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Riforma Scuola

È una delle indicazioni prioritarie giunte dal secondo Congresso nazionale dell’Anief, che rappresentano anche una risposta alle sollecitazioni dello stesso neo ministro dell’Istruzione rivolte ai sindacati e incentrate su mobilità, leggi delega e rinnovo contrattuale. Dagli oltre 400 delegati Anief, riuniti a Roma, è stato espresso un concetto unanime: la chiamata diretta ha creato un diffuso malcontento tra i lavoratori, selezionati per la prima volta con una logica discrezionale, di tipo aziendale e non consona alla scuola pubblica. Inoltre, non è efficace nemmeno per il miglioramento della didattica, perché i nuovi Piani dell’Offerta Formativa triennali prevedevano un reclutamento del personale necessario per la loro realizzazione, ma dopo il primo anno di sperimentazione la maggior parte degli istituti ha chiesto attraverso i bandi di reclutamento obbligatori alcune professionalità che, nella maggior parte dei casi, non sono mai arrivate. Inoltre, la mobilità a domanda e d’ufficio è stata effettuata per ambiti territoriali, facendo così perdere continuità didattica e titolarità a docenti che avevano anche decenni di insegnamento alle spalle.

Marcello Pacifico (presidente nazionale Anief): stiamo parlando di una modalità selettiva priva di alcun beneficio, che va cancellata al più presto, per ridare spazio alla titolarità su sede, attraverso la valutazione di titoli e servizio acquisiti. È necessario il ripristino della titolarità su sede all’interno dell’ambito di attuale appartenenza, sia per il personale docente attualmente in servizio, sia per il personale docente di prossima assunzione a decorrere dai contingenti di immissione in ruolo in via di definizione per il prossimo anno scolastico; lo stesso, poi, dovrà valere per i docenti che in fase di mobilità dovessero richiedere una diversa sede. Pensare di mantenere la chiamata diretta, invece, rappresenterebbe confermare la ‘madre’ di tanti problemi e discriminazioni professionali.

La riforma degli ambiti, prevista dalla Legge 107/2015, prevedeva l’attribuzione di ulteriori incarichi al personale amministrativo, tra cui l’istruttoria dei documenti che portano al pensionamento degli insegnanti. A Mantova, sei mesi dopo la scadenza ministeriale per l’allestimento delle reti, non sono state ancora individuate le due scuole capofila; inoltre, all’apice del tragicomico, gli assistenti amministrativi che dovranno produrre e lavorare ai documenti relativi al pensionamento non hanno svolto nessun corso, risultando digiuni di formazione. Altre scadenze però incombono: quella per la presentazione delle domande di pensionamento è fissata al 20 gennaio 2017 e, per i presidi, una settimana dopo.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): ci troviamo di fronte all’ennesima riprova di come la riforma sia stata impostata in modo improvvisato; di come non si possano realizzare la delocalizzazione delle funzioni senza un progetto metodico e preventivo; di come le scuole necessitino di personale Ata aggiuntivo (30-40mila tra amministrativi, tecnici e ausiliari), perché l'autonomia, maggiorata con la riforma Renzi-Giannini, ha portato nuove responsabilità così come il potenziamento, con ulteriori compiti e incombenze. Dimenticando, tuttavia, di introdurre risorse umane fresche e di formarle adeguatamente. È l’ennesima riprova che la Legge 107 va cancellata, per dare spazio ad una riforma che parta dal basso: dalle esigenze della scuola, che il Governo appena caduto non ha voluto ascoltare, trincerandosi dietro le proprie convinzioni sbagliate.

