad ascoltare le istruzioni del Miur. Perché sono diverse le prerogative e i diritti che su certi aspetti entrano in causa e vanno valutati, al fine di non ledere i diritti di nessuno. Le polemiche di questi giorni risultano pertanto sterili, se non inutili, perché mettono in discussione il ripensamento dei parlamentari su una norma irragionevole che un anno fa di questi tempi era stata imposta per decreto, senza il necessario confronto con le parti coinvolte, ad iniziare dalle famiglie degli alunni. Una volta approvata la nuova norma, non vi sarà alcun problema: nemmeno sulle classi ghetto, altro motivo infondato di polemica. La verità è che soltanto un bambino su quattro frequenta le nostre scuole nel pre-obbligo scolastico e non c’è bisogno di dividere i bambini tra vaccinati e non vaccinati. Il resto è diatriba politica che a noi non interessa: come sindacato ci dobbiamo preoccupare di chi opera nella scuola, da docente e da discente. Tutti, nessuno escluso.

 

 

 

Sono 2004 i posti vacanti su ottomila, per una posizione assolutamente indispensabile al funzionamento amministrativo, contabile ed organizzativo delle scuole e potrebbero essere ulteriormente incrementati qualora quelli accantonati per mobilità non risulteranno del tutto utilizzati. Il Ministro Bussetti, aveva dichiarato, in una recente intervista, di aver già predisposto le attività per la stesura del bando di Concorso per il reclutamento dei nuovi DSGA. Il Miur ha comunicato ai sindacati di aver già inviato la richiesta di autorizzazione al Mef per bandire il concorso.

A breve sarà quindi ufficializzato.

Il bando dovrebbe essere pubblicato tra settembre e ottobre.

Le prove dovrebbero svolgersi in autunno, le immissioni in ruolo essere disposte dal 2019/20.

La legge di Bilancio, com’è noto, ha previsto l’indizione del concorso per i Direttori dei Servizi Generali e Amministrativi della scuola che deve essere bandito entro il 2018. 

Per la definizione di alcuni requisiti d’accesso è necessario trovare dei riferimenti tecnico-normativi. Si punta anche a delle soluzioni politiche.

I titoli d’accesso al concorso sono quelli indicati nella tabella B allegata al CCNL:

  • diploma di laurea in giurisprudenza, scienze politiche, sociali o amministrative, economia e commercio;
  • diplomi di laurea specialistica (LS) 22, 64, 71, 84, 90 e 91;
  • lauree magistrali (LM) corrispondenti a quelle specialistiche ai sensi della tabella allegata al D.I. 9 luglio 2009.

Oltre al personale in possesso dei suddetti titoli, possono partecipare, in deroga agli stessi, gli assistenti amministrativi che, alla data del 1° gennaio 2018, abbiano maturato almeno tre anni interi di servizio negli ultimi otto nelle mansioni di direttore dei servizi generali ed amministrativi.

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Il rinnovamento della scuola passa anche attraverso questo fondamentale reclutamento.

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Il Ministero dell’Istruzione ha comunicato ai sindacati di aver già inviato la richiesta di autorizzazione al Mef per bandire il concorso. L’intenzione, dopo quasi vent’anni dall’ultima procedura concorsuale, è pubblicare il bando nel mese di ottobre, per poi procedere con le prove e arrivare alle prime immissioni in ruolo dal mese di settembre 2019. Da qui alle prossime settimane andranno superate una serie di problematiche non indifferenti: la legge di bilancio prevede infatti che al concorso partecipino non solo i laureati, con la specifica laurea richiesta, ma anche gli assistenti amministrativi. E su questo punto sussistono delle criticità: la prima, riferita dai dirigenti Miur, è quella di trovare dei precisi riferimenti tecnico-normativi, sui quali al Miur starebbero lavorando. La seconda è invece di carattere puramente sindacale: riguarda il raggiungimento dei tre anni interi di servizio limitando il periodo utile agli ultimi otto nelle mansioni di direttore dei servizi generali ed amministrativi. Perché sia stato introdotto questo range temporale così ridotto rimane un mistero. 

Marcello Pacifico (Anuef-Cisal): Che senso ha far valere solo il servizio svolto dal 2010? Discriminerebbe tutti gli assistenti amministrativi che in precedenza hanno svolto il medesimo servizio, in possesso degli stessi titoli d’accesso, avvalendosi della loro maggiore anzianità di servizio. Quale differenza c’è nell’avere svolto il ruolo superiore cinque anni fa, dieci anni fa o venti anni fa? Ancora di più perché l’attuale figura professionale è stata istituita dall’articolo 34 del CCNL nel 1999, che al comma 2 ha stabilito anche le modalità di accesso al nuovo profilo professionale. Quindi bisogna togliere il paletto degli otto anni, altrimenti la norma è discriminante. Pertanto, rimanendo così le cose, appena il bando di concorso verrà pubblicato, qualora la soglia degli ultimi otto anni dovesse essere confermata, Anief inviterà tutti i danneggiati a presentare ricorso al Tar del Lazio.

 

 

Alcuni uffici scolastici provinciali in questi giorni stanno provvedendo all’inserimento nella fascia aggiuntiva delle Graduatorie ad esaurimento di docenti laureati in Scienze della Formazione Primaria beneficiari di pronunciamenti giudiziari favorevoli. Anief ricorda che la collocazione in coda è illegittima e che tutti gli interessati hanno diritto all’inserimento nella terza fascia delle GaE. Per questo, il sindacato ha riaperto i termini per aderire allo specifico ricorso per ottenere il passaggio dalla fascia aggiuntiva alla terza fascia delle GaE. Adesioni sul portale Anief entro il 24 agosto.

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