 

A distanza di un anno e mezzo dalle quasi 90mila immissioni in ruolo attuate con la Legge 107/15, il Tribunale del Lavoro di Siena ha accolto l’impugnazione “pilota” promossa dall'Anief in favore dei docenti in possesso di diploma magistrale abilitante conseguito prima del 2001/02 a cui era stata negata addirittura la possibilità di candidarsi al concorso con modalità on line: la docente che ha presentato ricorso, inserita per effetto di sentenza nelle Graduatorie a Esaurimento 2014/2017 a far data dalla prima pubblicazione delle stesse, aveva invece pieno diritto di partecipare alle operazioni di stabilizzazione, con conseguente dichiarazione del suo diritto all'immissione in ruolo con decorrenza dal 1° settembre 2015. Il Miur incassa una pesante sconfitta.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): il Ministero dell’Istruzione non può ignorare una fetta consistente dei docenti precari, oltre 60 mila, che si ostina a considerare dei ‘fantasmi’ da rinnegare, alla pari di quelli abilitati dopo il 2011. È bene che l’amministrazione cambi registro, chiedendo al Parlamento di normare quanto stabilito in modo ormai inequivocabile nelle aule di tribunale. La possibilità per farlo c’è: basta accogliere i 70 emendamenti alla Legge di Stabilità, da noi presentati alla Commissione Bilancio della Camera, tra cui figura l’inclusione di tutti gli abilitati nelle GaE.

 

Mentre il premier Matteo Renzi conferma l’investimento dello Stato che arriva a 500 milioni di euro (nel 2014 erano 272), ma anche la revoca delle concessioni al 9% degli istituti paritari, il giudice del lavoro di Livorno riconosce il punteggio nelle operazioni di mobilità del personale docente: non vi è ragione per discriminare, sia in sede di formazione di graduatorie che ai fini della mobilità, tra servizi aventi per legge la medesima dignità e le medesime caratteristiche. Pronti centinaia di ricorsi anche per la ricostruzione di carriera.

Marcello Pacifico (presidente Anief): il mancato riconoscimento del servizio svolto nelle paritarie viola la normativa primaria di riferimento che impone di valutarlo nella stessa misura prevista per il servizio prestato nelle scuole statali. Vedersi, poi, negato ingiustamente quel punteggio potrebbe avere un costo molto caro: perdere la titolarità scolastica, scivolando negli ambiti territoriali per sempre, con tutte le conseguenze negative del caso. Questo vale sia per le operazioni di mobilità, sia per le graduatorie interne d'istituto, sia ai fini della ricostruzione di carriera, per cui l'Anief ha già attivato uno specifico ricorso.

 

Il Ministro: ora qualcuno dovrà fare il sacrificio di allontanarsi in un paese che va dalla Puglia e Sicilia fino alle Alpi; è un’esperienza che, d’altronde, molti di noi hanno fatto nella loro storia professionale. Secondo il sindacato, però, Giannini confonde l’insegnamento universitario con quello scolastico, visto che gli stipendi nel primo caso sono composti da cifre ben più consistenti. Ma c’è dell’altro: bisogna fare i conti con un sistema di reclutamento “ingessato”, con graduatorie aggiornate ogni cinque anni e chiuse a nuove inserimenti. Inoltre, abbiamo assistito anche quest’anno a un piano straordinario sulla mobilità basato sulla vecchia concezione degli organici attribuiti non in base al fabbisogno del territorio ma, bensì, agli iscritti.

Marcello Pacifico (presidente Anief e segretario confederale Cisal): il sistema è iniquo per via della mancata dinamicità delle Graduatorie ad Esaurimento e quelle d’Istituto che dovrebbero diventare comunicanti. Tra i provvedimenti da adottare, vi è anche quello di assegnare gli organici andando oltre al numero ‘secco’ delle iscrizioni: bisognerebbe, invece, tenere conto delle difficoltà delle scuole che operano in zone montane e piccole isole, ad alto tasso di dispersione scolastica, oltre che di abbandoni e tasso di disoccupazione. Vanno cancellati, infine, i vincoli triennali su posto curricolare e quinquennali su sostegno e sull’assegnazione provvisoria: il personale assunto ha diritto, sin da subito, a essere trasferito su posti liberi soprattutto in presenza di legami familiari, andando a contrastare chiaramente l’articolo 8 della Cedu.

Anief confida nella buona volontà dei parlamentari e nella possibilità che possano mettere mano a queste norme ingiuste: anche per tali motivi, domani 14 novembre il giovane sindacato ha deciso di indire una giornata di sciopero nazionale e di scendere in piazza davanti a Montecitorio, dove giungeranno tanti docenti precari e anche di ruolo, anch'essi precarizzati.

 

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